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venerdì 22 ottobre 2021

CHIARA RICCI è SU PIAZZA NAVONA

Chiara Ricci è una conoscenza fatta via web, per affinità elettive; giornalista e scrittrice cura il Magazine on line PIAZZA NAVONA e ha voluto dedicarmi un articolo dedicato ai miei libri. 

Questo l'indirizzo per leggere insieme. 

https://www.riccichiara.com/libri/letto-per-voi-due-opere-di-giuditta-di-cristinzi/


lunedì 26 aprile 2021

ARTICOLO 3

 

VENAFRO  Pubblicato su Amazon l’ultimo libro di Giuditta Di Cristinzi UN AVVOCATO IN CUCINA

L’avvocato venafrano ha dato alle stampe la sua decima creatura letteraria

Il 12 aprile è stato pubblicato sulla nota piattaforma di e commerce internazionale AMAZON l’ultimo libro di Giuditta Di Cristinzi. La scrittrice venafrana, dopo poesie, racconti e romanzi gialli, ha sorpreso i lettori con una pubblicazione inerente la cucina. Il libro è illustrato da foto e corredato da proverbi sul tema del cibo e da brocardi, ovvero massime giuridiche in latino in omaggio alla professione forense. La Di Cristinzi infatti è avvocato civilista e giudice onorario presso il Tribunale di Cassino, nella sezione Lavoro, da circa venti anni. Scrive da sempre e, dopo aver pubblicato sillogi poetiche, filastrocche per bambini, racconti e un romanzo giallo, ha raccontato della sua esperienza in cucina durante il lockdown con aneddoti, ricordi, citazioni, ricette di cucina italiana, tradizionale o innovativa, e internazionale. Per farlo ha scelto la nuova formula del self publishing, più diretta e veloce, abbandonando l’editoria tradizionale. Il libro, di circa 300 pagine, è in vendita su Amazon in formato e book e cartaceo, a colori o in bianco e nero

 

·         ASIN : B092469Q7F Editore : Independently published (9 aprile 2021)  Copertina flessibile : 296 pagine ISBN-13 : 979-8735530305 Peso articolo : 535 g Dimensioni : 15.6 x 1.7 x 23.39 cm

 

 

Venafro, 23 aprile 2021

                                                                            LA REDAZIONE

venerdì 16 aprile 2021

UN AVVOCATO IN CUCINA

 


Molti i luoghi citati nel libro, visitati e non.  
Eccone alcuni nell'ordine:  

SATURNIA
TOSCANA
VENAFRO
GAETA 
PORTOGALLO 
TROPEA
LIGURIA
LORENA
MONTERODUNI
MOLISE 
CAMPANIA
LAZIO
ITRI
PUGLIA
ITALIA
NAPOLI
SAN BARTOLOMEO
EMILIA ROMAGNA
GRECIA 
ATENE 
CAPO SUNIO 
EGINA 
IDRA 
POROS 
MAGHREB
FORMIA
PECHINO
VENEZIA 

PONTE DI RIALTO

CINA

GRAGNANO

AMATRICE

SICILIA 

SAN VITO LO CAPO 

CASSINO

CATANIA

COSTIERA AMALFITANA 

CETARA

SCAURI

BOLOGNA

MARCHR 

SPAGNA 

MARSALA

SAN GIMIGNANO 

AMERICA 

SAN FRANCISCO 

PIER 39

GALIZIA

BRUXELLES

MONTAQUILA

PARIGI

HIMALAYA

AGNONE 

ISCHIA

CEPPAGNA 

SAN PIETRO INFINE

VITERBO

SUTRI 

ETRURIA


VIGNOLA 
MODENA
NEW YORK
MANHATTAN
BROADWAY
BELGIO 
LISBONA









martedì 6 aprile 2021

L'ULTIMO LIBRO


Il mio ultimo libro è quasi pronto e io sono felice ed emozionata. 

Sarà una sorpresa. Lo è stata anche per me. 

Quando a novembre ho avuto come una folgorazione e ho deciso di scriverlo, ho iniziato ad dedicarmici alacremente e in segreto, ogni giorno. 

Dopo due mesi di intensa scrittura, quando ormai i miei mi avevano "scoperta",  ho iniziato la revisione, la correzione, la lettura attenta, l'integrazione con note e immagini. 

Per rifinirlo mi sono affidata a dei professionisti, a un editor per un riesame e a un grafico per la formattazione, le foto e la copertina e spero davvero che possa piacere agli altri come piace a me. 

E' una cosa completamente diversa da quanto ho scritto finora, un libro che mi ha appassionato e divertito. 

Anche in questo caso, come per Coranovirus e altri racconti, ho scelto Amazon e il self publishing, che è un sistema moderno, indipendente e veloce come sono io. 

Io ho mille interessi, nella vita come nella scrittura. Trascorro le mie giornate tra udienze, atti giuridici, contratti, faccende domestiche, giardinaggio, passeggiate, corsi  e commissioni varie. 

E anche nella scrittura, che è forse una delle poche costanti, passo dalla poesia ai racconti, dalle filastrocche ai gialli, dai testi giuridici alle lettere. 

Quindi ci siamo, nei prossimi giorni, forse nelle prossime ore, terrò a battesimo il mio decimo libro e ne sono lieta! 



domenica 20 dicembre 2020

Coranovirus...

 https://www.amazon.it/dp/B08R11G9M7/ref=cm_sw_r_wa_api_8OD3FbYFXQ0MX

Scrivo, scrivo, scrivo e alla fine voglio pubblicare. Perché la verità è che non su scrive per se stessi, si scrive per essere letti. E così ho deciso, quasi all'improvviso, di pubblicare una raccolta di racconti che avevo nel cassetto, alcuni più vecchi, altri nuovi, alcuni brevi e brevissimi, altri lunghi. Tutti nati dalla mia ✒penna, dalla mia fantasia, dal mio cuore, dal desiderio di scandagliare le realtà e e l'animo umano, a volte contorto e insondabile per la varietà di pensieri ed emozioni che ci animano. 

