LIFE STYLE BENESSEREBELLESSERE AVVOCATOAMICO VIAGGI CUCINA MAMMA+FIGLI SCRITTURA LIBRIITALIAN STYLE

Visualizzazione post con etichetta LE MIE INTERVISTE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta LE MIE INTERVISTE. Mostra tutti i post

venerdì 7 dicembre 2018

LE MIE INTERVISTE

Intervista a ROSA P. STAT, autrice di DUE VOLTE ELLE

Ho raggiunto Rosa  telefonicamente, tramite il contatto fornitomi dalla casa editrice,  perché la nostra ospite di oggi vuole rimanere  rigorosamente anonima. La voce è dolce e molto femminile,  quella di una giovane donna del nostro tempo, che mi fa immaginare una figura  avvenente ma dinamica.
D. Buongiorno Rosa,  come mai la scelta di restare  anonima e di ricorrere ad uno pseudonimo in questo periodo di grande sovrapposizione mediatica? Cosa, anzi chi si nasconde dietro ROSA P. STAT, nomignolo che rimanda alla  locuzione latina rosa stat pristina nomine, nomina nuda tenemus,  se non erro utilizzata anche da Umberto Eco nel famoso romanzo Il nome della rosa?
R: Salve Giuditta, ti ringrazio per il tuo interessamento e ti faccio i complimenti per la tua arguzia perché hai colto nel segno! Ho scelto uno pseudonimo rimanendo affascinata da un romanzo che mi era caro per ambientazioni e tematiche: la caccia alle streghe e il superamento della superstizione, il maestro e il novizio e la ricerca della verità. “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”. Di questo verso sono state date infinite interpretazioni, molte dotte, io mi accontento di quella letterale: "La rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi",  quindi ribadisco, possediamo solo nudi nomi. Questo per me è fondamentale, specialmente in questo momento storico dove la sovraesposizione mediatica è imperante, io mi accontento di portar avanti un nome, seppur bizzarro, e di tralasciare la mia immagine, i selfie, i rumors. Ma non mi nascondo, né mi proteggo, al massimo proteggo i miei scritti presentandoli solo per quello che sono. Semplici storie.
D. Ma tu sei una donna timida, riservata? Ritieni che un giorno rivelerai ai tuoi lettori  la tua vera identità?
Non sono una donna timida, ma sono riservata. Spero di non dover mai rivelare ai lettori la mia identità, vorrei che si accontentassero delle mie storie.
D. Quanti anni hai? Questo almeno puoi dircelo… Che lavoro fai? Scrivi per hobby o per professione? Di cosa ti  occupi quotidianamente? Aiutaci a tracciare il tuo identikit.
R. Da brava scrittrice di gialli Giuditta, so che vuoi smascherarmi e ci riusciresti in tre mosse se rispondessi precisamente! Posso solo dirti che ho un’età fra i 20 e i 40, che lavoro a contatto col pubblico e che scrivo per emozionarmi ed emozionare. Ammetto che scrivere rappresenti anche la mia salvaguardia quotidiana ai neuroni, perché attualmente scrivo solo per passione, vivo d’altro, purtroppo.
D. Rosa, mi incuriosisci ancora di più con le tue risposte. Ma giuro, un giorno ti scoverò! Comunque ritengo sia stata una fortuna per me  leggere DUE VOLTE ELLE e dico fortuna, sinceramente,  perché il libro mi è piaciuto molto,  anche se in genere sono una lettrice difficile e  dal palato fine.  La tua opera prima  è un  testo  nuovissimo, pubblicato a luglio del 2018 dall'Astro Edizioni, nella collana E – Sordisco,  chiaramente dedicata a scrittori esordienti,  presentato alla Fiera del Libro di Firenze a  settembre.  Mi sono avvicinata al libro con qualche perplessità perché non amo molto  il genere rosa o il  romance o il  fantasy che dir si voglia,  invece sono rimasta  piacevolmente sorpresa perché la storia  è molto avvincente e ben scritta. Come mai hai scelto questo genere?
R. Diciamo che è stato il genere a scegliere la storia e la storia a scegliere me come artefice. Avevo voglia di raccontare di queste due ragazze, mi sono accorta del genere solo alla fine.
D. Bene. Cosa leggi tu normalmente, d’abitudine o preferibilmente? Qual è il tuo autore preferito? E il tuo libro preferito?
R. Leggo molti esordienti, mi piacciono le cose nuove. Non sempre mi convincono, altre volte mi sbalordiscono. Li trovo nelle fiere dell’editoria, risultati di investimenti di piccole e coraggiose case editrici. Non mi separo mai dai classici, anzi li rileggo per cogliere il particolare che mi era sfuggito, quando posso li leggo ancora in lingua originale, o compro diverse edizioni dello stesso libro. Un’opera che non smetterà mai di affascinarmi è “Cime tempestose,” lo ribadisco sempre. Dentro c’è tutto: il ritratto di un’epoca, di un territorio, una storia d’amore, una storia di fantasmi, il grottesco, la passione pura, il senso di riappacificazione con la morte. Forse in virtù di tutto ciò posso dire che la mia autrice preferita sia Emily Brontë, anche se ho studiato di più Virginia Woolf.
