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venerdì 12 aprile 2019

RECENSIONE


IL PRIMO INGANNO  di Riccardo Landini
 GIUDITTA DI CRISTINZI

Ho appena finito di leggere, anzi di divorare una copia autografata del gustoso  libro IL PRIMO INGANNO scritto dal collega Riccardo Landini, emiliano mezzosangue (romagnolo da parte di madre). Ironia della sorte: ho letto il thriller a un passo dai luoghi in cui è ambientato per una emergenza familiare-sanitaria sentendomi dunque più sul pezzo.
Il primo inganno, pubblicato nel 2016,  è solo il primo capitolo di una trilogia (per ora,  con NON SI INGANNANO I MORTI e INGANNANDO SI IMPARA) destinata a divenire presto tetralogia e forse serie innumerevole,  firmata con sagacia da Riccardo Landini, avvocato di Reggio Emilia,  un po' personaggio, che si divide tra professione e passione per la scrittura non disdegnando musica e cinema.
Pluripremiato (Nebbiagialla,  Thriller Café,  Giallo & Noir, Giallo Stresa), bravo consapevole,  convinto e convincente,  sicuramente farà parlare di sé nel mondo della letteratura italiana di genere perché dal 2009 scrive e pubblica gialli e noir di qualità,  romanzi e racconti che siano, con mano esperta e  affinata da inclinazione innata e letture bulimiche.
La storia narrata è quella di Brenno Sandrelli, antieroe per eccellenza, poco figo, molto sfigato. Geometra,  perito assicurativo, afflitto dà problemi economici e coniugali e incallito onicofago,  Sandrelli si trova impelagato  non in una ma in ben due sordide  storie solo per aver voluto rimediare qualche centone in più. Investigatore privato da strapazzo, privo di mezzi e di autorizzazioni, Brenno si trova ad indagare su una storia di corna coniugali che infine apparirà molto meno astratta, strana e  distante di quanto sembri all'inizio. Ma il nostro, che di improbabile non ha solo il nome desueto, intanto si imbatte in una sudicia storia di disgustosi delitti a catena, sfruttamento di minori, tratta di donne, complicità, corruzione, sviluppi imprevedibili ed eccessivi (la realtà supera sempre la fantasia o la fantasia supera la realtà ?),  droga, sesso malato e chi più ne ha più ne metta.
A termine delle violente vicende metropolitane della degradata società di oggi, i colpi di scena finali che non mancano e che anzi paiono come i fuochi d'artificio di una festa di paese che si rincorrono a ripetizione e pare non vogliano cessare, c'è un gioco al rialzo delle responsabilità, in cui troppo spesso il controllore è più marcio del controllato.
Molti i personaggi, spesso brutti e cattivi, truculenti,  marci,  volgari, ben delineati come protagonista, profilo tagliato su misura sull'idea di un detective da strapazzo, più arguto, segugio e attaccato alla presa delle autorità costituita; stazzonato maltrattato, insonne, stanco, solo, confuso eppure lucido, acuto, perspicace, determinato,  sano dentro, Brenno Sandrelli in fondo ci piace.
Il libro che un po' giallo, un po' noir un po' hard  boiled ed è ben scritto, anche se talvolta appare un po' retorico e prolisso, da un autore  che conosce le proprie capacità narrative e se ne compiace fino a crogiolarsi nelle sue stesse parole.
E questo risulta all’attento lettore che nella prosa curata, corretta, ironica e misurata, fluente e piacevole, legge pagine e autore.
Dunque bene  Brenno, benissimo Riccardo!
Ritorneremo tutti sui luoghi dell’inganno  insieme a voi!

IL PRIMO INGANNO,   Riccardo Landini, Edizioni CentoAutori,  collana L’ARCOBALENO,  diretta da Carmine Treanni, Avellino,  aprile 2016,  codice ISBN 978 88 687 205 75

sabato 15 dicembre 2018

LE MIE RECENSIONI

IL PRANZO DELLA DOMENICA DI PAOLO PANZACCHII
RECENSIONE

La narrazione de Il pranzo della domenica di Paolo Panzacchi inizia seguendo un duplice binario: i quello dell’intrigo internazionale e quello del mistero locale.
Le azioni si dipanano i luoghi disparati, tra Grozny, Stoccolma, San Giovanni in Persiceto, Bologna, Zurigo, Berlino, Francoforte e Shanghai.
Inizialmente si fa fatica a trovare il punto di congiunzione tra le vicende di loschi figuri, spie e mercenari stranieri e  di comuni affaristi emiliani fino a quando il lettore è messo in condizioni di ritrovare il bandolo della matassa e  di comprendere la connessione tra la storia del industriale italiano Giovanni Arienti e dei figli scapestrati e il disegno sovraordinato.
Il genere letterario è un mix di giallo, noir e hard boiled.
Tanti i personaggi: il mercenario Jacques de Sertas, Anita, Roberto e la dolce signora Lucia Arienti, il notaio Zani, Mister Wao,  il misterioso Gianni, oscuro protagonista con tre passaporti e tre identità (quale sarà quella reale?), il solerte investigatore privato Paolo Speranza, uno stuolo di commissari, ispettori, questori corrotti e non, tutti coinvolti nella vicenda adrenalinica che toglie il respiro ai protagonisti, per una vecchia vicenda originatasi nel “71, che ha scontentato e  scatenato così tanto odio in qualcuno da determinare rappresaglie a catena e un'intera vita consacrata alla vendetta.
Il personaggio che ho amato di più e quello di Anita, forse perché femminile, una donna in carriera, inizialmente dolce e capace, che a causa di una forte delusione d'amore devia il corso della sua vita e diviene quasi un relitto umano,   duro e crudo,   dedita a dipendenze di ogni tipo di dipendenze.
Ma del resto Panzacchi porta tutto alle estreme conseguenze.
Il climax si raggiunge in parte centrale, dopo una sparatoria micidiale a Zurigo,  in cui vengono descritti inseguimenti al cardiopalma, agguati e una gragnola di colpi fino a raggiungere il denouement  finale durante il pranzo della domenica nella super villa dell’affermato industriale in declino.
Peccato per il finale da totale armageddon, che non lascia spazio a guizzi creativi, riscatti o colpi di scena. Vince la violenza assoluta cieca e sorda.
Il libro, all'inizio avvincente, animato da una buona idea ispiratrice, appiattita nello sviluppo successivo, è carente dell'editing che avrebbe dovuto essere molto più accurato soprattutto della consecutio temporum in altre  banali cadute di elaborazione.

Il pranzo della domenica Paolo Panzacchi Laurana editore Collana calibro 9 giallo&noir,  pagine 232,  CODICE ISBN 978 88 3198 40 89



E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...