I racconti più recenti sono TRAGEDIA GRECA, un giallo della serie LE INDAGINI DELL'ISPETTORE COSTA, ambientato nel 1949 nella mia Venafro, al liceo classico, dove un professore che interpreta Socrate in una rappresentazione di fine anno muore avvelenato dalla cicuta e Coronavirus, sicuramente ispirato dalla situazione che viviamo, trasfigurata dalla mia fantasia in un intrigo internazionale. 

Per questa occasione ho scelto Amazon, forse incoraggiata dai miei figli. 

Del resto mi piace sperimentare cose nuove né avrei potuto presentare diversamente il volume che si snoda in 268 pagine in cartaceo. È disponibile anche la versione e-book a pochi euro. 

Spero di avere tanti lettori e spero che Coronavirus e gli altri racconti vi piacciono. 

Attendo sincere recensioni. 

E se non avete voglia di lettere, regalatelo 🎁 per Natale🎄🎅🔔❄

martedì 11 febbraio 2020

PETALI e zanzare

In anteprima l'incipit del mio ultimo libro, l'ottavo,  che sarà presentato a Venafro, presso la Palazzina Liberty, durante l'evento culturale organizzato da VENUS VERTICORDIA, Pomeriggio in poesia








PETALI

e zanzare  


 giuditta di cristinzi






















  





A Claudio, che divide con me la sua vita,
raddoppiando la mia gioia













  
Prefazione
di Francesco Giampietri

Dopo aver indossato vesti civiche per un’originale incursione nel campo della poesia impegnata attraverso il dispiegamento dell’arte antica della compassione nei versi che compongono Strage d’anime (2017) – versi che danno voce a chi, pur avendo mille cose da dire, è senza voce – con PETALI e zanzare Giuditta Di Cristinzi fa ritorno al cuore della sua poetica, nel dominio della cittadella interiore, sviluppando un moto di riconversione dal mondo, sfondo in chiaroscuro, al registro dell’io.
Non si può non parlare d’amore. L’unica possibilità di beffare la morte, il luogo naturale dei pensieri e dei desideri. Che si stringono intorno al profilo dell’amato che ispira pagine di intenso trasporto emozionale. L’amore che dispone a soffocare le infinite occasioni della vita in un legame esclusivo, lasciando nelle retrovie tutto il resto. L’accordo platonico nel segno della completezza che è sinonimo di totalità che comporta di per sé il sacrificio del mondo. Ma al di là della complicità amorosa, impressa dai baci che assecondano la tensione a sconfinare nel cuore dell’amato, l’amore si dilata investendo la sfera degli affetti più cari. Da Eros ad Agape, si potrebbe dire. Un passaggio incarnato dal volto venerabile della Madre, tempio di virtù inflazionate ornato da liriche di struggente bellezza.
Non si può non parlare del tempo che, nel superamento del crinale della maturità, si insinua nella ripetizione dei giorni appesantendoli. Compromissione della spensieratezza e vago presentimento della fragilità dell’esistente. Il tempo che incide rughe e righe, lasciando la scena all’abbandono. Qualsiasi separazione – persino un distacco marcato dalla costruzione di un muro di giudizi sul fondamento dell’incomprensione – è un’esperienza di morte. Non muore solo l’altro che si allontana o che finisce, ma si assiste alla propria morte nel cuore delle persone amate. Un sentimento cupo che richiede distrazioni, ovvero la necessità di volgere lo sguardo altrove. Per vivere, con animo più lieve, altri giri di giostra.
PETALI e zanzare si presenta, dunque, come un canzoniere privato nel quale qualsiasi lettore può riflettersi rinvenendo frammenti di sé. Perché la materia che gli dà sostanza è il cuore con le sue ragioni nella sospensione, alla quale nessuno può sottrarsi, fra la tristezza e la gioia.



  


L’ALTALENA DELL’AMORE





Sei il luogo dei miei pensieri
E dei miei desideri
Realizzati e non
Spazio lungo venti anni

Di altalena




























giovedì 6 febbraio 2020

UN PACCO TANTO ATTESO...

Oggi ho ricevuto un pacco molto atteso: quello della mia casa editrice contenente le copie fresche di stampa del mio ultimo libro, l'ottavo, intitolato PETALI e zanzare, una silloge di poesie, ancora una volta, raccolte tra il 2014 e il 2018 circa.
La cosa mi ha reso felice, mi ha emozionata.
Quando si pubblica qualcosa è sempre un po' traumatico perché si consegna una parte, la più privata, intima, segreta di sé agli altri.
Non è semplice, perché degli altri si vorrebbe solo il consenso e non è detto che sia sempre così. Quando si scrive ci si espone.
Perché allora si scrive? Per attirare l'attenzione degli altri su di sé, per allentare le tensioni interne, esistenziali, per immortalare i propri pensieri e le proprie emozioni? Non lo so. Si scrive un po' per tutto questo e un po' perché non se ne può fare a meno. E accada quel che accada!

Il libro,  pubblicato da PLANET BOOK, una casa editrice pugliese che ha premiato la mia raccolta inedita a novembre,  si avvale della prefazione di Francesco Giampietri, credo la persona di maggior spicco culturale al momento nella regione Molise, e della copertina elaborata a tema per me e disegnata con maestria e passione da Federica Passarelli, poetessa anch'ella.

