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giovedì 27 aprile 2023

EVENTI A VENAFRO


VENUS E CULTURA
 

Sabato 29 aprile 2023, alle ore 18,00, nella prestigiosa cornice della Palazzina Liberty, in Largo Giampietri, l'Associazione culturale venafrana Venus Verticordia e la Cooperativa Sociale Il Geco ospiteranno lo scrittore Carlo Antonio Secondino che presenterà al pubblico di Venafro, sempre estremamente sensibile a certi eventi culturali, la sua straordinaria esperienza raccolta nelle pagine del libro PICCOLI SENTIERI D’AFRICA, in cui narra di un suo viaggio nel continente nero ovvero di un viaggio al centro del mondo che diviene la formula per poter comprendere il mondo tutto.

In un momento tanto delicato e ricco di sfaccettature o di maschere dietro le quali si nascondono i volti oscuri di coloro che riprendono a sostenere l'idea della razza o della sostituzione etnica, le parole di Secondino divengono strumento prezioso per sventare attacchi alla libertà e alla ricchezza insita nella diversità. 

Sostiene lo scrittore: "Per avere un quadro un po’ più chiaro delle cause concomitanti che stanno trasformando l’idea del mondo quale ‘villaggio globale’ in un puro mito, vuoto di contenuti, è forse utile considerare, di questo epocale flusso migratorio, un aspetto che molti europei ignorano o, peggio, vogliono ignorare.

La maggior parte dei migranti che tentano di raggiungere le nostre coste sono, rispetto alla condizione culturale media della nazione di provenienza, tra le persone più colte o, quanto meno, le più acculturate. [...] Ma i buoni sentimenti non bastano se non sono sorretti dall’idea della universalità dei diritti umani; dalla convinzione che è universale, vale a dire sacrosanto per ogni abitante della Terra, il diritto di aspirare a una vita più dignitosa; e il diritto, anche, di lottare con tutti i mezzi possibili, purché pacifici, per realizzarla."

Sabato si avrà anche modo di ascoltare anche la testimonianza di un giovane immigrato, Ebrima Jallow che dialogherà con Sara Ferri, operatrice culturale e sociale nonché membro attivo di Venus.

A contempo il pomeriggio offrirà la possibilità di apprezzare la straordinaria voce del cantante Happy Eborka, artista nigeriano, oggi mediatore interculturale in Molise e membro dell’Isernia Gospel Choir.

L'evento sarà condotto dalle amiche di Venus Marilena Ferrante e Paola Caramadre.

Le letture di alcuni brani saranno affidate alla cara Vera Cavallaro, psicologa e attrice, siciliana d’origine e cassinate d’adozione, che condurrà con la sua vibrante e appassionata interpretazione attraverso le magie dell'Africa introducendoci in un viaggio indimenticabile che profuma di integrazione.

Questo evento segna solo l’inizio della stagione estiva e dei molti eventi organizzandi da Venus Verticordia, un’associazione culturale fondata da Francesco Giampietri, che dopo un periodo di pausa dovuta alla prematura perdita del fondatore e alle restrizioni dovute al Covid ha ripreso con grande slancio le attività.

                                                       

giovedì 23 luglio 2020

MOLISE E'



Al debutto, ovvero alla presentazione delle opere in concorso,  sebbene con ritardo a causa della pandemia, la manifestazione culturale MOLISE E' 2020, voluta dalla collega Gabriella Marinelli e dalla dottoressa Emilia Petrollini.
molise é 2020
"«Molise è», prima rassegna e concorso culturale nazionale itineranteLa rassegna-concorso riguarda i seguenti temi: Poesia, Narrativa, Musica, Danza, Fotografia, Leggenda.", si legge su https://www.molisenews24.it/, una rassegna che si prefigge di diffondere arte e cultura nel territorio regionale.

Erano presenti molti degli autori delle opere in concorso, le due ideatrici, la stampa, gli sponsor e il pubblico. Tra una presentazione e l'altra si sono esibite le danzatrici di SCARPETTE ROSSE di Campobasso. 






La rassegna proseguirà il suo piacevole lavoro portando le opere in giro per la nostra bella regione. 

