LIFE STYLE BENESSEREBELLESSERE AVVOCATOAMICO VIAGGI CUCINA MAMMA+FIGLI SCRITTURA LIBRIITALIAN STYLE

Visualizzazione post con etichetta I miei scritti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta I miei scritti. Mostra tutti i post

martedì 21 gennaio 2020

SCRIVERE


Scrivo da sempre. Scrivere mi piace, mi realizza, mi rilassa, mi esprime, mi prende, mi rapisce, mi galvanizza. 
Mi piace narrare, raccontare fatti e sensazioni. Non so se ci riesco bene o male, ma lo faccio, lo devo fare, è un'urgenza, un modo in cui passare il tempo. A volte scrivo in maniera febbrile, a volte a fatica, quando devo calare me stessa in storie altre, inventate. Trovare trame efficaci è complesso, mentre la realtà rapisce. Quando viaggio, cucino, faccio esperienze per me significative, tradurre tutto in scrittura completa, rende, immortala. 
Chissà, lo faccio per lasciare traccia di me, per fuggire il tempo che cancella tutto, lo faccio per farmi capire da chi legge, per cercare attenzione, per dire io ci sono? Non lo so. 
Ognuno ha il suo hobby. Chi ricama, chi cuce, chi legge, chi cucina, chi gioca a carte, chi guarda la tv, chi ascolta musica, chi vede film, ... 
Io faccio tutte queste cose, ovviamente, come tutti, ma scrivere è il mio quid pluris.
Ho cominciato da bambina, a scuola. Era di gran moda, quando facevo le elementari, lo sceneggiato (ora si chiamano fiction) SANDOKAN. Mi ispirò, forse per la prima volta, e cominciai a scrivere, sulla falsa riga della storia di Salgari, LA SAGA DEI GUILLON. Quel piccolo romanzo non l'ho mai terminato (ho un difetto gravissimo, sono un'incostante, ahimè!), ma ho continuato con poesie,  diari,  bei temi d'italiano, lettere d'amore. 
Poi una volta, nel 2002, trovai su REPUBBLICA un'inserzione relativa a un concorso per la pubblicazione di una silloge poetica. Mandai -dubbiosa e insicura- le mie poesie e furono accettate e pubblicate. Nel 2003 arrivarono le copie del mio primo libro  intitolato senza fantasia POESIE. Dopo -preso coraggio- pubblicai anche FIORI DI MAGGIO. Ma ero ancora vergognosa e non dissi a nessuno di questa mia cosa. 
Erano altri tempi. Scrivere poesie da parte di una persona comune sembrava una stravaganza, avevo paura di essere letta, capita, giudicata. Scrivere significa mettersi a nudo, pubblicare appunto il proprio mondo interiore. Tenevo i miei libri in uno scatolone e ne regalavo uno ogni tanto agli amici più intimi e  ai parenti. 
Poi ho preso coraggio. 
Mi sono confrontata col compianto AMERIGO IANNACONE, poeta, scrittore, letterato ed editore locale, e ho pubblicato con la sua casa editrice (EDIZIONI EVA) GENTE DEL SUD  e FILASTROCCHE PER UN ANNO
Era il 2012, erano passati 10 anni dalla prima esperienza. Mi sentivo più sicura, tanto da fare del libro di filastrocche la bomboniera per la prima comunione del mio terzogenito CLAUDIO MARIA. Magari un'altra mamma gli avrebbe fatto i centrini all'uncinetto per i confetti, ma io preferii essere me stessa e intessere le mie trine di parole in rima. 