D. Sì, giusto. Lo avevo letto in quarta di copertina e mi ero fatta un’idea. Ascolta, qual è la tua formazione,  cosa hai studiato?
R. Scienze Umanistiche, ma la formazione migliore l’ho ricevuta girovagando su e giù per l’Italia e all’estero. Sono state le persone incontrate di volta in volta a suggerirmi la storia di Elle e Siannon. Sono una buona ascoltatrice e vado pazza per il genere umano. Ho scoperto che dietro un sorriso, anche il più smagliante, c’è sempre un retroscena, ed è quel retroscena ad attirarmi.
D. La trama di DUE VOLTE ELLE è complessa  e molto fantasiosa. Come hai fatto a tracciare e  ideare l'intreccio? Quanto lavoro c'è dietro un'opera del genere?
R. La trama di Due volte Elle a dire il vero non è troppo fantasiosa. Parte da un mio sogno ricorrente e da alcuni studi legati alla metempsicosi, la trasmigrazione delle anime, presente praticamente in qualsiasi cultura. Pare anche quella di stampo cristiano, ma antecedente all’Editto di Costantino del 313 d.C. 
D.  Quanto tempo hai impiegato,  hai dovuto studiare per comporre il tuo romanzo? Ci sono molte citazioni sottotestuali. Ce ne puoi parlare? Cos'è quello che ti affascina?
R. Seppur la storia sia breve, per la stesura ho speso parecchio del mio tempo. Da brava studiosa di scienze esoteriche volevo svelare e non svelare, solleticare l’intelletto del lettore lasciando dei dubbi, che poi avrebbe risolto nella solitudine del suo quotidiano. Quando dico studiosa di scienze esoteriche, non intendo di stupide superstizioni, di giochetti con le carte e di banali oroscopi settimanali. Intendo lo studio dei dotti come Tommaso Campanella, Giordano Bruno, Ermete Trismegisto. Fatalità Due volte Elle saltò fuori nella sua completezza, dopo alcuni seminari sulla Cabala ebraica e la numerologia. Per questo invito sempre a fare attenzione ai nomi, nessun nome nella storia è casuale, nemmeno il numero “due” usato nel titolo.
D. Lo avevo intuito, leggere per credere! Ma qual è il messaggio che hai voluto mandare?
R. Guardare sempre oltre le apparenze. Sollevare il velo di Maya e restare in ascolto. L’Universo ci parla utilizzando una delicata simbologia, sta a noi coglierla per il nostro bene superiore. E, al di là di filosofismi, aggiungo anche che nessuno può fuggire dal proprio passato o dal proprio dolore, l’unica soluzione per superare le prove è passarci attraverso. Talvolta esistono le seconde possibilità per riparare i fatti, sta a noi saperle riconoscere e coglierle.
D. Ti identifichi con Elle o con Siannon, con le due protagoniste del libro?
R. Con entrambe, ma anche con gli altri personaggi del libro, in tutti c’è una parte di me. Il personaggio che ho amato di più però è un uomo, che non è il protagonista. Forse è lui la mia mimesi e la mia sintesi.
D. Sarei curiosa di sapere chi, per comprenderti meglio, ma so che non me lo dirai. In effetti i personaggi maschili sono molti e non tutti ne escono benissimo. Cosa pensi dell'uomo in genere, della figura maschile nella società medioevale e in quella dei  giorni nostri? Come si evoluto il ruolo maschile nel tempo?
R. Ho molta fiducia nel genere maschile! Spero che ad oggi il genere maschiale sappia riporre la stessa fiducia nel nostro. Ovviamente la supremazia maschile nei secoli passati ha portato a lunghi periodi di oscurantismo: il maschio bianco adulto era padrone di tutto ciò che poteva sottomettere con la legge della forza e con leggi create appositamente. Alle donne non restava che essere sante o streghe a seconda di quello che era deciso per loro di volta in volta. Non mancano esempi di leggendaria cavalleria, ma se pensi anche titoli come La Bisbetica domata” ti vengono i brividi!
Oggi vedo uomini alla ricerca di una propria identità, spaventati dall’avanzata femminile, ma liberi  di dimostrarsi sensibili e bisognosi. Direi che siamo a buon punto!
D. E cosa pensi del ruolo femminile nella società attuale,  come si è trasformato nel tempo,  qual è il nostro posto nel mondo adesso? Abbiamo ancora molti limiti da superare? Siamo un po' come Siannon o possiamo dire di avercela fatta?
R. Mi piacerebbe poterlo affermare, ma non è così. Se pensi che il suffragio universale è stato esteso dalla civilissima Svizzera solo nel 1971, capisci che c’è ancora tanta strada da fare. I dati sul femminicidio sono allarmanti, abbiamo bisogno di una giornata contro la violenza sulle donne che cade ogni 25 novembre. I crimini sessuali non sono puniti a dovere, le molestie sul lavoro ancora pesanti e per essere a capo di una struttura una donna non deve solo dimostrare le proprie capacità, ma anche di non essere andata a letto con qualcuno di potente. Quindi no, ancora non ci siamo.