Io partecipo con il mio ultimo libro, PETALI e zanzare, per essere in tema con l'estate, meravigliosa stagione, in cui zanzare fastidiose, ahimè, abbondano!

mercoledì 29 gennaio 2020

MOLISE E'

Risultati immagini per molise è rassegnaSono stata invitatata a partecipare a MOLISE E', prima rassegna e concorso nazionale itinerante, che raccoglierà una serie di eventi nei maggiori centri del Molise.
Parteciperò senz'altro col mio ultimo libro di poesie, l'ottavo, di imminente uscita, perchè mi sembra una iniziativa lodevole per la promozione delle arti  nel nostro territorio, spesso trascurato e dimenticato.
Da quanto in un film comico di Zalone fu detto che il Molise (esiste o) non esiste, o qualcosa del genere, c'è una riscossa, uno sollevato spirito popolare che mira a contrastare l'assunto secondo cui la nostra sarebbe una sorta di regione fantasma. Basta pensare ad esempio all'antologia per autori vari, pubblicata da L'Erudita di Giulio Perrone Editore di Roma, Cartoline dal Molise, Regione che forse esiste, curata da Francesco Giampietri (cui ho partecipato con due brani isu "mio" Verlasce, in italiano e in vernacolo.
Il Molise è senz'altro una regione piccola, con un'economia in difficoltà, ma con bellezze naturali ed artistiche da difendere, propagandare ed esporre.
La rassegna MOLISE E', organizzata da Gabriella Marinelli ed Emilia Petrolini, intende provarci e si presenta così: "La Rassegna e il Concorso sono dedicati al Molise per la valorizzazione dell'offerta culturale, l'incentivazine delle sinergie tra operatori culturali, la comunicazione, la conoscenza e lo sviluppoo del territorio molisano. Avranno la durata di un anno e saranno organizzati su Eventi itineranti nei maggiori Centri Culturali del Molise. Gli Eventi si svolgeranno in luoghi prestigiosi e saranno animati dalla presenza di scrittori, editori, giornalisti, personaggi della cultura e dello spettacolo. Alla Rassegna e al Concorso potranno partecipare gli autori residenti in ambito nazionale che iscriveranno le loro opere entro il 20 Marzo 2020."
Regolamento e scheda di partecipazione sono on line.

