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sabato 9 dicembre 2023

Perché tanta violenza


Normalmente sono le donne a subire violenza, più frequentemente, violenza fisica e psicologica. Perché? 

Me lo sono chiesto in questi giorni di commemorazioni, di cronache feroci, di giornate dedicate.

Talvolta la violenza di genere arriva ad uccidere, creando un male irreparabile, tal altra ferisce, indebolisce, esaspera tenendo in vita.

Accade per un intrecciarsi di motivi culturali e biologici. Ed è dato di fatto. Il contrario non accade, se non di rado.

Eppure le donne sentono sin da subito che qualcosa non va, ma non riescono a sottrarsi. Quando cadono in rapporti malati, tossici, apparentemente entusiasmanti e risolutivi di un'intera esistenza, percepiscono fastidio, disappunto, pericolo. Hanno dubbi. Tuttavia restano avvinte perché si creano dinamiche perverse di 'bastone e carota', anzi di carota e bastone. Corteggiamenti, dolcezze, regali, complimenti, gentilezze, brividi, promesse che illudono, parole che fanno sentire speciali. Sono fittizie, forse inconsapevolmente. 

Son cose che attecchiscono su donne fragili, provate, indecise, dipendenti affettive. 

La dipendenza affettiva è generata da traumi familiari, da rapporti contorti, dalla morte di uno dei genitori in età tenera, da genitori assenti o disattenti o discontinui, o ancora da genitori molto presenti ma richiedenti, da una mamma o un papà che amano a condizione di... essere una brava bambina, di andar bene a scuola, di divenire questo o quello. Quando una donna così psicologicamente compromessa incontra un uomo apparentemente sicuro e risolto, brillante e simpatico, si innamora. Quell'uomo promette, anche senza parlare, di colmare tutte le sue lacune e di renderla felice.

Ma lui in fondo è altrettanto insicuro, ha una pessima immagine interiore di sé e ha scelto la persona più vulnerabile e adatta a scaldare le sue incertezze. Dopo la prima fase, quella corteggiamenti, dell'innamoramento, vorrà dominarla, la sminuirà, cercherà di costringerla a fare cose non volute, sarà geloso, farà proibizioni, le imporrà i suoi comportamenti, la trascurerà, la lascerà sola incurante di tutta la sofferenza che potrà causare perché un uomo così fondamentalmente non è empatico, non riesce ad immedesimarsi nello stato d'animo altrui. 

Quando la vittima comprenderà, proverà ancora più dolore, tenterà di staccarsi ma incontrerà enormi difficoltà. Ci saranno altri e bassi. Lui proverà a trattenerla fino alle estreme conseguenze. Nel caso apparentemente meno grave, della violenza psicologica, i confini sono molto meno netti e la presa di coscienza  più difficile. Anche perché momenti di svalutazione e aggressione verbale si alterneranno a fasi di riavvicinamento e cura. La donna dipendente affettivamente è la vittima perfetta, perché le fasi positive agiranno come una droga, come una dose che crea felicità e appagamento.

Difficile prendere coscienza, ancor più decidere di chiudere, allontanarsi e farcela. 

Talvolta però è lui che chiude, non solo con un gesto drammatico, ma con l'abbandono. Accade quando il maschio, probabilmente affetto da narcisismo psicologico, sentendosi scoperto, dopo tanti confronti e dolorose liti, preferisce andar via. Lei infatti non gli rifornisce più la linfa vitale, emotiva; inoltre, è stato smascherato e non ci sta ad essere visto da nessuno per quello che è. Quello che è ma che lui in realtà non vede. Lei fungerebbe da specchio. Visione insopportabile. Troppo pesante da accettare. Ha costruito la sua vita e la sua personalità sulla menzogna di essere forte, capace, brillante. 

Questa mia è solo una riflessione,una ricerca di spiegazioni, è il frutto delle mie letture, della mia curiosità. 

È certo però che se si sente di essere in difficoltà bisogna chiedere aiuto, non solo a familiari e amici, che renderanno a minimizzare, ma a specialisti che possono aiutare a oggettivare i dubbi e a fornire strumenti adeguati per fuggire via e dare una svolta alla propria vita. 


mercoledì 24 maggio 2023

Nihil alienum


Oggi, sfogliando una rivista delle
Ferrovie dello Stato, LA FRECCIA, sottotitolo "per chi ama viaggiare" (alzi la mano chi non ama, facciamo prima il calcolo), mi è capitata sotto gli occhi una frase che non sentivo più, forse, dai tempi del liceo: "
òmo sum umàni nìil a mè ali̯ènum puto", ovvero «sono uomo, niente di ciò ch’è umano ritengo estraneo a me».

