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mercoledì 5 giugno 2024

Il narcisismo

 Una patologia psicologica molto diffusa è quella del narcisismo, appunto patologico, distinto in benigno o maligno o, ancora, in covert e overt. 

Affligge soprattutto i maschi ma spesso  anche le donne. È una patologia particolare perché causa molta sofferenza nel partner del narcisista mentre viene appena percepita da chi ne è portatore. Infatti  la persona che ne soffre, che normalmente non sente l'esigenza di curarsi, pone in atto una serie di rapporti complessi e insoddisfacenti che si ritorceranno comunque contro di lui.

 Come dice il nome,  il narcisismo deriva dal mito di Narciso, ovvero di Narciso ed Eco.  Il mito è molto importante per comprendere le dinamiche del narcisista e dell'Eco di turno, che si ritroverà totalmente svuotato, confuso, altalenante, bistrattato, risucchiato nell'emotività come Eco dalla voce. 

Eco infatti, dopo aver amato Narciso, non può far altro che ripetere le voci che sente ma non ha più una voce propria, lì dove il logos, il verbo sono estremamente importanti nell'espressione di una persona. 

C'è sempre una luce

Il narcisista   è una persona che ha subito una grave sofferenza durante la prima infanzia, si è sentito trascurato, criticato, mortificato, probabilmente dalla madre, indesiderato e ha creato una scorza attorno a sé,  pertanto finge magnificenza, finge  sicurezza,  è tronfio,  appare superbo o superiore, molto spesso ha anche una postura particolare, un fisico che lo caratterizza,  un petto gonfio,  gambe sottili, una particolare prominenza della parte superiore, del tronco.

Il narcisista non è empatico, non riesce a provare sentimenti e quindi mutua sentimenti e sensibilità dall'altro, molto spesso dal partner, una persona che soffre molto accanto, direi dietro al narcisista e che spesso è un affettivo dipendente quindi uno che crede in qualche maniera di non meritare amore, di non meritare affetto, sempre per trascorsi infantili poco sani, quindi subisce e accetta maltrattamenti fisici, verbali o anche solo psicologici da parte del narcisista che fa il bello e il  cattivo tempo:  bombarda di attenzioni in una fase iniziale,  quella del love  bombing, e maltratta successivamente o addirittura scompare. 

Il n. è seduttivo, brillante, attraente, in genere appariscente, tiene banco,  veste bene, spesso è un professionista di valore, colpisce in qualche maniera l'immaginario specie femminile e poi si allontana o maltrattata o sminuisce la persona che ha di fronte.  

L'interlocutore che soffre di tutto ciò, ne  diviene dipendente. All'interno di questa dinamica malsana di bastone e carota si forma una coppia che dovrebbe effettuare una terapia a due, cosa abbastanza difficile,  oppure individuale dell'uno e dell'altro o dell'altra, ma il narcisista non ritiene di avere un problema o, anche se comprende, sospetta di avere qualcosa che non va, non lo riconoscerà mai apertamente e quindi difficilmente si sottoporrà ad una terapia psicologica che metterebbe nuovamente in luce la sua grande ferita, il  rifiuto subito  da bambino.

Egli  ha creduto di poter medicare o  risolvere ammantandosi di questa sorta di superiorità fittizia, di questo senso di  onnipotenza.

Difficile la terapia anche per il dipendente affettivo che invece ricorrerà ad un aiuto perché stremato ma difficilmente riuscirà a risolvere in quanto è come un qualsiasi altro dipendente,  come un alcolista o un drogato.  

La sua droga, la sua bottiglia, la sua eroina è il partner che a volte  lo porta giù all'inferno e lo fa soffrire tantissimo e a volte lo esalta e lo porta in paradiso dandogli piaceri inconsueti ed emozioni forti.

Il segreto per lui è rafforzarsi e divenire più sicuro di sé.

domenica 10 dicembre 2023

ECO E NARCISO

 Giornata casalinga di riflessioni e scrittura e molto altro. 

E' iniziata presto, perché alla mi età non si dorme più come prima, più come si vorrebbe.

Sono scesa giù in cucina e mi sono preparata la solta parca colazione, nessuna concessione alla domenica e alle calorie di troppo. Poi sono tornata nella tana e ho letto e scritto, ho guardato la tv e ho tracciato il canovaccio per il prossimo romanzo, Non solo botte. Un libro sul tema dei rapporti tossici, della violenza insolente sulle donne, sulla dipendenza affettiva e sugli uomini che attirano le donne fragili. 

Riuscirò a scriverlo, a terminarlo? Non lo so, scrivere è difficile ed è innanzi tutto una fatica, materiale e psicologica, un travaglio e un parto. Non è così scontato. 

Poi sono scesa di nuovo per pranzo. In realtà se n'è occupato Claudio, per fortuna, dalla spesa alla preparazione di un bel piatto di pappardelle ai funghi porcini. 

Siamo soli, noi due. I ragazzi sono via. 

In questi giorni il pensiero è andato all'inizio della nostra storia, nient'affatto lineare, non come sembra. 

Il 4 dicembre di trenta anni fa partimmo per un viaggio a Londra e lì iniziò tutto. Avvistamento, valutazione, avvicinamento, corteggiamento, fidanzamento e via. Innamoramento, passione, alti e bassi, il concorso, il matrimonio, la casa, i tre figli, le nostre famiglie, così diverse, le litigate, le riappacificazioni, i viaggi, gli acquisti, i figli impegnativi e sempre più grandi, i problemi di salute, i lutti, il lavoro che poteva essere insieme e insieme non è stato. Tutto il mondo che gira attorno e noi, nostro malgrado, malfermi, ma al centro, asse inclinato di un'esistenza che gira e che è andata avanti ben oltre la metà del cammino. 

Dopo il pranzo, Domenica in, un programma che mi distende. E poi un funerale, triste, prematuro. Uno di noi, uno che poteva essere noi. 

Una comunità che si stringe in lacrime sotto le ciminiere, ancora una volta...

Son tornata e con la compagnia di cane  e  gatto ho finito una borsa all'uncinetto per un'amica cara, una che se la merita, una persona disponibile, presente, rara. 




Poi ho ascoltato su YouTube un video intero e lungo di Massimo Borgioni, uno psicoterapeuta che la sa lunga. Bravissimo.


Un intervento magnifico, illuminante, magistrale. Eco e Narciso, un mito utile per il libro che mi accingo a scrivere. 

E poi ho visto Il diario di Bridget Jones, un film cult sullo stesso tema, un narcisista patologico e una dipendente affettiva.


Per scrivere bisogna documentarsi. Anche per vivere, per comprendere, per fare autoterapia. 

E poi la cena, un bicchiere di vino rosso, il cane, il gatto,
diversamente e parimenti affettuosi, la televisione, una sigaretta, il mio blog, la mia scrittura. Sempre. 

Perché Eco si perde quando svende il suo talento e lo abbandona. Io non voglio farlo, per quanto possa apparire tardi, in primis a me, voglio coltivare la mia vocazione, nutrire il mio talento, riscattarmi, aver fiducia, essere forte, avere la mia narrazione, la mia voce, che non sia solo un'eco. 

Tra Eco e Narciso


chi è più dipendente, chi più Narciso? Se fosse esattamente il contrario? Vedremo...

E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...