domenica 3 marzo 2019

CARNEVALE A VENEZIA

A.S. ANCHE SE CON UN PO DI RITARDO PUBBLICO LA MIA CRONACA SU UN VIAGGIO BREVE MA BELLO

I VIAGGI DELL’ANIMA
CARNEVALE A VENEZIA
Giuditta Di Cristinzi

L'ultima occasione di viaggio è stato il Carnevale e una fuga alla Thelma e Louise con la mia amica del cuore, Raffaella.
Siamo partite in comitiva all'alba di sabato 2 marzo, abbiamo attraversato parte dell'Abruzzo e il piano delle Cinque Miglia ancora innevato nella zona di Roccaraso e Rivisondoli per giungere sull' Adriatico, aperto, azzurro, meraviglioso.
Lo abbiamo pressoché costeggiato in autostrada fino alla prima meta del viaggio, Ferrara,
una città incantevole e a misura d’uomo (Ferrara  è un comune italiano di circa 130.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna. E’ stata  capitale del Ducato di Ferrara nel periodo degli Estensi, quando ha rappresentato un  importante centro politico, artistico e culturale. Lo sviluppo urbanistico avvenuto durante il Rinascimento, l’”Addizione Erculea”, l’ha resa la prima capitale moderna d'Europa. Nel 1995 ha ottenuto  dall'UNESCO il riconoscimento di patrimonio dell'umanità come città del Rinascimento e nel 1999 ne ha ottenuto un secondo per il delta del Po e per le  delizie estensiFerrara è sede universitaria (Università degli Studi di Ferrara) e arcivescovile (arcidiocesi di Ferrara-Comacchio) (Fonte Wikipedia).
Siamo entrate nel cuore del borgo e abbiamo attraversato il corso che ospitava  un interessante e ricco mercatino dell'usato: banchi  colorati e variegati, venditori garbati  ti e  invitanti, porcellane, tappeti, quadri, monili,  mobili restaurati, oggetti vintage. Avrei comprato di tutto se avessi avuto un “portafogli ad organetto”, come dice mia madre e la possibilità di caricare le cose per riportarle a casa!
Siamo giunte nella Piazza del Municipio dove cominciavano a riunirsi le prime maschere del Carnevale rinascimentale
(Dopo più di cinquecento anni è tornato infatti in vita il Carnevale Estense nella raffinata cornice della deliziosa città. La rievocazione storica del Carnevale che gli Estensi usavano celebrare nel XV e XVI secolo è stata un’occasione per immergersi in una atmosfera storica e un po’ magica, quella rinascimentale di una  Corte,  in particolare del Duca Ercole I d’Este e di Lucrezia Borgia. Feste in costume nei palazzi storici, cortei di figuranti delle Contrade del Palio, giochi di fuoco e di abilità, danze rinascimentali, concerti, banchetti, cene rinascimentali, divertenti rappresentazioni teatrali, escursioni culturali, visite guidate e animazioni in costume hanno animato per giorni la città, nel segno di Lucrezia Borgia, madrina delle celebrazioni, che giunse a Ferrara il 2 febbraio 1502 nel pieno dei festeggiamenti. Per riportare in vita la ‘Città capitale del Rinascimento’ e dare nuova linfa a questo evento strettamente legato al Ducato Estense, gli organizzatori hanno pensato di associare il Carnevale in stile al Trionfo del pasticcio di maccheroni, per promuovere questo prodotto gastronomico tipico. L’evento  tributa anche un omaggio alla storia della duchessa Eleonora d’Aragona, emblema di una Ferrara riconosciuta appunto  come simbolo del Rinascimento italiano.   Va detto inoltre che il Carnevale di Ferrara è l’unico in  Italia ad avere radici nel Rinascimento   e fa sì  che il centro storico  viva un viaggio nel tempo, nel mondo delle feste da ballo e dei banchetti dei duchi, dei duelli e dei tornei dei cavalieri, del teatro e degli sfarzi. Il borgo  si immerge completamente nelle atmosfere fiabesche del Carnevale e per tutto il periodo, a partire dal giovedì grasso, Ferrara è un tripudio di feste rinascimentali in costume nei palazzi storici, visite animate alla scoperta delle tante vite della città, piatti tipici dell’epoca, rappresentazioni di teatro classico, dei quali abbiamo avuto una seppur piccola idea).
Dopo aver assistito alle prime esibizioni e aver scattato le prime foto, siamo entrate del Duomo per una rapida visita. Iniziato a costruire nel XII secolo, è l'esempio di una sovrapposizione di stili, rettangolare a tre navate, pavimentato con marmi policromi a intarsio, è intitolato a San Giorgio (La cattedrale è stata costruita a partire dal XII secolo, con il contributo di Guglielmo II Adelardi e del principe Federico Giocoli, quando la città si stava allargando sulla riva sinistra del Po e di conseguenza il centro della città si spostava verso nord. La precedente cattedrale era la chiesa di San Giorgio, ancora oggi chiesa parrocchiale. E’ stata consacrata nel 1135 e dedicata anch’essa a san Giorgio, come si legge nell'iscrizione in volgare, nell'atrio della chiesa. Lo stile romanico del progetto iniziale è testimoniato dalla facciata. Nel XV secolo è stato eretto il campanile su progetto di Leon Battista Alberti,  tuttavia non è mai stato  terminato e tutt'oggi è privo della prevista copertura a cuspide. Nello stesso periodo, è stata realizzata l'abside su progetto del ferrarese Biagio Rossetti.  La facciata della cattedrale di san Giorgio è molto bella ed è attualmente in restauro dunque coperta da un telo; è in marmo bianco, a tre cuspidi, e presenta logge, arcatelle, rosoni, finestroni strombati, statue e numerosissimi bassorilievi. Nella parte centrale della facciata risalta il protiro, sorretto da leoni e telamoni, sormontato da una loggia a baldacchino con la statua della Madonna con il bambino (aggiunta tardogotica) e, in alto, è scolpito un Giudizio Universale di influenza gotico-francese. Nel Giudizio Universale i dannati vanno verso l'Inferno, i beati verso il Paradiso) (Fonte Wikipedia).
Proprio di fronte alla cattedrale c’è il Palazzo Municipale che è stato  residenza ducale degli Este fino al XVI secolo, quando la corte si trasferì al vicino Castello Estense. Attualmente è  sede del comune di Ferrara.
Dopo averlo ammirato dall’esterno abbiamo proseguito, soffermandoci davanti alle vetrine più belle, fino a Palazzo Estense
,  cinto da un vallone pieno d'acqua ove è possibile fare  un giro in  barca. Il Palazzo è stata la  residenza di Francesco III d'Este, Duca di Modena e Reggio. La sobria facciata rivolta verso il centro della città contrasta con il lato verso il giardino. Le forme sono quelle misurate tipiche del "barocchetto" lombardo, non privo di influssi neoclassici, con paraste e cornici marcapiano in bianco che risaltano sullo sfondo rosa dell'intonaco. Sul frontone si erge una meridiana sormontata dall'aquila ducale,  che attraversa il canale. Lì abbiamo fatto tante foto al Palazzo e alle mascherine che aspettavano sull’impiantito antistante l’ingresso  in occasione della parata
. Quindi ci siamo spostate in un baretto vicino per fare un aperitivo sedute comodamente un tavolino esterno e per godere dello spettacolo della sfilata delle maschere, una sorta di Palio delle contrade e dei  quartieri, con tanto di insegne e  musici.
