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giovedì 30 maggio 2024

Un po' di psicologia

Cosa mi induce a coltivare pomodori 🍅 in giardino? Questo è il dilemma...

La psicologia mi appassiona da sempre; in verità avrei voluto studiarla all'università ma per una serie di motivi non l'ho fatto: prospettive lavorative, effetto gregge, mandati familiari, ...

Nel corso del tempo però ho coltivato la mia passione, ho letto, ho ascoltato e molto approfondito anche perché da anni sono in psicoterapia. 

Che sia un fatto di crescita personale o disturbi poco importa. 

Ho studiato i temi della dipendenza affettiva, del narcisismo, dell'ansia, della depressione, ho letto l'intero DMS 4, un volume di mia sorella medico Iva che girava per casa. 

Devo dire che mi ha appassionato più dei manuali di procedura civile. 

Ebbene, nei prossimi post voglio scriverne un po'...

Vittime e narcisisti

 «I narcisisti possono farti innamorare di loro così fortemente che potresti persino sentire di rinunciare a una parte della tua vita quando la relazione è finita, perché sono così bravi a diventare il centro del tuo universo mentre stai con loro». 

Judith Orloff, psichiatra.

sabato 9 dicembre 2023

Perché tanta violenza


Normalmente sono le donne a subire violenza, più frequentemente, violenza fisica e psicologica. Perché? 

Me lo sono chiesto in questi giorni di commemorazioni, di cronache feroci, di giornate dedicate.

Talvolta la violenza di genere arriva ad uccidere, creando un male irreparabile, tal altra ferisce, indebolisce, esaspera tenendo in vita.

Accade per un intrecciarsi di motivi culturali e biologici. Ed è dato di fatto. Il contrario non accade, se non di rado.

Eppure le donne sentono sin da subito che qualcosa non va, ma non riescono a sottrarsi. Quando cadono in rapporti malati, tossici, apparentemente entusiasmanti e risolutivi di un'intera esistenza, percepiscono fastidio, disappunto, pericolo. Hanno dubbi. Tuttavia restano avvinte perché si creano dinamiche perverse di 'bastone e carota', anzi di carota e bastone. Corteggiamenti, dolcezze, regali, complimenti, gentilezze, brividi, promesse che illudono, parole che fanno sentire speciali. Sono fittizie, forse inconsapevolmente. 

Son cose che attecchiscono su donne fragili, provate, indecise, dipendenti affettive. 

La dipendenza affettiva è generata da traumi familiari, da rapporti contorti, dalla morte di uno dei genitori in età tenera, da genitori assenti o disattenti o discontinui, o ancora da genitori molto presenti ma richiedenti, da una mamma o un papà che amano a condizione di... essere una brava bambina, di andar bene a scuola, di divenire questo o quello. Quando una donna così psicologicamente compromessa incontra un uomo apparentemente sicuro e risolto, brillante e simpatico, si innamora. Quell'uomo promette, anche senza parlare, di colmare tutte le sue lacune e di renderla felice.

Ma lui in fondo è altrettanto insicuro, ha una pessima immagine interiore di sé e ha scelto la persona più vulnerabile e adatta a scaldare le sue incertezze. Dopo la prima fase, quella corteggiamenti, dell'innamoramento, vorrà dominarla, la sminuirà, cercherà di costringerla a fare cose non volute, sarà geloso, farà proibizioni, le imporrà i suoi comportamenti, la trascurerà, la lascerà sola incurante di tutta la sofferenza che potrà causare perché un uomo così fondamentalmente non è empatico, non riesce ad immedesimarsi nello stato d'animo altrui. 

Quando la vittima comprenderà, proverà ancora più dolore, tenterà di staccarsi ma incontrerà enormi difficoltà. Ci saranno altri e bassi. Lui proverà a trattenerla fino alle estreme conseguenze. Nel caso apparentemente meno grave, della violenza psicologica, i confini sono molto meno netti e la presa di coscienza  più difficile. Anche perché momenti di svalutazione e aggressione verbale si alterneranno a fasi di riavvicinamento e cura. La donna dipendente affettivamente è la vittima perfetta, perché le fasi positive agiranno come una droga, come una dose che crea felicità e appagamento.

Difficile prendere coscienza, ancor più decidere di chiudere, allontanarsi e farcela. 