Lanciata sulla via dell'espressione verbale scritta (sono anche una gran chiacchierona, talvolta prolissa), lessi di un concorso letterario (PREMIO CITTA' DI COLONNA). Volli partecipare con FUOCO, una poesia scritta in onore di D'Annunzio. Credevo fosse una schifezza, perché scritta quasi a comando, su commissione. Invece no. Vinsi il primo premio (una notte in hotel nella bella cittadina di Colonna e 100 euro mai ricevute. Sì, perché nel mondo della letteratura i soldi non girano affatto, anzi bisogna stare attenti perché in molti cercano di fregartene). In quella occasione, sempre accompagnata dal mio fido Claudio (chi lo avrebbe mai detto!? Invece gli piace tutto ciò!), conobbi tanta bella gente e anche l'editore romano Giulio Perrone. L'occasione fu ghiotta per aprirmi a più vasti orizzonti. Giulio mi disse che presso la sua casa editrice omonima, la moglie, l'editor Mariacarmela Leto, teneva corsi di scrittura creativa (perché sì, per scrivere bisogna studiare). Ne parlai con Claudio. I bambini erano ormai abbastanza cresciuti, dunque potevo permetterlo. Mi iscrissi e cominciai ad andare a Roma col pullman quando c'erano le lezioni, di sabato mattina. Non sono mai andata ad una scuola qualsiasi né all'università tanto felice, contenta, curiosa, emozionata. 
Lì conobbi Mariacarmela e tanti altri aspiranti scrittori come me, con i quali sono rimasta in ottimi rapporti (Maggie van der Toorn, Marco detto Dalissimo, Marco Gaetani, Alessandro Piragino, Mariella Tallari, Samantha Terrasi ed altri). Mariacarmela leggeva, spiegava, stimolava, sferzava e ci assegnava compiti, in classe e a casa. Io li facevo con diligenza, sottraendo tempo a tutto il resto. L'anno successivo ho seguito, sempre lì, il corso avanzato e poi ancora i work shop. Ho affinato la mia voce, anzi forse l'ho scoperta. Ho scritto racconti e altre poesie. In quel periodo ho pubblicato SOLO UNA DONNA che contiene in sé i racconti  LA VITA E' CAOS. 
Intanto ho trovato il tempo, la forza e la motivazione  per completare il mio giallo IL CASO DI ROCCAVENTOSA. Scrivere un romanzo non è come scrivere poesie o brevi racconti. C'è necessità di una trama, di tempo, di rilettura, di elaborazione, ma sono stata soddisfatta del risultato. I gialli sono molto di moda e io vorrei continuare con il mio ISPETTORE COSTA e riuscire a scrivere ancora di lui, vorrei fare una serie con le sue avventure investigative, anche per rendere un omaggio alla nostra terra (perché COSTA vive e lavora proprio qui, da Roccaventosa -paesino molisano immaginario- nel frattempo si è trasferito a Venafro).
Nel 2015 vi fu la grossa emergenza degli sbarchi in Sicilia, degli annegamenti di centinaia di immigrati. Ogni mattina aprivo il giornale e apprendevo una luttuosa notizia. Tristemente ispirata, scrissi STRAGE D'ANIME
E poi, e poi...
Ho continuato. Tanti concorsi letterari, il ritiro dei premi in svariati posti d'Italia (sempre accompagnata dal mio fido cavaliere cui dedico molti dei miei scritti), tante poesie, raccolte nella silloge PETALI e zanzare, di prossima uscita. 
Continuo, continuo e continuo. 
Sto già lavorando a un'altra raccolta che si chiamerà MOMENTI D'ESSERE, a un romanzo, a una raccolta di proverbi, a un romanzo epistolare, a dei racconti gialli,... 
E poi scrivo su questo mio blog, creato nel 2013, dopo il primo che si chiamava TIRA E... molla, scrivo lettere a tutti i miei cari, scrivo decine di whatsapp al giorno, mail, recensioni, aforismi, post e purtroppo anche atti giudiziari e sentenze (bisogna pur vivere e la letteratura soldi non ne dà) e... Non dormo più!

