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domenica 25 ottobre 2020

CI RISIAMO

Purtroppo ci risiamo. Il contagio ha ripreso a crescere in misura preoccupante, quindi  Governo e Regioni, un passetto alla volta, hanno disposto chiusure e nuovi limiti alla nostra vita di relazione. Di pari passo crescono le polemiche che a Napoli e a Roma hanno assunto la forma della protesta più aspra. 

In realtà, dispiace a tutti rinchiudersi di nuovo in casa, rinunciare ad uscire, a fare l'aperitivo e la cenetta, dare l'addio alla palestra da poco ripresa, ma tant'è.  Pazienza per la mondanità e per l'economia. Adesso la priorità è la tutela della salute e non abbiamo altre armi che quella di limitare i contatti. Il vaccino è di là da venire, inutile farsi illusioni. Anche se qualche formulazione verrà depositata a dicembre, solo a primavera saranno somministrate le prime dosi alle categorie più a rischio, a chi opera in  prima linea e ai più deboli. 

Il virus si espande ancora nel resto dell'Europa più che da noi, per fortuna invertendo la tendenza che ci aveva penalizzato in primavera. In Svizzera hanno fatto sapere che, a causa dei ridotto numeri dei posti in  terapia intensiva, le persone anziane non saranno accettate. E' una cosa di una crudeltà inaudita, la nuova barbarie, ma se il posto al respiratore è uno e i malati sono un ventenne e un ottantenne, che si fa?

Forse in alcuni paesi dicono chiaro ciò che altrove si fa in silenzio. 

Per quanto mi riguarda è proprio una seccatura. 

A marzo e aprile abbiamo quasi giocato a fare le casalinghe, le cuoche, le donne antiche e virtuose. Ora invece ho tanta voglia di uscire, di andare a lavoro, di vedere le amiche, di vestirmi e truccarmi, di andare in palestra e a fare yoga, di fare qualche viaggetto. 

Comunque va bene così. Siamo impotenti, verso il viris e verso le decisioni del Governo. Dobbiamo accettare i rischi e il nuovo lockdown, per ora edulcorato, sperando che passi presto e che tanti esercenti non ne abbiano a soffrire in maniera fatale.

martedì 12 maggio 2020

SEMPLICITA'

La vita è semplice nella sua complessità. 
La vita è complessa nella sua  semplicità.
Assediati dalla paura della pandemia, chiusi in casa dal lockdown, scopriamo le cose più piane, più alla portata di tutti: la casa, gli affetti più prossimi,

noi stessi, la nostra intimità, gli equilibri leggeri e sottili, sottesi all'esistenza, lo star bene con se stessi con niente, col sole che sorge al mattino, col profumo del caffè offerto dalla moglie o dal marito,
con l'incrociare lo sguardo dei figli che crescono, col leggere un bel libro o un giornale, col vedere la tv, col prendersi cura di sè e degli altri. 
Sul tavolo della mia cucina c'è di tutto: teglie, pc, libri, kefir, fogli, penne, ...

Io, imbranata e sfaticata per decenni, mi scopro cuoca,
mamma, figlia più affettuosa di sempre,
giardiniera,
donna delle pulizie, scrivana sempre (scrittrice non oso), lettrice instancabile, assetata di sapere (sete che colmo con i documentari preziosi di Rai Storia), finanche bricoleur



E nella pace dell'animo e della sera tiepida e serena di maggio mi godo il mio giardino, preparato apposta per me, per noi, con ordine e fiori nuovi. 



Se credessi, ringrazierei Dio. 
Purtroppo la mia razionalità, sempre sveglia, non lo concede a me stessa. 
Sono atea, ma cristiana, sì, contraddittoria anche in questo, sono un'atea cristiana. 
Ma di questo parlerò un'altra volta. 

domenica 10 maggio 2020

ODE AL CAFFE'



