LIFE STYLE BENESSEREBELLESSERE AVVOCATOAMICO VIAGGI CUCINA MAMMA+FIGLI SCRITTURA LIBRIITALIAN STYLE

Visualizzazione post con etichetta Riflessioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Riflessioni. Mostra tutti i post

giovedì 20 febbraio 2025

 La differenza tra chi ti vuole davvero bene e chi no sta nella accettazione, completa, incondizionata. Chi ti vuole bene prende di te il buono e il cattivo, il bello e il cattivo tempo, i pregi e i difetti. 

Chi non ti vuole bene così prende solo le cose belle, i pregi, la giostra, le idee, le energie e ti abbandona nei problemi, nella noia, nel lamento, nella logorrea.

venerdì 1 aprile 2022

Forse c'è un tempo per parlare e un tempo per tacere. Forse adesso sono in quest'ultimo. Sebbene io sia così eloquente, ora è  il momento di riflettere. 

Negli ultimi tempi ho scritto tanto, ho pubblicato, ho curato con costanza il mio blog e ho condiviso molto sui social avendone un ritorno di simpatia e plauso ma anche di qualche fastidio e molti giudizi. Questa cosa me la sono sentita forte addosso e all'improvviso ho iniziato a non pubblicare più, stanca di essere attenzionata nel bene e nel male. 

Certo, continuo a scrivere, sto lavorando molto faticosamente, da settembre, al mio romanzo, che nel frattempo ha cambiaro nome. Non si chiama più E in mezzo l'equatore ma Volevo solo ballare. Però le pagine, anzi le righe, escono fuori lente e faticose. 

Questo è l'anno in cui anche Claudio Maria è andato via, a segnare una stagione della vita finita per sempre, i figli a casa, al liceo, i figli bisognosi di me, è l'anno in cui io e Claudio siamo rimastio soli, ad osservare il nostro rapporto, nudo, così com'è, a misurarci dopo 28 anni insieme, è il momento in cui soffro stanchezza al lavoro, difficoltà di rapporti e insoddisfazione del ruolo, sempre un po' misconosciuto e lontano da un effettivo riconoscimento. 

Sono i giorni delle numerose sentenze GdP, quelli in cui ho tentato di evadere con dei viaggetti, peraltro ora abbandonati, ma sono soprattutti i giorni del declino inerosabile di mamma, un declino cattivo e lento cui lei reagisce deprimendosi nel cupio dissolvi e nel desiderio di stare di più con me, di possedermi, come sempre, e io (reagisco) con gli incubi e i pensieri continui della sua fine. Forse tento di esorcizzarli occupandomi della cappella e del vestito per quando sarà ma il risultato è sempre uno stato di dolorosa sospensione, in attesa. 

Voglio viaggiare, fuggire, evadere, ma non è dato. 

Voglio scrivere, ma mi riesce difficile, voglio andare avanti e non pensare al passato, alle persone che mi hanno molto deluso, persone vicine, ora completamente assenti, che non fanno una visita o una telefonata a me o a mamma, dopo aver tanto avuto. Persone di principio, gli adamantini li chiamo, severi nel giudizio, anelastici, paralizzati dal rancore, un rancore che supera la gratitudine. Un rancore così profondo da essere ingiustificato.

Acci, com'è tosta la vita. Quando pensi di aver imparato come prenderla, dà un affondo che richiede altre risorse, altre energie, nuovi equilibri. 

Il tempo corre e la pelle avvizzisce, il tempo corre e noi siamo in scadenza, il tempo corre e io lo perdo. 

In questi giorni sto cercando di leggere l'Ulisse di Joyce ma è davvero complesso. Tosto, incomprensibile ma voglio farcela. 
 