Siamo ripartite alla volta di Chioggia,  Venezia in piccolo, già in piena lacuna veneta,  dove abbiamo abbondantemente cenato e riposato per la notte in hotel.
Il giorno successivo, domenica 3, dopo la colazione, siamo ripartite sino a l'imbarco in vaporetto per Venezia, ultima e più importante meta del nostro itinerario (Venezia  è un comune italiano di circa 260 657 abitanti, il cui centro storico (limitato ai sestieri della città lagunare) ne conta invece circa 54.000,  capoluogo dell'omonima città metropolitana e della regione Veneto. È il primo comune della regione per popolazione, undicesimo in Italia e primo in Veneto per superficie. Comprende sia territori insulari sia di terraferma ed è articolato attorno ai due principali centri di Venezia (al centro dell'omonima laguna) e di Mestre (nella terraferma). La città  è stata per più di un millennio capitale della Repubblica Veneta ed è conosciuta a questo riguardo come la Serenissima, la Dominante e la Regina dell'Adriatico. Per le peculiarità urbanistiche e per il suo patrimonio artistico, Venezia è universalmente considerata una tra le più belle città del mondo ed è stata dichiarata, assieme alla sua laguna, patrimonio dell'umanità dall'UNESCO: questo fattore ha contribuito a farne la terza città italiana (dopo Roma e Milano) con il più alto flusso turistico). (Fonte Wikipedia).
Il viaggio è stato rilassante, suggestivo e meraviglioso quasi quanto la meta;  nell'acqua placida del canale si specchiavano le casette rimesse a nuovo,  tinteggiate con colori tenui o  accesi,  i più diversi;  la nebbia del mattino ha cominciato a diradarsi per lasciare  posto a un cielo limpido e a  una giornata tiepida e primaverile. Arrivate all'attracco,  abbiamo cercato i punti di riferimento per la ripartenza del pomeriggio alle 16.00. Qualche ora per camminare spensieratamente tra le calli  e le tante bellezze veneziane sono bastate per svagarci  completamente, ritemprare il corpo e lo spirito  e per dimenticare i prosaici  impegni della vita quotidiana: spesa,  casa, cucina, lavoro (Raffa ed io siamo colleghe, entrambe magistrati onorari a Cassino), sentenze,  figli, mamme anziane e doveri vari.
Dopo aver varcato qualche ponte e subìto  parecchi controlli di polizia e carabinieri, siamo giunte in Piazza San Marco
che si è aperta alla nostra  destra, nota nel suo incanto eppure sempre nuova nella sua straordinarietà. Come si può descrivere a parole l’apoteosi della bellezza, la prodigiosa sintesi di cielo, mare e arte creativa dell’uomo che nel suo genio a volte sfida la natura!? Come posso riuscirci io, rapita, presa, confusa da tale trionfo di bellezza!?
Lascio a scrittori illustri il tentativo di descrivere a parole l’ineffabile.
La laguna è opera antica della natura. Dapprima la marea, il riflusso e la terra in azione reciproca, quindi il progressivo abbassamento delle acque preistoriche, fecero sì che all’estremità superiore dell’Adriatico si formasse una considerevole zona paludosa, che, dopo esser stata sommersa dall’alta marea, viene parzialmente lasciata libera dal riflusso. L’arte umana s’impadronì dei punti più eminenti, e così nacque Venezia, collegando in sé cento isole, circondata da cento altre.”(Johann Wolfgang Goethe). “Venezia: beltà lusingatrice e ambigua – racconto di fate e insieme trappola per i forestieri.” (Thomas Mann).
Ci siamo incantate dinanzi alle maschere del Carnevale di tradizione soprattutto settecentesca che passeggiavano fiere e divertite nei loro indovinati costumi, liete  di farsi guardare e  fotografare, protagoniste per un giorno grazie al travestimento. Il Carnevale a Venezia è ancora molto sentito.
(Se non è  il più grandioso, è sicuramente il più conosciuto d’Italia per il fascino che esercita e il mistero che continua a possedere anche adesso che sono trascorsi 900 anni dal primo documento che fa riferimento a questa famosissima festa. Si narrano ricordi delle festività del Carnevale fin dal 1094, sotto il dogato di Vitale Falier, in un documento che parla dei divertimenti pubblici nei giorni che precedevano la Quaresima. Il documento ufficiale che dichiara il Carnevale una festa pubblica è del 1296 quando il Senato della Repubblica dichiarò festivo l’ultimo giorno della Quaresima. Tuttavia il Carnevale ha tradizioni molto più antiche che rimandano ai culti ancestrali di passaggio dall’inverno alla primavera, culti presenti in quasi tutte le società, basti pensare ai Saturnalia latini o ai culti dionisiaci nei quali il motto era “Semel in anno licet insanire” ed è simile lo spirito che anima le oligarchie veneziane e le classi dirigenti latine con la concessione e l’illusione ai ceti più umili di diventare, per un breve periodo dell’anno, simili ai potenti, concedendo loro di poter burlare pubblicamente i ricchi indossando una maschera sul volto.
Una utile valvola di sfogo per tenere sotto controllo le tensioni sociali sull’esempio del “Panem et Circenses” romano. Se un tempo il Carnevale era molto più lungo e cominciava addirittura la prima domenica di ottobre per intensificarsi il giorno dopo l’Epifania e culminare nei giorni che precedevano la Quaresima, oggi il Carnevale ha la durata di circa dieci giorni in coincidenza del periodo pre-pasquale ma la febbre del Carnevale comincia molto tempo prima anzi, forse non è  scorretto dire che, a Venezia, la febbre del Carnevale non cessa mai durante l’anno. Una sottile euforia si insinua tra le calli della città più bella del mondo e cresce impercettibilmente, sale con la stessa naturalezza dell’acqua, sfuma i contorni della cose, suggerisce misteri e atmosfere di tempi andati. Un tempo il Carnevale consentiva ai Veneziani di lasciar da parte le occupazioni per dedicarsi totalmente ai divertimenti, si costruivano palchi nei campi principali, lungo la Riva degli Schiavoni, in Piazzetta e in Piazza San Marco. La gente accorreva per ammirare le attrazioni più varie: giocolieri, saltimbanchi,  animali danzanti, acrobati; trombe, pifferi e tamburi venivano quasi consumati dall’uso, i venditori ambulanti vendevano frutta secca, castagne e fritòle (le frittelle) e dolci di ogni tipo, ben attenti a far notare la provenienza da Paesi lontani delle loro mercanzie. La città di Venezia, grande città commerciale, ha sempre avuto un legame privilegiato con i Paesi lontani, con l’Oriente in particolare cui non manca, in ogni edizione del Carnevale, un riferimento, un filo rosso che continua a legare la festa più nota della Serenissima al leggendario Viaggio del veneziano Marco Polo verso la Cina alla corte di Qubilai Khan dove visse per circa venticinque anni.) (Fonte www.carnevalevenezia.com).

