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martedì 25 agosto 2020

LETTERATURA INGLESE


Anche piccole sfumature rendono grandi i grandi.

Oggi, leggendo un articolo di Leonetta BentivoglioLeonetta Bentivoglio (@bentivoglio_l) | Twitter su Robinson, Ecco il nuovo Robinson - la Repubblicainserto cultura di Repubblica,  Il talento di Mister George Eliot, ho pensato una cosa.

George Eliot Due secoli fa nasceva George Eliot - il Tascabileera lo pseudonimo maschile della scrittrice inglese di epoca vittoriana Mary Jane Evans  (1819-1880). (George Eliot, pseudonimo di Mary Anne (Marian) Evans coniugata Cross (Arbury, 22 novembre 1819  Londra, 22 dicembre 1880), è stata una scrittrice britannica, una delle più importanti dell'età vittorianaMary Anne Evans usò uno pseudonimo maschile a partire dalla sua prima opera narrativa, Scenes of Clerical Life, come era comune a quel tempo per le scrittrici (per esempio, le sorelle Brontë). Lo fece per due ragioni: da un lato, come disse lei stessa, per essere presa sul serio ed evitare che i suoi romanzi fossero letti col preconcetto che si trattasse di sola letteratura "per signore", e quindi minore, non comparabile alla grande letteratura; dall'altro lato desiderava tenere le sue opere al riparo del pregiudizio sociale che la colpiva in quanto compagna di un uomo sposato, il filosofo e critico George Henry Lewes, con il quale visse vent'anni. Fu solo dopo aver raggiunto una certa fama come romanziera che si fece avanti per rivendicare le proprie opere, con lo scandalo di molti lettori; e nonostante il successo, le occorse ancora molto tempo per essere accettata nella buona società. Continuò sempre comunque ad usare lo pseudonimo con cui era diventata celebre. Fonte Wikipedia)

A quei tempi le donne non erano "autorizzate" a scrivere o forse scrivere per una donna era considerata una stranezza. Altro esempio sono le famosissime sorelle Bronte (Per timore che le loro opere fallissero per i pregiudizi che allora esistevano nei confronti delle donne, le tre sorelle si firmarono con uno pseudonimo maschile, che mantenesse però le iniziali dei loro nomi: Charlotte scelse Currer Bell, Emily preferì Ellis Bell, mentre Anne decise per Acton Bell. Fonte Wikipedia) che pubblicarono i primi testi con nom de plume.  

Ebbene, ho pensato al titolo di un giallo di Agatha Christie, Perché non l'hanno chiesto a Evans?,  ove tutta a narrazione è giocata e risolta con l'enigma-omissione di non aver chiesto notizie essenziali sul dellitto a ... Evans, che in realtà non è un uomo ma una cameriera che sposandosi ha assunto il cognome del marito. 

E se la scelta del titolo non fosse stata casuale? Se la nota giallista avesse voluto rendere onore alla grande scrittrice connazionale che l'aveva preceduta e che aveva spianato la strada alle donne scrittrici con una sottile menzione, sottileandone in modo sottile la piena legittimazione?

lunedì 17 agosto 2020

SUL CORRIERE



Venerdì, grazie al inaspettato messaggio un amico (l'avvocato Luigi Tartaglione), ho saputo che ero stata inserita nel novero degli
autori italiani di gialli per la regione Molise su un articolo pubblicato sull'inserto 7 de IL CORRIERE DELLA SERA. 

Per un "gioco geografico", non certo per merito, mi sono trovata in foto accanto a Gianrico Carofiglio che da sempre apprezzo e leggo con molto piacere. 

Ne sono stata lieta e orgogliosa, confesso. 

Ho cercato il giornale nelle edicole di Scauri e Venafro  ma invano. 

Spero che qualcuno che ha comprato Il Corriere e l'inserto 7 possa conservarlo e farmene dono.

