LIFE STYLE BENESSEREBELLESSERE AVVOCATOAMICO VIAGGI CUCINA MAMMA+FIGLI SCRITTURA LIBRIITALIAN STYLE

Visualizzazione post con etichetta Letteratura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Letteratura. Mostra tutti i post

mercoledì 9 luglio 2025

 

II

Gaetanina                                                                                                       Gioia sospesa

Aversa, 25 settembre 1958

 

 

Oggi avrebbe potuto essere la giornata più bella della mia vita.

Quando stamattina mamma mi ha chiamato dicendo che c’era una lettera dal provveditorato, sono balzata in piedi e sono volata giù dalle scale.

  Gaetanì, c’è una raccomandata per te, è ’na busta gialla.

  Mo vengo, ma’. E che sarà?!

Ho afferrato e strappato la busta. Ho letto avidamente e non potevo credere ai miei occhi. Era un incarico all’insegnamento nella scuola elementare di Lauria, vicino Potenza, un incarico annuale. Certo, una sede molto lontana e scomoda.

Ho pensato subito che papà si sarebbe opposto, ma mamma è stata subito dalla mia parte. Credo che proietti su di me le sue vecchie aspirazioni; lei, una donna così intelligente, finita in questa campagna desolata con una persona coi paraocchi come papà, con i suoceri in casa e poi con zia Gaetana, che, per carità, ci adora e vive per noi, ma a volte è davvero pesante.

Quando papà è rientrato per pranzo, mamma gli ha detto subito:

  Vincè, vedi che Gaetanina ha una bella cosa da farti vedere.

Io gli ho mostrato la lettera e lui mi ha guardato dritto negli occhi.

sabato 1 maggio 2021

ARTICOLO 4

 

CULTURA Finchè il caffè è caldo …si può tornare indietro

VIAGGI NEL TEMPO nell’interessante libro del giapponese Toshikazu Kawaguchi

Ho appena finito di leggere FINCHE’ IL CAFFE’ E’ CALDO del narratore Toshikazu Kawaguchi  che, con un grande sforzo di fantasia o forse interpretando un recondito desiderio di noi tutti, immagina che in particolari condizioni sia possibile viaggiare nel tempo.

Tutto accade in un particolare caffè di Tokio gestito da un omone buono, Nagare, e dalla moglie Kei, con l’aiuto di una imperturbabile collaboratrice  di nome  Kazu, che ha il compito di versare un particolarissimo caffè.

L’atmosfera del bar è rarefatta, le pareti hanno il colore del tempo, gli avventori sono conoscenti e abitué. Ma ogni tanto fa ingresso nel locale qualcuno che per un motivo particolare, un rimpianto, un rimorso, un dubbio, vuole tornare indietro nel tempo, a un momento ben preciso, per incontrare una persona in particolare e rivivere una situazione determinante della sua vita.

La possibilità di tornare indietro fluisce in una rigida cerimonia con regole e restrizioni, la principale: nonostante tutto il futuro non potrà cambiare. Tuttavia tornare indietro, con la consapevolezza del domani, aiuterà a comprendere e ad avere un atteggiamento diverso nei confronti di chi si ama, un fidanzato, un figlio, una sorella, un marito e a dire le persone giuste. La magia permette anche di viaggiare nel futuro e di scorgere quello che accadrà.

Il libro del  giapponese, pubblicato nel 2015, ha scalato le classifiche e ha venduto oltre un milione di copie, forse perché fa viaggiare, oltre che nel tempo, con la fantasia a quello che si vorrebbe, a quello che avremmo potuto fare, attraversando i  dubbi e i desideri di ciascuno di noi. La  prosa di Kawaguchi è pulita, semplice e asciutta e tiene attaccati al libro fino alla 177ema e ultima pagina.

Il romanzo ha avuto grande successo mondiale tanto che ha avuto un seguito nel 2020,  parimenti graditissimo, in BASTA UN CAFFE’ PER ESSERE FELICI.

Peccato che questo speciale caffè che fa viaggiare in avanti e indietro nel tempo non ci sia, ma è lo spunto per una riflessione su come utilizzare la nostra preziosa e irripetibile esistenza.

Venafro, 25 aprile 2021

                                                                                     Giuditta Di Cristinzi

martedì 25 agosto 2020

LETTERATURA INGLESE


Anche piccole sfumature rendono grandi i grandi.

Oggi, leggendo un articolo di Leonetta BentivoglioLeonetta Bentivoglio (@bentivoglio_l) | Twitter su Robinson, Ecco il nuovo Robinson - la Repubblicainserto cultura di Repubblica,  Il talento di Mister George Eliot, ho pensato una cosa.