domenica 20 gennaio 2019

LE MIE FILASTROCCHE


TUTTI A SCUOLA


Vado a scuola per imparare,
vado a scuola per cantare
Tutto mi insegna la mia maestra,
fino a quando non è festa
Imparo a far di conto, insieme al dettato
e le prove INVALSI bene ho superato.
E’ bella la storia e la geometria,
così misuro la casa mia,
otto per otto sessantaquattro,
coi problemi divento matto,
ma se c’è inglese o geografia
giro il mondo con la fantasia!
Studio l’Italia, la religione,
amo il computer e la ricreazione.
Gioco, conosco, ripeto, sussurro,
ma se viene il Preside,
che è un po’ severo,
ammutolisco per davvero!!!





















L’INVERNO



Dicembre, gennaio, febbraio,
solo un pettirosso o il passero gaio
solcano il bianco del cielo.
Freddo, pioggia, neve e gelo.

C’è Natale a scaldare il cuore
e poi si ricomincia con più ardore
La casa,  la  scuola ed  il lavoro,
a tavola, il maiale con l’alloro,
polenta, cavoli, mandarini,
salsicce, broccoli e tagliolini

I giorni della merla, poi la Candelora
e si dice “l’inverno è fora”.
Ora il dì è più lungo, la notte più breve,
piano piano si scioglie  la neve

Finchè un giorno senti frinire.
Allegro, l’inverno sta per finire!






















CARNEVALE                                                                                                                                                                 
Natale ormai è passato,                                                           
un altr’anno è cominciato
Il freddo ci stringe, ma non frena
la vena   di allegria
e allora via, via ….Ecco arriva il Carnevale,
ora  ogni  scherzo  vale


Andiamo  a scuola e nelle strade
mascherati, per case e per contrade,

o meglio per Regioni,
Pulcinella e Pantaloni,
Colombine e Balanzoni,
balla Gianduia, canta Arlecchino,
                         seppure poverino.

Ma al giorno d’oggi i bambini
vogliono nuovi vestitini
Inediti costumi nati in Tivvù,
visti sui fumetti o nei cartoons

Ninja Turtles e  Topolina,
Power Rangers e   Paperina,
Harry Potter col  tondo occhialino
sfida il vecchio Mago Merlino.

Tutti insieme si fa chiasso e festa.
Coriandoli, stelle filanti e una trombetta desta.
Dolci tipici, croccanti e buoni,
Graffe farcite e bomboloni
Su un vassoio ecco  le castagnole,
con chiacchiere o frappe,  come dir si vuole

Tutti giocano in compagnia
Carnevale è la festa dell’allegria!





     NOTTE E DI’

Tramonta la luna,
arriva l’aurora,
sorge il Sole di buon ora

Sale Elio su nel cielo
irrompe, squarcia il velo
di nuvole all’orizzonte,
è mezzogiorno sopra il monte

Di pomeriggio si abbiocca un poco,
piano piano diventa fioco

Dolce dolce discende la sera
sempre più tardi a primavera

Fa notte, è buio sopra il paese
Tutti a nanna tra sogni e soprese




                                                                                               



                           










Venafro, 19 febbraio 2011






sabato 19 gennaio 2019

LE MIE FILASTROCCHE


LA BEFANA



La Befana vien di notte
Con le scarpe tutte rotte

Porta i doni ai bimbi buoni
Giochi, calze e torroni
 
Ai grandi porta altre cose
Dolci strenne spiritose

Questa è l’Epifania
Da passare in compagnia

Tutti a casa, grandi e piccini
Tacchino, brodo e tortellini

Se le feste porti via,
Lascia pace e amore a casa mia!





















27 gennaio 2006






I GIORNI DELLA MERLA



Gennaio, con freddo e gelo,
alla bella merla
con piume di perla
faceva oltraggio e dispetto.

Ella, allora, sola col suo piccino,
per tre dì si rifugiò su di un tetto
e per scaldarsi entrò in un camino.

Ne uscì a febbraio,
tutta sporca e nera,
sperando fosse già primavera.

Quando dalla caccia tornò il suo merlotto,
non riconobbe la  sposa di botto,
ma, udito il suo canto, ben presto capì.
Le volò accanto  e  per amore frinì.

