Mentre sono al mare, un giorno sola, un giorno con un'amica, il weekend coi familiari, mi immergo nella verità dell'acqua, riposo, mi annoio, mi dedico al cucito, leggo, sono pigra e rifletto. Da quando non ci sono più Amerigo Iannacone, Mario Lepore e Francesco Giampietri ho perso i miei riferimenti culturali e letterari più vicini; con loro mi consigliavo, a loro facevo leggere i miei scritti, organizzavo eventi, ricevevo recensioni.
Da quando non ci sono più sono più indolente e pigra e naturalmente più sola.
Ma quanto è importante per me esprimermi, dire quello che sento, quello che penso, comunicare per iscritto o a voce con le parole!? Tanto, tantissimo.
Non lo so se lo faccio per scaricarmi, se per mettermi al centro dell'attenzione degli altri, se per stemperare la forza delle passioni che mi animano, ...
Non lo so, però non posso farne a meno e tutto sommato credo che me riesca anche bene...
Tra le scrittrici italiane che vi proponiamo oggi, Giuditta Di Cristinzi (Venafro 7/2/1967) emerge giorno dopo giorno per la molteplicità della sua espressione artistica che spazia dalla poesia alla prosa. La scrittura in versi mostra la raffinatezza e la ricercatezza della parola che scava in profondità nelle pieghe dell’anima catturandone momenti di sorriso e di pianto. Lo stupore nell’osservazione delle cose e nelle persone che ci circondano nel nostro quotidiano sembra confermare la sintonia e l’interdipendenza misteriosa dei sentimenti del creato. La madre, la moglie, la figlia, la sorella rappresentano per Giuditta presenze e ruoli essenziali e irrinunciabili a cui ancorarsi nei tormentosi percorsi della sua mente pellegrina nella ostinata ricerca di risposte a domande, che spesso restano inevase. È proprio quando la tortura esistenziale l’allontana pericolosamente dalla realtà che un’energia insperata la riporta alla vita. La curiosità dell’artista, istigata e sorretta dalla sua attività di avvocato, orienta la prosa verso il genere poliziesco ove il gusto dell’indagine si rende scusa di approfondimento della conoscenza dei lati oscuri dell’animo umano.
Tuttavia, come introduzione alle opere della scrittrice, vogliamo incominciare con il proporre alcune filastrocche destinate al mondo dell’infanzia rivelatrici di una purezza di sentimenti e di una competenza linguistica capace di affascinare sia il mondo dei piccoli che quello degli adulti.
Olio
di lume e lingua di cane guariscono ogni male.
Ogni scarrafone è bell 'a mamma soja (in dialetto napoletano significa
che ogni scarafaggio è bello per la sua mamma.
Famosissimo adagio partenopeo che fa riferimento all’amore materno,
incondizionato, in virtù del quale ogni figlio è bello e caro per la mamma,
indipendentemente dalla bellezza e, in senso lato, dalle qualità oggettive).
Non
si possono insegnare nuovi trucchi a un vecchio cane.
Cercar
l’asino ed esserci a cavallo.
Quand i ciucc nn vo vev è inutl a
ciufulià (in
dialetto venafrano significa: quando
l’asino non vuol bere è inutile fischiare, suonare il ciufolo -per
convincerlo a fare il contrario-. Si suol dire, ad esempio, al cospetto di un
ragazzo che non vuol studiare, non vuol capire, per cui è inutile adoprarsi. Si
dice anche in napoletano "Si o ciuccio nun vo' bevere hai
voglia e ciufulià" ).
Meglio
un uovo oggi che una gallina domani.
Asino,
campana e poltrone non si muovono senza bastone.
Da
un asino ricavi un calcio e da uno stolto una cattiva risposta.
Attacca i ciucc addò ric i puatron (in dialetto venafrano significa lega
l’asino dove ti dice il padrone, cioè esegui gli ordini che ti sono dati,
senza discutere; si potrebbe aggiungere: anche
se ti sembrano sbagliati).
I cuan r taverna nn fa ben a massaria (in dialetto venafrano il cane di taverna non vive bene in
masseria, cioè il cane randagio, non si adatta a vivere presso una masseria,
come animale domestico. Si dice di persona che fa vita di strada).
Chi
nasce asino non raglia da mulo.
I ciucc viecch mor alla stalla ri fess (in dialetto venafrano vuol dire che l’asino vecchio muore nella stalla del fesso,
cioè bisogna disfarsi delle cose vecchie, ad esempio delle autovetture, prima
che non funzionino più).
I ciucc porta la paglia e i ciucc z la
magna (in dialetto venafrano vuol dire: l’asino porta la paglia e l’asino la mangia.
Si dice di persona che agisce per se stessa, che si avvantaggia delle sue
azioni).
"Dopo
le presentazioni in terra di Molise, a Venafro, Isernia e Monteroduni, è stato
presentato con successo anche a Cassino, il 22 dicembre scorso, l’ultimo libro
di Giuditta Di Cristinzi, IL CASO DI ROCCAVENTOSA, pubblicato nel mese di
luglio 2016 dalla ROBIN EDIZIONI di Roma.
Si
tratta di un giallo di impianto classico, ambientato nel nostro territorio nel
prima dopoguerra, precisamente nel “48, che vede protagonista l’ispettore
Sandro Costa, di origini napoletane. Il giovane e acuto poliziotto si trova ad
indagare sulla misteriosa morte della principessa Donna Clelia Francesca
Papaleo di Roccaventosa. Coadiuvato dagli agenti scelti Parisi e Ferrara,
incontra una molteplicità di personaggi, variegati e ben tratteggiati
psicologicamente. Tra questi, dopo una complessa indagine a tempo, riuscirà a
scoprire l’insospettabile colpevole che resterà celato fino all’ultimo colpo di
scena.
L’autrice,
avvocato e giudice onorario presso il
Tribunale di Cassino, scrive da sempre
per hobby. Ha pubblicato POESIE nel 2003 e FIORI DI MAGGIO nel 2007, con
LIBROITALIANO Editore, GENTE DEL SUD e FILASTROCCHE PER UN ANNO, nel 2012 con
EDIZIONI EVA, SOLO UNA DONNA nel 2015, con ALETTI Editore.
Hanno
contribuito a presentare l’opera al folto pubblico intervenuto la giornalista
Angela Nicoletti, la psicologa Vera Cavallaro e il professore e filosofo
Francesco Giampietri. L’evento, che si è tenuto presso la sala SAN BENEDETTO
della Banca Popolare del Cassinate, è
stato allietato dalle note e dalla voce del noto cantautore Donato Rivieccio.
Copie
del libro sono disponibili on line, su Amazon o IBS libri o presso il MONDADORI
store di Cassino in Corso della Repubblica."