Le poesie verranno presentate al pubblico il 29 febbraio, presso la Palazzina Liberty, a Venafro, in un contesto molto poetico, "POMERIGGIO IN POESIA", iniziativa dell'associazione culturale VENUS VERTICORDIA. 

martedì 21 gennaio 2020

SCRIVERE


Scrivo da sempre. Scrivere mi piace, mi realizza, mi rilassa, mi esprime, mi prende, mi rapisce, mi galvanizza. 
Mi piace narrare, raccontare fatti e sensazioni. Non so se ci riesco bene o male, ma lo faccio, lo devo fare, è un'urgenza, un modo in cui passare il tempo. A volte scrivo in maniera febbrile, a volte a fatica, quando devo calare me stessa in storie altre, inventate. Trovare trame efficaci è complesso, mentre la realtà rapisce. Quando viaggio, cucino, faccio esperienze per me significative, tradurre tutto in scrittura completa, rende, immortala. 
Chissà, lo faccio per lasciare traccia di me, per fuggire il tempo che cancella tutto, lo faccio per farmi capire da chi legge, per cercare attenzione, per dire io ci sono? Non lo so. 
Ognuno ha il suo hobby. Chi ricama, chi cuce, chi legge, chi cucina, chi gioca a carte, chi guarda la tv, chi ascolta musica, chi vede film, ... 
Io faccio tutte queste cose, ovviamente, come tutti, ma scrivere è il mio quid pluris.
Ho cominciato da bambina, a scuola. Era di gran moda, quando facevo le elementari, lo sceneggiato (ora si chiamano fiction) SANDOKAN. Mi ispirò, forse per la prima volta, e cominciai a scrivere, sulla falsa riga della storia di Salgari, LA SAGA DEI GUILLON. Quel piccolo romanzo non l'ho mai terminato (ho un difetto gravissimo, sono un'incostante, ahimè!), ma ho continuato con poesie,  diari,  bei temi d'italiano, lettere d'amore. 
Poi una volta, nel 2002, trovai su REPUBBLICA un'inserzione relativa a un concorso per la pubblicazione di una silloge poetica. Mandai -dubbiosa e insicura- le mie poesie e furono accettate e pubblicate. Nel 2003 arrivarono le copie del mio primo libro  intitolato senza fantasia POESIE. Dopo -preso coraggio- pubblicai anche FIORI DI MAGGIO. Ma ero ancora vergognosa e non dissi a nessuno di questa mia cosa. 
Erano altri tempi. Scrivere poesie da parte di una persona comune sembrava una stravaganza, avevo paura di essere letta, capita, giudicata. Scrivere significa mettersi a nudo, pubblicare appunto il proprio mondo interiore. Tenevo i miei libri in uno scatolone e ne regalavo uno ogni tanto agli amici più intimi e  ai parenti. 
Poi ho preso coraggio. 
Mi sono confrontata col compianto AMERIGO IANNACONE, poeta, scrittore, letterato ed editore locale, e ho pubblicato con la sua casa editrice (EDIZIONI EVA) GENTE DEL SUD  e FILASTROCCHE PER UN ANNO
Era il 2012, erano passati 10 anni dalla prima esperienza. Mi sentivo più sicura, tanto da fare del libro di filastrocche la bomboniera per la prima comunione del mio terzogenito CLAUDIO MARIA. Magari un'altra mamma gli avrebbe fatto i centrini all'uncinetto per i confetti, ma io preferii essere me stessa e intessere le mie trine di parole in rima. 
Lanciata sulla via dell'espressione verbale scritta (sono anche una gran chiacchierona, talvolta prolissa), lessi di un concorso letterario (PREMIO CITTA' DI COLONNA). Volli partecipare con FUOCO, una poesia scritta in onore di D'Annunzio. Credevo fosse una schifezza, perché scritta quasi a comando, su commissione. Invece no. Vinsi il primo premio (una notte in hotel nella bella cittadina di Colonna e 100 euro mai ricevute. Sì, perché nel mondo della letteratura i soldi non girano affatto, anzi bisogna stare attenti perché in molti cercano di fregartene). In quella occasione, sempre accompagnata dal mio fido Claudio (chi lo avrebbe mai detto!? Invece gli piace tutto ciò!), conobbi tanta bella gente e anche l'editore romano Giulio Perrone. L'occasione fu ghiotta per aprirmi a più vasti orizzonti. Giulio mi disse che presso la sua casa editrice omonima, la moglie, l'editor Mariacarmela Leto, teneva corsi di scrittura creativa (perché sì, per scrivere bisogna studiare). Ne parlai con Claudio. I bambini erano ormai abbastanza cresciuti, dunque potevo permetterlo. Mi iscrissi e cominciai ad andare a Roma col pullman quando c'erano le lezioni, di sabato mattina. Non sono mai andata ad una scuola qualsiasi né all'università tanto felice, contenta, curiosa, emozionata. 
Lì conobbi Mariacarmela e tanti altri aspiranti scrittori come me, con i quali sono rimasta in ottimi rapporti (Maggie van der Toorn, Marco detto Dalissimo, Marco Gaetani, Alessandro Piragino, Mariella Tallari, Samantha Terrasi ed altri). Mariacarmela leggeva, spiegava, stimolava, sferzava e ci assegnava compiti, in classe e a casa. Io li facevo con diligenza, sottraendo tempo a tutto il resto. L'anno successivo ho seguito, sempre lì, il corso avanzato e poi ancora i work shop. Ho affinato la mia voce, anzi forse l'ho scoperta. Ho scritto racconti e altre poesie. In quel periodo ho pubblicato SOLO UNA DONNA che contiene in sé i racconti  LA VITA E' CAOS. 
Intanto ho trovato il tempo, la forza e la motivazione  per completare il mio giallo IL CASO DI ROCCAVENTOSA. Scrivere un romanzo non è come scrivere poesie o brevi racconti. C'è necessità di una trama, di tempo, di rilettura, di elaborazione, ma sono stata soddisfatta del risultato. I gialli sono molto di moda e io vorrei continuare con il mio ISPETTORE COSTA e riuscire a scrivere ancora di lui, vorrei fare una serie con le sue avventure investigative, anche per rendere un omaggio alla nostra terra (perché COSTA vive e lavora proprio qui, da Roccaventosa -paesino molisano immaginario- nel frattempo si è trasferito a Venafro).
Nel 2015 vi fu la grossa emergenza degli sbarchi in Sicilia, degli annegamenti di centinaia di immigrati. Ogni mattina aprivo il giornale e apprendevo una luttuosa notizia. Tristemente ispirata, scrissi STRAGE D'ANIME
E poi, e poi...
Ho continuato. Tanti concorsi letterari, il ritiro dei premi in svariati posti d'Italia (sempre accompagnata dal mio fido cavaliere cui dedico molti dei miei scritti), tante poesie, raccolte nella silloge PETALI e zanzare, di prossima uscita. 
Continuo, continuo e continuo. 
Sto già lavorando a un'altra raccolta che si chiamerà MOMENTI D'ESSERE, a un romanzo, a una raccolta di proverbi, a un romanzo epistolare, a dei racconti gialli,... 
E poi scrivo su questo mio blog, creato nel 2013, dopo il primo che si chiamava TIRA E... molla, scrivo lettere a tutti i miei cari, scrivo decine di whatsapp al giorno, mail, recensioni, aforismi, post e purtroppo anche atti giudiziari e sentenze (bisogna pur vivere e la letteratura soldi non ne dà) e... Non dormo più!