La tazzina di caffè 
che mi offre 
ogni dì
mio marito 
la mattina 
è premio 
dopo la notte buia,
la spinta,
l'incoraggiamento 
ad entrare
nella giornata
E' magia,
alchimia,
acqua, gas e 
polvere scura
La seduzione 
comincia sin
dall'aroma 
che sale per primo
Mi inebria,
mi sveglia,
mi accarezza 
Ed eccolo, 
lo prendo,
lo guardo, 
l'annuso 
E poi pian piano 
l'assaporo
E' come la vita
il caffè, 
è dolce e amaro,
è nero o schiumato 
e mi piace assai 
Sapore deciso 
che eccita le papille, 
impregna la bocca, 
scende giù piano, 
ma  potente, 
ristretto e bollente 
Sveglia e tonifica, 
rinforza e corrobora 
E durante il giorno
ancora e ancora 
A metà mattina 
è conviviale, 
dopo pranzo 
digestivo, 
e più in là, 
l'ultimo è conclusivo
Caffè dolce, 
caffè amaro, 
espresso e casalingo, 
amaro e  forte, 
corto o lungo, 
e dolce e macchiato,
corretto e freddo,
e caldo
e shakerato 
E' bollente 
e finalmente 
è sospeso
la trovata più brillante
di un popolo incompreso
Venafro,  10 maggio 2020


AUGURONI IVA!!!

In questi giorni è stato il compleanno della mia sorellona IVA e non abbiamo potuto festeggiare per via del lockdown. Allora ho aspettato qualche giorno per festeggiarla, in modo diverso ma sempre affettuoso.
Manco a farlo apposta pigiama ABBRACCIAMI FORTE!
Iva può muoversi perchè è il nostro medico. L'ho chiamata a casa con la scusa di un malessere. 
Lei è arrivata con la sua valigetta e mentre tirava fuori stetoscopio e sfigmomanometro, ho messo sul gas la macchinetta del caffè e ho dato il via alla mia (nostra) sorpresa. 
Claudio ha stappato una bottiglia di  prosecco e io ho preso dal frigo una bella torta fresca, direi quasi estiva, al gusto  cioccolato e menta, che mi ha suggerito  Benedetta Rossi nei suoi programmi tv "Fatto in casa per voi". 





La torta si fa in tre passaggi.



Prima si prepara una sorta di pan di spagna con uova, olio, zucchero, latte, farina, cacao amaro e lievito. Lo si fa cuocere a 180° e  lo si bagna con una soluzione di latte e sciroppo alla menta. Poi si decora con una sac à poche con una crema colorata fatta con panna, mascarpone e sciroppo di menta.
Abbiamo messo e le candeline e abbiamo spento tutti insieme. 
Auguroni IVA!

sabato 9 maggio 2020

LAVORETTI

Mi piace tantissimo il fai da te, mi piace verniciare, colorare e fare le cose in casa. 
Approfittando del tempo a disposizione, dopo aver pulito e lucidato il cotto esterno, ho ritoccato sedie  e  poltroncine.
Poi mi è venuta un'idea. 
Abbiamo un vecchio, ma bel divano. Rovinato dal tempo, dai graffi del dispettoso gatto,
dai ragazzi che ci si buttano su con jeans e scarpe. 
In sostanza sarebbe stato da cambiare. Ma perchè cambiarlo, mi sono chiesta, se la struttura è buona e  tra qualche mese, per via dei ragazzi e del gatto, il  divano nuovo sarebbe nelle stesse condizioni? 
Allora ho pensato di tinteggiarlo per ridargli "smalto" e nuova vita, almeno per un po'. Idea peregrina per Claudio. "Come fai a pittare un divano di pelle?" 
Ma io ho pensato di provare, tanto sarebbe stato rovinato e da cambiare comunque. Allora sono andata da Aristide e ho chiesto un prodotto adatto. Mi ha dato uno smalto acrilico, opaco, dello stesso colore con il quale un paio di anni fa ho fatto rifare -con lo stesso spirito- le sedie (dal carrozziere Silvio). 
E il risultato è stato quello desiderato, il divano rimesso a nuovo.

Adesso finchè dura è fortuna!

venerdì 8 maggio 2020

PRENDERE GLI UOMINI PER LA GOLA

Il proverbio dice che gli uomini vanno presi per la gola o che il miglior modo di arrivare al cuore di un uomo è passare dal suo  stomaco. Io vivo in un harem al contrario, con quattro uomini e un gatto maschio, quindi, se voglio tenerli tutti avvinti a me, devo cucinare e cucinare. E lo faccio volentieri. Per oggi a pranzo, oltre alla pasta gustosa con ricotta di bufala e pesto, da buona trippa verde venafrana, tanti contorni. Cavolfiore in insalata, spinaci, fagiolini lessi e peperoncini fritti con pomodoro.




Per stasera a cena ho in programma panino con hamburger con scamorza e varie salse e per domani tiella di Gaeta con polpo. 
Per domenica, festa della mamma, risotto alla pescatora. Ma ne scriverò!

