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mercoledì 20 settembre 2023

MAMMA MIA

 


Un pranzo in suo onore, per l'onomastico, a Cascina Le Noci

Mamma a Scauri 

Scauri La Luccioletta

Con la sua amica del cuore ROSA DI NOTO D'AMICO

Di recente, mamma ed io insieme al Laghetto

Chissà dove a bere un caffè con me

Dopo la messa in memoria di babbo 

Tra le braccia di Pietro

Una distinta e bella signora 

Con Iva cara, il suo medico, la sua compagna di vita per 50 anni e oltre

HOTEL DORA Pranzo per i suoi 90 anni 

con gli amati nipoti 

A casa mia, al battesimo di Claudio Maria

a Rocca da Iva 

All'Hotel Dora per un suo onomastico
















                 























Faccio finta che tutto sia normale, esco, entro, parlo, scrivo, mi sono trattenuta a lungo a Scauri, al mare, lontana...
Ma in realtà nulla è normale e io sto facendo, in questi ultimi 100 giorni tristi,  soprattutto una cosa: elaborare il lutto di mia madre, della mia mamma adorata. 

Penso, ripenso, sogno, guardo foto, vado al cimitero, metto in ordine nella sua casa, vado lì a pulire, a 

innaffiare le piante, a svuotare un cassetto, a riordinare l'anta di un armadio, a sbrinare il frigo, vado a pensarla. 

Mi siedo sulla sua poltrona, mi stendo sul suo letto di morte, piango, urlo il suo nome invano ma mamma non risponde, mamma  non c'è più, è inutile, non ci sarà mai più, l'ho perduta per sempre. 

Mamma adorata, santa, sapiente, prodiga, paziente, mamma con le mani d'oro, mamma che mi adorava e viveva solo per me, figlia unica vezzeggiata e viziata, mamma cara, silenziosa, prudente, altruista, buona, opportuna, mamma che sapeva fare tutto, che mi ha insegnato tutto quello che so. 

Mi sento orfana come una bambina di tre anni invece ho goduto di lei per 56 anni, del suo saper fare, dei suoi regali immensi, piccoli o milionari, dei suoi consigli, del suo aiuto incessante, del buon esempio, dei suoi soldi. 

Mamma mia, come vorrei tenerti qui, ora, accanto a me, allo studio, mentre scrivo, e tu non volevi; vorrei prenderti la mano stanca e fare l'amore con gli occhi. Ti amo tanto mamma mia, è straziante non averti più accanto in carne e ossa, pelle e ossa. Ti eri consumata, non eri più autonoma, le badanti non le volevi, volevi solo me e io invece saltellavo di qua e di là. Ne provo il rimorso. 

Ti hanno trattata male, mamma mia bella? Dimmelo...

Mi chiamavi, volevi me. Venivo ogni giorno, più volte al giorno ma erano visite troppo fugaci per farti resistere alla vecchiaia. Avrei dovuto tenerti a casa con me, portarti in giro, stare più tempo con te a chiacchierare, ma tu eri così chiusa, sempre arrabbiata. Mi guardavi con aria di rimprovero, di critica, di disapprovazione. Oh, mamma ci siamo amate così tanto, anni e anni di simbiosi. Ho dovuto staccarmi e ora mi pento. Eravamo diverse. Tu antica, severa, parca; io divisa e figlia del mio tempo come di te.

Ti vorrei ancora e ancora. E tu non puoi tornare. Chissà se ci rivedremo quando verrò io ma io non credo, non credo in nulla. 

Posso solo dire che ti amo, che mi manchi, che a volte mi sento perduta, sola, defraudata, bisognosa. Non ho più nessuno alle mie spalle, nessuno che mi ami come te, nonostante la mia bella e numerosa famiglia. 

Mamma mia, è dura. parole e lacrime non esprimono il vuoto, il disorientamento, il rimpianto, la mancanza, il rimorso, l'amore. 

Solo una cosa mi fa un po' di luce, benché tu sia andata via con dolore, consunta, stanca, vecchia, che sei andata via tra le mie braccia. Io ho raccolto il tuo respiro, io ho avuto il tuo ultimo sguardo perso nel vuoto, con Iva accanto e Umberto vicino. 

