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martedì 31 ottobre 2023

Le poesie dell'ALCHIMISTA

Mi è giunto per posta da amici e colleghi poeti, un ricco volume di poesie. L'ho sfogliato bramosa di ispirazione e confronto e la mia attenzione si è fermata sulle ultime pagine, quelle che ospitano le vibranti parole di... 



Le opere dell'Autrice sono inserite in una pregevole antologia poetica collazionata da Dantebus Edizioni in una collana intitolata I poeti di via Margutta, nome che da solo evoca e rimanda a grandi artisti.

La Poetessa verga i suoi versi intensi e moderni con lo pseudonimo di Alchimista. Null’altro è noto di lei ma il nome suggerisce molto. 

Alchimista è chi pratica l'alchimia, le scienze esoteriche, è chi vuole trasformare il piombo in oro, chi varca la frontiera del conosciuto, chi fa un viaggio e sale tutti i gradini della scala sapienziale. 

E alchimia è termine che deriva dal greco e significa fondere, dunque alchimista è anche chi riesce a fondere insieme elementi diversi dando vita a qualcosa di nuovo.

Lo fa con le parole l'Autrice, parole di fuoco che evocano il tormento del cammino umano e lo spleen di Baudelaire. 

L'angoscia per l'esistenza è espressa con forza nei primi versi che richiamano “momenti perduti, labirinto di rovi, sangue rovente, lande devastate, odio che cresce, bianco dissacrato.” 





Questi versi rimandano al disgusto, alla malinconia, alla disperazione. La visione pessimista tuttavia in seguito si apre e dal buio indefinito e totale, l'autrice afferma melodie e voci leggiadre perché in sé, negli affetti, nella volontà, nella memoria ritrova la bussola, mette da parte il contorcimento dell'animo e riscopre la calma dello spirito e la pace.

Da vera Alchimista ha saputo fondere gli elementi contrastanti della vita, sopire il pathos e trasformare le tenebre della precarietà umana in accettazione e riconoscimento dei valori positivi: il placido perpetrarsi della vita stessa, l'amore, la gioia racchiusa in alcuni momenti irripetibili che bastano per sempre a sostenere il cammino.

La poesia di Alchimista insomma è moderna, sciolta, esistenziale, densa e intensa, evocativa.


                                                                            Giuditta Di Cristinzi

 

martedì 26 luglio 2022

L'ENIGMA DELLA STANZA 622

Dopo aver letto con piacere La verità sul caso Harry Quebert,


tomo acquistato niente meno che in banca, senza convinzione, ho voluto un altro testo di Joel Dicker per farmi compagnia in questa estate rovente e avvilente sotto vari punti di vista. (Mamma se ne sta andando e nessuno se ne frega tranne me). 

Bene, sono andata su Amazon e ho scelto L'enigma della stanza 622,


un bel volume di oltre 600 pagine. 

Ho iniziato a leggere con lena dalla quarta di copertina ai risvolti i commenti da meraviglie, poi ho cominciato il volume che è scritto in prima persona dall'autore come fosse un racconto autobiografico. In realtà è una fictio, perlomeno al 90 %. 

(Joël Dicker è nato il 16 giugno 1985 a Ginevra, nella zona francofona della Svizzera, figlio di una bibliotecaria e di un insegnante di francese, pronipote dell'avvocato e politico di estrema sinistra Jacques Dicker (1879-1942), ebreo russo emigrato in Svizzera e naturalizzato nel 1915[1]. Dicker è cresciuto a Ginevra, frequentando il Collège Madame de Staël, senza tuttavia essere molto attratto dagli studi. All'età di 19 anni ha preso lezioni di recitazione all'accademia di arte drammatica Cours Florent di Parigi. Un anno dopo è tornato a Ginevra per studiare legge presso l'Università di Ginevra, laureandosi nel 2010.