Buon appetito!

BUEN RETIRO

Nel mio buen retiro casalingo causa Covid, scopro me stessa e il bello della solitudine,
quella feconda, in cui ci si ritrova, non quella che fa paura. La solitudine non deve riempirsi di troppi pensieri, quelli fanno male e distorcono sempre, ma di vuoto, di sensazioni, di consapevolezza e, nel mio caso, di voglia di fare cose materiali. L'altro ieri ho pulito il cotto  attorno casa,
oggi l'ho lucidato e ho verniciato sedie e poltroncine.


Mi diverte molto fare questi lavoretti. 

Quando ero piccola, veniva sempre da noi a imbiancare un vecchio pittore amico di  nonno Camillo, don Antonio Piccirillo, isernino vissuto a lungo a  Napoli, con un marcato accento partenopeo e la moglie napoletana (mi pare si chiamasse donna Elvira). 
Don Antonio aveva tre figli maschi, radi capelli brizzolati, baffi e unghie lunghe sempre macchiate di pittura. Mi ricordo che mi colpivano molto e restavo a guardarle. Ebbene, lui usava i vari colori pastello che andavano di moda allora, rosa, celeste, verdino e chiamava ogni colore con il nome più tecnico e appropriato (giallo ocra, verde salvia, azzurro cielo, rosa confetto, verde acqua, penicillina, ...). Io mi incantavo e gli chiedevo sempre il pennello per colorare anch'io. Lui mi accontentava, intingeva il pennello più piccolo, lo scolava bene  e mi faceva "pittare". Mi divertivo da morire, mi sentivo grande, importante. E adesso non mi pare vero che posso dipingere come mi pare senza chiedere il permesso a mamma, posso sporcare e anche far danno, tanto che fa? In realtà, sono un bel po' pasticciona!

IN FUGA

Ieri, per necessità e ovviamente  con tanto di giustificazione e autodichiarazione ho fatto "una fuga". Ho dovuto raggiungere una località di  mare. Fatto quel che dovevo, mi sono concessa qulache ora nel mio elemento naturale.
E' stato bellissimo, ristoratore. Ho mangiato solo col gelato, ho passeggiato sul lungomare e poi sulla spiaggia, ho messo i piedi nell'acqua, ho letto e  ascoltato Cremonini nelle cuffiette. Ho fatto altre, varie






commissioni e sono rientrata al tramonto soddisfatta. Il mare apre il cuore, scivola nell'anima ed è traccia in terra dell'infinito. E' un'immagine potente, che vince e ricrea.
Ma oggi è un altro giorno!

lunedì 4 maggio 2020

PASSARE IL TEMPO

L'idea di "passare il tempo" non mi piace affatto. Il tempo è troppo poco e troppo importante per essere sciupato, per essere trascorso appunto in passatempi. Va usato, speso, goduto, distillato, assaporato attimo per attimo in maniera gradevole ma costruttiva. 
In questi giorni di reclusione, in cui anche il gatto pare soffrire,

ho ripreso il lavoro, anche se la trattazione degli affari e delle udienze in particolare sarà molto diversa, ma nel tempo libero, che è maggiore, oltre a fare le faccende di casa, leggere, scrivere, cucinare e dedicarmi ai miei cari, guardo molto la tv.



Scelgo programmi leggeri, distensivi, vecchi telefilm polizieschi, programmi di cucina, ma anche molti TG, aggiornamenti, commenti, approfondimenti, documentari, specie di storia (mi interessano meno quelli sulla natura). I canali che preferisco sono quelli di Mamma Rai, anche se sono un po' ovunque cose abbastanza interessanti, al pari del pattume sempre dietro l'angolo. 

Facendo zapping stamattina sul Canale 54 ho trovato la rappresentazione dell'OTELLO Otello: Amazon.it: Mario Del Monaco: Film e TVdi Verdi,L'Otello di Giuseppe Verdi debutta alla Scala interpretato da Placido Domingo e diretto da R. Muti Collana Riccardo Muti alla Scala - Riccardo Mutiin una prima della Scala di Milano all'apertura della stagione di qualche anno fa, un vero spettacolo, anche se sul piccolo schermo. 