Aspetto, aspetto che mi torni la vena giusta. che forse è già in viaggio. 

venerdì 27 marzo 2020

AMMAZZARE IL TEMPO

AMMAZZARE IL TEMPO era un vecchio film del 1979 e soprattutto un brano del grande Eugenio Montale, pubblicato sul Corriere della Sera nel 1961. 
Il tempo per il poeta è un grande spazio vuoto da riempire, adesso più che mai. 
Tutto va bene dunque, lavoro e passatempi, riflessione e rapporti umani, i pochi possibili. 
Coi miei ragazzi non mi sento mai sola. Loro s'inventano sempre qualcosa
Riparazioni? Secondo me rompono definitivamente gli aggeggi della Play Station)

anche se adesso cominciano a soffrire.
"Mamma, ci stavamo chiedendo perchè quei due barattoli non li abbiamo mai rotti? Abbiamo rotto di tutto!"
Poi c'è mamma; mentre il resto dei rapporti li curo per telefono. Amo poco chiamare in questo periodo, non ho voglia di parlare, preferisco whatsapp, ma resto in contatto con le mie sorelle, con i nipoti e con le mie migliori amiche, con Paola, Loredana, Amelia, Raffaella e con i colleghi.

A volte arriva anche qualche telefonata assurda e inopportuna ma rimedio subito, in maniera spiccia. 
Le attività più gettonate per ammazzare il tempo sono tutte le attività domestiche, dalla cucina alle pulizie, ascoltare la musica, preferibilmente energetica, vedere la tv, leggere e scrivere. 
Ieri ho fatto una gustosissima quiche, ovvero una torta rustica,
Sembra bruciata ma non lo è. Quelle sono rotelline di salsiccia secca messe su. Come guarnizione metto sempre una "citazione" del ripieno
con pasta brisè e farcia di carne delle salsicce e besciamella rinforzata. La merenda dei miei tesori. Che fame hanno! Per cena invece hanno voluto delle cipolline in agrodolce
per arricchire i panini con gli hamburgers. "Mamma, ma perchè gli hamburgers si chiamano hamburgers? Amburgo c'entra?". "Sì, ragazzi esattamente, sono le cosiddette bistecche d'Amburgo."
Per fare le cipolle per quattro panini, ho preso due belle cipolle bianche, le ho tagliate finemente, le ho messe in padelle antiaderente con un filo d'olio e un po' d'acqua. Ho coperchiato e fatto appassire, poi ho aggiunto sale e un po' zuccherro e aceto bianco che ho fatto sfumare. 
Saporitissime. Per oggi ho in programma un primo che è una delle specialità di mia suocera: ziti spezzati con amatriciana ai funghi porcini. Stasera invece pesce, che i ragazzi non mangiano molto volentieri, ma mi adopererò per renderlo appetitoso. 

Sto scrivendo abbastanza e sto riordinando casa. E ieri sono stata da mamma e ho curiosato tra vecchie foto che hanno riaccesso ricordi, sensazioni e affetti perduti. 

Nonno Camillo (1902-1982) e nonna Giuditta (1897-1988), miei nonni materni, amatissimi, in questa foto fidanzati negli anni "20. Nonna era più grande di nonno, di ben cinque anni; era una donna forte, serena, saggia, lavoratrice. Nonno era un po' bricconcello, credo che nella via si sia concesso delle piccole digressioni, corse di moto, spese, donnine, ... ma era un magnifico padre, un buon marito e un ottimo commerciante e imprenditore che fece fortuna dal nulla nel dopoguerra grazie all'intelligenza e al pallino per gli affari, nonostante scarsi studi, terminati alla classe sesta delle elementari. Si sposarono il 26 ottobre 1925 e riuscitono a festeggiare le nozze d'oro e più. 

Questi bellissimi fratellini anni "30 sono mamma (1928) e zio Peppino (1929-1987). Si volevano tanto tanto bene. Nonna diceva loro, nella sua semplicità, "io n v lass niente, solo l'affetto". E loro hanno ubbidito e si sono amati tantissimo fino alla fine (ho cercato di dare la stessa educazione ai miei ragazzi che finora e spero per sempre si adorano). Un affetto, quello della famiglia Greco, quasi esclusivo, in cui più tardi (1964) si inserì timidamente zia Sisina (1928-1982) e poco dopo io, amatissima, a volte quasi in maniera soffocante, unica figlia, unica nipote. (Il proverbio dice un cient gl'alloca e un gl'affoca, ma io ho sofferto, ma mai demorso).
Poi ho trovato la foto delle nozze (30 aprile 1966) di mamma e babbo (1919-1994), anche coi miei fratelli, l'inizio di tutto. 