Sembrava però un gruppo assai strano,
lui tutto  bianco, l’altra ebano
Allora il merlo si tinse di nero,
in segno eterno di amore sincero



















Venafro, 31 gennaio 2011


venerdì 18 gennaio 2019

LE MIE FILASTROCCHE


CAPODANNO


Capodanno inizia l’anno
Avvolto in un bel panno
Bianco di soffice neve
Notte di fuochi, giorno breve

Bilanci, sogni e progetti
Umani desideri imperfetti
Attesa dell’anno venturo
Cosa ci riserva il futuro?

In casa ancora albero e doni
Vischio, presepe e panettoni
Giochi a carte e tombolate
Risa, auguri e tavolate

Tutti insieme, grandi e piccini,
Genitori, nonni e nipotini
L’anno nuovo porti a chi chiederà
Salute, amore e serenità!












                                                                                     27 gennaio 2006







giovedì 17 gennaio 2019

LE MIE FILASTROCCHE

Giuditta Di Cristinzi
FILASTROCCHE
PER UN ANNO
Rime e poesie
per la Scuola dell’Infanzia, Primaria e Secondaria
EDIZIONI EVA
1
TUTTI I DIRITTI RISERVATI
ĈIUJ RAJTOJ REZERVITAJ
ISBN 978-88-96028-82-7
© 2012
Edizioni Eva
Via Annunziata Lunga 29
I 86079 Venafro (IS)
Tel. e fax 0865.90.99.50
www.edizionieva.com
edizionieva@edizionieva.com
2
Ai miei figli
Pietro, Ale e Claudio Maria,
ispirazione quotidiana permanente
3
Un particolare ringraziamento
a Gianna Maria Scarabeo,
autrice delle illustrazioni.
4
Prefazione
Questa breve raccolta di filastrocche e poesie è stata ispirata all’autrice dai tre figli, oggi di dodici, dieci e otto anni.
La vita quotidiana con loro, i contatti con la scuola, la presenza e il controllo espressi giornalmente, seguendoli nei compiti a casa, hanno sollecitato in questa direzione la vena poetica dell’autrice, già poeta di liriche “adulte”.
Qui, invece, l’atmosfera è lieve e scanzonata, sinceramente ispirata, impegnata, ma leggera; lo snodarsi delle composizioni in ordine temporale, come per tracciare una sorta di canovaccio-calendario, tocca i vari mesi dell’anno, le stagioni, le feste comandate, laiche o religiose, vecchie o nuove che siano, come ad esempio la recente Festa dei Nonni, che cade il 2 ottobre, giorno dedicato agli Angeli Custodi, istituita nel 2005.
L’antologia comprende anche filastrocche didascaliche e ortografiche, dediche, spunti di riflessione su argomenti attuali, come la globalizzazione, l’Europa Unita, la scuola mista, l’integrazione multirazziale.
Lo studio a memoria delle poesie o la semplice lettura in classe dei singoli componimenti potrà essere valido spunto e alternativo ausilio per svariate lezioni leggere, ma al contempo impegnate ad opera degli Insegnanti, modulabili secondo l’età degli allievi, i programmi e i diversi corsi di studio.
L. LOJACONO
5
6

giovedì 5 aprile 2018

QUALCUNO DICE DI ME...

Giuditta Di CristinziTra le scrittrici italiane che vi proponiamo oggi, Giuditta Di Cristinzi (Venafro 7/2/1967) emerge giorno dopo giorno per la molteplicità della sua espressione artistica che spazia dalla poesia alla prosa.  La scrittura in versi mostra la raffinatezza e la ricercatezza della parola che scava in profondità nelle pieghe dell’anima  catturandone momenti di sorriso e di pianto. Lo stupore nell’osservazione delle cose e nelle persone che ci circondano nel nostro quotidiano sembra confermare la sintonia e l’interdipendenza  misteriosa dei sentimenti  del creato. La madre, la moglie, la figlia, la sorella   rappresentano per Giuditta presenze e ruoli essenziali e irrinunciabili a cui ancorarsi nei tormentosi  percorsi della sua mente pellegrina nella ostinata ricerca di risposte a domande,  che spesso restano inevase. È proprio quando la tortura esistenziale l’allontana pericolosamente dalla realtà che un’energia insperata la riporta alla vita. La curiosità dell’artista, istigata e sorretta dalla sua attività di avvocato, orienta la prosa verso il genere poliziesco ove il gusto dell’indagine si rende scusa di approfondimento della  conoscenza dei lati oscuri dell’animo umano.
Tuttavia, come introduzione alle opere della scrittrice, vogliamo incominciare con il proporre alcune filastrocche destinate al mondo dell’infanzia rivelatrici di una purezza di sentimenti e di una competenza linguistica capace di affascinare sia il mondo dei piccoli che quello degli adulti.
I GIORNI DELLA MERLA
 Gennaio, con freddo e gelo,
alla bella merla
con piume di perla
faceva oltraggio e dispetto.

