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martedì 26 luglio 2022

L'ENIGMA DELLA STANZA 622

Dopo aver letto con piacere La verità sul caso Harry Quebert,


tomo acquistato niente meno che in banca, senza convinzione, ho voluto un altro testo di Joel Dicker per farmi compagnia in questa estate rovente e avvilente sotto vari punti di vista. (Mamma se ne sta andando e nessuno se ne frega tranne me). 

Bene, sono andata su Amazon e ho scelto L'enigma della stanza 622,


un bel volume di oltre 600 pagine. 

Ho iniziato a leggere con lena dalla quarta di copertina ai risvolti i commenti da meraviglie, poi ho cominciato il volume che è scritto in prima persona dall'autore come fosse un racconto autobiografico. In realtà è una fictio, perlomeno al 90 %. 

(Joël Dicker è nato il 16 giugno 1985 a Ginevra, nella zona francofona della Svizzera, figlio di una bibliotecaria e di un insegnante di francese, pronipote dell'avvocato e politico di estrema sinistra Jacques Dicker (1879-1942), ebreo russo emigrato in Svizzera e naturalizzato nel 1915[1]. Dicker è cresciuto a Ginevra, frequentando il Collège Madame de Staël, senza tuttavia essere molto attratto dagli studi. All'età di 19 anni ha preso lezioni di recitazione all'accademia di arte drammatica Cours Florent di Parigi. Un anno dopo è tornato a Ginevra per studiare legge presso l'Università di Ginevra, laureandosi nel 2010.

Il primo romanzo scritto da Dicker è intitolato Gli ultimi giorni dei nostri padri, e racconta la storia del SOE, un ramo segreto del Secret Intelligence Service. Malgrado l'avere terminato la stesura dell'opera nel 2009, inizialmente Dicker non ha trovato alcun editore disposto a pubblicarlo. Nel dicembre 2010, il romanzo ha vinto il concorso del Prix Genevois des Ecrivains, importante premio assegnato ogni quattro anni, riservato unicamente ad opere inedite. Successivamente, il titolare della casa editrice svizzera L'Âge d'HommeVladimir Dimitrijević, lo ha contattato dichiarando il proprio interesse per la pubblicazione del suo romanzo. Dimitrijević era dell'idea di lanciare il libro in Svizzera nell'aprile 2010, ma in seguito ha notato che il tema del libro avrebbe potuto suscitare l'interesse del pubblico francese, proponendo così di posticipare il lancio fino al settembre 2010. Nel mese di giugno però, Dimitrijević è morto in un incidente stradale in viaggio verso Parigi[2].

Nel 2011, viene finalmente pubblicato il romanzo Gli ultimi giorni dei nostri padri per L'Âge d'Homme e curato per la Francia da Éditions de Fallois[3]. In Italia sarà pubblicato nel 2015. Nel 2012 (in Italia nel 2013) viene pubblicato La verità sul caso Harry Quebert, un romanzo che è stato tradotto in 33 lingue[4], premiato con il Grand Prix du roman de l'Académie française nel 2012[5] e da cui è stata tratta una serie tv di 10 puntate. Nel 2015 (in Italia nel settembre 2016) vede la luce il romanzo Il libro dei Baltimorespin-off de La verità sul caso Harry Quebert. Nel 2018 viene pubblicato il romanzo La scomparsa di Stephanie Mailer, mentre nel 2020 viene pubblicato il romanzo L'enigma della camera 622. Fonte Wikipedia)

Non lo è quando parla del suo editore, un certo Bernard de Fallois


che io non conosco. (Bernard de Fallois (1926-2018), professore di lettere classiche, ha scoperto e pubblicato, all’inizio degli anni cinquanta, Jean Santeuil e Contre Sainte-Beuve, due testi inediti ritrovati tra i manoscritti di Marcel Proust. A partire dai primi anni sessanta si dedica all’editoria. Crea i primi libri tascabili in Francia per Livre de Poche, in seguito diventa direttore generale di Hachette (1968-1975), poi amministratore delegato di Presses de la Cité (1975-1987), prima di fondare nel 1987 la casa editrice che porta il suo nome. Amico personale, tra gli altri, di Georges Simenon e Marcel Pagnol, nel 2012 ha scoperto e lanciato lo scrittore svizzero Joël Dicker con il romanzo La verità sul caso Harry Quebert. Fonte La Nave di Teseo.it). 

Prosegue in continuo flashback il racconto di Joel in persona e Scarlett, un fortuito incontro in quel di Verbier, in Svizzera, e i fatti verificatesi anni prima e anni prima ancora nell'hotel ove il protagonista narratore alloggia. 