D.  Visto che hai intenzione di rimanere anonima,  a chi hai  affidato la diffusione e la distribuzione del tuo lavoro?
R. Parlo volentieri del magnifico Team a cui mi sono affidata: l’Associazione GEArtis, di cui anche tu Giuditta fai parte! Siete meravigliose nelle vostre diversità, nella vostra voglia di fare, di portare avanti progetti ed eventi di buon gusto in un momento in cui il dozzinale fa da padrone in salotti e meeting. Vi leggo perché ognuna ha il suo stile, la sua personalità, il suo punto di vista e la sua sensibilità, e mi congratulo anche per il senso pratico che vi contraddistingue. Affidare il proprio lavoro artistico a voi è una garanzia di risultato, laddove molti si perdono in chiacchiere, voi segnate punti. Considerando che siete nate da poco come Associazione, mi domando fin dove riuscirete ad arrivare. La prossima intervista la farò io a voi!
D. Nel romanzo si parla anche di oracoli,  di possibili reincarnazioni, di medium.  Ma tu credi a queste cose o sei una donna diciamo illuminista,  che crede solo nella realtà materiale,  in quello che vede,  sente e  tocca?
R. Ritengo di essere un sano mix delle cose. Sono figlia del mio tempo: adoro i progressi scientifici, sono grata alla tecnologia perché mi sa portare ovunque, anche da voi GEArtis, ho fiducia nella ricerca medica, ma d’altra parte non posso ignorare che abbiamo 85 miliardi di neuroni. Che l’uomo sfrutti solo il 10% delle sue capacità mentali è stato confutato, ma che molta parte dei meccanismi cerebrali rimanga misteriosa è un dato di fatto. Dunque perché non ipotizzare che si possa sviluppare in un futuro doti precognitive? Gli oracoli sono sempre esistiti, da che mondo è mondo, hanno solo cambiato nome a seconda della dislocazione geografica e della religione dominante. Perché ignorare il dato storico? Per me l’anima poi è immortale, ma questo esime da un’analisi scientifica, posso solo parlarne in senso metafisico.
D. Venendo nuovamente a te, dicci, quando scrivi? Hai delle precise abitudini nella composizione dei tuoi testi?
R. Amo scrivere nel silenzio di un tramonto. Non solo perché è il momento della giornata che rimane per me, ma anche per le atmosfere. In estate rimango fuori a contatto con la natura, la vicinanza degli alberi per me è curativa. In inverno mi accontento del silenzio di una stanza, con un calice di vino e quando è possibile un caminetto acceso.
D. Che immagini suggestive evochi! Ma dimmi, in modo più prosaico, quanto è difficile pubblicare oggi,  trovare un editore non a pagamento che creda in te, che sia disposto a investire su di te?
R. Non è solo difficile, è snervante, frustrante, talvolta avvilente. Comprendo tutte le difficoltà del caso: quello italiano è uno strano popolo, scrive ma non legge. In questo caso l’offerta supera la domanda e per un editore non deve essere facile sopravvivere o scovare l’ago nel pagliaio. In sostanza scrivere un libro è solo il primo passo in un lunga strada impervia.
D. Bene. Il tuo romanzo avrà un seguito?
R. Il seguito è già stato pensato, ma dipende tutto dai risultati commerciali del primo e dalla bontà degli editori.
D. Ti piacerebbe vederlo al cinema o in TV?
R. Penso che sia il sogno di ogni autore! Se ci pensi, gli autori traspongono il tema del loro film mentale su carta. Vederlo animarsi sarebbe il massimo.
D. Chi potrebbe interpretare Elle? Chi vedresti nel ruolo di Siannon?
R. Per Elle ho pensato ad un’altra Elle! Chi meglio di Elle Fanning potrebbe interpretarla? Ho sinceramente apprezzato la sua interpretazione di Mary Shelley nel film di Haifaa Al-Mansour. Per Siannon sono indecisa: per carisma Eva Green, per fattezze Jessica Chastian. Ma se posso aggiungere una curiosità, ho scovato una fotografa lituana che ha immortalato una ragazza dai capelli rossi nella foresta, praticamente è Siannon! La fotografa si chiama Svetlana Belyaeva, è di straordinaria bravura, ha una pagina Facebook e una Instagram. Vale la pena dare un’occhiata.
D. Vedrò. Rosa, a cosa stai lavorando adesso? Hai nuovi progetti editoriali in cantiere? Stai già scrivendo qualcosa di nuovo?
R. Sto rimettendo mano a nuovi capitoli di Due volte Elle. Il mio sogno è ricavarne una saga, in cui ogni personaggio menzionato nel primo, e tu sai quanti segreti ognuno nasconda, si guadagna il titolo di protagonista del libro.
Benissimo Rosa, grazie per l’intervista a nome del Team GEArtis!
Ti facciamo i nostri migliori auguri per il successo della tua opera prima, che possa essere l’inizio di una luminosa carriera, sperando di leggerti di nuovo molto presto!