giovedì 21 marzo 2019

RECENSIONI

ED ECCOMI RECENSITA DA EC SHIVERS

“Il caso di Roccaventosa” di Giuditta Di Cristinzi

Titolo: Il caso di RoccaventosaAutore: Giuditta di CristinziEditore: Robin EdizioniPagine: 176Anno: 2016
Voto: 5/5
rocca.jpg
Giuditta Di Cristinzi, molisana DOC, molto legata alla sua terra, dove vive e lavora come avvocato, è un’autrice piena di interessi. Oltre ad un blog, a romanzi e racconti, nel corso degli anni Giuditta ha scritto anche poesie, molte delle quali sono state pubblicate in antologie e hanno ricevuto menzioni di merito.
Dal 2018 collabora con GEArtis, associazione culturale tutta al femminile, che, insieme alla mia socia, avevo avuto il piacere di conoscere alla Fiera del Libro di Firenze, tenutasi lo scorso settembre. Per saperne di più sulla Fiera, cliccate qua: FIRENZE LIBRO APERTO 2018; per conoscere meglio l’associazione GEArtis e quello di cui si occupa, questo è invece il link che fa per voi: http://geartiswebmagazine.com/!
Per cui oggi sono molto felice di dirvi la mia sul romanzo che Giuditta mi ha chiesto di leggere e recensire, un’opera dal titolo evocativo e che preannuncia al suo lettore una trama tinta di giallo: Il caso di Roccaventosa.
Nella fervida immaginazione dell’autrice, Roccaventosa è un piccolo paese immaginario, situato in Molise, ma al confine con Lazio e Campania. Le sue origini sono molto antiche, ma la storia non ha mai smesso di bussare alla sua porta. Il romanzo è infatti ambientato nel 1948, ovvero nell’immediato dopoguerra, un periodo molto difficile e delicato non solo per il piccolo paese, ma per l’Italia tutta. La gente che abita Roccaventosa è perciò fiera e restia a concedere fiducia ai nuovi venuti, ma anche parsimoniosa, amante della buona tavola, abituata al sudore della fronte e rispettosa nei confronti dei signori Papaleo, la famiglia più ricca e potente della comunità, che abita in un maestoso e possente castello, circondato da mura e da un ampio parco.
A rompere l’equilibrio già precario del paese arriva niente meno che un omicidio, ma non un omicidio qualsiasi, quello della nobile quasi ottantenne Donna Clelia Papaleo, che viene trovata morta, in una posizione contratta e irrigidita, nella serra del giardino d’inverno del castello, dalla domestica Rosa.
Quando l’ispettore Sandro Costa, trasferito dalla Sicilia e subito incaricato di indagare sul caso, arriva sulla scena del crimine, capisce immediatamente che non si tratta di un semplice attacco d’ictus, come vogliono fargli credere, ma di un omicidio in piena regola, e precisamente di un avvelenamento.
Da quel momento scattano le indagini e gli interrogatori, i funerali della principessa vengono per ovvi motivi rimandati, e Costa si vede costretto a fare i conti con cittadini poco collaborativi e nobili indispettiti dal suo comportamento. Tutti cominciano a considerarlo un personaggio scomodo, uno che vuole solo creare problemi e fondamentalmente un inesperto che parla a sproposito. La vita per Costa si fa sempre più difficile, ma i primi riscontri investigativi, come il ritrovamento del diario della vittima con alcune pagine strappate, sono pietre che schiacciano l’indifferenza. Alla fine l’ispettore, con il suo spirito arguto e la sua voglia di giustizia, giungerà alla verità, spiazzando completamente chi non credeva in lui e nelle sue capacità. Come la stessa autrice ha dichiarato in un’intervista, l’idea per questo personaggio le fu ispirata dal padre, anch’egli integerrimo classe 1919.
I personaggi e gli intrighi nel libro sono moltissimi, la scrittura è fluida e accattivante, precisa e lineare. Il caso di Roccaventosa si legge con piacere e si vede che è stato scritto e curato da una persona di cultura. Personalmente ho molto apprezzato i frequenti richiami alla natura schietta e bellissima del Molise, alla sua campagna disseminata di olivi e baciata costantemente dal sole, alla sua cucina povera, ma ricca di sapori. Leggendo traspare tutto l’amore dell’autrice per la sua terra, e il lettore non può che venirne coinvolto e ammaliato.
La trama del romanzo, che ricordiamo essere il primo per la Di Cristinzi e anche per questo le rinnovo i miei complimenti (un esordio assolutamente ben riuscito), si sviluppa senza incertezze, trovando un  sereno equilibrio tra descrizioni, narrazione e parti dialogate, cosa non comune anche negli scrittori di maggior successo.
I personaggi sono ben delineati; l’autrice riesce con pochi tratti a dipingerne i ritratti, lasciando poi campo libero allo sviluppo delle psicologie. Così, ad esempio, l’oste Bertuccio, dal quale Costa si reca per rifocillarsi, viene descritto come un uomo dalla “bella pancia pronunciata e il naso rubizzo”, che dopo un mezzo inchino comincia ad elencare i piatti del suo “menu”. Realismo pittorico in piena regola.
Tutti gli attori del romanzo, in egual misura, dai collaboratori dell’ispettore, Ferrara e Parisi, inizialmente reticenti e perplessi, ai nobili Papaleo e ai loro servitori, sono quindi credibili e veritieri, e assecondano il luogo e soprattutto il momento storico in cui la loro creatrice li ha collocati.
Complimenti ancora a Giuditta di Cristinzi, a cui auguro di continuare a coltivare la passione per la scrittura, che dà ottimi frutti!
Cat.