Riposa in pace e nella luce che meriti, mia adorata 

giovedì 20 febbraio 2020

A MAMMA

A mamma è stato dato un ultimo gravoso compito (o un dono? ).
Andare avanti, ancora, portandosi dietro la sua pesante, malandata carcassa.
Mamma che fai? Anzi, Ma' che scta a fa? Com scta? 
Le mie stupide domande quotidiane.
Mmmm, e che aggia fa! Oppure, e com sctong,  nn l vir?
Rassegnata, stanca, a volte  serena, a volte seccata, stufa, impotente di fronte alla vecchiaia che l'ha travolta, annullata quasi. Il corpo fragile , le ossa consumate dal tempo, piegata, rimpicciolita, risucchiata dalla terra. Una condizione, la sua, che mi fa tanto riflettere.
Ha smesso di fare, lei che è stata una donna tanto attiva e infaticabile. Non cuce più, non ricama più (cosa che amava tanto e che potrebbe fare da seduta), non legge, non scrive, non fa cruciverba, ovviamente non cucina, non fa faccende, non fa più giardinaggio. Nulla, la trovo sempre e solo seduta in una poltrona, sprofondata in cento cuscini e guardare la tv e a sonnecchiare. 
Mamma cara, che strazio per me, che pena, come è difficile accettare tutto questo dopo esserci tanto amate, dopo una vita vissuta l'una per l'altra, visceralmente, spasmodicamente unite! Mio fratello, al solito, mi critica: tu sei abituata a rapportare tutto a te stessa, si vede da come ti comporti con tua madre.
E cosa dovrei fare? Vado da lei due, tre, quattro volte al giorno, le parlo, le domando, le rendiconto dei nostri affari, cerco di portarla a casa mia (e lei non sempre vuol  venire, che veng a fà!?, mi risponde),  per stare in compagnia mentre io faccio le faccende o sto con Claudio Maria che pure mi dispiace lasciare solo in casa adesso che entrambi i fratelli sono all'università, rispondo invano. Cerco di interessarla a qualcosa ma non va. E' stanca, seccata, non accetta la sua condizione e non sopporta le badanti, l'idea delle badanti, cui è affidata. 
Cosa posso fare? Non lo so. Un giorno la porterò a Napoli, dove andava con nonno quando avevano i pullman, a fare una passeggiata a via Roma, a prendere un caffè e a magiare alla Zì Teresa. 
In ogni momento penso a lei e vorrei tanto alleviare la sua pena. 

martedì 11 febbraio 2020

IL VECCHIETTO DOVE LO METTO...

La mia mamma è tanto invecchiata, deve compiere 92 anni, che Dio la benedica. 
E' stata attivissima fino a poco tempo fa. Ogni giorno veniva a casa mia, sempre e solo per darmi una mano, e raccoglieva il bucato, piegava i panni, li stirava, rammendava i calzini, preparava un contorno per cena, cuciva,...
Faceva tutto quello che poteva fare nelle sue condizioni, anni prima molto di più. 
Mi ha aiutato in tutte le cose di casa e a crescere tre figli. 
Sfortunatamente il 6 settembre dello scorso anno è caduta e si è rotto il femore, è stata operata e ha fatto un mese di riabilitazione in una buona clinica di Cassino, la SAN RAFFAELE. 
Ha fatto  ritorno a casa e da allora vive con una badante, prima rumena, adesso ucraina. Brave donne, per carità, oneste, servizievoli, costrette a stare qui per lavorare e mandare soldi a casa. Io ho considerazione per loro. Ma mamma non le sopporta e non sopporta questa situazione, la dipendenza, il vivere con un'estranea, con una straniera. 
Certo, avrei potuto portarla a casa mia (piuttosto scomoda, su tre livelli), ma avrei dovuto comunque affidarla ad una badante perché io non sono quasi mai a casa. E poi mamma, come tutti gli anziani, vuole stare a casa sua. 
Io vado a trovarla 2, 3, 4 volte al giorno, mi occupo di ogni adempimento, faccio la spesa, la penso sempre. Mia sorella Adriana vive fuori, ma la chiama ogni pomeriggio alle 17. Iva ci va molto spesso, è affettuosissima, le fa regali, la invita a pranzo a Roccaravindola, si occupa di tutte le sue esigenze mediche e sanitarie. Umberto, quando il lavoro glielo permette, va a prenderla la domenica mattina e la porta a fare una bella passeggiata. Inoltre io prego i miei ragazzi di andarla a trovare spesso o di chiamarla (due vivono fuori), ma capisco che per loro non è piacevole, è un dovere, è pesante, la vedono diversa, trasformata. 
Per il resto è il vuoto quasi assoluto. Rarissime le visite, poche le eccezioni e molto diluite nel tempo. Non ci sono amiche cugini colleghe parenti comari vicine di casa che passando da casa sua salgano un attimo a salutare, a vedere come sta, a portarle un dolcetto o una rivista, a dirle una parola buona. 
Come è strano tutto ciò! Mamma è stata così buona con tutti, ha rispettato tutti i doveri sociali eppure questo è il risultato. Forse non sono obbiettiva perché è mia madre. Capisco poi che lei è sempre stata  riservata, che ha fatto poche chiacchiere con tutti, che la maggior parte delle sue amiche non c'è più, ma la solitudine in cui vive fa male.
Quando ero ragazza andavamo a trovare Emma e Margherita Ciabotti "sotto alla Villa", o Rosa e Franca Di Noto, o qualche parente di Roccaravindola. Adesso è il vuoto.
Ma perché? La vecchiaia fa schifo? Lascia indifferenti? Non dobbiamo diventare vecchi tutti? Secondo me la gente pensa "è campat pur tropp" e tira avanti.
E' vero ma la cosa mi lascia l'amaro in bocca.

E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...