                                                                                              Giuditta Di Cristinzi 

venerdì 30 novembre 2018

LE MIE INTERVISTE

L’INTERVISTA  di GIUDITTA DI CRISTINZI
BEPPE COSTA
Beppe Costa, ovvero Concetto Costa,  è un poeta, scrittore, editore e libraio italiano, anzi siciliano, classe “41, membro del Movimento dal sottosuolo.
Ha pubblicato il suo primo volume di poesie nel 1970,  Una poltrona comoda,  caratterizzato, come gli altri che seguiranno, dai temi dell'amore e dall'anticonformismo. In seguito ha pubblicato due guide turistiche, una a livello locale, Catania, Guida ai monumenti e l'altra a livello regionale, Sicilia, Guida ai monumenti.  Ha tradotto tre  libri del drammaturgo Fernando Arrabal, ha conosciuto il poeta Dario Bellezza col quale ha fatto letture di poesia e presentazioni in giro per l'Italia, utilizzando ogni luogo disponibile: piazze, bar, librerie, teatri. Il suo primo grande successo è stato Romanzo siciliano, testo  recensito dalla stampa italiana, e prima pubblicazione  apparsa e recensita in America  sul World Literature Today.  Ha collaborato  con alcuni giornali pubblicando articoli sul Giornale del Sud e su I Siciliani, giornali diretti da Giuseppe Fava; ha pubblicato sul Giornale di Sicilia interviste ad Alberto Moravia, Enzo Jannacci,  Léopold Sédar Senghor, Léo Ferré. Ha partecipato  al programma radiofonico di poesia di RadioRai Zenit & Nadir. Nel 1985 ha lasciato definitivamente la Sicilia. In seguito ha pubblicato  altre raccolte di poesie e ricevuto numerosi premi. Nel 1976 ha fondato la casa editrice Pellicanolibri, promuovendo nella sua attività di editore artisti schivi, scomodi o emarginati.
D. Tantissime attività a sfondo letterario le tue, Beppe. In quale ti identifichi di più?
R. Sono incastrate le une dentro le altre e, in fondo, si tratta di diffusione della parola, tramite il libro e quindi, di conseguenza, tramite le librerie, che stanno soffrendo in particolar modo.
D. Qual è stata la tua formazione?
R. Ad otto anni amavo già la musica e strimpellavo qualche strumento. Poi, quasi per caso, ho letto Federico García Lorca, scoprendo così la musicalità della lingua spagnola. Naturalmente in quegli anni a scuola non si studiava l’inglese, ma solo il francese, quindi ho letto, scoperto e cercato  moltissimi autori di questa lingua, come Reverdy, Prévert, Rimbaud, Valéry, ecc.
D. A quanti anni hai cominciato a scrivere poesie?
R. Proprio ad otto anni, cercando la mia strada!
D. Da cosa trai ispirazione? E’ sempre stato così? Come è cambiata la tua poesia negli anni?
R. Da ciò che mi circonda. Sono nato durante la guerra e dalle guerre mi sento sempre circondato. Così come dall’amore felice o crudele, dalle ingiustizie, dalla stupidità umana che vedo e sento attorno a me.
D. Come concili prosa e poesia, cioè cosa per te significa l’una e cosa l’altra? Ci sono temi che riesci a trattare meglio in poesia e altri in prosa o non è questo il distinguo da fare?
R. Due generi molto diversi, per la narrativa occorre essere totalmente liberi da ogni impegno o preoccupazione, stilare uno schema e avere tempo, tanto tempo. La poesia al contrario è un fulmine, uno spaccato rapido. Viene l’idea proprio per ciò che ti circonda.
D. La poesia è un mezzo di espressione più immediato? Quella moderna è più libera, giusto? Non ha più le costruzioni e le costrizioni  di una volta. Non c’è più metrica, rima, regola… O tu le adotti comunque?
R. Cerco il ritmo fra le parole che completano ogni verso, ciò che mi riesce meglio è sempre la riga finale che è quasi sempre l’idea dalla quale parto.
D. Ma anche se la poesia del terzo millennio è destrutturata, bisogna conoscere le regole della composizione classica, magari per violarle, per non seguirle?
R. Bisogna averla nel sangue. Le difficoltà non aiutano a scrivere, almeno durante il dolore. Ma dopo, quando il dolore ti penetra e si concretizza, la poesia arriva.
Non deve mai essere un diario della propria esistenza, deve entrare nella pancia dei simili, colpire per rimanere, divenendo proprietà di chi legge. Molta poesia di oggi non ha senso. Serve forse per sentirsi partecipe di qualcosa che abbia a che fare con l’arte. Se non si è perseguitati o sofferenti dentro,  sarà difficile descrivere un sentire universale.
D. Come si è evoluta la tua arte negli anni? Se dovessi fare un bilancio cosa potresti raccontarci?
R. La mia curiosità mi ha portato a cercare ciò che mi appariva avere la mia stessa solitudine ed è stato così che ho incontrato una serie infinita di persone, anche famosissime che avevano però nella vita privata infinite storie dolorose. Le ho spesso riconosciute dalla loro semplicità e umiltà. Senza mai sentirmi inferiore, neanche a 14 o 15 anni.
D. Tu sei stato anche romanziere,  giornalista,  editore. Dunque si vive di letteratura in Italia o no?
R. No, direi di no. Il peggio e il raccomandato avanza. Non saremmo ridotti così  anche se sembra essere quasi una tradizione: coloro che possiamo definire grandi artisti, vengono scoperti all’estero, o devono emigrare e, ancora di più, morire. Anche se i funerali ormai durano pochi minuti, per cui non si tramanda molto. Quanti sanno oggi chi è Moravia o Gilberto Govi per dire solo di due nomi celeberrimi?
D. Esiste un’opera alla quale sei più affezionato, quella del cuore?
R. No, o almeno non me ne rendo conto.
D. Scrivi sempre, vero? Per un vero scrittore scrivere è come respirare. Non si smette mai fino alla fine. A cosa stai lavorando adesso?
R. Non smetterò neanche dopo la morte. Spero di riuscire in questi ultimi anni ad avere una scrittura più serena che mi faccia accettare la morte di così tanti bambini o questa orribile violenza contro le donne, attuata da mariti o compagni ma, credo, che non mi ci abituerò mai. Perché non spostare tante milizie che temono l’ISIS a guardia e controllo serrato dei cattivi compagni? In fondo il terrorismo è molto meno pericoloso di un marito arrabbiato e violento,  no?
D. Hai vinto tantissimi premi. Qual è quello più rappresentativo, quello cui sei affezionato di più?
R. Nessuno, credimi. Ho avuto pudore e comunque sono quasi sempre alla carriera e dati con estrema delicatezza e senza fronzoli. Da oltre 40 anni non partecipo a nessun premio.
Grazie mille, Beppe, un uomo e un poeta eccezionale, dal grande animo,  e tanti tanti auguri per il prosieguo della tua attività letteraria tutta dal team GEArtis!