Il primo romanzo scritto da Dicker è intitolato Gli ultimi giorni dei nostri padri, e racconta la storia del SOE, un ramo segreto del Secret Intelligence Service. Malgrado l'avere terminato la stesura dell'opera nel 2009, inizialmente Dicker non ha trovato alcun editore disposto a pubblicarlo. Nel dicembre 2010, il romanzo ha vinto il concorso del Prix Genevois des Ecrivains, importante premio assegnato ogni quattro anni, riservato unicamente ad opere inedite. Successivamente, il titolare della casa editrice svizzera L'Âge d'HommeVladimir Dimitrijević, lo ha contattato dichiarando il proprio interesse per la pubblicazione del suo romanzo. Dimitrijević era dell'idea di lanciare il libro in Svizzera nell'aprile 2010, ma in seguito ha notato che il tema del libro avrebbe potuto suscitare l'interesse del pubblico francese, proponendo così di posticipare il lancio fino al settembre 2010. Nel mese di giugno però, Dimitrijević è morto in un incidente stradale in viaggio verso Parigi[2].

Nel 2011, viene finalmente pubblicato il romanzo Gli ultimi giorni dei nostri padri per L'Âge d'Homme e curato per la Francia da Éditions de Fallois[3]. In Italia sarà pubblicato nel 2015. Nel 2012 (in Italia nel 2013) viene pubblicato La verità sul caso Harry Quebert, un romanzo che è stato tradotto in 33 lingue[4], premiato con il Grand Prix du roman de l'Académie française nel 2012[5] e da cui è stata tratta una serie tv di 10 puntate. Nel 2015 (in Italia nel settembre 2016) vede la luce il romanzo Il libro dei Baltimorespin-off de La verità sul caso Harry Quebert. Nel 2018 viene pubblicato il romanzo La scomparsa di Stephanie Mailer, mentre nel 2020 viene pubblicato il romanzo L'enigma della camera 622. Fonte Wikipedia)

Non lo è quando parla del suo editore, un certo Bernard de Fallois


che io non conosco. (Bernard de Fallois (1926-2018), professore di lettere classiche, ha scoperto e pubblicato, all’inizio degli anni cinquanta, Jean Santeuil e Contre Sainte-Beuve, due testi inediti ritrovati tra i manoscritti di Marcel Proust. A partire dai primi anni sessanta si dedica all’editoria. Crea i primi libri tascabili in Francia per Livre de Poche, in seguito diventa direttore generale di Hachette (1968-1975), poi amministratore delegato di Presses de la Cité (1975-1987), prima di fondare nel 1987 la casa editrice che porta il suo nome. Amico personale, tra gli altri, di Georges Simenon e Marcel Pagnol, nel 2012 ha scoperto e lanciato lo scrittore svizzero Joël Dicker con il romanzo La verità sul caso Harry Quebert. Fonte La Nave di Teseo.it). 

Prosegue in continuo flashback il racconto di Joel in persona e Scarlett, un fortuito incontro in quel di Verbier, in Svizzera, e i fatti verificatesi anni prima e anni prima ancora nell'hotel ove il protagonista narratore alloggia. 

In sostanza tempo addietro, in un'occasione particolare demoninata Grand Weekend della Banca Elbezer, il presidente della banca stessa, appena nominato, viene ucciso. 

Personaggi, fatti e fatterelli, viaggi, finte spie, amori travolgenti, ricchezze inusitate, espedienti grotteschi contribuiscono a tessere trama e ordito di una storia deludente, farsesca, irreale, che è ben lontana dallo stile e dai contenuti complessi e ben architettati della storia Quebert che non a caso è stata un successo internazionale e fonte per una serie tv. 

Capisco bene che a volte scrivere è difficile, che l'ispirazione fatica a venire, che ci son storie che funzionano più di altre ma questa, caro Joel, proprio non l'ho capita e apprezzata. 

Tra stupidaggini, raggiri, ritrattazioni  e maschere di gomma alla Diabolik ho già scordato chi era l'assassino. Ma forse era tutto un sogno e forse in realtà non c'è stato neanche il delitto!