Queste parole son fatte pronunciare da Cremete nell’Heautontimorumenos da TERENZIO, commediografo romano, forse di origini berbere, del II secolo avanti Cristo, a giustificazione della sua curiosità, parole divenute proverbiali per alludere alla fondamentale debolezza della natura umana, alla difficoltà di evitare l’errore o la colpa; vengono citate anche per significare di essere aperto a ogni esperienza umana, di non rifuggire da nessuna esperienza (fonte Treccani).

Una frase che mi ha colpito molto e mi ha fatto riflettere sull'idea che nelle persone possono coesistere qualità contrastanti e opposte, come il genio e la sregolatezza, il bene e il male; l'aspetto angelico e quello demoniaco possono risiedere nello stesso individuo.

Questa prospettiva riconosce e accetta la complessità della natura umana e la capacità delle persone di manifestare una vasta gamma di comportamenti, emozioni e caratteristiche.

L'asserzione che proviene dal drammaturgo romano sostiene l'idea che nulla di ciò che è umano dovrebbe essere estraneo agli altri esseri umani. Nessuno stupore, dunque, nessuna meraviglia.

Questa visione indica una connessione universale tra le esperienze, suggerendo che le qualità e naturalmente i difetti che possono essere trovati in un individuo possono essere riconosciuti anche in altri.

In definitiva, sottolinea la dualità umana e l'idea che ognuno di noi possiede una combinazione unica di caratteristiche contrastanti.

Questa visione comprensiva e sfaccettata della natura umana ci ricorda che tutti siamo soggetti a influenze e motivazioni diverse, che possono portare a comportamenti e scelte positive o negative.

Mi rimanda in certo qual modo al pensiero di Jung, al concetto di lato ombra e di integrazione, l'unico modo per vivere serenamente.

Dunque, non scandalizziamoci mai, non critichiamo, osserviamo, accettiamo, comprendiamo, innanzitutto noi stessi. Verrà da sè, credo, migliorare i rapporti con gli altri.

lunedì 8 marzo 2021

Donna oggi

 


Già, la festa della donna, anzi la Giornata Internazionale della Donna, questo si ricorda oggi, si sottolinea, si festeggia. Ma ha ancora un senso? 

Credo di sì, purtroppo, e dovremo continuare a porre l'accento su questa giornata finchè la parità tra uomo e donna non sarà raggiunta, al netto di tutte le sacrosante differenze tra i generi. Continueremo a farci gli auguri e continueranno a farci gli auguri con quel ramoscello giallo strappato a una bella mimosa in fiore finchè per fare le stesse cose, guadagnare lo stesso compenso, avere le stesse libertà non dovremo faticare di più e di più. 

E come se non bastassero le mille difficoltà "ordinarie della vita quotidiana, ci sono anche i soprusi più gravi, le violenze, le uccisioni, gli uxoricidi che testimoniano il sentimento di possesso da parte di certi uomini nei confronti delle "proprie" donne, come loro fossero solo poco più di un oggetto grazioso che deve esistere per compiacerli. 

Ma senza arrivare a queste forme più aberranti e gravi di discriminazione, che sfociano in reati, va detto e ridetto ci sono le "piccole" discriminazioni della vita di tutti i giorni, quelle che ci incatenano a doveri familiari e domestici pressanti, che ci tarpano le ali della libertà e del tempo. 

Perchè noi, no, non siamo padrone del nostro tempo e della nostra vita come i nostri compagni di viaggio. 

Nel momento in cui decidiamo di amare ed avere dei figli, nella maggior parte dei casi, dobbiamo rinunciare ad altro, alle ambizioni, alla carriera, a far tardi la sera al lavoro, ad assumere impegni troppo pressanti. 

Noi diamo la vita, cediamo il nostro corpo vivo a una funzione della natura, alla continuazione della specie, senza alcun ristoro se non la vita stessa che mettiamo al mondo. Assistiamo alla deformazione del nostro corpo, nel dubbio che possa ridiventare lo stesso di prima, partoriamo nel dolore e subito dopo cominciamo a fare nottate insonni, ad allattare per mesi, litri e litri di latte, a vegliare i nostri cuccioli, passo dopo passo, in ogni evenienza della vita, finchè diventano adulti ed oltre. 