George Eliot Due secoli fa nasceva George Eliot - il Tascabileera lo pseudonimo maschile della scrittrice inglese di epoca vittoriana Mary Jane Evans  (1819-1880). (George Eliot, pseudonimo di Mary Anne (Marian) Evans coniugata Cross (Arbury, 22 novembre 1819  Londra, 22 dicembre 1880), è stata una scrittrice britannica, una delle più importanti dell'età vittorianaMary Anne Evans usò uno pseudonimo maschile a partire dalla sua prima opera narrativa, Scenes of Clerical Life, come era comune a quel tempo per le scrittrici (per esempio, le sorelle Brontë). Lo fece per due ragioni: da un lato, come disse lei stessa, per essere presa sul serio ed evitare che i suoi romanzi fossero letti col preconcetto che si trattasse di sola letteratura "per signore", e quindi minore, non comparabile alla grande letteratura; dall'altro lato desiderava tenere le sue opere al riparo del pregiudizio sociale che la colpiva in quanto compagna di un uomo sposato, il filosofo e critico George Henry Lewes, con il quale visse vent'anni. Fu solo dopo aver raggiunto una certa fama come romanziera che si fece avanti per rivendicare le proprie opere, con lo scandalo di molti lettori; e nonostante il successo, le occorse ancora molto tempo per essere accettata nella buona società. Continuò sempre comunque ad usare lo pseudonimo con cui era diventata celebre. Fonte Wikipedia)

A quei tempi le donne non erano "autorizzate" a scrivere o forse scrivere per una donna era considerata una stranezza. Altro esempio sono le famosissime sorelle Bronte (Per timore che le loro opere fallissero per i pregiudizi che allora esistevano nei confronti delle donne, le tre sorelle si firmarono con uno pseudonimo maschile, che mantenesse però le iniziali dei loro nomi: Charlotte scelse Currer Bell, Emily preferì Ellis Bell, mentre Anne decise per Acton Bell. Fonte Wikipedia) che pubblicarono i primi testi con nom de plume.  

Ebbene, ho pensato al titolo di un giallo di Agatha Christie, Perché non l'hanno chiesto a Evans?,  ove tutta a narrazione è giocata e risolta con l'enigma-omissione di non aver chiesto notizie essenziali sul dellitto a ... Evans, che in realtà non è un uomo ma una cameriera che sposandosi ha assunto il cognome del marito. 

E se la scelta del titolo non fosse stata casuale? Se la nota giallista avesse voluto rendere onore alla grande scrittrice connazionale che l'aveva preceduta e che aveva spianato la strada alle donne scrittrici con una sottile menzione, sottileandone in modo sottile la piena legittimazione?