mercoledì 17 maggio 2017

GUAZZABUGLIO DI GENTE E PENSIERI RECENSIONE DEL PROF. GIUSEPPE NAPOLITANO A "SOLO UNA DONNA"

Guazzabuglio di gente e di pensieri

Curiosa del mondo e dell’uomo che lo abita, affacciata alla finestra del mondo di tutti i giorni (peraltro, anche per l’incombente necessità del suo lavoro), non perde tuttavia il contatto con la vita privata: Giuditta Di Cristinzi sa bene come esporsi, come mostrarsi, come manifestarsi, conservando comunque la consapevolezza della sua natura – la propria femminilità vissuta senza conflitti, anzi nel pieno rispetto delle esigenze che la vita reclama (anima e corpo, e – si licet  ethos ed eros). Così scrive per affermare e confermare – ce ne fosse ancora bisogno, considerando la miopia di certa umanità con la quale si convive e con la quale ci si confronta e bisogna fare i conti – che, malgrado donna, o per fortuna, ha voglia di vivere in una sua dimensione, e difenderla, e parteciparla.
La famiglia ha un posto predominante, nella sua produzione poetica, ma è vissuta non senza fastidio per i momenti (vivi nella memoria e nel presente) che minano quella che si vorrebbe una pace protettiva, trasformando invece il familiare cantuccio pascoliano in un “nido dorato di spine” (o un “carcere dorato”, addirittura). Giuditta non ha paura di confessare le sue debolezze, ma nemmeno teme (quando lo sente necessario, per amore di onestà intellettuale) dire le cose come stanno se non stanno bene – almeno come lei vorrebbe che andassero per andare bene. È capace, se occorre, “di inventare bugie colorate di fiaba”, come fa con i suoi bambini (quando hanno paura), ma sente pure la forza di “stracciare le convenzioni”, se la opprimono troppo (e le fanno paura). Perché ha la forza di una personalità formata con l’impegno della conquista, ed ora non vuole perdere il suo posto nel mondo: poeta e donna, professionista rispettata e mamma adorata, ma comunque se stessa, sempre.
Non capisce la logica del compromesso, non sa che farsene di vuote formule d’occasione, tanto meno quando scrive poesie. “Quanto di tempo ho perso / e di me, per assecondare gli altri?” – non è una domanda retorica e non lo ritiene giusto, nemmeno con i familiari, con le persone che ama, poiché da tutti si aspetta la stessa disponibilità che lei stessa offre agli altri. Anche in poesia, perciò, può affermare di essere libera, di porsi al di là delle mode e delle convenzioni – “nel cielo eterno” della poesia sente di dover “spiccare il volo” e proiettarsi oltre il confine dei giorni comuni.
Sa purtroppo di essere “solo una donna” (ma “sono solo una donna che scrive poesie” – può sembrare un alibi: è una bandiera), sa di essere – e spesso di essere ingiustamente considerata – debole, addirittura inaffidabile, ma reagisce con fermezza e convinzione. Di fronte, a volte, avverte “un muro di gomma”, anche dove non lo si crederebbe, anche in presenza di chi si conosce e si fa sfuggente per un malinteso. Allora bisogna recuperare, ricostruire con pazienza i fili di un rapporto. Mai cedere, mai cadere. Se pure minaccia di ritirarsi “in un guscio / e abitare i miei pensieri”, sa che non lo farà, pronta ancora a sopportare e respingere altri attacchi, a sfidare la vita proprio quando non le dà quel che si aspetta. D’altronde, gli anni passano “volando, come un battito di ciglia”, e perdere tempo (a chi più sa, più spiace) è da sciocchi. Ogni ora va vissuta, e meritata.
Perciò non si butta niente, anche se la vita è una successione di “parentesi” più o meno assaporate, qualche volta di fretta, qualche volta sciupate… ma si va “avanti / seguendo il solco del mio solito cammino” (riconoscendo le proprie orme, ripercorrendo i propri passi, riacquistando sicurezza dagli errori). La vita è quella che si vive, infatti, non quella che ci sarebbe piaciuto e non abbiamo saputo o potuto o voluto… La vita è quello che facciamo. È quello che siamo (“guazzabuglio di gente e di pensieri”, scrive Giuditta). La poesia di Giuditta Di Cristinzi è “un parto” lacerante, “ma si impone” – le si presenta cioè inalienabile, e chiede, impone, di uscire, di essere affidata, parola che urge, alle onde magnetiche sulle quali scorre il pensiero quando si fa messaggio, comunicazione, comunione.
Il poeta sa che non può esimersi dal trasmettere continuamente i segni del codice, fidando nella sua leggibilità – nelle capacità di decodifica che hanno i suoi destinatari –, anche a scapito della chiarezza profonda, perché non sempre colui che si connette ha la chiave per aprire davvero, e si limita a cogliere appena la superficie delle parole che riceve. Peccato: se la poesia è tale, parla di uno e parla a tutti; racconta una vita sola che può valere per altre vite; dice quel che non tutti sanno come dire. Giuditta chiude il suo libro con una serie di “Epigrammi e motti”, e quasi in chiusura mette un “Aforisma” di icastica densità espressiva, una dichiarazione di guerra a chi non sa (o non ricorda più) di essere uomo: “Chi non è sereno, sparge veleno”. Lei, ovviamente, ben conscia della sua natura umana, con i pregi e i difetti che la contraddistinguono, e tuttavia disposta (passio et ratio) a misurarsi a misura d’uomo (col manzoniano juicio!), custodisce il suo equilibrio, sparge miele d’amore sulle ferite del mondo, e dona – nel darsi con parole di poesia – tutta se stessa, a chi sappia accoglierla con fiducia.

Giuseppe Napolitano


    

venerdì 12 maggio 2017

L'ispettore Costa va a scuola...