Ella, allora, sola col suo piccino,
per tre dì si rifugiò su di un tetto
e per scaldarsi entrò in un camino.

Ne uscì a febbraio,
tutta sporca e nera,
sperando fosse già primavera.

Quando dalla caccia tornò il suo merlotto,
non riconobbe la  sposa di botto,
ma, udito il suo canto, ben presto capì.
Le volò accanto  e  per amore frinì.

Sembrava però un gruppo assai strano,
lui tutto  bianco, l’altra ebano
Allora il merlo si tinse di nero,
in segno eterno di amore sincero


L’INVERNO
 Dicembre, gennaio, febbraio,
solo un pettirosso o il passero gaio
solcano il bianco del cielo.
Freddo, pioggia, neve e gelo.

C’è Natale a scaldare il cuore
e poi si ricomincia con più ardore
La casa,  la  scuola ed  il lavoro,
a tavola, il maiale con l’alloro,
polenta, cavoli, mandarini,
salsicce, broccoli e tagliolini

I giorni della merla, poi la Candelora
e si dice “l’inverno è fora”.
Ora il dì è più lungo, la notte più breve,
piano piano si scioglie  la neve

Finchè un giorno senti frinire.
Allegro, l’inverno sta per finire!

CARNEVALE                                                                                                                                            Natale ormai è passato,
un altr’anno è cominciato
Il freddo ci stringe, ma non frena
la vena   di allegria
e allora via, via ….Ecco arriva il Carnevale,
ora  ogni  scherzo  vale
Andiamo  a scuola e nelle strade
mascherati, per case e per contrade,
o meglio per Regioni,
Pulcinella e Pantaloni,
Colombine e Balanzoni,
balla Gianduia, canta Arlecchino,
seppure poverino.
Ma al giorno d’oggi i bambini
vogliono nuovi vestitini
Inediti costumi nati in Tivvù,
visti sui fumetti o nei cartoons
Ninja Turtles e  Topolina,
Power Rangers e   Paperina,
Harry Potter col  tondo occhialino
sfida il vecchio Mago Merlino.
Tutti insieme si fa chiasso e festa.
Coriandoli, stelle filanti e una trombetta desta.
Dolci tipici, croccanti e buoni,
Graffe farcite e bomboloni
Su un vassoio ecco  le castagnole,
con chiacchiere o frappe,  come dir si vuole
La scrittrice Giuditta Di Cristinzi
Tutti giocano in compagnia
Carnevale è la festa dell’allegria!

mercoledì 14 marzo 2018

...ancora gli animali nei proverbi

Gallina vecchia fa buon brodo.

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio (le cattive abitudini tardano a morire).

Tale è il gregge qual chi lo regge.

Ch  tanta uall, ‘n z fa mai juorn (in dialetto venafrano vuol dire con tanti galli –a cantare- non fa mai giorno. Morale: quando sono troppi a comandare è difficile arrivare ad una  conclusione).

Chi va a caccia senza cane, torna a casa senza lepre.

Il gregge unito costringe il lupo al digiuno (l’unione fa la forza).

Chi è stato morso dalla vipera teme anche la lucertola.

Campa cavallo che l’erba cresce.