Resta per me motivo di orgoglio, di conferma e invito a proseguire nel sentiero intrapreso. 

venerdì 12 aprile 2019

RECENSIONE


IL PRIMO INGANNO  di Riccardo Landini
 GIUDITTA DI CRISTINZI

Ho appena finito di leggere, anzi di divorare una copia autografata del gustoso  libro IL PRIMO INGANNO scritto dal collega Riccardo Landini, emiliano mezzosangue (romagnolo da parte di madre). Ironia della sorte: ho letto il thriller a un passo dai luoghi in cui è ambientato per una emergenza familiare-sanitaria sentendomi dunque più sul pezzo.
Il primo inganno, pubblicato nel 2016,  è solo il primo capitolo di una trilogia (per ora,  con NON SI INGANNANO I MORTI e INGANNANDO SI IMPARA) destinata a divenire presto tetralogia e forse serie innumerevole,  firmata con sagacia da Riccardo Landini, avvocato di Reggio Emilia,  un po' personaggio, che si divide tra professione e passione per la scrittura non disdegnando musica e cinema.
Pluripremiato (Nebbiagialla,  Thriller Café,  Giallo & Noir, Giallo Stresa), bravo consapevole,  convinto e convincente,  sicuramente farà parlare di sé nel mondo della letteratura italiana di genere perché dal 2009 scrive e pubblica gialli e noir di qualità,  romanzi e racconti che siano, con mano esperta e  affinata da inclinazione innata e letture bulimiche.
La storia narrata è quella di Brenno Sandrelli, antieroe per eccellenza, poco figo, molto sfigato. Geometra,  perito assicurativo, afflitto dà problemi economici e coniugali e incallito onicofago,  Sandrelli si trova impelagato  non in una ma in ben due sordide  storie solo per aver voluto rimediare qualche centone in più. Investigatore privato da strapazzo, privo di mezzi e di autorizzazioni, Brenno si trova ad indagare su una storia di corna coniugali che infine apparirà molto meno astratta, strana e  distante di quanto sembri all'inizio. Ma il nostro, che di improbabile non ha solo il nome desueto, intanto si imbatte in una sudicia storia di disgustosi delitti a catena, sfruttamento di minori, tratta di donne, complicità, corruzione, sviluppi imprevedibili ed eccessivi (la realtà supera sempre la fantasia o la fantasia supera la realtà ?),  droga, sesso malato e chi più ne ha più ne metta.
A termine delle violente vicende metropolitane della degradata società di oggi, i colpi di scena finali che non mancano e che anzi paiono come i fuochi d'artificio di una festa di paese che si rincorrono a ripetizione e pare non vogliano cessare, c'è un gioco al rialzo delle responsabilità, in cui troppo spesso il controllore è più marcio del controllato.
Molti i personaggi, spesso brutti e cattivi, truculenti,  marci,  volgari, ben delineati come protagonista, profilo tagliato su misura sull'idea di un detective da strapazzo, più arguto, segugio e attaccato alla presa delle autorità costituita; stazzonato maltrattato, insonne, stanco, solo, confuso eppure lucido, acuto, perspicace, determinato,  sano dentro, Brenno Sandrelli in fondo ci piace.
Il libro che un po' giallo, un po' noir un po' hard  boiled ed è ben scritto, anche se talvolta appare un po' retorico e prolisso, da un autore  che conosce le proprie capacità narrative e se ne compiace fino a crogiolarsi nelle sue stesse parole.
E questo risulta all’attento lettore che nella prosa curata, corretta, ironica e misurata, fluente e piacevole, legge pagine e autore.
Dunque bene  Brenno, benissimo Riccardo!
Ritorneremo tutti sui luoghi dell’inganno  insieme a voi!