In sostanza tempo addietro, in un'occasione particolare demoninata Grand Weekend della Banca Elbezer, il presidente della banca stessa, appena nominato, viene ucciso. 

Personaggi, fatti e fatterelli, viaggi, finte spie, amori travolgenti, ricchezze inusitate, espedienti grotteschi contribuiscono a tessere trama e ordito di una storia deludente, farsesca, irreale, che è ben lontana dallo stile e dai contenuti complessi e ben architettati della storia Quebert che non a caso è stata un successo internazionale e fonte per una serie tv. 

Capisco bene che a volte scrivere è difficile, che l'ispirazione fatica a venire, che ci son storie che funzionano più di altre ma questa, caro Joel, proprio non l'ho capita e apprezzata. 

Tra stupidaggini, raggiri, ritrattazioni  e maschere di gomma alla Diabolik ho già scordato chi era l'assassino. Ma forse era tutto un sogno e forse in realtà non c'è stato neanche il delitto!


2020
11 giugno 2020
640 p., Brossura
9788834602249

mercoledì 6 luglio 2022

TRE

Sto leggendo con lena l'ultimo romanzo di Valérie Perrin,


Tre,

acquistato dopo aver letto e apprezzato Cambiare l'acqua ai fiori. 

Mi pare di capire che c'è un fil rouge negli scritti della romanziera francese, compagna del regista Claude Lelouch:


l'aver cura, l'estrema cura che i protagonisti mettono verso cose, fiori, animali, dopo eventi traumatici, scioccanti, come se prendersi cura di qualcosa aiutasse a lenire ferite interiori profonde. 

Devo premettere che mi è piaciuto molto di più il precedente, che narrava le vicende di Violette che dopo aver perso drammaticamente la figlioletta, aveva trovato la sua ragione di vita nel prendersi cura dei fiori e dei dolori altrui come custode del cimitero di provincia in cui era sepolta la sua bambina. 

Non sempre gli scrittori riescono a tener fede alle aspettative dei lettori al secondo o terzo romanzo. A volte si continua sullo stesso tenore, a volte si migliora, molto più spesso la qualità cala, forse perchè si scrive non più solo per dar corso a una sincera ispirazione ma anche per esigenze editoriali. 

Detto ciò, vengo a qualche considerazione su Tre. 

Scritto bene, lungo e lento, narra le vicende di tre ragazzi nati e cresciuti nella provincia francese, a La Comelle,  Etienne, il bello del gruppo, Nina, l'unica donna, e Adrien, chiuso e rachitico. 

Etienne ha una bella famiglia alle spalle ma soffre il poco affetto del padre; Nina è cresciuta col nonno Pierre, postino, figlia di una madre degenere e assente e di padre ignoto; Adrien è figlio illegittimo di un benestante uomo sposato che provvede economicamente a lui e alla mamma ma è fondamentalmente assente. 

I ragazzi sono compagni di scuola e stanno sempre insieme, condividono la passione per la musica e hanno il sogno di trasferirsi a Parigi per completare gli studi. Ma le cose si complicano, ovviamente. 

Nina si innamora e si allontana dal gruppo, Etienne mette incinta la sua ragazza che scompare tragicamente, Adrien scrive segretamente un romanzo, il nonno di Nina viene investito da un camion di proprietà della famiglia ricca del suo fidanzato, la casa del nonno viene svaligiata dalla figlia riemersa dal passato. 

Insomma, gli eventi si inanellano e i tre perdono definitivamente la loro verginità. La vita li aggredisce, li afferra nelle spire di una realtà dura da accettare e gestire. 

La narrazione si sviluppa su due livelli e in ordine cronologico: da una parte gli anni della giovinezza, dall'altra quelli della vita adulta in cui i tre si rincontrano per gestire dolori e misteri irrisolti. 

Sono curiosa di vedere come va a finire perchè gli ami lanciati sono tanti così come i nodi da sciogliere, dal ritrovamento di una macchina in un lago con i resti di una persona, alla malattia di Etienne, all'amore di Adrien tenuto per decenni segreto, al ritrovamento della borsa della posta del vecchio postino Pierre Beau morto oltre venti anni prima. 

Perchè a quanto pare il passato non muore mai!



sabato 1 maggio 2021

ARTICOLO 4

 

CULTURA Finchè il caffè è caldo …si può tornare indietro

VIAGGI NEL TEMPO nell’interessante libro del giapponese Toshikazu Kawaguchi

Ho appena finito di leggere FINCHE’ IL CAFFE’ E’ CALDO del narratore Toshikazu Kawaguchi  che, con un grande sforzo di fantasia o forse interpretando un recondito desiderio di noi tutti, immagina che in particolari condizioni sia possibile viaggiare nel tempo.