Chi acchiappa’ l pesc z’  mponne la cora (in dialetto venafrano vuol dire chi prende i pesci si bagna la coda, cioè stando a contatto con l’acqua si rischia di bagnarsi. E’ l’equivalente di chi va al mulino si infarina. Ovvero alcune cose sono diretta conseguenza di altre).

La gatta frettolosa fece i figli ciechi.

Chi ama il proprio cane deve amarne anche le pulci.

Z r’spetta i cuan p’ i puadron (in dialetto venafrano significa si rispetta il cane per il padrone. Cioè spesso bisogna sopportare una persona, nostro malgrado, per rispetto nei confronti di un'altra. Questo proverbio, come molti altri, ha il  suo corrispettivo in altri dialetti del sud  Italia, ad esempio Si rispetta u cani pa facci du patruni si dice in Calabria e Rispettà 'o cane p' 'o patrone in Campania).

Nell’olio, nel vino o nel mare il pesce vuol sempre nuotare.


L’uccello in gabbia, se non canta per amore, canta per rabbia.

I ciucc che nn cresc è semp p’l’triegl (in dialetto venafrano significa che l’asino che non cresce sembra sempre un puledrino. Le persone piccole di statura sembrano sempre giovani).


venerdì 23 febbraio 2018

GRANI DI SALE







CANI, GATTI E COMPAGNIA


Gli animali nei proverbi e nei modi di dire



  



Da Esopo a Fedro a La Fontaine e, in seguito, fino a noi, quante volte e con che vis espressiva comportamenti umani sono stati dipinti, descritti, capiti, ironizzati facendo raffronto con comportamenti e caratteristiche  animali?
Spesso. Perché l’uomo, che si arroga la superiorità assoluta in questo universo, sovente  è… incredibilmente e involontariamente bestiale!






A lavar la testa all’asino, si spende tempo, acqua e sapone.

A caval donato non si guarda in bocca.

Il verme tenero rode il legno duro (la costanza è premiata nel raggiungere anche gli obiettivi più ardui).

Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino.

I cuan moc’ca i sctracciat (in dialetto venafrano il cane morde lo straccione, cioè –in sostanza- guai su guai. Le persone o il destino si accaniscono contro i più deboli, contro coloro che appare più facile vincere).

Cuan e cuan n z moc’cn (in dialetto venafrano i cani non si mordono tra loro, ovvero i simili si usano riguardo, rispetto reciproco).

Can che abbaia non morde.

Z’han ‘ncuntrat ciegl e botta (in dialetto venafrano significa letteralmente si sono incontrati uccello e botto, colpo, s’intende a caccia; il proverbio indica una casualità fortunata, un evento che si è verificato senza merito di chi ne beneficia).

Chi pecora si fa, il lupo se la mangia.

Il gatto di credenza, quello che fa pensa (a volte si attribuisce agli altri il proprio modo di pensare e di fare, talvolta ingiustamente).

M si miss a cuavagl a n puorc (in dial. venafrano, significa mi hai messo a cavalcioni ad un maiale, cioè mi hai disonorato).
  



giovedì 22 febbraio 2018

GRANI DI SALE

GRANI DI SALE


Raccolta di Detti e Proverbi
  


Giuditta Di Cristinzi









A nonna Giuditta Rossi,
donna antica e saggia

  










PREFAZIONE

Adoro i modi di dire e i proverbi, vecchi e nuovi, in lingua italiana, in dialetto, in latino o in lingue straniere.