martedì 27 novembre 2018

LE MIE INTERVISTE

L’INTERVISTA
di Giuditta Di Cristinzi

Walter Lazzarin, classe 1982, di Rovigo, è un ragazzo dal multiforme ingegno. Figlio unico, ha frequentato il liceo scientifico della sua città e ha intrapreso in seguito studi diversi e disparati. Prima ha conseguito la laurea in Economia Aziendale presso l'Università di Bologna, poi ha studiato Filosofia a Padova.
Ha da sempre una grande passione per il calcio ed è un mago con le parole: costruisce tautogrammi, ovvero componimenti in cui tutte le parole usate, che siano sostantivi, verbi, aggettivi o altro, hanno la stessa lettera iniziale, segno questo di grande e sveglia intelligenza "letteraria", non disgiunta da interessi variegati e singolare verve.
Ama viaggiare, bere birra e fare nuove esperienze. Qualche tempo fa è partito da casa con uno zaino e una Olivetti Lettera 32 e si è inventato l'iniziativa Scrittore per strada (che qualcuno ha anche cercato di imitare e ripetere) per promuovere il suo romanzo IL DRAGO NON SI DROGA, titolo dal simpatico gioco di parole, storia in cui Walter narra vicende giovanili di grande attualità, in cui l'eroina non è certo un'eroina, ma un drago da combattere e vincere.
Ha un blog, http://scrittoreperstrada.blogspot.it e ha tenuto una rubrica fissa nella trasmissione televisiva DRIBBLING in onda il sabato su RAI 2, ove ha potuto conciliare le sue due principali passioni, il calcio e le parole.
D. Walter, hai davvero tanti interessi. Ma se dovessi dire qual è la tua passione principale?
R. Sviluppare e conoscere me stesso!
D. Interessante, il vecchio gnothi seauton (scritto così è orribile!) di socratiana memoria. Del resto da un filosofo non ci si poteva aspettare niente di meno! Ma con precisione, qual è stata la tua formazione?
R. Ho letto molto Topolino.
D. Divertente. Ed eri bravo a scuola? E all'università?
R. Alle elementari andavo bene, senza sforzo, poi ho continuato a impegnarmi sempre poco, con l’unico obiettivo di non avere mai insufficienze. Non mi interessava prendere voti alti, anzi lo trovavo fatica sprecata. Così è stato fino alla laurea in Economia. Con Filosofia ho deciso di fare sul serio, mi sembrava importante per il mio futuro lavorativo, e sono uscito con 110 e lode.
D. Complimenti! Quanti anni avevi quando hai scritto il tuo primo romanzo e quanto tempo hai impiegato per completarlo?
R. Era il 2005, avevo 22 anni. In teoria l’ho finito in pochi mesi, in pratica per anni mi sono dedicato alla revisione e alla riscrittura. Finché, nel 2011, mi sono deciso a spedirlo e dopo qualche mese un editore si è fatto vivo per pubblicarlo. Così è nato A volte un bacio. Edizioni Il Foglio.
D. Hai portato in giro il tuo Drago in tutta Italia: un'esperienza strepitosa, credo. Cosa ti ha regalato in termini di umanità questa avventura?
R. Sono sempre stato abbastanza misantropo. E tuttora non è che abbia grande considerazione dell’essere umano medio. Ma nel corso del mio progetto ho conosciuto in ogni parte d’Italia un sacco di persone fantastiche, che mi hanno accolto nelle loro case e fatto sentire spesso come uno della famiglia (anche a Venafro mi è successo).
D. Certo, ospite di EtCetera e mio. Come hai vissuto in quel periodo?
R. Il primo anno di Scrittore per strada, quello in cui ogni giorno o quasi ero in viaggio, è stato denso. Densissimo. Decine e decine di città, venti regioni, l’approdo in Tv, articoli su La Repubblica e Il Corriere e La Stampa. Mi sentivo in perenne crescita, e al contempo ogni volta che lasciavo un posto mi sembrava di perdere qualcosa, temevo di non rivedere mai più amici che per un certo periodo per me hanno rappresentato tutto.
D. Dunque si può vivere di letteratura, anzi addirittura di tautogrammi?
R. Si può, si può.
D. Dopo il Drago, cosa hai scritto?
R. Due romanzi, ancora inediti. E una raccolta di tautogrammi, Ventuno vicende vagamente vergognose, pubblicata da CasaSirio.
D. È difficile pubblicare in Italia o, meglio, pubblicare gratuitamente? Si vendono i libri? Dove sta andando il mondo dell'editoria oggi e quello della letteratura in genere?
R. Pubblicare, giustamente, non è facile. Pubblicare a pagamento è facilissimo, però. Ma non credo che riservi soddisfazioni. Ho avuto la fortuna di trovare, già dal 2011, editori disposti a scommettere su di me. In quanto all’editoria in generale: non è un mercato in crescita, questo no, ma per l’editoria di qualità c’è ancora spazio. La letteratura resta una forma d’arte unica, diversa dal cinema e da ogni altra modalità di esperienza estetica.
D. Che senso ha, nell'epoca digitale cui appartieni a pieno titolo per età, andare in giro a scrivere con una vecchia Olivetti?
R . Ho una pessima grafia, altrimenti avrei scritto a mano!
D. Come hai fatto per approdare in TV?
R. Le prime volte in cui sono stato ospite è stato sempre in seguito a qualche articolo uscito su un quotidiano nazionale, come La Repubblica. Quando ho iniziato a lavorare per Rai 2, invece, è stato grazie a un regista di Rai Sport, che mi ha scoperto e mi ha proposto al direttore.
D. A cosa stai lavorando adesso?
R. A un romanzo e a una terza raccolta di tautogrammi (in ambito cinematografico).
D. Dicci, sei fidanzato? Qual è la tua donna ideale o per adesso non hai in mente nulla di serio?
R. Sono single. E non credo di avere una donna ideale: mi piacciono le ragazze che sanno replicare alle mie battute, non mi piacciono le tipe complimentose. Poi, beh, se parliamo di fisico: non vado pazzo per le forme abbondanti. E guai se tifano per una certa squadra di Torino.
Benissimo, Walter, ti sei riconfermato per come ti conoscevo, un ragazzo brillante e simpatico, talentuoso e intraprendente.
Le donne GEArtis ti ringraziano e ti augurano buon lavoro e buona vita.
E naturalmente sperano di leggerti di nuovo molto presto.