IL PRIMO INGANNO,   Riccardo Landini, Edizioni CentoAutori,  collana L’ARCOBALENO,  diretta da Carmine Treanni, Avellino,  aprile 2016,  codice ISBN 978 88 687 205 75

giovedì 21 marzo 2019

RECENSIONI

ED ECCOMI RECENSITA DA EC SHIVERS

“Il caso di Roccaventosa” di Giuditta Di Cristinzi

Titolo: Il caso di RoccaventosaAutore: Giuditta di CristinziEditore: Robin EdizioniPagine: 176Anno: 2016
Voto: 5/5
rocca.jpg
Giuditta Di Cristinzi, molisana DOC, molto legata alla sua terra, dove vive e lavora come avvocato, è un’autrice piena di interessi. Oltre ad un blog, a romanzi e racconti, nel corso degli anni Giuditta ha scritto anche poesie, molte delle quali sono state pubblicate in antologie e hanno ricevuto menzioni di merito.
Dal 2018 collabora con GEArtis, associazione culturale tutta al femminile, che, insieme alla mia socia, avevo avuto il piacere di conoscere alla Fiera del Libro di Firenze, tenutasi lo scorso settembre. Per saperne di più sulla Fiera, cliccate qua: FIRENZE LIBRO APERTO 2018; per conoscere meglio l’associazione GEArtis e quello di cui si occupa, questo è invece il link che fa per voi: http://geartiswebmagazine.com/!
Per cui oggi sono molto felice di dirvi la mia sul romanzo che Giuditta mi ha chiesto di leggere e recensire, un’opera dal titolo evocativo e che preannuncia al suo lettore una trama tinta di giallo: Il caso di Roccaventosa.
Nella fervida immaginazione dell’autrice, Roccaventosa è un piccolo paese immaginario, situato in Molise, ma al confine con Lazio e Campania. Le sue origini sono molto antiche, ma la storia non ha mai smesso di bussare alla sua porta. Il romanzo è infatti ambientato nel 1948, ovvero nell’immediato dopoguerra, un periodo molto difficile e delicato non solo per il piccolo paese, ma per l’Italia tutta. La gente che abita Roccaventosa è perciò fiera e restia a concedere fiducia ai nuovi venuti, ma anche parsimoniosa, amante della buona tavola, abituata al sudore della fronte e rispettosa nei confronti dei signori Papaleo, la famiglia più ricca e potente della comunità, che abita in un maestoso e possente castello, circondato da mura e da un ampio parco.
A rompere l’equilibrio già precario del paese arriva niente meno che un omicidio, ma non un omicidio qualsiasi, quello della nobile quasi ottantenne Donna Clelia Papaleo, che viene trovata morta, in una posizione contratta e irrigidita, nella serra del giardino d’inverno del castello, dalla domestica Rosa.
Quando l’ispettore Sandro Costa, trasferito dalla Sicilia e subito incaricato di indagare sul caso, arriva sulla scena del crimine, capisce immediatamente che non si tratta di un semplice attacco d’ictus, come vogliono fargli credere, ma di un omicidio in piena regola, e precisamente di un avvelenamento.
Da quel momento scattano le indagini e gli interrogatori, i funerali della principessa vengono per ovvi motivi rimandati, e Costa si vede costretto a fare i conti con cittadini poco collaborativi e nobili indispettiti dal suo comportamento. Tutti cominciano a considerarlo un personaggio scomodo, uno che vuole solo creare problemi e fondamentalmente un inesperto che parla a sproposito. La vita per Costa si fa sempre più difficile, ma i primi riscontri investigativi, come il ritrovamento del diario della vittima con alcune pagine strappate, sono pietre che schiacciano l’indifferenza. Alla fine l’ispettore, con il suo spirito arguto e la sua voglia di giustizia, giungerà alla verità, spiazzando completamente chi non credeva in lui e nelle sue capacità. Come la stessa autrice ha dichiarato in un’intervista, l’idea per questo personaggio le fu ispirata dal padre, anch’egli integerrimo classe 1919.
I personaggi e gli intrighi nel libro sono moltissimi, la scrittura è fluida e accattivante, precisa e lineare. Il caso di Roccaventosa si legge con piacere e si vede che è stato scritto e curato da una persona di cultura. Personalmente ho molto apprezzato i frequenti richiami alla natura schietta e bellissima del Molise, alla sua campagna disseminata di olivi e baciata costantemente dal sole, alla sua cucina povera, ma ricca di sapori. Leggendo traspare tutto l’amore dell’autrice per la sua terra, e il lettore non può che venirne coinvolto e ammaliato.
La trama del romanzo, che ricordiamo essere il primo per la Di Cristinzi e anche per questo le rinnovo i miei complimenti (un esordio assolutamente ben riuscito), si sviluppa senza incertezze, trovando un  sereno equilibrio tra descrizioni, narrazione e parti dialogate, cosa non comune anche negli scrittori di maggior successo.
I personaggi sono ben delineati; l’autrice riesce con pochi tratti a dipingerne i ritratti, lasciando poi campo libero allo sviluppo delle psicologie. Così, ad esempio, l’oste Bertuccio, dal quale Costa si reca per rifocillarsi, viene descritto come un uomo dalla “bella pancia pronunciata e il naso rubizzo”, che dopo un mezzo inchino comincia ad elencare i piatti del suo “menu”. Realismo pittorico in piena regola.
Tutti gli attori del romanzo, in egual misura, dai collaboratori dell’ispettore, Ferrara e Parisi, inizialmente reticenti e perplessi, ai nobili Papaleo e ai loro servitori, sono quindi credibili e veritieri, e assecondano il luogo e soprattutto il momento storico in cui la loro creatrice li ha collocati.
Complimenti ancora a Giuditta di Cristinzi, a cui auguro di continuare a coltivare la passione per la scrittura, che dà ottimi frutti!
Cat.