La parola proverbio viene dal latino proverbium, derivato a sua volta da verbum, «parola».
Come tutti sanno, il proverbio è un breve motto, di larga diffusione e di antica tradizione, che esprime, in forma stringata e incisiva, un pensiero o una regola desunti dall’esperienza.
Nei proverbi e negli aforismi si racchiude tanta verità, tanta saggezza spiccia.
Nella vita guai a fare banali generalizzazioni e manicheismi, a dividere con rigidità bene e male, verità e bugia, guai a rinunciare, in qualsiasi momento, al ragionamento, alle spiegazioni, al senso dell’evolversi  dei costumi, all’esperienza.
Ad ogni modo i proverbi aiutano, chiariscono, semplificano, sintetizzano, tramandano. Esprimono il senso comune o, meglio, tanto buon senso, tante collaudate verità, tanta saggezza popolare e antica. Insieme ai modi di dire, aiutano ad asserire, a colorire con intelligenza i discorsi, a trovare spiegazioni senza faticare troppo. Sono utile rinvio per l’oratore pigro e  per l’educatore tradizionale, stampella argomentativa e  sostegno dialettico a buon mercato,  filosofia di vita alla portata di tutti, cultura popolare, diffusa, non racchiusa nelle pagine dei libri, tra le mura degli atenei, nelle menti dei colti, non per questo meno pregevole. A volte più proverbi vanno nella stessa direzione, altre volte si contraddicono l’un l’altro.
Sono stata abituata in famiglia a farne  uso e consumo.
Mia madre e mia nonna, donne antiche e sagge, ne facevano (e mia madre ne fa ancora) largo utilizzo. Avevano sempre pronto quello giusto, calzante all’occasione o  alla persona, talvolta in base al mestiere svolto dal protagonista momentaneo del discorso. Spesso erano motti in dialetto venafrano, per lo più mutuati dalla vicina tradizione orale campana.
Per far loro omaggio, voglio provare a scriverne una raccolta, leggera, non pretenziosa, non esaustiva, non alfabetica o enciclopedica, seguendo un sottile filo conduttore, in base agli argomenti a me più cari o maggiormente significativi e ricorrenti.
Molti li conosco. Con l’occasione altri ne ho cercati.
La maggior parte dei proverbi e modi di dire raccolta è in lingua italiana; diversi sono in versione dialettale, più spesso venafrano-molisana o napoletana. Alcuni, assai pochi per la verità, sono in latino, in francese o in inglese. Altri  sono integrati da un pensiero, una riflessione, una spiegazione del tutto soggettiva.

Buona lettura!


                                                                           GDC




mercoledì 21 febbraio 2018

Voglia di scrivere

Ho voglia di scrivere e di pubblicare ancora.
Ma stavolta si tratterà di una cosa completamente diversa.
Una raccolta di proverbi.

mercoledì 17 maggio 2017

GUAZZABUGLIO DI GENTE E PENSIERI RECENSIONE DEL PROF. GIUSEPPE NAPOLITANO A "SOLO UNA DONNA"