Talvolta però è lui che chiude, non solo con un gesto drammatico, ma con l'abbandono. Accade quando il maschio, probabilmente affetto da narcisismo psicologico, sentendosi scoperto, dopo tanti confronti e dolorose liti, preferisce andar via. Lei infatti non gli rifornisce più la linfa vitale, emotiva; inoltre, è stato smascherato e non ci sta ad essere visto da nessuno per quello che è. Quello che è ma che lui in realtà non vede. Lei fungerebbe da specchio. Visione insopportabile. Troppo pesante da accettare. Ha costruito la sua vita e la sua personalità sulla menzogna di essere forte, capace, brillante. 

Questa mia è solo una riflessione,una ricerca di spiegazioni, è il frutto delle mie letture, della mia curiosità. 

È certo però che se si sente di essere in difficoltà bisogna chiedere aiuto, non solo a familiari e amici, che renderanno a minimizzare, ma a specialisti che possono aiutare a oggettivare i dubbi e a fornire strumenti adeguati per fuggire via e dare una svolta alla propria vita. 


martedì 7 marzo 2023

La consegna del silenzio


Capita a volte di avere stretti rapporti con qualcuno che ci impone il silenzio, per vari motivi. Qualcuno che non vuol parlare perché lo ritiene inutile o ripetitivo o per punirci o per isolarci o non ascoltare le nostre ragioni. Ad ogni modo è una violenza, è la gestione non condivisa di un rapporto a due, è un atteggiamento definito in psicologia come passivo aggressivo. Credo sia proprio dei prepotenti, degli aggressivi attivi in remissione, degli insicuri.

Il silenzio imposto è la riprova di quanto sia difficile e complesso comunicare, ovvero rendere comune, il proprio intimo, le proprie esigenze, la propria natura, in ultimo i propri pensieri.

Comunicare non è facile, è un' arte complessa, è alchimia di pause e parole, è privilegio che sicuramente non m'appartiene, perché la mia piuttosto è chiacchiera chioccia. Ma il silenzio è solo chiusura, è una saracinesca abbassata, è serrata di chi non sa, non può accogliere. 

lunedì 6 marzo 2023

Chi ti crea problemi ti aiuta a crescere

 Se non avessi studiato diritto forse avrei studiato psicologia. 

Mi affascinano i meccanismi della mente umana e mi piace leggere di Freud e Jung, ascoltare Morelli e Recalcati, ricercare la ragione di certi comportamenti. 

Nell'ultimo periodo ho riflettuto sugli amori controversi e sofferti, sempre al centro delle conversazioni delle donne. 

Quando sono con le amiche non facciamo che parlare dei comportamenti degli uomini e di come a volte facciano soffrire; diveniamo ripetitive e sterili, sciocche e lagnose. 

Un giorno mi sono imbattuta in una frase bellissima e in un articolato pezzo che propone una spiegazione alle pene d'amore, una spiegazione che mi ha convinta. 2019

"CHI CI CREA PROBLEMI E’ IL NOSTRO PIU’ GRANDE ALLEATO

La fonte della nostra infelicità è spesso da cercare dentro di noi e più precisamente nelle nostre resistenze interiori. Più necessitiamo di portare un cambiamento nella nostra vita perché la realtà che ci siamo costruito intorno ci sta stretta, e più un perverso meccanismo ci impedisce di muoverci e portare a termine quell’azione necessaria a portarci fuori dalla nostra prigione dorata fatta di routine, noia, insoddisfazione e frustrazione. Per fortuna, una parte di noi si attiva con intelligenza per fare appello a un aiuto esterno, aiuto che spesso non riconosciamo come tale se cerchiamo di identificarlo in una persona precisa invece che come un processo, un “qualcosa” che succede mentre interagiamo con l’altro. Inserendo nella nostra realtà questo “altro” scelto con “incosciente consapevolezza”, ci diamo una possibilità di rompere gli argini e attuare quel cambiamento di cui abbiamo così tanto bisogno, andando finalmente oltre quelle resistenze disfunzionali. Sarà indolore? Dipenderà da noi e dalle nostre scelte: resisteremo con forza, ancora e ancora, oppure apriremo gli occhi e accoglieremo il cambiamento? Quando i problemi ci aiutano a rimetterci in movimento

Il rischio che corriamo quando una parte di noi teme il cambiamento, è quello di congelarci sulle nostre posizioni, di cristallizzarci a tal punto da impedirci di cambiare, di seguire il flusso della nostra vita, se non con l’intervento di qualcosa (o qualcuno) che ci scuota come un terremoto, con l’effetto di rimescolare tutte le carte in tavola.