Molti i giovani, ma anche le persone di una certa età che sentono ancora forte la tradizione e non rinunciano al gioco del travestimento, allo sfizio di  nascondersi dietro una maschera per divertirsi  e dimenticare le preoccupazioni quotidiane  e forse anche se stessi, ovvero la maschera che si indossa abitualmente, ogni giorno, per vivere e confrontarsi con gli altri.
Queste riflessioni hanno portato Raffaella e me a ricordare la poetica di Pirandello, di  Uno, nessuno e centomila, in cui il nobel siciliano 1934 ipotizza che la maschera non sia altro che una mistificazione, un simbolo alienante, indice della spersonalizzazione e della frantumazione dell'io in identità molteplici, ed anche  una forma di adattamento in relazione al contesto e alla situazione sociale in cui si produce un determinato evento. Rimembranze di vecchie studentesse del liceo classico di una volta.
Tornate alla realtà abbiamo ammirato gli abiti elaborati, coordinati, variopinti, tematici, sintesi  ben riuscite di sete,  broccati, velluti, canape, passamanerie,  merletti, righe, fiori,  nastri,  fiocchi, parrucche,  cappelli e finanche calze bianche e scarpe di sapore settecentesco con tanto di fibbie metalliche. Avvolte dal turbinìo di colori e graziate da un clima mite e piacevole, abbiamo preso un caffè al famosissimo Florian,  rimanendo colpite da un gruppo di sei, sette mascherine, attempate,  sedute ad  un tavolo fare una colazione ricchissima  come avrebbero potuto fare nel ‘700-‘800 dei  nobili di corte: cioccolata calda in tazza e pasticcini di ogni genere.