Tutto accade in un particolare caffè di Tokio gestito da un omone buono, Nagare, e dalla moglie Kei, con l’aiuto di una imperturbabile collaboratrice  di nome  Kazu, che ha il compito di versare un particolarissimo caffè.

L’atmosfera del bar è rarefatta, le pareti hanno il colore del tempo, gli avventori sono conoscenti e abitué. Ma ogni tanto fa ingresso nel locale qualcuno che per un motivo particolare, un rimpianto, un rimorso, un dubbio, vuole tornare indietro nel tempo, a un momento ben preciso, per incontrare una persona in particolare e rivivere una situazione determinante della sua vita.

La possibilità di tornare indietro fluisce in una rigida cerimonia con regole e restrizioni, la principale: nonostante tutto il futuro non potrà cambiare. Tuttavia tornare indietro, con la consapevolezza del domani, aiuterà a comprendere e ad avere un atteggiamento diverso nei confronti di chi si ama, un fidanzato, un figlio, una sorella, un marito e a dire le persone giuste. La magia permette anche di viaggiare nel futuro e di scorgere quello che accadrà.

Il libro del  giapponese, pubblicato nel 2015, ha scalato le classifiche e ha venduto oltre un milione di copie, forse perché fa viaggiare, oltre che nel tempo, con la fantasia a quello che si vorrebbe, a quello che avremmo potuto fare, attraversando i  dubbi e i desideri di ciascuno di noi. La  prosa di Kawaguchi è pulita, semplice e asciutta e tiene attaccati al libro fino alla 177ema e ultima pagina.

Il romanzo ha avuto grande successo mondiale tanto che ha avuto un seguito nel 2020,  parimenti graditissimo, in BASTA UN CAFFE’ PER ESSERE FELICI.

Peccato che questo speciale caffè che fa viaggiare in avanti e indietro nel tempo non ci sia, ma è lo spunto per una riflessione su come utilizzare la nostra preziosa e irripetibile esistenza.

Venafro, 25 aprile 2021

                                                                                     Giuditta Di Cristinzi

venerdì 30 aprile 2021

ARTICOLO 7

 

Isernia     Pubblicato dal noto poeta Antonio Vanni il dodicesimo libro

Cultura    Dimenticato, una raccolta di poesie per sognare e riflettere

Transiti Poetici: Il "Plasmodio" di Antonio Vanni

Il noto poeta isernino Antonio Vanni, classe 1965, ha dato alle stampe per i tipi della casa editrice cosentina Macabor di Bonifacio Vincenzi il suo undicesimo libro di poesie, il dodicesimo considerando anche la prosa di una silloge di racconti.

La raccolta ha un unico filo conduttore, il mondo visto da un fanciullo che si chiama appunto Dimenticato che cade da una stella e corre nel mondo, invisibile a tutti se non ad una leggera crisalide che cerca di toccarlo senza riuscirvi mai, forse la rappresentazione romantica dell’innocenza non percepibile da tutti.

La pubblicazione fa parte di una collana dedicata esclusivamente alla poesia denominata Le Stelle di Macabor 2.

Molto curata la veste tipografica, ispirati come sempre i contenuti di uno dei massimi poeti molisani. Antonio dipinge con tocco delicato e leggero, ma emotivamente penetrante, le pieghe dell’animo umano e rimanda a un’immagine eterna.

Il testo giunge dopo Plasmodio e Iridio ed è la conferma di una vena poetica unica e inesauribile, che dalla prima pubblicazione del 1984, caratterizza non solo l’espressione privilegiata di Antonio ma il suo vero sentire.

L’autore, raggiunto telefonicamente, ha spiegato di aver elaborato il testo negli ultimi cinque anni e di averlo scritto negli ultimi difficili mesi del lockdown, come d’abitudine, con un tratto leggero di matita, disteso nella sua intimità domestica.

Un ulteriore originale contributo di Antonio alla poesia, che aiuta a vivere e a sognare.  