Aggiungi didascalia
Con grande piacere, dopo aver presentato il mio primo romanzo giallo ad un pubblico adulto nelle città di Venafro, Isernia, Monteroduni e Cassino, porterò la mia creatura, l'ispettore Costa, a passeggio nelle scuole italiane a incontrare gli studenti.
Sabato 13 maggio, infatti, si terrà presso l'Aula Magna dell'ISISS A. GIORDANO una conferenza con i ragazzi frequentanti il VA e il VB del Liceo Scientifico dal titolo "Incontro con l'autore".
Parlerò della genesi del giallo, dell'ambientazione in terra di Molise nel primo dopoguerra, dei segreti della scrittura di genere e risponderò alle curiosità dei ragazzi.
Nelle prossime settimane porterò il giallo nelle scuole di Cassino ove è stato adottato come libro di narrativa.

Su STRAGE D'ANIME

Pubblico di seguito la nota che Amerigo Iannacone, scrittore, poeta e critico letterario, ha voluto scrivere sulla mia ultima raccolta di versi. Recensione pubblicanda sul FOGLIO VOLANTE. Lo ringrazio "pubblicamente". 


Strage d’anime

Una delle piú gravi tragedie di questo scorcio di terzo millennio, forse la piú grave, è quella dei profughi che fuggono dalle guerre, dalla povertà, dalla fame, e vengono a morire nel mare Nostrum. Una tragedia di fronte alla quale nessuno può rimanere indifferente. Tanto meno una persona sensibile come Giuditta Di Cristinzi. Ed ecco che, appunto, la poetessa  venafrana dà alle stampe una nuova raccolta di poesie, la sesta, dal titolo emblematico Strage d’anime.
Messi ad esergo, questi versi: «La poesia del viandante è triste / Come è triste il cuore / Di chi / Lascia casa e va / Senza sapere dove approderà.»
«Il sangue che arrossa ogni giorno le acque del Mediterraneo – scrive Beppe Costa in postfazione e non si può che condividere – ha la sua complessa, orribile, disumana ragion d’essere nella enorme ricchezza economica di pochi. Questa poesia non teme di schierarsi al fianco, vicino al cuore, degli ultimi, gli umiliati, gli offesi, i rifiutati, le cui vite vengono spente con una indifferenza che fa rabbrividire. Tuttavia proprio questa poesia ci fa affermare che fino a quando ci saranno poeti disposti a cantare la sofferenza, il dolore e la morte, e a riviverli in sé facendoli propri fino in fondo, in modo tale che la vita e l’umanità possano infine vincere in ciascuno di noi, non ci vergogneremo di dirci esseri umani.»
Ecco, Giuditta Di Cristinzi si schiera dalla parte di chi non ha nulla, dalla parte di quei poveri cristi che sperano nella vita e spesso trovano la morte.
Il linguaggio è semplice, volutamente semplice, quasi da articolo di cronaca.
Ed ecco, sotto il titolo “Notte”, una poesia che quasi ci fa vedere un ragazzo durante l’angosciosa traversata: «Sento di avere la febbre / Dentro questa notte di luna piena / Tremo e ho sete / Disteso, coperto / Solo da pallide stelle / Le onde paiono cullare / Il mio tormento / Ho paura / Giungerò / Alla fine di questa notte?»


Giuditta Di Cristinzi, Strage d’anime, L’Erudita, Roma 2017, pp. 66, € 12,00. Poesie. ISBN 978-88-6770-209-1.

martedì 9 maggio 2017

Strage d'anime Breve storia delle migrazioni II

Copertina
...segue

Negli anni "70 vi è stata un'inversione di tendenza. Il nostro Paese, storicamente luogo di partenza di migranti, ha cominciato ad attirare, grazie al boom economico, donne dell'est europeo, filippine, tunisini, marocchini, slavi. Molti si sono impiegati come collaboratori domestici, o in edilizia, o come venditori ambulanti. 
La caduta del muro di Berlino nel 1989 e la frantumazione dell'URSS hanno favorito ulteriori  spostamenti verso il nostro paese e poco dopo sono iniziati gli sbarchi dal sud del Mediterraneo. 
Rileggere la storia delle migrazioni dunque dimostra che i flussi si sono avvicendati e invertiti negli anni; che si sono creati rapporti di potere a livello mondiale e che tutt'ora c'è un continuo travaso di forza lavoro. 
Attualmente, in Italia si grida all'invasione, ma i dati dicono altro. La presenza -registrata- di cittadini non comunitari in Italia nel 2016 è di circa € 4.000,00 di unità.
Quanto agli sbarchi, secondo i dati dell'Alto Commissariato ONU per i Rifugiati, sarebbero stati circa 60.000 nel 2013, 124.000 nel 2014, 153.000 nel 2015, 180.000 nel 2016. 
Non sono cifre apocalittiche che un paese industrializzato qual è il nostro non possa sostenere con l'aiuto dell'Europa. 
Presentazione a Campobasso 
I migranti provengono essenzialmente dalla Nigeria, dal Gambia, dalla Somalia, dall'Eritrea, dalla Guinea e dalla Costa d'avorio. Si tratta di paese tempestati da anni da guerre civili e dittature sanguinarie, da instabilità politica e sociale. La maggior parte di chi si mette in cammino nel deserto e supera a piedi confini e agguati, di chi si affida all'incerta navigazione di un barcone o di un gommone, spesso bambini soli, lo fa per sfuggire alla guerra e alla morte certa. 

Questi fatti e le emozioni violente e commosse che ho provato ascoltando quasi quotidianamente notizie di naufragi e di morti in mare aperto, hanno ispirato Strage d'anime, una raccolta di poesie semplici, povere più che mai, prive di retorica e di sovrastrutture dedicate a tutti i migranti del mondo e ai caduti del canale di Sicilia. 