Ciao Perugia,  tornerò!
Meriti più di una visita fugace,  ma ora mi aspetta la Venafro,  il  piccolo,  modesto, autentico  luogo della mia anima!



domenica 13 maggio 2018

NON LASCIARMI

Cosa potrebbe accadere se la scienza superasse i limiti dell'etica?
Intenso e lento, sconvolgente e rassicurante, attuale e classico, Non lasciarmi è un libro che fa riflettere e che consiglio a tutti, giovani e adulti. Una mirabile visione del premio Nobel Ishiguro che dovrebbe fungere da monito al desiderio di onnipotenza dell'uomo e da invito alla accettazione dei nostri limiti.

martedì 28 giugno 2016

LETTERATURA NASCEVA OGGI

Il 28 giugno del 1867 nasceva a Girgenti, in Sicilia, il premio Nobel Luigi Pirandello, autore prolifico, drammaturgo e poeta.
La motivazione del prestigioso premio ricevuto nel 1934 recita:"Per il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell'arte drammatica e teatrale". Per i temi trattati e per la vastità della sua produzione letteraria viene considerato uno dei maggiori scrittori del '900.

lunedì 14 aprile 2014

TRENI

Un mio racconto, NON SALIRE SU QUEL TRENO,  è stato appena pubblicato nell'antologia PERDERE IL TRENO,  L'Erudita di PERRONE EDITORE ROMA.

venerdì 7 marzo 2014

NESSUN DIO SULLA TERRA

"Dalissimo" sogna ad occhi  aperti un sogno che dura una vita intera.
E' la realtà?
Nessun Dio sulla terra, primo romanzo del romano Marco Pelliccione, in arte, appunto,  "Dalissimo", edito da Editrice Zona nel 2010, riflette verità distorte da una continua tensione tra essere e dover essere, quest'ultimo eteronomo e deviante. 
La narrazione delle vicende del protagonista Aurelio è fatta attraverso una prosa piana quanto visionaria, dialogica quanto onirica, in un continuo avvicendarsi di sogni e pensieri, reale e immaginato, incontri e ricordi. L'omosessualità narrata, un po' sofferta di chi -in tale habitus- non si accetta del tutto, forse  nella misura in cui non si sente accettato, è un espediente come un altro per sopravvivere a se stessi. La prosa di  "Dalissimo" fotografa una parte di mondo, esprime visioni, induce all'introspezione psicologica ed è sempre garbata e carezzevole, anche laddove l'argomento si fa più scabroso, come una passeggiata al mare, d'inverno. Giostra di personaggi ed epilogo a sorpresa che tinge di rosso l'intero racconto.
Anzi, matrioske di finali, uno dentro l'altro, a stupire il lettore fino all'ultima riga.

martedì 29 ottobre 2013

RECANATI-FRANCOFORTE: ANDATA E RITORNO





Mio figlio Ale sta studiando Leopardi. Io, ieri sera, ho cominciato a leggere Goethe. Benchè si tratti di artisti lontani tra loro, mi è sembrato di poter tracciare un parallelo. Vi sono tanti aspetti della vita dell'uno che rimandano all'altro. Goethe nacque a Francoforte sul Meno, cinquanta anni prima di Leopardi, che ebbe i natali a Recanati, entrambi da famiglie ricche, patrizie, nobili. Bambini precoci, enfants prodige, studiarono moltissimo, spesso in casa, nelle ricchissime biblioteche di famiglia, e incominciarono le loro produzioni letterarie in un'età in cui i nostri bambini frequentano le elementari e saprebbero a malapena scrivere un'ode maccheronica al loro idolo calcistico. Poliglotti tutti e due: Goethe studiò il tedesco, il latino, il greco, il francese, l'italiano, l'inglese l'ebraico. Leopardi studiò l'italiano, il latino, il greco, l'ebraico, il francese (lingua nella quale probabilmente lesse la prima versione del Faust), il sanscrito, l'inglese, lo spagnolo. Romantici, entrambi lessero i classici e Byron e Shelley e ne furono influenzati. Il primo fu un genio assoluto, universale, poeta, letterato, scienziato, pensatore, panteista e naturalista. Il nostro fu grande poeta, letterato, pensatore sensista, materialista, pessimista, esistenzialista. Forse non si conobbero e non ebbero modo di incontrarsi mai, ma sia l'uno che l'altro produssero pagine e pagine, affascinanti ed attuali, classiche. Entrambi morirono nel 1837.

E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...