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giovedì 11 giugno 2020

ROMA

Ho intitolato questo post Roma,  ma in realtà ho scritto del mio viaggio di oggi a Roma ed oltre. 








Questa mattina sono partita per la capitale in auto per riaccompagnare Alessandro all'università.
Abbiamo chiacchierato tanto; lui mi ha chiesto di quando io frequentavo la facoltà di giurisprudenza, come lui adesso,  ma alla Sapienza. 
Ai miei tempi non si usciva un granché, non si faceva vita mondana, o perlomeno non ne facevo io.
Alessandro si è stupito del fatto che io, benchè conosca Roma, non andassi in giro per la città eterna ai miei tempi, che non andassi a visitare mostre, musei e monumenti -che pure mi piacciono-. 
Però davvero è così; vivevo in casa con Loredana, Rita Alfano, Caterina (che è mancata) e Fabrizia. Passavamo la gran parte della giornata a studiare. Pochi erano i diversivi.
Oggi abbiamo pranzato insieme al Liolà a Pontecorvo,
una sorta di Autogrill, ma fuori dall'autostrada  (è un ristorante-bar-hotel-tavola calda pulito e ben avviato e gestito, in cui si mangia bene) dove  pranzo sempre con i colleghi GGOOTT quando andiamo a Roma in Corte di Appello o in Cassazione per i corsi di aggiornamento per magistrati. Lì ho ricordato il collega Alessandro Di Nardo che purtroppo non c'è più.
Dopo aver accompagnato Alessandro a casa e aver fatto un po' di pulizie (come ogni mamma farebbe), mi sono riavviata verso Venafro.

Io ho scelto come sottofondo musicale via Bluetooth le note di Burt Bacharach. E qui entra in gioco la seconda parte del post, quella della nostalgia, anzi della suadade, come mi piace chiamarla in questo periodo, con un vocabolo portoghese che rende molto l'idea.
Ho revocato momenti lontanissimi nel tempo, quasi 40 anni, precisamente una vacanza del 1981, in cui Iva ed io eravamo andate al mare in Puglia, a Vieste
Gianna e Umberto vennero a trovarci e andammo a fare una gita alla Foresta Umbra
Gianna aveva preparato una cassetta registrata con tutte canzoni di Burt Bacharach, che io senti in quell'occasione, per la prima volta;  bellissimo suadente ricordo. Il sottofondo musicale del viaggio fu RAINDROPS KEEP FALLIN' ON MY HEAD. 
Gianna, mia cognata, moglie di Umberto, è stata come una sorella maggiore per me; ha solo qualche anno in più, ma è stata la mia confidente, la mia guida, la mia consigliera in periodi difficili.
Lei ha sempre avuto la passione della pittura. Ricordo che quando andavo a casa sua, mi faceva accedere a un pianerottolo in cima alle scale dove aveva una sorta di piccolo laboratorio con le sue tele, con i suoi cartoncini fissati su un cavalletto, la tavolozza dei colori, le sue tempere, i suoi pennelli. 
Gianna amava dipingere figure nere su sfondi colorati. Rammento  un poster che campeggiava in camera di Umberto: tutte nuvole colorate in tinte tenui, rosa, albicocca, giallo, arancio, su cui si stagliavano stilizzate in nero spighe di grano, oppure ancora un profilo di donna nuda, accoccolata, sempre dipinta in nero sullo sfondo di un cielo blu scuro. Usava anche colorare con vernici speciali, ad hoc, delle bottiglie di vetro nelle quali metteva bigliettini per Umberto; oppure dipingeva abiti con apposito colore per stoffe. 
Gianna ha sempre avuto un gusto eccellente, nell'abbigliamento, nella pittura, nell'arredamento (che è il suo mestiere), nell'apparecchiare tavole importanti, nella scelta dei fiori. Era maestra nel sistemare il desco secondo il galateo e, appunto, nel creare composizioni di fiori variopinti per rallegrare la mensa. 
Ricordo la prima volta in cui l'ho incontrata come fidanzata di Umberto, lei forse aveva 16-17  anni e aveva un abito celeste, di seta, scivolato, con una cintura dorata metallica, a forma di serpente (la testa del serpente stringeva un lembo della catena; chissà se la custodisce ancora!?), ai piedi aveva uno stupendo paio di sandali molto alti, col cinturino alla caviglia,  di vernice celeste, di Gucci.
Cose, particolari che colpiscono una ragazzina, cose che non si dimenticano.

Nel frattempo, avvicinandomi a  casa, in autostrada, ho cominciato a pensare alla cena per gli altri tesori che sono rimasti a Venafro. Non ho molto tempo, ho pensato, "credo che mi fermerò in uno dei caseifici che si trovano lungo la strada per comprare prosciutto e mozzarella e un po' di pane; il contorno è già pronto. Ma vorrei comunque gratificare i ragazzi e Pietro che oggi ha fatto e superato un esame difficile, delle frittelle".
Ieri ho comprato i primi fiori di zucca, vorrei farcirli con ripieno di ricotta e acciughe, due sapori che stanno bene insieme, neutro e avvolgente l'uno, salato e pungente l'altro, avvolgerli nella pastella  fatta con birra fredda e friggerli nell'olio bollente. Già immagino il profumo e la fragranza. E a qualsiasi ora correrò a casa da mamma a portargliene un paio perché li assaggi.
Lei le ha sempre preparate per tutti noi.
Ma penso anche che vorrei avere modo di andare allo studio e scrivere un po', cosa che se non faccio, mi manca terribilmente. Poi vorrei finire di lavorare alla consolle sulla quale mi sono applicata stamattina prima di partire con un'udienza "a distanza" scritta. 
Insomma il tempo non mi basta mai!