 

mercoledì 3 maggio 2017

STRAGE D'ANIME e LE MIGRAZIONI

La copertina
La questione dell'immigrazione è di grande attualità ed è un tema che appassiona e divide l'opinione pubblica, i media e la politica. Molti i luoghi comuni da sfatare. 
In realtà, il fenomeno delle migrazioni è antico quanto l'uomo e va ricostruito e storicizzato per essere ben interpretato.
Gli uomini si muovono da sempre e meno male che sia così, altrimenti la vita del genere umano sarebbe rimasta confinata in Africa. I motivi degli spostamenti vanno rinvenuti essenzialmente in esigenze economiche. 
Nelle epoche più antiche l'economia era essenzialmente legata alla pastorizia, al commercio, alla navigazione. Pertanto, molte popolazioni erano nomadi e si spostavano alla ricerca di sostentamento e risorse. 
Nel Medioevo il concetto di viaggio mutò e l'economia, legata maggiormente alla proprietà terriera e all'agricoltura, non favorì grandi migrazioni,  ma in questo periodo si sviluppò la sete di scoperta  e il desiderio di grandi viaggi. Basta pensare ai lunghi itinerari di Marco Polo nel lontano Oriente e alla scoperta epocale di Cristoforo Colombo. Proprio la scoperta dell'America (12 ottobre 1492) segna la fine del Medioevo e l'inizio dell'epoca moderna. 
Questo evento segnò l'inizio di una grande emigrazione, forse la più grande di tutti i tempi. Nel '500, nel '600 e nel '700  circa 55.000.000 di persone di spostarono dal Vecchio Continente verso le Americhe, l'Africa e l'Oriente in cerca di fortuna. Colonizzarono questi territori, imposero il loro governo, combatterono le popolazioni indigene e diedero il via alla tratta di circa 11.000.000 di schiavi. Tanti furono infatti i neri forzatamente spostati in America e avviati all'agricoltura nelle piantagioni di cotone. 
Tra l'Ottocento e il Novecento molti italiani dovettero espatriare per mancanza di lavoro e risorse; circa 16.000.000 raggiunsero gli USA, il Canada, il Brasile, l'Argentina, l'Australia e in seguito anche i paesi del nord Europa.  
Solo negli anni "70, con il boom economico,  vi è stata un'inversione di tendenza.... segue.
Una foto della presentazione di STRAGE D'ANIME
a Campobasso presso la sala consiliare del Comune
del capoluogo molisano

venerdì 14 aprile 2017

STRAGE D'ANIME

Da pochissimi giorni è nata la mia settima creatura letteraria, il mio settimo libro intitolato STRAGE D'ANIME, una silloge poetica scritta tra agosto e settembre del 2015, sul tema dell'immigrazione.
Durante l'estate di due anni fa tanti sbarchi di migranti ebbero tragico esito. Quasi quotidianamente i media diffondevano  notizie e immagini strazianti e io, emotivamente coinvolta, volli scriverne con annotazioni fattuali. E la creazione fu veloce, istintiva, spontanea. 
Ma, tutto considerato, i testi hanno una lunga gestazione: alla  composizione seguono  revisione, ricerca di un editore, tempi tecnici di pubblicazione, ...
Pertanto sono passati  mesi, ma il tema è rimasto tristemente attuale.
Gli sbarchi sono continuati, l'argomento accalora,  appassiona, preoccupa, divide. Le soluzioni o perlomeno la ricerca  di queste spetta alla politica. 
Al poeta ovvero alla donna semplice che sono resta solo la possibilità di parlare, di dire, di scrivere, di esprimere le emozioni provate nel profondo, forse da tutti o almeno da molti, rendere quello che è sentimento comune. E questo ho fatto in assoluta naturalezza componendo STRAGE. 
Spero possa piacere. 
E' un genere completamente diverso da quello delle ultime pubblicazioni, il giallo IL CASO DI ROCCAVENTOSA e i racconti di SOLO UNA DONNA. 
E' poesia, è una raccolta di liriche, questa volte civili e non intimistiche, personali, familiari o amorose. 
Ma è comunque il ritorno al mio primo amore, al mezzo più spontaneo e schietto che ho di esprimermi. 
La raccolta è preceduta da una prefazione dell'amico filosofo Francesco Giampietri, giovane e talentuoso concittadino, e seguita dalla gentile nota di Beppe Costa, poeta di fama nazionale, che a voluto farmi dono della sua attenzione. 
I libro è edito da L'ERUDITA di Roma, Gruppo Giulio Perrone Editore, è stato curato dai redattori Antonio Sunseri e Tommaso Castellana e si avvale della pregevole copertina di Simona Sanzi. 
Nei prossimi giorni le presentazioni a Campobasso, Roma, Isermia, Venafro, Scauri.

ISBN 978-88-6770-209-1

mercoledì 18 gennaio 2017

IL CASO DI ROCCAVENTOSA

"Dopo le presentazioni in terra di Molise, a Venafro, Isernia e Monteroduni, è stato presentato con successo anche a Cassino, il 22 dicembre scorso, l’ultimo libro di Giuditta Di Cristinzi, IL CASO DI ROCCAVENTOSA, pubblicato nel mese di luglio 2016 dalla ROBIN EDIZIONI di Roma.  
Si tratta di un giallo di impianto classico, ambientato nel nostro territorio nel prima dopoguerra, precisamente nel “48, che vede protagonista l’ispettore Sandro Costa, di origini napoletane. Il giovane e acuto poliziotto si trova ad indagare sulla misteriosa morte della principessa Donna Clelia Francesca Papaleo di Roccaventosa. Coadiuvato dagli agenti scelti Parisi e Ferrara, incontra una molteplicità di personaggi, variegati e ben tratteggiati psicologicamente. Tra questi, dopo una complessa indagine a tempo, riuscirà a scoprire l’insospettabile colpevole che resterà celato fino all’ultimo colpo di scena.
L’autrice,  avvocato e giudice onorario presso il Tribunale di Cassino,  scrive da sempre per hobby. Ha pubblicato POESIE nel 2003 e FIORI DI MAGGIO nel 2007, con LIBROITALIANO Editore, GENTE DEL SUD e FILASTROCCHE PER UN ANNO, nel 2012 con EDIZIONI EVA, SOLO UNA DONNA nel 2015, con ALETTI Editore. 
Hanno contribuito a presentare l’opera al folto pubblico intervenuto la giornalista Angela Nicoletti, la psicologa Vera Cavallaro e il professore e filosofo Francesco Giampietri. L’evento, che si è tenuto presso la sala SAN BENEDETTO della Banca Popolare del Cassinate,   è stato allietato dalle note e dalla voce del noto cantautore Donato Rivieccio.