Abbiamo assistito allo spettacolo del volo dell'Aquila o, meglio, dello “svolo” che è stato interpretato quest’anno dalla campionessa di Short Track, Arianna Fontana, vincitrice di ben 8 medaglie olimpiche.
Abbiamo fotografato una delle maschere più premiate al Carnevale 2019, il Viaggiatore,  un giovane damerino  con abito  di tessuto decorato con cartine geografiche di Alviero Martini e i due emisteri di fianco,  sui lati, realizzati in  velluto azzurro oceano con decori che riproducevano i cinque continenti.

Ci siamo poi allontanate dalla piazza  per entrare in qualche negozio di lusso,  templi del bello contemporaneo e della moda,  Hermes, Dior, Fendi. Le commesse,  garbate, benché ovviamente avessero capito che non eravamo giapponesine in vena di acquisti,  ci hanno fatto provare borse, occhiali e foulards, facendoci sentire milionarie.
Ci siamo poi addentrate per le calli più distanti perdendo la nozione del tempo; abbiamo attraversato piazze e  piazzette,  slarghi e stradine,  canali e scalette, visto  gondole,  turisti e souvenirs fino al Ponte di Rialto, meraviglioso e bianco, abbiamo scattato  tante foto e fatto  una pausa per uno spuntino e una sosta per un caffè.
Ci siamo attardate  oltre il consentito e, arrivate le 16.00, eravamo ben distanti dal luogo dell’appuntamento per la ripartenza, lontane dal vaporetto e dall’imbarco e un po’ disorientate. Uscite da Piazza San Marco, sembrava dovessimo percorrere solo pochi metri e invece…
Corri, corri, corri  alla ricerca dei  punti di riferimento individuati all'andata  e dei sassolini lasciati da noi stesse, turiste fai te, novelle Pollicino, i conti non sono tornati. I ponti erano gremiti di turisti che hanno rallentato e stancato. Giunte all'imbarco in ritardo,  quando il vaporetto stava ormai per partire, tirate praticamente a bordo del marinaio,  siamo state accolte da un applauso da parte degli altri passeggeri, alcuni indispettiti, altri divertiti dalla nostra disavventura.
Ci siamo scusate mostrandoci contrite, ma intimamente soddisfatte dal nostro essere ritornate per un giorno spensierate come due ragazzine in gita scolastica.
Il viaggio di ritorno, lungo e quasi notturno, non ci ha stancato  più di tanto per quanto siamo state ristorate dalla breve fuga,  complice, chiacchierina,  estemporanea, ritemprante.
Dopo solo poche  ore di sonno,  al mattino dopo, udienza, sentenze e doveri familiari sono risultati meno duri.


 P.S. RINGRAZIO CLARA STAFFIERI PER L'ORGANIZZAZIONE

venerdì 12 febbraio 2016

Frammenti di un discorso d'amore

Oggi all'Auditorium di Isernia incontro con la scrittrice e giornalista Isabella Borghese, autrice del romanzo Gli amori infelici non finiscono mai, edito da Giulio Perrone Editore - Roma. L'evento è organizzato dai ragazzi di Etcetera società e cultura e sarà arricchito dall'esibizione di due Tangheri d'eccezione e da una mostra pittorica dal titolo Mentacoli del maestro Silvio Di Pietro.  Il tutto incastonato in un  discorso d'amore per frammenti e commenti.

venerdì 4 dicembre 2015

Diario delle attività culturali e letterarie

Dopo la presentazione del mio ultimo libro,  SOLO UNA DONNA, ho stipulato un contratto di edizione con la ROBIN Edizioni di Roma per il mio primo romanzo giallo, IL CASO DI ROCCAVENTOSA.
Insieme ai valenti ragazzi di EtCetera ho collaborato al ricordo di Pasolini tenutosi con ottimo successo di pubblico a Palazzo de Utris a Venafro il 12 novembre, ospite d'onore Renzo Paris.
Il 14 novembre ho ricevuto il secondo premio per la mia poesia E COSI SIA, facente parte della recente raccolta ancora inedita STRAGE D'ANIME, al Concorso Nazionale "Circolo San Nicandro", L'uomo custode della natura, III Edizione 2015.