Che cuccioli, al matrimonio del loro papà, dopo aver perso la mamma in tenera età. La vita sa essere dura. 
Infine questa, credo del 1986, io giovane universitaria in viaggio in Austria (quell'Austria che ieri ci ha detto di no) con mamma e la signora Rosetta Di Noto, che da anni non c'è più.

Che mi viene da pensaredopo questa lunga carrellata? Che forse questo Corona virus, odioso per quanti morti sta seminando e per i problemi economici che ci lascerà, ci sta facendo il dono di fermarci, di bloccare la nostra corsa, di incrinare il nostro senso moderno di onnipotenza, di farci recuperare memorie e contatto con noi stessi. 
Cerchiamo di trarre sempre il meglio da ogni situazione, non possiamo fare diversamente. 
Sì, per tante, tantissime cose noi contiano davvero poco, allora ci resta una sola cosa da fare: accettare, dire con convinzione VA BENE COSI.

sabato 15 febbraio 2020

RECANATI-FRANCOFORTE: ANDATA E RITORNO

Un vecchio, vecchissimo abbozzo di post (2014)

Mio figlio Ale, alle scuole medie sta studiando Leopardi. Io, ieri sera, ho iniziato a leggere Goethe. Rileggendo le notizie in ordine alle loro vite, alla poetica, al pensiero, mi pare di poter tracciare un parallelo tra i due grandi autori dell'Ottocento. Certo Goethe era nato mezzo secolo prima di Leopardi ed in effetti le loro "filosofie di vita" furono diverse, ma molte cose rinviano dall'uno all'altro. Entrambi nati da famiglie ricche, patrizie, nobili; entrambi geni precoci, enfants prodiges, iniziarono a scrivere le prime poesie prestissimo, in un'età in cui i nostri figli frequentano ancora  le elemenari e saprebbero al massimo scrivere un'ode maccheronica all'eroe calcistico di turno. Goethe, come Leopardi, aveva una vasta cultura, in parte conseguita in casa, nelle ricchissime bibblioteche di famiglia, entrambi poliglotti. Il primo studiò il tedesco, il latino , il greco, il francese, l'italiano, l'inglese, l'ebraico. Il secondo, ugualmente, ...

MAMMA MIA

                         
                      

                         A MAMMA


Hai chiuso pensieri ed esigenze
in un muro di ostinato, 
mortificato silenzio finale 
Come se io non comprendessi tutto!
Pensieri dei miei pensieri 
Sangue del mio sangue 
Anima della mia anima 
Come farò quando non ci sarai più 
Ti cercherò invano in carne ed ossa 
e ti dovrò rinvenire 
in una foto di carta piatta 
Sublimerò il dolore 
guardando una lastra 
di marmo fredda 
E troverò tracce,  
solo tracce di te, 
di quel che è stato, 
di quello che ha permeato 
tutta la nostra esistenza,  
la mia  e  la tua, 
nelle tende candide intagliate 
della mia stanza, 
nelle lenzuola di lino 
ricamate per me,
nella tovaglia orlata finemente, 
nei mobili comprati 
per la giovane sposa, 
speranzosa e ignara, 
nei mille doni quotidiani, 
nelle ricette segrete 
annotate per me,  
nei gioielli regalati, 
nelle pellicce e  nelle borse, 
dei miei  desideri.   
O mamma, 
tutto hai assecondato!