L'Otello è tratto da IL MORO DI VENEZIA Shakespeare, Otello il moro di Venezia - Molto strepito per Nulla ...di SHAKESPEAREWilliam Shakespeare, le opere e l'attualità di un genio a 400 anni ...che amava tanto il nostro Paese e spesso lo sceglieva come teatro dei sue tragedie. L'Otello è il dramma della gelosia del MORO, cioè di un berbero. Spesso, anticamente, i mori venivano tratteggiati come spregevoli traditori, invece qui le parti sono invertite ed è il perfido Iago, un bianco, un cristiano,  che trae in inganno in modo vile il suo capo per prenderne il posto. Rivoluzionaria visione per il 1600. 
Ma, si sa, Shakespeare era avanti!
Il dramma della gelosia si consuma con l'omicidio della povera innocente Desdemona A Desdemona for the #MeToo Movement: Heather Lind in Shakespeare ...da parte del marito e il  suicidio di Otello roso dal rimorso. 
Le opere appaiono lontane e irreali perchè portano all'esarperazione i sentimenti e le loro conseguenze, ma in effetti sono una catartica rappresentazione della realtà, portata all'iperbole per essere esorcizzata nelle sue conseguenze nefaste e temute.Franco Zeffirelli Presents Placido Domingo - Otello (DVD) | Discogs


(Per chi volesse approfondire ecco di seguito la voce Otello da www.wikipedia.it)

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Otello (disambigua).
Otello
Tragedia in cinque atti
Othello and Desdemona in Venice by Théodore Chassériau.jpg
Otello e Desdemona a Venezia di Théodore Chassériau
AutoreWilliam Shakespeare
Titolo originaleThe Tragedy of Othello, the Moor of Venice
Lingua originaleInglese
GenereTragedia
Composto nel1603
Prima assoluta(documentata) 1º novembre 1604
Whitehall PalaceLondra
Personaggi
  • Il Doge di Venezia
  • Brabanzio, senatore, padre di Desdemona
  • Graziano, fratello di Brabanzio, nobile veneziano
  • Lodovico, parente di Brabanzio, nobile veneziano
  • Otello, detto “Il Moro”, condottiero al servizio della Repubblica veneta
  • Cassio, suo luogotenente
  • Iago, suo alfiere
  • Roderigo, giovane gentiluomo veneziano
  • Montano, predecessore di Otello al governo di Cipro
  • Un buffone, al servizio di Otello
  • Desdemona, figlia di Brabanzio
  • Emilia, moglie di Iago
  • Bianca, prostituta, amante di Cassio
  • Un araldo
  • Senatori (membri del Consiglio dei Dieci), gentiluomini di Cipro, marinai, ufficiali, messaggeri, musici, persone del seguito
Trasposizioni operisticheOtelloopera lirica di Giuseppe Verdi
 
Otello (titolo originale The Tragedy of Othello, the Moor of Venice) è una tragedia di Shakespeare scritta agli inizi del XVII secolo. La prima rappresentazione documentata ebbe luogo il 1º novembre 1604 al Whitehall Palace di Londra.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

«Oh, guardatevi dalla gelosia, mio signore. È un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre. Beato vive quel cornuto il quale, conscio della sua sorte, non ama la donna che lo tradisce: ma oh, come conta i minuti della sua dannazione chi ama e sospetta; sospetta e si strugge d'amore!»
(Iago ad Otello, atto III, scena III, traduzione italiana di Cesare Vico Lodovici)
Otello è un moro, al servizio della repubblica veneta, al quale è stato affidato il compito di comandare l'esercito veneziano contro i turchi nell'isola di Cipro. All'inizio del dramma, Otello parte da Venezia in compagnia del luogotenente Cassio. Lo avrebbe seguito Desdemona, sua moglie, scortata da Iago e la sua consorte Emilia. Desdemona è sposata con Otello in gran segreto, ma la circostanza viene svelata da Iago. All'arrivo, scoprono che la flotta turca è stata distrutta dalla tempesta.
L'infido alfiere Iago tenta in vari modi di far destituire Cassio, riuscendoci infine con uno stratagemma, grazie all'aiuto di Roderigo. Con l'ignara complicità della moglie Emilia, Iago fa arrivare un prezioso fazzoletto di Desdemona tra le mani di Cassio, convincendo Otello (che osserva di nascosto su consiglio di Iago) del tradimento di Desdemona. Le false difese di Cassio da parte di Iago, e le sue studiate reticenze, sono la parte centrale dell'opera di persuasione che sfocia nella furia cieca del Moro. Otello uccide Desdemona nel letto nuziale soffocandola con un cuscino, travolto dalla gelosia.
Nell'immediato epilogo, Emilia rivela che il tradimento di Desdemona era soltanto un'invenzione di suo marito Iago, il quale freddamente la uccide seduta stante. Otello, preso dal rimorso, a sua volta si toglie la vita, ricadendo sul corpo di Desdemona. Iago, infine, viene portato via, condannato a subire tortura. Cassio, invece, prende il posto di Otello, al servizio della repubblica veneta.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