(NdR) Di seguito i premi vinti da Beppe:
·                    Premio Ragusa, libro siciliano dell'anno, 1984
·                    Premio Akesineide, 1987
·                    Premio Alfonso Gatto, 1990
·                    Premio Città di Ascoli, 1992
·                    Premio internazionale di poesia "Il Delfino d'Argento", Nettuno, 1992
·                    Premio Joppolo, 1997
·                    Premio Ciak per la poesia (Castel S. Angelo, Roma), 2008
·                    Premio Iceberg News per parole Teranova Festival (Villa Medici, Roma), 2008
·                    Premio alla carriera a "La Befana del Poliziotto 2009" Teatro Orione (Roma)
·                    Premio internazionale Città di Ostia: alla Carriera[22], Roma 2012.
·                    Premio alla Carriera al Nettuno PhotoFestival[23], Nettuno 2014.
·                    Premio Naim Araidi alla carriera, MonigArt Festival, settembre 2017

Giuditta Di Cristinzi


giovedì 29 novembre 2018

LE MIE INTERVISTE

(BOZZA) INTERVISTA A
MARIANO SABATINI

Mariano Sabatini è un giornalista e scrittore italiano, nato il  18 marzo 1971 a  Roma.
Ha iniziato a lavorare nel 1992 come cronista per una testata romana. Due anni  dopo   è stato  chiamato da Luciano Rispoli a sostituire un autore del Tappeto Volante su Telemontecarlo (TMC). Da allora ha proseguito parallelamente l'attività giornalistica (è iscritto all'ordine dal 1996) e quella di autore televisivo. Giorgio Dell'Arti e Massimo Parrini lo hanno inserito nel Catalogo dei viventi 2009. Nell'ambito del Festival della Letteratura 2013 è stato insignito del Premio Città di Giulianova.

Televisione

Dal 1994 fino a luglio 1998, e poi nel 2001 e fino al 2005, è stato autore del talk show Tappeto Volante, in onda prima su TMC poi su varie altre emittenti. Arrivato alla tv grazie all'intuizione di Luciano Rispoli che ha ravvisato in lui doti di autore, Mariano ha proseguito a collaborare con grandi network. Sempre per TMC, tra ottobre 1998 e gennaio 1999, è autore del "Primo Campionato di lingua italiana", nato sul modello del celeberrimo Parola mia che Luciano Rispoli aveva ideato e condotto per tre stagioni su Raiuno: un quiz che ha visto protagonisti giovani universitari alle prese con etimologie, definizioni, modi di dire e temi scritti in buon italiano. Tra il 2002 e il 2003 firma la riedizione di Parola mia, conduttore Luciano Rispoli: settanta appuntamenti su Raitre, per la quale ha avuto l'intuizione di scritturare, come partner di Rispoli, la scrittrice Chiara Gamberale.

Radio

Nel 1996 ha collaborato  con recensioni di cinema a Radiodue Time. Fino a giugno 1998, ha scritto  i testi di Punto d'incontro, programma-contenitore di Radiodue, per cui in voce una rubrica di cinema. Tra il 2003 e il 2004 è stato opinionista di Vacanze romane e Buongiorno domenica che Dina Luce conduce su Nuova Spazio Radio; nello stesso periodo ha collaborato  con Sesto potere su RadioRoma. Nel 2006-'07 è stato opinionista Playwatch di Fabio Canino e Francesca Zanni su Play Radio. Nelle stagioni 2007-08/ 2008- luglio '09, ha curato  la rubrica sulla tivù Breve durata d'ascolto, intervenendo su Radio Capital, a I Capitalisti di Flavia Cercato e Andrea Pellizzari (sostituito dal giornalista musicale Massimo Cotto). Dal 2005 ha firmato  la rubrica Mi scappa la tv all'interno del FizzShow su una syndication radiofonica nazionale e dal 2007 ha elargito Consigli per le letture su IdeaRadio in Nove undici di Tindari Barbera e Claudia Ungaro.