Ti scorgerò ancora, 
solo in parvenza,
nelle case erette 
e in quelle conservate, 
nei soldi risparmiati,  
nelle mille cose stipate 
nella tua casa. 
Cercherò il calore 
del tuo abbraccio 
in un golfino di lana 
lavorato ai ferri 
con maestria.
O  mamma, che strazio 
pensare ora al distacco, 
quando dovrò rivestire il dolore 
di un dignitoso abito nero, 
quando dovrò ringraziare 
e nascondere la voragine 
che si aprirà cupa 
nel mio cuore, 
finché non ci ricongiungeremo, 
dietro una compostezza 
che non mi appartiene, 
solo per non travasare 
la mia sofferenza 
e l'angoscia della fine 
nei figli 
O mamma, dove ti troverò, 
quando avrò bisogno di parole, 
di consiglio, di aiuto,  
dove sarai? 
Nelle povere cose 
con terrena dimensione,  
nei ricordi,  
nel mio specchio,  
ove cercherò di rinvenire,  
nell'immagine riflessa,  
distorta dalle mode,  
le stesse imperfezioni,  
una linea comune,  una piega, 
un’espressione del viso,  
una ruga sulla fronte.  
Quante più cose 
avremmo potuto fare insieme, 
quanti rimpianti! 
Lo penso adesso 
che sei divenuta una statua 
di sale e silenzio.
O mamma mia, 
sempre severa, 
sempre asciutta, 
mai troppi vizi,  
“solo una cosa”, dicevi, 
apri le braccia consunte,
fammi un sorriso,  
accoglimi nella diversità 
del mio tempo e perdonami, 
ma amami, amami ancora.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

                                                                                     Venafro, 1 dicembre 2018

martedì 11 febbraio 2020

IL VECCHIETTO DOVE LO METTO...

La mia mamma è tanto invecchiata, deve compiere 92 anni, che Dio la benedica. 
E' stata attivissima fino a poco tempo fa. Ogni giorno veniva a casa mia, sempre e solo per darmi una mano, e raccoglieva il bucato, piegava i panni, li stirava, rammendava i calzini, preparava un contorno per cena, cuciva,...
Faceva tutto quello che poteva fare nelle sue condizioni, anni prima molto di più. 
Mi ha aiutato in tutte le cose di casa e a crescere tre figli. 
Sfortunatamente il 6 settembre dello scorso anno è caduta e si è rotto il femore, è stata operata e ha fatto un mese di riabilitazione in una buona clinica di Cassino, la SAN RAFFAELE. 
Ha fatto  ritorno a casa e da allora vive con una badante, prima rumena, adesso ucraina. Brave donne, per carità, oneste, servizievoli, costrette a stare qui per lavorare e mandare soldi a casa. Io ho considerazione per loro. Ma mamma non le sopporta e non sopporta questa situazione, la dipendenza, il vivere con un'estranea, con una straniera. 
Certo, avrei potuto portarla a casa mia (piuttosto scomoda, su tre livelli), ma avrei dovuto comunque affidarla ad una badante perché io non sono quasi mai a casa. E poi mamma, come tutti gli anziani, vuole stare a casa sua. 
Io vado a trovarla 2, 3, 4 volte al giorno, mi occupo di ogni adempimento, faccio la spesa, la penso sempre. Mia sorella Adriana vive fuori, ma la chiama ogni pomeriggio alle 17. Iva ci va molto spesso, è affettuosissima, le fa regali, la invita a pranzo a Roccaravindola, si occupa di tutte le sue esigenze mediche e sanitarie. Umberto, quando il lavoro glielo permette, va a prenderla la domenica mattina e la porta a fare una bella passeggiata. Inoltre io prego i miei ragazzi di andarla a trovare spesso o di chiamarla (due vivono fuori), ma capisco che per loro non è piacevole, è un dovere, è pesante, la vedono diversa, trasformata. 
Per il resto è il vuoto quasi assoluto. Rarissime le visite, poche le eccezioni e molto diluite nel tempo. Non ci sono amiche cugini colleghe parenti comari vicine di casa che passando da casa sua salgano un attimo a salutare, a vedere come sta, a portarle un dolcetto o una rivista, a dirle una parola buona. 
Come è strano tutto ciò! Mamma è stata così buona con tutti, ha rispettato tutti i doveri sociali eppure questo è il risultato. Forse non sono obbiettiva perché è mia madre. Capisco poi che lei è sempre stata  riservata, che ha fatto poche chiacchiere con tutti, che la maggior parte delle sue amiche non c'è più, ma la solitudine in cui vive fa male.
Quando ero ragazza andavamo a trovare Emma e Margherita Ciabotti "sotto alla Villa", o Rosa e Franca Di Noto, o qualche parente di Roccaravindola. Adesso è il vuoto.
Ma perché? La vecchiaia fa schifo? Lascia indifferenti? Non dobbiamo diventare vecchi tutti? Secondo me la gente pensa "è campat pur tropp" e tira avanti.
E' vero ma la cosa mi lascia l'amaro in bocca.