2020
11 giugno 2020
640 p., Brossura
9788834602249

mercoledì 6 luglio 2022

TRE

Sto leggendo con lena l'ultimo romanzo di Valérie Perrin,


Tre,

acquistato dopo aver letto e apprezzato Cambiare l'acqua ai fiori. 

Mi pare di capire che c'è un fil rouge negli scritti della romanziera francese, compagna del regista Claude Lelouch:


l'aver cura, l'estrema cura che i protagonisti mettono verso cose, fiori, animali, dopo eventi traumatici, scioccanti, come se prendersi cura di qualcosa aiutasse a lenire ferite interiori profonde. 

Devo premettere che mi è piaciuto molto di più il precedente, che narrava le vicende di Violette che dopo aver perso drammaticamente la figlioletta, aveva trovato la sua ragione di vita nel prendersi cura dei fiori e dei dolori altrui come custode del cimitero di provincia in cui era sepolta la sua bambina. 

Non sempre gli scrittori riescono a tener fede alle aspettative dei lettori al secondo o terzo romanzo. A volte si continua sullo stesso tenore, a volte si migliora, molto più spesso la qualità cala, forse perchè si scrive non più solo per dar corso a una sincera ispirazione ma anche per esigenze editoriali. 

Detto ciò, vengo a qualche considerazione su Tre. 

Scritto bene, lungo e lento, narra le vicende di tre ragazzi nati e cresciuti nella provincia francese, a La Comelle,  Etienne, il bello del gruppo, Nina, l'unica donna, e Adrien, chiuso e rachitico. 

Etienne ha una bella famiglia alle spalle ma soffre il poco affetto del padre; Nina è cresciuta col nonno Pierre, postino, figlia di una madre degenere e assente e di padre ignoto; Adrien è figlio illegittimo di un benestante uomo sposato che provvede economicamente a lui e alla mamma ma è fondamentalmente assente. 

I ragazzi sono compagni di scuola e stanno sempre insieme, condividono la passione per la musica e hanno il sogno di trasferirsi a Parigi per completare gli studi. Ma le cose si complicano, ovviamente. 

Nina si innamora e si allontana dal gruppo, Etienne mette incinta la sua ragazza che scompare tragicamente, Adrien scrive segretamente un romanzo, il nonno di Nina viene investito da un camion di proprietà della famiglia ricca del suo fidanzato, la casa del nonno viene svaligiata dalla figlia riemersa dal passato. 

Insomma, gli eventi si inanellano e i tre perdono definitivamente la loro verginità. La vita li aggredisce, li afferra nelle spire di una realtà dura da accettare e gestire. 

La narrazione si sviluppa su due livelli e in ordine cronologico: da una parte gli anni della giovinezza, dall'altra quelli della vita adulta in cui i tre si rincontrano per gestire dolori e misteri irrisolti. 

Sono curiosa di vedere come va a finire perchè gli ami lanciati sono tanti così come i nodi da sciogliere, dal ritrovamento di una macchina in un lago con i resti di una persona, alla malattia di Etienne, all'amore di Adrien tenuto per decenni segreto, al ritrovamento della borsa della posta del vecchio postino Pierre Beau morto oltre venti anni prima. 

Perchè a quanto pare il passato non muore mai!



martedì 25 gennaio 2022

L'arte di correre

   Natale i miei ragazzi mi hanno regalato dei libri conoscendo la mia passione per la lettura. 

Ne ho iniziato subito uno e questa mattina ho finito di leggere L'arte di correre dello scrittore giapponese Murakami Haruki


Nel momento in cui ho iniziato il libro non ne sono rimasta particolarmente affascinata perché mi aspettavo un romanzo, mentre invece L'arte di correre è una sorta di saggio, è un libro di memorie messe insieme dal talentuoso scrittore che traccia una sorta di parallelo tra l'arte di correre e l'arte di scrivere sostenendo che entrambe siano sostenute essenzialmente dalle stesse qualità: il talento, la concentrazione e la perseveranza. 