Testate

Dagli anni novanta ha scritto e curato rubriche di cultura, costume, spettacoli per Il Tempo, Il Giornale, Ecco, i quotidiani del gruppo Agl Espresso, Gioia,  Bella,  Set,  Film Tv,  Novella 2000, Campus, Maxim, Vera, Vent'anni,  Il Mucchio Selvaggio, Nuovo male settimanale, Cosmopolitan, Intimità (diretto da Bice Biagi), King, Moda, Onda Tv, Radiocorriere TV, l'agenzia Italpress,Metro, Italia Oggi. Affaritaliani. Da settembre 2010 collabora con il portale giornalistico Tiscali: Notizie.

Libri / editoria

Nel 2001 ha scritto (con Oriana Maerini) La sostenibile leggerezza del cinema, libro-intervista con il regista Mario Monicelli (Edizioni Scientifiche Italiane), del quale Enzo Natta su Famiglia cristiana scrive: «È un gioco della verità. E l'autoritratto che se ne ricava da questo colloquio va oltre le convenzioni e le regole di un abusato fair-play». Nel 2005 ha pubblicato il libro Trucchi d'autore (ed. Nutrimenti), sulle abitudini, i tic, i segreti, le manie, le tecniche di lavoro degli scrittori famosi, tra cui Andrea Camilleri, Giorgio Faletti, Dacia Maraini, Cristina Comencini, Rosetta Loy, Alberto Bevilacqua e altri. Nel 2006 esce il volume Vi racconto Montalbano, che contiene un capitolo a firma di Sabatini. Nell'ottobre 2007 ha pubblicato  Altri Trucchi d'autore (ed. Nutrimenti). Nell'Aprile 2009 ha pubblicato, presso Aliberti editore, Ci metto la firma! sulla gavetta di 60 giornalisti famosi.  Nell'ottobre 2012, Sabatini ha pubblicato  È la Tv, bellezza! (ed. Lupetti) sottotitolo Se la conosci, puoi difenderti. A marzo 2016 ha scritto  e pubblicato  il suo primo romanzo L'inganno dell'ippocastano, protagonista il giornalista investigatore Leo Malinverno. Il romanzo, pubblicato da Adriano Salani Editore, si è aggiudicato  il Premio Flaiano e il Premio Mariano Romiti opera prima 2017. Nel 2017 ha pubblicato con lo stesso editore PRIMO VENNE CAINO, romanzo noir che segna il ritorno di Leo Malinverno.
Insomma, lunghissimo e ricco il curriculum del nostro ospite di oggi.

 

Intervista




D. MARIANO, TU HAI PIU’ RUOLI, PIU’ ATTIVITA’. QUALE TI è PIU’ CONGENIALE, IN QUALE TI RICONOSCI DI PIU’?


D. HAI SCRITTO VARI LIBRI DI SAGGISTICA, SUL CINEMA, SUI TIC DEGLI SCRITTORI, SUL GIORNALISMO. COME SEI PASSATO ALLA NARRATIVA E IN PARTICOLARE A QUELLA DI GENERE?

D. La prima volta si è trattato di un giallo molto  INTRECCIATO CON LA REALTA’, CON L’ATTUALITA’…

D. Nel libro L’inganno dell’ippocastano la storia è AMBIENTATA A ROMA,  LA TUA CITTA’, dunque in una realtà  CHE CONOSCI BENE.

D. Nel libro parli di una storia che potrebbe essere intrecciata con la nota vicenda di MAFIA CAPITALE, tant’è che  DE GIOVANNI recensisce il libro con un forte apprezzamento e parla di preveggenza.  

D. Il titolo, L’INGANNO DELL’IPPOCASTANO, da dove nasce?

D. I PROTAGONISTI SONO GIORNALISTI COME TE. TI RAPPRESENTANO? E’ STATO PIU’ DIFFICILE COSTRUIRE LA TRAMA O LA PSICOLOGIA DEI PERSONAGGI?

D. E SE NE VOLESSI FARE UN FILM ?

D. Nel 2017  è uscita sempre con DALANI editore la seconda avventura di Malinverno. Parlaci dell’ultimo libro.

D. Una grossa introspezione psicologica dunque.

D. Dimmi, sei più affezionato al primo o al secondo?

D. Hai vinto diversi premi vero? Quali?

D. Pensi di andare avanti così, con i gialli o i noir? Perché? Aiutano ad esprimere bene l’animo umano?

D. Qual è lo STATO DELLA LETTERATURA italiana  OGGI e della LETTERATURA DI GENERE? Perché tanti gialli, tanti investigatori, di tutti i tipi…


D. Una curiosità, come scrivi? Al mattino, alla sera, ti ritiri in un posto isolato, riesci a farlo a casa, scrivi al computer o a penna? Hai qualche tic, qualche abitudine particolare come ad esempio ne aveva il grande Simenon?