sabato 15 dicembre 2018

LE MIE RECENSIONI

IL PRANZO DELLA DOMENICA DI PAOLO PANZACCHII
RECENSIONE

La narrazione de Il pranzo della domenica di Paolo Panzacchi inizia seguendo un duplice binario: i quello dell’intrigo internazionale e quello del mistero locale.
Le azioni si dipanano i luoghi disparati, tra Grozny, Stoccolma, San Giovanni in Persiceto, Bologna, Zurigo, Berlino, Francoforte e Shanghai.
Inizialmente si fa fatica a trovare il punto di congiunzione tra le vicende di loschi figuri, spie e mercenari stranieri e  di comuni affaristi emiliani fino a quando il lettore è messo in condizioni di ritrovare il bandolo della matassa e  di comprendere la connessione tra la storia del industriale italiano Giovanni Arienti e dei figli scapestrati e il disegno sovraordinato.
Il genere letterario è un mix di giallo, noir e hard boiled.
Tanti i personaggi: il mercenario Jacques de Sertas, Anita, Roberto e la dolce signora Lucia Arienti, il notaio Zani, Mister Wao,  il misterioso Gianni, oscuro protagonista con tre passaporti e tre identità (quale sarà quella reale?), il solerte investigatore privato Paolo Speranza, uno stuolo di commissari, ispettori, questori corrotti e non, tutti coinvolti nella vicenda adrenalinica che toglie il respiro ai protagonisti, per una vecchia vicenda originatasi nel “71, che ha scontentato e  scatenato così tanto odio in qualcuno da determinare rappresaglie a catena e un'intera vita consacrata alla vendetta.
Il personaggio che ho amato di più e quello di Anita, forse perché femminile, una donna in carriera, inizialmente dolce e capace, che a causa di una forte delusione d'amore devia il corso della sua vita e diviene quasi un relitto umano,   duro e crudo,   dedita a dipendenze di ogni tipo di dipendenze.
Ma del resto Panzacchi porta tutto alle estreme conseguenze.
Il climax si raggiunge in parte centrale, dopo una sparatoria micidiale a Zurigo,  in cui vengono descritti inseguimenti al cardiopalma, agguati e una gragnola di colpi fino a raggiungere il denouement  finale durante il pranzo della domenica nella super villa dell’affermato industriale in declino.
Peccato per il finale da totale armageddon, che non lascia spazio a guizzi creativi, riscatti o colpi di scena. Vince la violenza assoluta cieca e sorda.
Il libro, all'inizio avvincente, animato da una buona idea ispiratrice, appiattita nello sviluppo successivo, è carente dell'editing che avrebbe dovuto essere molto più accurato soprattutto della consecutio temporum in altre  banali cadute di elaborazione.