domenica 7 giugno 2020

AMARCORD



AMARCORD Amarcord, 40 anni fa il capolavoro di Fellini vinceva il suo Oscarnon è solo uno dei capolavori di Fellini,Federico Fellini - Wikipedia ma  una nuova parola "inventata" appunto  dal famoso, grande regista romagnolo che significa "io mi ricordo"  in maniera nostalgica.
(È uno dei film più noti del regista riminese, al punto che lo stesso titolo Amarcorduniverbazione della frase romagnola "a m'arcord" ("io mi ricordo") è diventato un neologismo della lingua italiana, con il significato di rievocazione in chiave nostalgica. Fonte www.Wikipedia.it che ringrazio).

Il ricordo di oggi è Claudio militare nel 1986.
Mamma Flora sta facendo grandi pulizie e nel cassetto dei ricordi ha ritrovato alcune vecchie fotografie che ci ha portato oggi a pranzo. 
Sono  foto che ritraggono Claudio, giovane soldato ventenne, con Bruno Natale, Carlo Potena, Enrico Giannini, Claudio Longo, Tonino Borrelli ed altri amici.




Le ho inviate a ognuno di loro ed ENRICO mi ha risposto così, ringraziandomi: "Tutti magri, di aspetto più che gradevole…

Era l'estate del 1986, prima a Barletta dal 5 giugno, poi a Caserta dal 5 luglio con distaccamento al Comune di Venafro. Fu in quell'estate che rubarono la statua di San Nicandro. La brutta notizia ci arrivò mentre eravamo in Puglia in caserma...".

Un neo in un bel ricordo immortalato nelle fotografie che prima venivano scattate sicuramente il minor numero, ma stampate e custodite. 
Adesso con i telefonini scattiamo migliaia di fotografie e di selfie ma spesso le foto non vengono stampate e vanno perdute.


Comunque auguri a tutti ragazzi di Barletta "86!

mercoledì 8 aprile 2020

LA DERIVA

Non vorrei parlare di cose tristi e troppo serie, e forse è per questo che ieri non ho scritto come d'abitudine. Ma è  pur vero che tutti noi, venafrani, abbiamo gli occhi e la mente pieni di quelle immagini allarmanti: la carovana di ambulanze che trasportava anziani malati, Venafro: evacuata la casa di riposo di Agnone. Gli anziani ...già ospiti di case di cura, di riposo o RSA (residenza sanitaria assistenziale), nottetempo presso l'ospedale civile di Venafro, dismesso da anni. Abbiamo gli occhi pieni anche dell'immagine desolante dei piattini di plastica del vitto abbandonati all'esterno della struttura, su una finestra.

Chi è andato a prendere quei piatti, chi li ha dati ai malati? Loro stessi? E' assurdo, non è da paese civile. Stiamo affrontando un'emergenza e sia, ma non si può agire così. I politici hanno grandi colpe. Lottano per essere eletti, per accaparrarsi quelle poltrone e vengono pagati profumatamente per lo svolgimento dell'incarico, al contrario di come accadeva in passato, quando amministrare i propri concittadini era un onore, dunque un esercizio gratuito. Non entro nei tecnicismi, che non conosco, non sono un'addetta ai lavori, so che Gianfranca Testa, già direttore del distretto, ne ha parlato compiutamente, non ho ascoltato perchè per qualche ora ho voluto dissociarmi dalla questione. Ma esprimo tutta la mia disapprovazione per quanto accaduto. Non si fraintenda, non si tratta di voler negare cure e ospitalità a chi ne ha bisogno. Si tratta di contestare la condotta incompetente di chi ha preso dei malati anziani e li ha scaricati in un posto qualsiasi. Un posto, una città, la nostra, bella, amena, soleggiata, centrale, nodo stradale, presa a schiaffi continuamente, inquinata, trascurata, scassata, venduta. Immondizia qua, traffico qua, captazione delle acque qua, ospedale chiuso qua, inceneritori qua, malati contagiosi qua. Diciamo basta, per favore!

Ma cosa sta succedendo? 
L'epidemia non giustifica certi comportamenti. A Roma in una residenza di immigrati, 500 persone abbandonate a se stesse. Ieri hanno avuto il vitto per 130 persone. Hanno rifiutato. Hanno fatto bene. Per dignità. Come se lo dovevano dividere? Non hanno neanche l'acqua. Ma stamattina ho visto la sindaca Raggi in TV che diceva che non ci sono problemi a Roma. 

Altra notizia chock arriva dalla Puglia. Una casa di riposo per anziani è stata letteralmente abbandonata. I ricoverati malati non hanno nemmeno da mangiare. Stanno da due giorni così, abbandonati a se stessi. Chi non è autosufficiente è rimasto a letto senza essere neanche cambiato. La struttura è diventata un lager in pratica. Ma possibile che non ci sia nessuno che possa provvedere? Vigili, Protezione Civile, Croce rossa, i familiari?
Il vecchietto dove lo metto è una canzone maledettamente attuale. 


E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...