Guazzabuglio di gente e di pensieri

Curiosa del mondo e dell’uomo che lo abita, affacciata alla finestra del mondo di tutti i giorni (peraltro, anche per l’incombente necessità del suo lavoro), non perde tuttavia il contatto con la vita privata: Giuditta Di Cristinzi sa bene come esporsi, come mostrarsi, come manifestarsi, conservando comunque la consapevolezza della sua natura – la propria femminilità vissuta senza conflitti, anzi nel pieno rispetto delle esigenze che la vita reclama (anima e corpo, e – si licet  ethos ed eros). Così scrive per affermare e confermare – ce ne fosse ancora bisogno, considerando la miopia di certa umanità con la quale si convive e con la quale ci si confronta e bisogna fare i conti – che, malgrado donna, o per fortuna, ha voglia di vivere in una sua dimensione, e difenderla, e parteciparla.
La famiglia ha un posto predominante, nella sua produzione poetica, ma è vissuta non senza fastidio per i momenti (vivi nella memoria e nel presente) che minano quella che si vorrebbe una pace protettiva, trasformando invece il familiare cantuccio pascoliano in un “nido dorato di spine” (o un “carcere dorato”, addirittura). Giuditta non ha paura di confessare le sue debolezze, ma nemmeno teme (quando lo sente necessario, per amore di onestà intellettuale) dire le cose come stanno se non stanno bene – almeno come lei vorrebbe che andassero per andare bene. È capace, se occorre, “di inventare bugie colorate di fiaba”, come fa con i suoi bambini (quando hanno paura), ma sente pure la forza di “stracciare le convenzioni”, se la opprimono troppo (e le fanno paura). Perché ha la forza di una personalità formata con l’impegno della conquista, ed ora non vuole perdere il suo posto nel mondo: poeta e donna, professionista rispettata e mamma adorata, ma comunque se stessa, sempre.
Non capisce la logica del compromesso, non sa che farsene di vuote formule d’occasione, tanto meno quando scrive poesie. “Quanto di tempo ho perso / e di me, per assecondare gli altri?” – non è una domanda retorica e non lo ritiene giusto, nemmeno con i familiari, con le persone che ama, poiché da tutti si aspetta la stessa disponibilità che lei stessa offre agli altri. Anche in poesia, perciò, può affermare di essere libera, di porsi al di là delle mode e delle convenzioni – “nel cielo eterno” della poesia sente di dover “spiccare il volo” e proiettarsi oltre il confine dei giorni comuni.
Sa purtroppo di essere “solo una donna” (ma “sono solo una donna che scrive poesie” – può sembrare un alibi: è una bandiera), sa di essere – e spesso di essere ingiustamente considerata – debole, addirittura inaffidabile, ma reagisce con fermezza e convinzione. Di fronte, a volte, avverte “un muro di gomma”, anche dove non lo si crederebbe, anche in presenza di chi si conosce e si fa sfuggente per un malinteso. Allora bisogna recuperare, ricostruire con pazienza i fili di un rapporto. Mai cedere, mai cadere. Se pure minaccia di ritirarsi “in un guscio / e abitare i miei pensieri”, sa che non lo farà, pronta ancora a sopportare e respingere altri attacchi, a sfidare la vita proprio quando non le dà quel che si aspetta. D’altronde, gli anni passano “volando, come un battito di ciglia”, e perdere tempo (a chi più sa, più spiace) è da sciocchi. Ogni ora va vissuta, e meritata.
Perciò non si butta niente, anche se la vita è una successione di “parentesi” più o meno assaporate, qualche volta di fretta, qualche volta sciupate… ma si va “avanti / seguendo il solco del mio solito cammino” (riconoscendo le proprie orme, ripercorrendo i propri passi, riacquistando sicurezza dagli errori). La vita è quella che si vive, infatti, non quella che ci sarebbe piaciuto e non abbiamo saputo o potuto o voluto… La vita è quello che facciamo. È quello che siamo (“guazzabuglio di gente e di pensieri”, scrive Giuditta). La poesia di Giuditta Di Cristinzi è “un parto” lacerante, “ma si impone” – le si presenta cioè inalienabile, e chiede, impone, di uscire, di essere affidata, parola che urge, alle onde magnetiche sulle quali scorre il pensiero quando si fa messaggio, comunicazione, comunione.
Il poeta sa che non può esimersi dal trasmettere continuamente i segni del codice, fidando nella sua leggibilità – nelle capacità di decodifica che hanno i suoi destinatari –, anche a scapito della chiarezza profonda, perché non sempre colui che si connette ha la chiave per aprire davvero, e si limita a cogliere appena la superficie delle parole che riceve. Peccato: se la poesia è tale, parla di uno e parla a tutti; racconta una vita sola che può valere per altre vite; dice quel che non tutti sanno come dire. Giuditta chiude il suo libro con una serie di “Epigrammi e motti”, e quasi in chiusura mette un “Aforisma” di icastica densità espressiva, una dichiarazione di guerra a chi non sa (o non ricorda più) di essere uomo: “Chi non è sereno, sparge veleno”. Lei, ovviamente, ben conscia della sua natura umana, con i pregi e i difetti che la contraddistinguono, e tuttavia disposta (passio et ratio) a misurarsi a misura d’uomo (col manzoniano juicio!), custodisce il suo equilibrio, sparge miele d’amore sulle ferite del mondo, e dona – nel darsi con parole di poesia – tutta se stessa, a chi sappia accoglierla con fiducia.

Giuseppe Napolitano


    

E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...