D. Parlaci dei tuoi prossimi progetti o è tutto top secret?

D. Allora a presto e buon lavoro.






mercoledì 28 novembre 2018

LE MIE INTERVISTE

L’INTERVISTA
di Giuditta Di Cristinzi

Oggi è nostro gradito ospite Roberto Ippolito, classe “51, scrittore e giornalista, autore di svariati best seller come
Evasori e Il Bel Paese maltratto pubblicati da Bompiani seguiti dagli ultimi tre libri con Chiarelettere, nell’ordine Ignoranti, Abusivi e Eurosprechi. In precedenza altri suoi titoli sono usciti con Laterza. 
Ma Roberto è anche un attivissimo operatore e organizzatore culturale. Infatti   ha ideato e diretto diversi eventi tra cui "Voluminosi" presso i  Granai a Roma, festival letterario non stop,  Libri al centro  a Cinecittà, primo festival  svolto in un centro commerciale, "conPasolini" sempre  a Roma, Nel baule  al Maxxi, A tutto volume  a  Ragusa e  Pagine in cammino a Castellaneta. Inoltre è stato editor del Festival dell'economia di Trento e ha dato vita al Tour del Brutto dell'Appia Antica.
Ha curato a lungo  l’economia  per il quotidiano La Stampa  ed è stato direttore della comunicazione di Confindustria e delle  relazioni esterne dell'università LUISS di Roma. Ippolito ha avuto anche un’esperienza come docente di "Imprese e concorrenza" alla Scuola superiore di giornalismo della stessa LUISS.
Roberto, professionista della carta stampata dai variegati interessi, è oggi soprattutto scrittore di saggistica: dal 2000 ha dato alle stampe otto libri di inchiesta e approfondimento economico, politico, sociale e di costume. 
D. Benvenuto su GEArtis Web Magazine, Roberto. Vorrei sapere innanzitutto qual è stata la tua formazione?
R. Metterei in fila il vocabolario e i due volumi di un’enciclopedia che c’erano a casa che mi attiravano sin da piccolissimo; poi ci sono stati gli studi; poi ancora tanta lettura, il più possibile, di tutto cioè libri e giornali; l’edicola che è stata preziosa, consentendo di spaziare su ogni tema, di confrontare tante voci, di vedere gli approcci più diversi.
D. Dunque preparazione "enciclopedica", un po' scolastica, un po' fai da te. 
Ma da dove nasce tanto interesse per certi aspetti del vivere sociale e perché hai lasciato il giornalismo tout court per dedicarti alla saggistica e agli approfondimenti che hanno dato vita ai tuoi best seller?
R. Con molta banalità potrei rispondere che su questo nostro magnifico pianeta viviamo in una comunità, non essendo soli. Cosa accade intorno a noi è importante, in ogni istante,  e sapendolo può avere rilievo cosa possiamo far accadere. In una comunità le regole e il rispetto delle regole sono essenziali. Come sarebbe possibile non occuparsene? E come non pensare agli altri senza ricavarne infiniti stimoli? Il giornalismo è nel mio DNA. Nel giornalismo ci sono la scoperta degli avvenimenti e dei comportamenti, la ricerca dei dati dei fatti, la voglia di scavare nelle cose, i tentativi di comprendere e episodi e fenomeni e racconti. I tempi incalzanti del giornalismo sono gli stessi del mio modo di essere. Dopo aver compiuto un lungo percorso stando in prima linea in questo campo, ho sviluppato la mia attività su una prospettiva più ampia, per ricostruire dettagliatamente interi scenari. Con l’insaziabile curiosità di sempre! 
D. I libri di saggistica hanno la capacità di ampliare le conoscenze, di illustrare le tendenze di uno specifico settore, di analizzare i cambiamenti in atto e di guardare le possibili evoluzioni future. Quale peso hanno oggi?
R. La saggistica di attualità vive una stagione particolarmente difficile nel mercato editoriale che in generale non brilla. La disponibilità immediata di tante informazioni on line può dare l’illusione di sapere tutto con poche cliccate, dimenticando che un serio libro d’inchiesta o di analisi della realtà è frutto di mesi e mesi e mesi di lavoro. I libri possono essere l’antidoto ai toni esagerati, agli insulti e all’aggressività che si sono diffusi troppo. Ma non si vede traccia di una vera politica di sostegno ai libri, non per aiutare un editore o un autore in particolare ma per favorire la crescita collettiva.
D.
Italiani, un popolo di evasori, geniali, sregolati, abusivi, ignoranti. Questo il ritratto poco entusiasmante che sembra venir fuori dai titoli dei tuoi libri. E’ davvero così o è una favola antica? 
R. L’Italia e gli italiani, bisogna dirlo, sono una meraviglia. Poi potrei rispondere che non c’è una favola antica ma una favola attuale, una triste favola contemporanea. Le persone oneste e le persone preparate sono un’infinità. Ma guardando in faccia la realtà, cercando di rendersi conto di come stanno davvero le cose, si deve prendere atto dell’enormità dell’evasione fiscale, dell’abusivismo in tutti,  proprio tutti, i campi di attività, degli ultimi posti occupati dall’Italia nelle classifiche internazionali relative all’istruzione e alle competenze. Geni ne abbiamo, geni che hanno studiato e continuano a farlo ogni giorno. Ma purtroppo i dati documentano le spalle girate alle regole e alla preparazione. Come autore penso che sapere è importante per contribuire, ognuno di noi, a migliorare le cose. Nasconderle significa peggiorarle. Chi ama l’Italia non lo fa.