giovedì 26 settembre 2019

I PICCOLI E I GRANDI DELLA TERRA

I media ci bersagliano di notizie di ogni tipo: l'alternarsi dei governi e delle alleanze in Italia; i 5S imparentati prima con Salvini (un'unione contro natura secondo me), ora col Partito Democratico capeggiato da uno Zingaretti che non ha il carisma del fratello "Montalbano"; Renzi che incassa due ministri e un sottosegretario e poi se ne va a fare Italia Viva (ma non doveva andarsene dopo il famoso referendum, non doveva abbandonare la politica? Questa parola mancata per me da sola è motivo per disistimarlo); l'economia francese che tira piu di quella tedesca, stranamente; gli inglesi che non sanno più che fare per uscire dall'Europa (questa faccenda della Brexit è una buona ghigliottina, prima ha fatto cadere Camerum e May, poi ha indotto Johnson a far chiudere il parlamento con l'avallo della regina, provvedimento bollato come illegittimo in seguito da una vecchietta, un magistrato di polso della Corte Suprema); lo speaker della camera inglese che indossa cravatte improbabili e sgiargianti e urla dalla sua postazione come recitasse uno strato antico rituale; Trump che strilla in tutte le direzioni e di fatto ha cominciato la nuova campagna elettorale mentre richiedono il suo l'empeachment; Greta che viaggia per il mondo bacchettando i grandi della terra contro l'inquinamento globale e il rischio più che concreto di innalzamento del clima (il nostro Monte Bianco a Courmayer si sta sciogliendo), ...
E noi stiamo qui, attoniti, a guardare, ad ascoltare, a cercare di capire e  ad aspettare che i grandi della terra decidano per noi sulle cose essenziali della vita.

lunedì 23 settembre 2019

IL NIDO VUOTO

Ho avutro tre figli in quattro anni, li ho allattati al seno per un anno ciascuno. Ho trascorso tante notti insonni, li ho assistiti in tutte le innumerevoli emergenze sanitarie, dalle semplici influenze, ai frequenti vomitini, ai ricoveri osperalieri (non ci siamo fatti mancare nulla!), li ho seguiti  a scuola, ho cercato di far fare loro i compiti, ho preparato le merende, i panini, le colazioni, le pastine, ho fatto tanta spesa, ho cucinato (male secondo loro, e sì, perchè i figli sono giudici sinceri e implacabili), ho lavato e stirato (certo, ho avuto anche tanto aiuto, familiare e prezzolato), ho avuto decine di colloqui a scuola, li ho accompagnati a fare le vaccinazioni, ho bollito ciuccetti e biberon, ho preparato ogni sera i vestitini e i grembiulini da mettere il mattino dopo, ho fatto bagnetti, lavato riccioli d'oro e tagliato mille volte le unghiette  e tante volte -confesso- ho pensato "quando se ve vanno?". 
E ora che due dei miei gioielli sono cresciuti, sono diventati  maggiorenni e sono andati via, all'università, a costruire il loro futuro, uno a Napoli, uno a Roma, mi sembra tutto strano, vuoto, inutile. I miei tesori, sempre nel cuore, non poterli vedere toccare nutrire sgridare accudire...  mi rattrista.
Strana stagione della vita questa per me, che sottolinea con chiarezza l'andare veloce e inesorabile del tempo. E' strano fare oggi questa riflessione, nel giorno in cui entra l'autunno.
Com'eravamo!

Umanità migrante

Moltissimi anni fa, forse non ero ancora sposata, prima che gli sbarchi divenissero un'emergenza, mi trovai a parlare con mio fratello c...