lunedì 10 marzo 2014

LIBRI

COMUNICATO STAMPA

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Editoria

Presentato a Formia il volume “Versi al succo di limone” di Brancaccio

Davvero una bella serata quella dell’8 marzo nelle Libreria di Margherita a Formia. Si presentava il libro “Versi al succo di limone” (Edizioni Eva, Venafro 2014, pp. 128, € 12,00), un’antologia della poesia di Carmine Brancaccio curata da Amerigo Iannacone.
Dopo l’introduzione di Margherita Agresti, ospite sempre gentile e sensibile, hanno parlato del libro il poeta Giuseppe Napolitano e il curatore del volume Amerigo Iannacone. Ha chiuso l’autore, che ha fornito qualche chiave di lettura per la sua poesia e ha letto diversi testi. Napolitano ha detto, tra l’altro: «In questa corposa antologia di poesie ne compaiono 75, provenienti dai sei libri pubblicati finora, tranne le ultime 5, inedite. È sempre difficile scegliere, comunque una scelta va fatta e qui sembra funzionare: l’idea dell’autore e del suo lavoro c’è. Si può ripercorrere la storia della sua formazione, comprenderne intenzioni e sviluppi, tensioni e progressi. Carmine Brancaccio l’ho visto crescere, anzi nascere, come poeta, fin da quando presentò a Sant’Elia Fiumerapido il suo primo libro (c’erano altri amici, allora, oltre Amerigo: c’era Antonio Vanni e c’era Ida Di Ianni), ma dell’autore appena diciottenne mi colpí la sicurezza con cui si proponeva. In quel primo libro comparve subito una specie di talismano, un piccolo testo apotropaico, destinato a proteggere l’autore dal buio dell’oblio. “Poesia”, si intitola quel testo, che opportunamente compare ancora in questa Antologia curata da Iannacone. “Sei amore, il piú bello che ho / A te io m’affido”. Ecco la dichiarazione d’intenti del giovane poeta – fidarsi della sua creatura (innamorata), affidarsi alla scrittura per essere ricordato. Ecco perché Immagini di dimensioni (un altro dei suoi titoli misteriosi) si offriva subito come una base di partenza – di lí era chiaro dove sarebbe andato a parare l’autore, che si è nutrito da ragazzo di molta poesia e letteratura e cinema, e ha deciso che, in attesa di un lavoro e di una donna, fosse meglio votarsi al lavoro di amante della piú difficile compagna che si possa trovare».
E Iannacone nel suo intervento ha detto, tra l’altro, che: «Il titolo è venuto fuori in una conversazione fatta con l’autore e mi è sembrato confacente. Il succo di limone ha lo stesso effetto dell’inchiostro simpatico: consente una scrittura segreta, che si può decriptare scaldando il foglio. Anche i versi di Carmine Brancaccio sono da decriptare, ma poi, quando uno è riuscito ad entrarvi, vi troverà una poesia molto intensa. Forse, come il succo di limone, anche un po’ asprigna, ma proprio per questa sua caratteristica – in qualche modo – come il limone deterge e purifica».
Carmine Brancaccio è nato a Napoli nel 1979 e risiede a Sant’Elia Fiumerapido (Frosinone). Nel 1998 ha fondato il Premio Nazionale di Poesia Città di Sant’Elia Fiumerapido, di cui è membro di giuria e curatore dell’Antologia poetica che racchiude i vincitori dal 1998 al 2003.
In poesia ha pubblicato: Immagini di dimensioni (Edizioni Eva, 1997), Soli verso le stelle (Edizioni Eva, 1999), Fughe, i re sono giullari (Bastogi Editrice, 2002), Laudano (Edizioni Eva, 2006), Le quartine di Pierrot (Caramanica, 2007 - Premio Minturnae 2006), Simplegadi o la notte (Edizioni Eva, 2010), poi ripubblicata in edizione bilingue, italiano ed esperanto, nel 2011. Ha inoltre pubblicato la biografia di Gianluca Morozzi, L’era del Moroz (Zikkurat, 2008).
Dirige per le Edizioni Eva la collana “Fermenti - Poesia giovane”.


E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...