D. Come siamo veramente adesso e come sono le nuove generazioni?
R. C’è tanto di bello, di entusiasmante, di scattante nelle
nuove generazioni. Alle quali però vengono anche negati strumenti adeguati per l’istruzione, la cultura, la convivenza civile.
D. Possiamo tracciare una mappa geografica sui difetti degni italiani, ci sono ancora grandi differenze tra nord e sud, quanto a evasione fiscale, abusivismo e ignoranza, o c’è una certa omogeneità nella distribuzione dei vizi che caratterizzano gli abitanti del Bel Paese?
R. Non si scopre nulla parlando delle divaricazioni Nord-Sud che purtroppo resistono nel tempo. Ma bisogna fare attenzione a tutti gli aspetti. Faccio qualche esempio. Il Nord evade di più e il Sud ha più evasori. Il Sud ha più abusi edilizi e il Nord più abusivismo nelle professioni. Il Sud ha più dispersione scolastica ma non è tutto oro per l’istruzione al Nord. 
D. Interessante. Tu hai anche scritto di eurosprechi, ai quali hai dedicato da europeista l’ultimo tuo libro. Dunque conosci a fondo, per averla studiata, la situazione dell'Unione. A che punto siamo oggi? Cosa vuole l'Europa da noi e cosa può darci ancora?
R. L’Unione Europea non è un’entità astratta che incombe su di noi. E’ un’istituzione senza pari nella storia di tutta l’umanità essendo formata da stati che si sono legati insieme per scelta democratica, convinta, sostenuta dai trattati e dai parlamenti nazionali. Capovolgerei perciò la domanda: che cosa possiamo dare all’Europa? Tanto, tantissimo. Essendo l’Unione il frutto della volontà convergente dei singoli paesi membri, è indispensabile appunto che i singoli paesi membri si adoperino per renderla più forte, più bella, più attraente, più efficace sul piano istituzionale e su quello amministrativo. Che oggi l’Europa funzioni male è un fatto. Basandomi sugli oltre cento documenti ufficiali che ho utilizzato, nel mio libro svelo come i soldi si buttano via in misura non accettabile. Le cose possono cambiare. Se lo vogliamo. L’Europa può riprendere slancio. Se lo vogliamo. Ma oggi è un’impresa tremendamente difficile. Per me irrinunciabile.
D. Essendo un europeista convinto, sei preoccupato per l'attuale situazione economica e politica in Italia? Quali prospettive intravedi? 
R. L’attacco sistematico e denigratorio all’Unione Europea dipinta anche, addirittura, come la causa di tutti i nostri mali non ha fondamento. Le regole che dobbiamo rispettare sul fronte economico sono le regole che abbiamo sottoscritto con i trattati internazionali e che a nostra volta desideriamo veder rispettate da tutti gli altri paesi membri. L’Unione Europea è stata ed è importante per la nostra economia. L’euro ci ha dato e ci dà grossi benefici. Lo spaventoso debito pubblico dell’Italia è stato invece creato in Italia e può fare danni ai partners: è nostro dovere ridurlo. È evidente che sono più che preoccupato per le nostre scelte.  
D. Condivido appieno. Come si costruisce un libro d’inchiesta come uno dei tuoi, quali sono le fonti, il metodo e quanto tempo ci vuole? Fai tutto da solo o ti avvali di collaboratori?
R.
Un libro d’inchiesta si costruisce cercando e  poi cercando. E poi cercando. E cercando ancora. Guardando per strada, mettendo le mani nei cassetti, aprendo i siti, chiedendo in giro, leggendo tanto eccetera eccetera. Non c’è limite alle fonti. Il metodo è non darsi mai pace. Il tempo medio per un mio libro è di un anno, con alcuni periodi a tempo pieno ovvero dodici ore o anche più al giorno. Nessun collaboratore: con una battuta posso dire che a stento mi fido di me stesso. E in fondo non è neanche una battuta: mi controllo ogni virgola io stesso mille volte, affiancato dal prezioso lavoro della casa editrice.
D. Scriveresti mai un romanzo o non è proprio nelle tue corde? 
R. Sarebbe bellissimo farlo. Anche se uso una tecnica narrativa nei miei libri, ho la difficoltà di essere molto legato alla realtà.
D. Cosa ami leggere e qual è il tuo libro del cuore, il tuo scrittore preferito? E il giornalista che ritieni sia stato il tuo maestro?  
R. Leggo molta narrativa per entrare in mondi diversi. Come non parlare di Gabriel Garcia Marquez e dei suoi “Cent’anni di solitudine”, trionfo di una pazzesca costruzione fantastica? In pratica ho già detto che il mio maestro è l’edicola: tutta, con tutti coloro che ogni giorno l’abitano, di carta e digitale.
D. Dacci un'anteprima. A cosa stai lavorando adesso? Su quale argomento si incentrerà il tuo prossimo libro? Ancora un'inchiesta?
R. Sto compiendo delle ricerche e io stesso non so cosa accadrà.
D. Quindi ci lasci con una curiosità inevasa. Comunque, grazie mille Roberto, le donne GEArtis ti augurano buon lavoro e sperano di leggerti presto.
R. Credo che questo ringraziamento avrebbe dovuto chiudere l’intervista. Ma sono io a dire grazie a voi donne GEArtis per avermi fatto parlare insieme e per la considerazione. Grazie alle donne che si impegnano per la cultura!



E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...