È la crisi benefica, quella che ci permette di uscire da uno stato in cui tutto sommato non ci possiamo lamentare ma che non ci rende felici perché quella realtà che abbiamo costruito non ci corrisponde nemmeno un po’, e viviamo da comparsa in quella messa in scena che finirà soltanto alla nostra morte.

L’agente della nostra crisi, facendoci crollare tutto addosso, ci obbliga a muoverci, o almeno così richiederebbe il nostro istinto di sopravvivenza, ma spesso facciamo resistenza credendo in bugie che ci raccontiamo per evitare di cambiare, perché questo significherebbe accettare di aver fatto in passato quella serie di scelte che ci avevano allontanato da noi stessi.

“Siamo irresistibilmente attratti da chi ci creerà i problemi che ci servono per la nostra evoluzione personale.”
Alejandro Jodorowsky

Facciamo resistenza perché ci siamo affezionati all’immagine della realtà, perdendo di vista la vita vera. Ecco perché occorre rompere l’immagine, riuscire a mandarla in frantumi e accettare di guardare al di là dello specchio. Ovviamente, se già facciamo resistenza all’aprire gli occhi sulla realtà virtuale nella quale ci siamo invischiati, figuriamoci riuscire a rompere lo specchio; che fare allora? Andare in cerca di un aiuto, una persona che riuscirà a bypassare i sistemi d’allarme delle nostre resistenze e che ci darà quello scrollone di cui abbiamo bisogno per tornare in movimento. Siamo noi a scegliere gli agenti della crisi nella nostra vita. Per evitare di raggiungere il punto di cristallizzazione perenne che ci impedirebbe di effettuare qualsiasi cambiamento utile alla nostra evoluzione (e fioritura personale), la nostra intelligenza ci spinge all’ incontro con gli agenti della crisi, gli attori del periodo della nostra vita che vivremo come una sfida; vestendo i panni degli antagonisti, essi creano gli ostacoli necessari per aiutarci a uscire da quella pericolosa routine che finirebbe per fagocitare ogni desiderio di rinnovamento utile alla vita stessa, ogni tentativo di esplorazione di nuovi orizzonti, ogni impulso creativo.

Questi agenti della crisi ci aiutano in una maniera semplice ed efficace, rispondendo all’assurda, ma fin troppo umana, inclinazione a dare valore a ciò che si perde: usando il principio di scarsità per fare leva sui nostri reali desideri, i nostri antagonisti ci spingono a capire cosa conta davvero per noi e a uscire dalla nostra bolla di vetro per difendere ciò che ci è caro.

È spingendoci fuori dalla nostra zona grigia, fatta di abitudini e sentimenti vissuti a metà, che ci aiutano a capire cosa conta davvero per noi, a cosa non siamo disposti a rinunciare perché è troppo importante per noi e cosa dobbiamo lasciarci alle spalle. Scegliendo i nostri agenti della crisi, ci obblighiamo senza rendercene conto a prendere posizione, ad agire nella nostra vita invece che subirla.

Se prima vivevamo da semplice comparsa quasi sempre dietro le quinte, in un ultimo tentativo di riprendere le redini in mano ci cerchiamo un antagonista per aiutarci a diventare protagonista della nostra realtà. Cerchiamo l’azione esterna che causerà la nostra re-azione. È questo movimento da attore passivo ad attivo che forse cerchiamo quando attiriamo nella nostra vita quelle determinate persone che ci causano problemi su problemi.

Una parte di noi sa che non faranno parte del nostro cammino per sempre e che la loro presenza riveste un significato particolare per noi; il guaio è quando tentiamo di includere questi agenti della crisi dentro la nostra zona grigia, provando a farli entrare nella nostra routine e rifiutando di vedere che loro sono qui, a tempo determinato, per aiutarci ad uscire dal circolo perverso che “ci fa male ma non troppo”. E no, non sono loro a dover entrare in maniera permanente nella nostra piccola bolla evitandoci così di uscire allo scoperto!

Loro sono la goccia che serve a far traboccare il vaso, sono il colpo di vento che fa crollare il castello di carte, sono l’antagonista che distrugge l’immagine della realtà alla quale ci eravamo affezionati e che rifiutavamo di lasciar andare.

