La superbia è l'ostentazione di sicurezza e cultura e porta a sminuire le qualità degli altri, ma in realtà la spiegazione psicologica è diversa. Il superbo non sempre è realmente convinto di possedere tutte le qualità che vanta. Per questo si mostra arrogante, superiore, come ad alzare uno scudo. Forse c'è una matrice di insicurezza.L'accidia è indolenza, indifferenza, amore per l'ozio. Ma se fosse anche paura di fare e sbagliare?La lussuria non è la semplice dedizione ai piaceri ma è rifuggire da responsabilità che pesano, che è diffi- cile sostenere. L'ira è l'esplosione di rabbia, l'estrema suscettibilità. Secondo gli psicologi l'iracondo, nel suo sfo- go infuocato, fugge dal guardare il dolore di un'umiliazione, di qualcosa che lo ha contrariato, dalla sensazione di non essere all'altezza. La rabbia, la collera, porta ad essere aggressivi verbalmente se non anche materialmente a porta ad essere senz'altri villani, scorretti. Insomma, guai a chi ci capita! La gola è l'ingordigia o la smodata consumazione di cibo, ma forse trae origine da una mancanza, d'amore,  | NELL'ANTOLOGIA CI SONO ANCH'IO CON UNO SCRITTO SULLA GOLA. CHISSA', FORSE A CAUSA DELLE MIE DIETE!
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di riconoscimento. Anche l'invidia è una forma di compensazione alla frustrazione personale. Porta a sminuire i successi altrui, ad attribuirli alla fortuna o al caso e a negare del tutto le altrui qualità. L'avarizia, altro vizio diffusissimo, se non il più diffuso porta a non spendere, a trattenere, ad accu- mulare. E in genere chi è tirchio col danaro lo è anche con se stesso e con i propri sentimenti. Insomma, l'avaro si sente un virtuoso e si descrive con aggettivi delicati ed equilibrati: prudente, attento, oculato, parco. Ok, però, mai 'na gioia! Ma oltre i sette vizi capitali immagino ce ne siano altri, tipo la testardaggine, essere padrone delle proprie idee e non cambiare opinione, la cattiva educazione, il parlar male degli altri, il criticare sempre tutti e il fare pettegolezzi, l'approfittare degli altri, l'esser disordinati,... e chissà cos'altro ancora. Insomma, divertente e interessante riflettere su vizi e virtù, ancor più divertente affibbiare un vizio a un nostro conoscente, più difficile qualificare noi stessi, ma ci si può provare! Io che vizio sono? Secondo Ale (che adesso sta con me e controlla cosa scrivo) l'accidia, che poi è che il suo vizio. Ma forse, conosciuti i vizi, è meglio dedicarsi a coltivare le virtù, che anzichè capitali sono definite cardinali e sono prudenza, giustizia, temperanza e fortezza. Alle virtù teologali, fede, speranza e carità, penseremo in una prossima vita! |