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Moltissimi anni fa, forse non ero ancora sposata, prima che gli sbarchi divenissero un'emergenza, mi trovai a parlare con mio fratello che aveva dato qualcosa, non ricordo se soldi o da bene e mangiare a un migrante nero che chiedeva l'elemosina o lavava i vetri fermo nelle vicinanze di un semaforo a Napoli.
Ebbene, Umberto, mio fratello, mi disse: "la terra è di tutti, non è nostra. Chi ha messo i confini? Chi dice che qui possiamo stare solo noi? Che sia giusto che noi abbiamo da buttare e altri non abbiano niente?"
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| Umberto ed io, mille anni fa |
In sostanza da buon fratello maggiore, mi educava, come ha sempre fatto per tutto, all'accoglienza, all'inclusione, a porgere una mano verso chi, senza colpa, era nato nel posto sbagliato, povero, privo di tutto.
Ecco perché ho sempre amato tanto mio fratello, per i suoi elevati principi, per la sua umanità.
Mi fece riflettere, lasciando un segno.
È vero, non è semplice, ci sono leggi, limiti, numeri fa rispettare. Ci sono trattati, principi di proporzionalità, paura, casi di sconfinamento nella delinquenza ma non si può non provare pietà per quei poveracci sbarcati in Spagna, per la loro ottusa e ignara felicità.
Perlomeno io provo tutto ciò e ai caduti del canale ci Sicilia e a tutti i migranti del mondo ho dedicato un libro, Strage d'anime.
Il guasto siamo noi, l'incapacità di dare un lavora tutti, casa, protezione, controllo, civiltà.
Il problema non può essere costituito da chi cerca solo di guadagnarsi da vivere.



































