La trama di Otello fu sviluppata a partire dalla raccolta di novelle Ecatommiti di Giambattista Giraldi Cinzio, seguita in maniera fedele. L'unico personaggio di cui viene detto il nome nella storia di Cinzio è Disdemona, che in greco significa "sfortunata"; gli altri personaggi sono identificati come «l'alfiero», il «capo di squadra», ed «il Moro».[1] Nell'originale, l'alfiere si innamora perdutamente di Disdemona, ed è spinto alla vendetta quando lei lo rifiuta.
Shakespeare inventò un nuovo personaggio, Roderigo, che desidera la moglie del Moro e viene ucciso mentre tenta di assassinare il capitano. Contrariamente a Otello, il Moro del racconto di Cinzio non si pente mai dell'uccisione della moglie, e sia lui che l'alfiere scappano da Venezia e vengono uccisi molto più tardi. Cinzio diede anche una morale alla storia (per bocca della dama) per cui le donne europee non sono adatte a maritare gli uomini di altre nazioni, incontrollabili e dal sangue caldo. Shakespeare non riprodusse questa osservazione.

Questioni razziali[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante nel dramma sia molto presente il tema della differenza di razza, la specifica etnia del protagonista non è ben precisata. Nell'opera, Otello viene frequentemente definito un "moro", termine con il quale l'anglosassone cittadino elisabettiano poteva intendere sia un arabo o un nord-africano sia coloro che oggi vengono chiamati "neri", ossia le popolazioni dell'Africa subsahariana. In altre opere, Shakespeare ha descritto un moro d'Arabia, come nel Mercante di Venezia, e un moro africano nel Tito Andronico. Per Otello, ad ogni modo, i riferimenti alle caratteristiche fisiche del personaggio non sono sufficienti a definire con certezza a quale etnia l'autore si riferisse. La frase di Otello "Haply for I am black" non aiuta, dato che il termine "black", all'epoca, poteva significare semplicemente bruno. Il consenso popolare tra la maggior parte degli attori e registi di oggi si dirige verso un'interpretazione "nera", e, pertanto, gli Otello arabi o nord-africani sono stati piuttosto rari.

Significato[modifica | modifica wikitesto]

Otello sovverte il tradizionale simbolismo teatrale. Un pubblico contemporaneo all'autore avrebbe visto la pelle nera come segno di barbarie o di satanismo come è per Aron nel Tito Andronico di Shakespeare:
(EN)
«swarth Cimmerian... of body's hue spotted, detested and abominable»
(IT)
«un bruno Cimmerio... dalla tinta corporea macchiata, detestata e abominevole»
Un soldato bianco sarebbe stato interpretato come simbolo di onestà. Iago in effetti si adopera per convincere gli altri personaggi che Otello è un "cavallo barbaro" che copre Desdemona, o un "caprone nero", con le corna, che da animale la monta; e che lui stesso è fin troppo veritiero. In Otello, tuttavia, il personaggio nero è "nobile" e cristiano; e il soldato bianco è un bugiardo intrigante.
Otello così sfida in continuazione il collegamento tra un segno fisico o significante e ciò che viene significato da esso. per esempio, Iago – il cui compito come alfiere è di tenere alto un segno di fedeltà ad Otello – dice, del suo fingere di amare il Moro: «Benché io lo odi come odio le pene dell'inferno, tuttavia per la necessità della vita concreta devo mostrare una bandiera e un segno di amore, che in realtà è solo un segno». Anche Desdemona vede una distinzione tra significante e significato, dicendo che lei «vedeva il volto di Otello nella mente di lui» – non nella sua faccia reale. Il dramma così sostiene che la relazione tra significante e significato è arbitraria; la trama stessa fa dipendere la significazione da un segno – completamente artefatto, un fazzoletto indicato come prova di infedeltà.
Frontespizio
Il tragico errore di Otello è l'incapacità di capire quanto sia arbitraria la relazione tra significante e significato. Per esempio, quando Iago gli dice che Desdemona lo tradisce, Otello grida: «Il suo nome, ch'era fresco come il viso di Diana, adesso è tutto rughe e nero come il mio» – conducendolo al proposito suicida: «Se ci son corde o pugnali, o veleno o fuoco, o flutti dove annegare, non resisterò».
Bianco e Nero
I più basilari canoni della simbologia occidentale, per la quale bianco sta per purezza e nero significa il male, in Otello sono ripetutamente messi in discussione. Un esempio è nel personaggio di Bianca, che, come spiega Iago al pubblico, non incarna affatto l'ideale di purezza che il nome simboleggia, essendo infatti lei una "sgualdrina, che vendendo i suoi desideri si compra pane e vestiti". Ironicamente, appena prima che Desdemona giuri ad Otello d'essere onesta, anche Bianca assicura di non essere una prostituta, protestando contro chi l'accusa.
Paradiso e Inferno
Nell'intero dramma la parola «Heaven», (in italiano paradiso) resta un significante di verità, ed «Hell», (ovvero inferno) un significante del travisamento. I termini ricorrono di frequente, tanto che Otello si sforza di aggiungere altri significanti ad essi: ad esempio, egli dice all'innocente Desdemona: «il Cielo sa veramente che sei falsa come l'Inferno» («Heaven doth truly know that thou art false as hell»).
Bene e Male
Iago può essere visto come la forza motrice o catalizzatrice dietro a Otello; è il manipolatore che pianta i semi della malvagità nelle menti dei personaggi, giocando sulle loro emozioni e causando quindi la caduta di Otello.