Dimenticato - Antonio Vanni - Libro - Mondadori Store

Venafro, 27 aprile 2021

                                                                                     GiudittaDiCristinzi

lunedì 17 agosto 2020

MOBY DICK

Ne ho letti  di libri complicati e/o lunghi, come ad esempio La Bibbia, Il nome della rosa, Jane Eyre, Orgoglio e pregiudizio, I fratelli Karamazov, tomo di circa mille pagine inframmezzato di nomi russi quasi impossibili da ricordare,  ma nessuno mi è sembrato tanto ostico quanto MOBY DICK, il capolavoro di H. Melville scritto a metà dell'Ottocento, in cui l'autore, con esperienza personale di caccia alle balene, narra la storia della disperata caccia del comandante mutilato Achab al grande e aggressivo cetaceo bianco, quale gesto riparatore  e di vendetta, per esserne stato mutilato di una gamba anni prima. 

La narrazione è lunga (pag. 641 in un'edizione CLASSICI di Feltrinelli a cura di Alessandro Ceni) e ostica, ma a tratti anche  passionale e appasionante.  

Moby Dick Le radici bibliche del «Moby Dick» di Melvilleè un capolavoro americano, espressione della American Renaissance (Wikipedia), un dramatic romance, una romantic novel (A. Ceni), un romanzo che pare un trattato sulle balene e sulla caccia oceanica Moby Dick": per i tiranni la libertà individuale altrui è il ...ai grandi cetatei. E' un poema moderno che narra il conflitto tra l'uomo e la natura, un conflitto cui assistiamo anche noi, ogni giorno in altre forme, una guerra che ha sempre lo stesso canovaccio e lo stesso epilogo: l'uomo che aggredisce la natura per sfruttarla, per servirsene, la natura che si offre prodiga e che, superato un certo limite, si ribella, azzanna e vince, facendo vittime, seminando dolore, ristabilendo l'equilibrio originario. Herman Melville: Moby Dick - Rai Scuola

Il libro Audiolibri | il Narratore Audiobook- Download MP3 - EPUB3 - Herman ...consta di premessa ed epilogo, di etimologia e di circa 50 pagine di note in quanto è pieno di termini tecnici ignoti ai più.  Nei 130 e oltre capitoli che lo compongono, Melville Herman Melville - Books, Quotes & Moby Dick - Biographyenumera le fonti, introduce, presenta il narratore ISMAELE,Fine Stagione: « Chiamatemi Ismaele. » (« Appelez-moi Ismaël. ») descrive il pittoresco ramponiere Queequeg,Queequeg of the South Seas | Ishmael´s lover comrade in The … | Flickr la baleniera Pequod, Il Pequod - Home | Facebooktutto il colorito equipaggio Thursday Stubbs » MobyLivese il terribile capitanoA ciascuno la sua balena. Achab e il Dottor House | Asterismi ... che definisce più volte folle e monomaniaco. Ma allunga anche terribilmente il brodo dedicando interi brani al Ramadan, alla rotta, alla cetologia, alla mensa, al colombiere, al cassero, alla bianchezza della balena, al pagliaro, allo scalcamento e così via. 

In tutto questo lungo e aspro narrare ci sono pagine mirabili e il protagonista e sempre l'uomo e i suoi conflitti, tensioni così forti da consumare una vita intera in un soffio.


Di recente sull'argomento balene, ho letto un bell'articolo di Marco Belpoliti, su RepubblicaMarco Belpoliti: «L'intellettuale? Un mediatore culturale»che teorizza che anche il mostro ha bisogno di carezze. Riporto quasi pedissequamente.

"Le balene sono animali ancestrali, risalgono a  35 milioni di anni fa e conservano nei loro aspetto qualcosa dei loro antenati che navigavano nell'antico oceano di Tetide. 15 milioni di anni prima le balene sono tra i cetacei più diffusi negli oceani, noti per le loro migrazioni. E per vivere in acque calde e poco profonde adesso sembra si facciano toccare dagli umani. Un vero miracolo se si considera che dal '700 in poi, per circa due secoli, sono stati oggetto di una caccia spietata. Ucciderlo è stato un delitto dal momento che questi mammiferi marini possiedono una rara intelligenza, una memoria, molto sviluppata e probabilmente un linguaggio con dialetti e sotto lingue. Ma furono uccise a migliaia, forse un milione squartato dalle navi di tutto il mondo per ritrovare il prezioso olio con cui si alimentavano le lampade per l'illuminazione pubblica e privata dei secoli trascorsi". 

Tra quelle navi c'era anche il Pequod capitanato dal terribile ACHAB!

(Moby Dick o La balena (Moby-Dick; or, The Whale) è un romanzo del 1851 scritto da Herman Melville. È considerato un capolavoro della letteratura americana della cosiddetta American Renaissance.Fonte Wikipedia).

Insomma, lo consiglio, ma solo a lettori coraggiosi, perchè la caccia alla balena e molto rischiosa!


E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...