Il pranzo della domenica Paolo Panzacchi Laurana editore Collana calibro 9 giallo&noir,  pagine 232,  CODICE ISBN 978 88 3198 40 89



giovedì 29 novembre 2018

LE MIE INTERVISTE

(BOZZA) INTERVISTA A
MARIANO SABATINI

Mariano Sabatini è un giornalista e scrittore italiano, nato il  18 marzo 1971 a  Roma.
Ha iniziato a lavorare nel 1992 come cronista per una testata romana. Due anni  dopo   è stato  chiamato da Luciano Rispoli a sostituire un autore del Tappeto Volante su Telemontecarlo (TMC). Da allora ha proseguito parallelamente l'attività giornalistica (è iscritto all'ordine dal 1996) e quella di autore televisivo. Giorgio Dell'Arti e Massimo Parrini lo hanno inserito nel Catalogo dei viventi 2009. Nell'ambito del Festival della Letteratura 2013 è stato insignito del Premio Città di Giulianova.

Televisione

Dal 1994 fino a luglio 1998, e poi nel 2001 e fino al 2005, è stato autore del talk show Tappeto Volante, in onda prima su TMC poi su varie altre emittenti. Arrivato alla tv grazie all'intuizione di Luciano Rispoli che ha ravvisato in lui doti di autore, Mariano ha proseguito a collaborare con grandi network. Sempre per TMC, tra ottobre 1998 e gennaio 1999, è autore del "Primo Campionato di lingua italiana", nato sul modello del celeberrimo Parola mia che Luciano Rispoli aveva ideato e condotto per tre stagioni su Raiuno: un quiz che ha visto protagonisti giovani universitari alle prese con etimologie, definizioni, modi di dire e temi scritti in buon italiano. Tra il 2002 e il 2003 firma la riedizione di Parola mia, conduttore Luciano Rispoli: settanta appuntamenti su Raitre, per la quale ha avuto l'intuizione di scritturare, come partner di Rispoli, la scrittrice Chiara Gamberale.

Radio

Nel 1996 ha collaborato  con recensioni di cinema a Radiodue Time. Fino a giugno 1998, ha scritto  i testi di Punto d'incontro, programma-contenitore di Radiodue, per cui in voce una rubrica di cinema. Tra il 2003 e il 2004 è stato opinionista di Vacanze romane e Buongiorno domenica che Dina Luce conduce su Nuova Spazio Radio; nello stesso periodo ha collaborato  con Sesto potere su RadioRoma. Nel 2006-'07 è stato opinionista Playwatch di Fabio Canino e Francesca Zanni su Play Radio. Nelle stagioni 2007-08/ 2008- luglio '09, ha curato  la rubrica sulla tivù Breve durata d'ascolto, intervenendo su Radio Capital, a I Capitalisti di Flavia Cercato e Andrea Pellizzari (sostituito dal giornalista musicale Massimo Cotto). Dal 2005 ha firmato  la rubrica Mi scappa la tv all'interno del FizzShow su una syndication radiofonica nazionale e dal 2007 ha elargito Consigli per le letture su IdeaRadio in Nove undici di Tindari Barbera e Claudia Ungaro.

Testate

Dagli anni novanta ha scritto e curato rubriche di cultura, costume, spettacoli per Il Tempo, Il Giornale, Ecco, i quotidiani del gruppo Agl Espresso, Gioia,  Bella,  Set,  Film Tv,  Novella 2000, Campus, Maxim, Vera, Vent'anni,  Il Mucchio Selvaggio, Nuovo male settimanale, Cosmopolitan, Intimità (diretto da Bice Biagi), King, Moda, Onda Tv, Radiocorriere TV, l'agenzia Italpress,Metro, Italia Oggi. Affaritaliani. Da settembre 2010 collabora con il portale giornalistico Tiscali: Notizie.