E oltre a fare figli ci occupiamo della casa, della famiglia, a volte allargata. 

Alcune donne, se solo provano a lamentarsi del ménage quotidiano, si sentono dire: 
- In fin dei conti che fai? Un lavoro che vale 6-7 euro l'ora... 

Allora, per quanto a volte possa apparire stucchevole, questa giornata deve essere celebrata ancora a sottolineare le differenze tra uomo e donna, le differenze che resistono allo scorrere dei secoli, all'avvento del progresso, alle mille innovazioni tecnologiche,  all'evoluzione culturale e sociale. 

A volte chiediamo aiuto e ci troviamo a ripetere banalmente "ma butta almeno l'immondizia! " 

E ci sentiamo rispondere "ma non me lo hai chiesto". " Se manca qualcosa in casa comprala tu". "Ma io che ne so... ". 

Poverino, lui, il maschio,  non lo sa, perché il più delle volte vive in casa come in un hotel, a pensione completa. Al massimo pensa a pagare la stanza. 

E così noi ci ritroviamo a fare non solo il triplo,


in termini di tempo speso ed energie impiegate, ma siamo anche le uniche responsabili dell'andamento domestico e familiare. Sopportiamo anche il carico mentale dell'organizzazione di tutto. 

Anche se riusciamo a delegare a qualche esponente familiare del sesso forte una singola azione, siamo le architette, le ingegnere della casa. 

E ci dividiamo, letteralmente, facendoci a pezzi, perdendo sonno, caricandoci di ansie, privandoci di un briciolo di tempo libero, tra pulizia della casa, spesa, cucina, bucato, educazione dei figli, assistenza scolastica, giardinaggio, commissioni, evenienze sanitarie, cura dei genitori anziani, 


imprevisti, rapporti sociali, visite mediche e di cortesia, chi più ne ha più ne metta, e lavoro. 

Già, lavoro, questa chimera che abbiamo dovuto lottare per ottenere, per avere due soldi nostri un tasca, un briciolo di indipendenza e dignità. E non saremo, salvo rare eccezioni, mai abbastanza brave, non saremo mai il capo, non guadagneremo mai lo stesso. Perché mentre loro fanno solo quello, salvo intrattenere qualche relazione con gli amici e fare un po' di sport, noi -anche al lavoro- saremo rapite animo e corpo da mille pensieri che ci porteranno dritte alla cena da preparare, ai panni da stirare appena a casa, al pane che manca in dispensa, al pranzo da avviare per l'indomani, al figlio che ha preso 5 in filosofia, alla mamma da accompagnare dal medico,... 

Tanta la strada che è stata fatta, tanta quella da fare, perché il nostro compagno non ci risponda più alla richiesta di aiuto, candidamente, sinceramente, "ma io non lo sapevo, io non ci ho pensato, tu non me l'hai chiesto". 

Io sono una donna antica ormai, del XX secolo, e ho agito finora pedissequamente, scioccamente, come mi hanno insegnato a fare, ma spero che le donne di oggi e di domani possano vivere con i propri compagni rapporti diversi, fifty fifty, per avere la possibilità di dedicarsi quanto loro alle proprie passioni e volare alto in questa irripetibile avventura che è la vita. 

mercoledì 16 ottobre 2019

Se qualcuno dona un fiore...

Risultati immagini per uno uomo che dona una rosa a una donna immagineOggi ho casualmente assistito a una scena molto bella, che è stata per me spunto di riflessione.
Fuori dal tribunale di Cassino dove lavoro, sulle scale, un uomo ha preso una bella rosa rossa ben confezionata dalle mani di una persona e l'ha porta ad una donna. Questa ho guardato la rosa, ne ha sentito il profumo e ha detto: "Ci dovevamo separare per avere un fiore. Grazie".
Ho intuito che i due avessero appena avuto un'udienza dal presidente per la separazione legale e che il marito, nonostante ciò, avesse voluto regalare un fiore alla moglie,  non per riconquistarla (quando si finisce in tribunale i giochi sono fatti), ma per testimoniarle affetto e gratitudine, forse per i bei momenti passati insieme o  per i sogni giovanili condivisi e poi infranti o  per i figli avuti. 
Insomma un bel gesto di "integrazione", di riconciliazione col passato, di riconoscenza e riconoscimento insieme. 
Credo che cose così, del tutto gratuite e spontanee,  facciano bene al cuore di chi  le fa e di chi  le riceve. 

E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...