Rappresentazioni e adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Un discorso a sé stante meritano "gli" Otello – furono tre, in trent'anni – di Paul Robeson.
Nel 1930 il produttore e attore inglese Maurice Browne e la regista Ellen Van Volkemburg allestiscono la commedia di Shakespeare, chiamando il Robeson dagli USA per il ruolo del titolo e ingaggiano Peggy Ashford per Desdemona (Iago, sarà lo stesso Browne). Era un secolo esatto che un Nero non vestiva i panni di Otello, ma allora si trattò di una compagnia teatrale di "colore". Questa volta, invece, si tratta della prima volta in assoluto che un afroamericano (diremmo oggi) interpreta il Moro con un complesso di Bianchi. Grande fu il successo e altrettanto lo scandalo, dovuto al "bacio interrazziale" tra Otello e Desdemona...
Nel 1943, Robeson torna a interpretare Otello. Questa volta su ingaggio del regista e attore (che sarà Iago) José Ferrer; Desdemona, sarà la signora Ferrer, cioè Uta Hagen. Lo spettacolo va in scena a Broadway: 296 repliche e un anno di tour con tappa anche a Los Angeles. Variety scriverà: „Nessun attore bianco sarebbe in grado di vestire i panni di Othello meglio di Paul“(documentazione fiti e audio su youtube).
1958, dopo quasi dieci anni Washington restituisce il passaporto a Paul Robeson (il maccartismo lo aveva messo sotto accusa), che vola a Londra, dove Tony Richardson lo attende allo Stratford-upon-Avon. Iago è Sam Wanamaker e Desdemona, Mary Ure (al tempo sposata con il drammaturgo John Osborne). Tra gli interpreti più giovani, ci sono gli sconosciuti Albert Finney e Vanessa Redgrawe.

Trasposizioni operistiche[modifica | modifica wikitesto]

Le due opere liriche più famose su questo personaggio shakespeariano sono l'Otello di Gioachino Rossini (rappresentata per la prima volta nel 1816) e l'Otello di Giuseppe Verdi (rappresentata per la prima volta nel 1887).

Trasposizioni cinematografiche[modifica | modifica wikitesto]

Il monologo di James Earl Jones (info file)
File:20090512 James Earl Jones - Othello (I. iii) at the White House (trimmed).ogv
L'attore statunitense James Earl Jones rappresenta l'Atto I, Scena III nel 2009 in occasione della White House Evening of Poetry.

Audio dell'esibizione di Jones. (info file)
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Ci sono stati diversi adattamenti cinematografici di Otello. Tra questi citiamo:

Interpreti italiani[modifica | modifica wikitesto]

In Italia il dramma shakespeariano ha avuto grandissimi interpreti, tra i quali sono da ricordare Renzo RicciVittorio GassmanSalvo Randone (che fu un memorabile Iago), Gino CerviEnrico Maria SalernoCarmelo Bene.

E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...