Libri / editoria

Nel 2001 ha scritto (con Oriana Maerini) La sostenibile leggerezza del cinema, libro-intervista con il regista Mario Monicelli (Edizioni Scientifiche Italiane), del quale Enzo Natta su Famiglia cristiana scrive: «È un gioco della verità. E l'autoritratto che se ne ricava da questo colloquio va oltre le convenzioni e le regole di un abusato fair-play». Nel 2005 ha pubblicato il libro Trucchi d'autore (ed. Nutrimenti), sulle abitudini, i tic, i segreti, le manie, le tecniche di lavoro degli scrittori famosi, tra cui Andrea Camilleri, Giorgio Faletti, Dacia Maraini, Cristina Comencini, Rosetta Loy, Alberto Bevilacqua e altri. Nel 2006 esce il volume Vi racconto Montalbano, che contiene un capitolo a firma di Sabatini. Nell'ottobre 2007 ha pubblicato  Altri Trucchi d'autore (ed. Nutrimenti). Nell'Aprile 2009 ha pubblicato, presso Aliberti editore, Ci metto la firma! sulla gavetta di 60 giornalisti famosi.  Nell'ottobre 2012, Sabatini ha pubblicato  È la Tv, bellezza! (ed. Lupetti) sottotitolo Se la conosci, puoi difenderti. A marzo 2016 ha scritto  e pubblicato  il suo primo romanzo L'inganno dell'ippocastano, protagonista il giornalista investigatore Leo Malinverno. Il romanzo, pubblicato da Adriano Salani Editore, si è aggiudicato  il Premio Flaiano e il Premio Mariano Romiti opera prima 2017. Nel 2017 ha pubblicato con lo stesso editore PRIMO VENNE CAINO, romanzo noir che segna il ritorno di Leo Malinverno.
Insomma, lunghissimo e ricco il curriculum del nostro ospite di oggi.

 

Intervista




D. MARIANO, TU HAI PIU’ RUOLI, PIU’ ATTIVITA’. QUALE TI è PIU’ CONGENIALE, IN QUALE TI RICONOSCI DI PIU’?


D. HAI SCRITTO VARI LIBRI DI SAGGISTICA, SUL CINEMA, SUI TIC DEGLI SCRITTORI, SUL GIORNALISMO. COME SEI PASSATO ALLA NARRATIVA E IN PARTICOLARE A QUELLA DI GENERE?

D. La prima volta si è trattato di un giallo molto  INTRECCIATO CON LA REALTA’, CON L’ATTUALITA’…

D. Nel libro L’inganno dell’ippocastano la storia è AMBIENTATA A ROMA,  LA TUA CITTA’, dunque in una realtà  CHE CONOSCI BENE.

D. Nel libro parli di una storia che potrebbe essere intrecciata con la nota vicenda di MAFIA CAPITALE, tant’è che  DE GIOVANNI recensisce il libro con un forte apprezzamento e parla di preveggenza.  

D. Il titolo, L’INGANNO DELL’IPPOCASTANO, da dove nasce?

D. I PROTAGONISTI SONO GIORNALISTI COME TE. TI RAPPRESENTANO? E’ STATO PIU’ DIFFICILE COSTRUIRE LA TRAMA O LA PSICOLOGIA DEI PERSONAGGI?

D. E SE NE VOLESSI FARE UN FILM ?

D. Nel 2017  è uscita sempre con DALANI editore la seconda avventura di Malinverno. Parlaci dell’ultimo libro.

D. Una grossa introspezione psicologica dunque.

D. Dimmi, sei più affezionato al primo o al secondo?

D. Hai vinto diversi premi vero? Quali?

D. Pensi di andare avanti così, con i gialli o i noir? Perché? Aiutano ad esprimere bene l’animo umano?

D. Qual è lo STATO DELLA LETTERATURA italiana  OGGI e della LETTERATURA DI GENERE? Perché tanti gialli, tanti investigatori, di tutti i tipi…


D. Una curiosità, come scrivi? Al mattino, alla sera, ti ritiri in un posto isolato, riesci a farlo a casa, scrivi al computer o a penna? Hai qualche tic, qualche abitudine particolare come ad esempio ne aveva il grande Simenon?

D. Parlaci dei tuoi prossimi progetti o è tutto top secret?

D. Allora a presto e buon lavoro.






E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...