 

Riducono in piccoli frammenti lo specchio per spingerci a guardare il mondo e non più il suo riflesso. È vero, a volta fa molto male, ma quel dolore è causato dalle nostre resistenze perché trattenere ciò che deve sparire e non fa parte di noi fa male, fa molto più male che accettare di lasciar andare; e la crisi serve a questo: è un ponte tra uno stato e l’altro, è il momento intermedio tra uno stato giunto alla sua completezza e un nuovo inizio.

Agli agenti della crisi spetta il compito di tracciare una linea netta tra passato e presente; a noi spetta quello di andare avanti e di non di rimanere incastrati nel nostro limbo interiore."

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali

 


venerdì 23 dicembre 2022

Io sono un istrione...

Il disturbo istrionico di personalità è un disturbo psichiatrico caratterizzato da un pattern di emozionalità esagerata e da comportamenti volti alla ricerca di attenzioni. Il disturbo istrionico di personalità è categorizzato all’interno dei disturbi di personalità di Cluster B (DSM-5). I disturbi di personalità di cluster B comprendono, oltre al disturbo istrionico di personalità, anche il disturbo narcisistico, il disturbo borderline e il disturbo antisociale. Nello specifico il disturbo istrionico si caratterizza per comportamenti seduttivi, manipolatori, impulsivi che risultano esasperati e possono determinare sofferenza, problemi interpersonali e un basso funzionamento psico-sociale.


 Ne abbiamo? Direi di sì, in famiglia allargata e al lavoro (...a disposizione presidente). 

Narcisiste

Il disturbo narcisistico di personalità è un disturbo della personalità i cui sintomi principali sono egocentrismo patologico, deficit nella capacità di provare empatia verso altri individui e bisogno di percepire ammirazione, che iniziano entro la prima età adulta e sono presenti in svariati contesti.

Disturbo narcisistico di personalità

Questa patologia è caratterizzata da una particolare percezione di sé del soggetto definita “Sé grandioso”. Comporta un sentimento esagerato della propria importanza e idealizzazione del proprio sé - ovvero una forma di amore di sé che, dal punto di vista clinico, in realtà è fasulla - e difficoltà di coinvolgimento affettivo. La persona manifesta una forma di egoismo...


domenica 3 maggio 2020

MONTALBANO E LE REPLICHE

Sto guardando in maniera disimpegnata e rilassata DOMENICA IN su RAIUNO.


Un programma televisivo così, in una domenica pomeriggio di lockdown, è quel che ci vuole. Leggero, divulgativo, nazional popolare, politically correct. Ospiti più o meno gradevoli, a volte un po'  kitsch, Pupo e la mamma, Claudio Amendola, un buon virologo romano. 
E di tanto in tanto danno la pubblicità. Durante i break promuovono il programma di domani  in prima serata: l'ennesima replica di un episodio di MontalbanoIn Sicilia, a casa del Commissario Montalbano | SiViaggiaE' vero che il commissario è divenuto eroe nazionale, è vero che Camilleri La falsa Sicilia di Camilleri non si sopporta più. Per capirci ...è passato a miglior vita di recente e da allora è divenuto un monumento nazionale ancora più alto, ma perchè la   gente, a milioni continua a vedere queste benedette repliche, mi sono chiesta (per la cronaca le vedo anch'io). 
Ci ho riflettuto (quanto  avrei voluto studiare filosofia, sociologia, antropologia  o psicologia!) e mi sono risposta che le persone sono rassicurate dalle repliche, ovvero dalle ripetizioni, dal reiterarsi di situazioni conosciute a discapito delle nuove che creano inquietudine, dubbio, incertezza. Spesso manchiamo di coraggio. Non decidiamo, non ci buttiamo.
Ogni giorno ad esempio ripeto più o meno acriticamente questo comportamento: nei momenti che concedo al mio relax cerco un telefilm poliziesco e nonostante la ricca offerta delle "nuove" tv, tra Sky, Netflix, Dazn eccetera,Sky - sport, news, cinema, intrattenimento, serie tv scelgo sempre La signora in giallo con Jessica FletcherLa Signora in Giallo - ULTIMA PUNTATA - YouTubee Il tenente ColomboColombo: 7X1 - TV Sorrisi e CanzoniE se potessi andrei ancora più indietro fino a Maigret. Le indimenticabili sigle della TV: “Le inchieste del Commissario ...

E' il fascino del conosciuto, la rassicurazione del noto ai tempi della pandemia e oltre.

E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...