Copie del libro sono disponibili on line, su Amazon o IBS libri o presso il MONDADORI store di Cassino in Corso della Repubblica."
Notizia riportata su COLPO D'OCCHIO 

venerdì 25 novembre 2016

L'ISPETTORE COSTA COLPISCE ANCORA

Continua il giro di presentazioni del mio ultimo libro, il giallo, IL CASO DI ROCCAVENTOSA. Domani pomeriggio infatti sarò a Monteroduni, il cui antico borgo ha in parte ispirato l'ambientazione del romanzo.

Si tratta della terza avventura dell'ispettore Sandro Costa, impegnato ancora una volta a  scoprire il colpevole di un misterioso delitto, un avvelenamento tanto ben fatto da far pensare sulle prime ad una morte naturale.

Ospiterà l'evento, che è sempre motivo di intense emozioni, il bellissimo Castello Pignatelli. Impreziosiranno la presentazione le note del maestro Gianni Và e mi accompagneranno con interventi colti e intriganti  gli amici Lillina Altobelli, Adele Rodogna e Francesco Giampietri. Vi aspetto!Risultati immagini per foto castello pignatelli monteroduni immagini

lunedì 19 settembre 2016

PRESENTAZIONE

Sabato 17 settembre, presso il chiostro di Sant'Agostino, all'interno della biblioteca comunale De Lellis Pilla Morra di Venafro, ho avuto l'occasione, l'onore e il piacere di presentare la mia ultima opera edita, IL CASO DI ROCCAVENTOSA, un giallo classico, pubblicato dalla Robin Edizioni di Roma nello scorso mese di luglio.
La presentazione del libro è avvenuta attraverso una piacevole intervista fatta con la mia amica e collega di scrittura, creatrice di eventi e promotrice culturale, Maggie van der Toorn, una simpatica olandese dal carattere tutto italiano, anzi romagnolo.
L'evento ha avuto luogo all'interno del Festival culturale CONTAMINAZIONI, organizzato da EtCetera Cultura e Societa, svoltosi a Venafro in due giorni, nonostante le avversità atmosferiche.
Per me grande soddisfazione e riscontro di pubblico, per lo più di parenti amici carissimi, venuti anche da fuori, che hanno voluto partecipare ad un momento importante della mia vita.

lunedì 12 settembre 2016

Perché un giallo

Scrivere è da sempre  la mia passione.
Ho cominciato molto presto, forse dalle scuole elementari, con una poesiola,  un racconto, un bel tema. E ho proseguito da ragazza con lettere e diari, racconti, rime e  canovacci di romanzi.
L'amore per la scrittura è stato affiancato da quello ugualmente forte di leggere.
Ed è stato così che rileggendo con attenzione e rapimento assoluto Ungaretti, Montale e Quasimodo l'ispirazione estemporanea ha preso maggior corpo e sostanza, in primis per la poesia.
In un sol giorno, il 16 aprile del 1993, ho scritto  una quantità di versi, intimistici ed ermetici, che ho continuato a leggere e rileggere per anni, che ho  limato, battuto a macchina come si usava una volta, sulla vecchia Olivetti di babbo,  fatto  vedere solo alle amiche più care e che ho tenuto a lungo  in un cassetto.
Nel 2002 è arrivata la prima occasione per la pubblicazione: un' inserzione su Repubblica. Ho inviato  il mio manoscritto e sono rientrata nel premio selezione poesia 2002. E' stato così che è uscita la mia prima raccolta per i tipi di LIBROITALIANO.
Ma ho tenuto la cosa riservata, segreta. Ho regalato  copie del mio libro solo alle persone più care. Troppo forte il trauma da pubblicazione. Ma si sa, in fondo ognuno scrive per essere letto.
Così, nel 2007, ho pubblicato la mia seconda raccolta di poesie,  FIORI DI MAGGIO, anche queste stranamente composte quasi tutte in un giorno, il 12 maggio 2002, come in un raptus creativo.
In seguito, ispirata dai miei tre figli e dai loro studi, ho composto delle filastrocche e, quasi contemporaneamente, delle poesie dedicate al sud da cui provengo e che profondamente amo.
I tempi ormai erano maturi per una poesia meno intimista e per presentare pubblicamente i frutti dei miei pensieri, così organizzai la presentazione di GENTE DEL SUD e di FILASTROCCHE PER UN ANNO, editi da EDIZIONI EVA, nel mese di giugno 2012.
Intanto cominciavo fortemente a desiderare di scrivere in prosa, non più solo versi, brevi espressioni del rapimento di un attimo, di un solo pensiero, espressione di singolo stato d'animo,  ma qualcosa che fosse frutto di una maggiore elaborazione e costruzione, che avesse una trama e un intreccio.
E così che ho cominciato a scrivere anche racconti insieme alle solite poesie.  Ho raccolto le due cose insieme in un volume insolito, SOLO UNA DONNA, edito da ALETTI di Roma, presentato a Venafro, la mia città, il 10 ottobre scorso.
Ma evidentemente sono prolifica con la scrittura come come i figli!
Ho continuato con la mia passione e quest'ultima ho scelto la scrittura di genere nella quale convogliare un bel po' degli umori raccolti in tanti anni di lettura. Ho scelto il giallo ed è così che è nato IL CASO DI ROCCAVENTOSA, edito da ROBIN EDIZIONI di Roma, un libro che spero risulti fresco e piacevole, intrigante e ironico. E' il mio vero battesimo come prosatrice e spero incontri il consenso di chi vorrà leggerlo.
Lo presenterò nella mia piccola città in seno al FESTIVAL CULTURALE CONTAMINAZIONI, organizzato da EtCetera, insieme alla mia amica olandese-riminese Maggie van der Toorn, sabato 17, alle ore 17.30, presso la biblioteca comunale.

Vi aspetto con l'ispettore Costa!

E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...