Io aspiro a scrivere sempre di più quindi, non appena compreso il vero significato del testo, mi sono appassionata. 

Murakami è una persona veramente interessante. 

Nato a Kyoto nel 1949, si guadagna da vivere gestendo un bar e quasi improvvisamente inizia a scrivere, spontaneamente, prima un racconto, poi un altro, a partecipare a diversi premi letterari e a vincerne alcuni. 

In quel momento comprende che scrivere è esattamente quello che vuole fare e, d'accordo con la moglie che nel testo nomina spesso, decide di chiudere il bar e dedicarsi alla scrittura per almeno un paio d'anni, per capire cosa è capace di fare. 

La nuova attività comincia ad andare molto bene; scrive molti libri che riscuotono successo di pubblico e di critica e ricevono numerosi riconoscimenti; negli anni ottanta inizia anche a correre, a correre essenzialmente la maratona. Murakami si rende conto che la costanza degli allenamenti gli è utile per darsi una disciplina necessaria anche per scrivere. Corre diverse volte la maratona di New York, quella di Boston, quella originaria di Atene e l'ultra maratona di cento chilometri. Murakami è una persona rigorosa, che sottopone se stesso ad allenamenti intensi, a diete  e preparazioni atletiche. Lucido, autocritico, meticoloso, schivo, solitario. 

A un certo punto passa dalla maratona al triathlon, anzi pratica entrambe gli sport, d'inverno l'una, in primavera-estate l'altra, sempre con successo nonostante l'andare degli anni. 

Tutto però è finalizzato a "regolare e potenziare le capacità fisiche in modo da poter dare il meglio nella scrittura". 

A quanto pare il rimedio funziona, scrittore longevo, prolifico e pluripremiato. 

Conclusione: devo mettermi a correre!

venerdì 2 luglio 2021

NON E' UN PAESE PER ROCKER


Tutto inizia quanto Kurt Cobain

finisce. 

Roma,  anni "90.

Cinque ragazzi componenti della rock band Last Whisper alla ricerca di se stessi e di una via: Stefano, il frontman di borgata, bello e pieno di sé; Nicola, l'alleato e rivale; Fabrizio, figlio unico, con un'innata propensione per la musica, alla ricerca di un centro di gravità permanente nelle percussioni della sua batteria;  Tommaso, ispirato "ragazzo ombra";  infine Andrea,  bassista, unica donna, contesa, diafana e sfuggente.

I protagonisti interpretano, ciascuno a modo proprio, il peso schiacciante della giovinezza e della indeterminazione. 

In fondo cos'è la nostra vita?

Un urlo nella notte del mondo alla ricerca di un senso. 

I Last  credono di poterlo trovare nella musica, ma troppi fattori interagiscono: i pesi familiari, la paura e le deviazioni, le dipendenze, la società italiana anni "90, le oggettive difficoltà ad affermarsi come rocker e a far coincidere il sogno e le aspirazioni con la realtà.

Le vicende dei protagonisti, affiancati da diversi comprimari, tratteggiati con delicatezza e precisione dall'autrice, non sono non scevre da un'indagine psicologica attenta ed esperta (Giorgia è counselor),  i fatti e i conflitti dei protagonisti raggiungono l'acme in una sparizione misteriosa che muta il colore della narrazione, che scioglie tutti i nodi solo alla fine. 

Giorgia Sbuelz, bellissima, 


è un'autrice esperta e seduttiva, che sa muoversi su diversi registri narrativi, dai racconti di NIPPON SHOTS

al fantasy al romanzo di formazione collettiva qual è
Non è un paese per rocker, in cui muove le corde del cuore dei lettori al ritmo di una struggente ballata rock che fa da sottofondo suadente all'intero racconto. 

Il libro potrebbe divenire un film...

Intanto è da leggere subito, sotto l'ombrellone.


GIORGIA SBUELZ NON E' UN PAESE PER ROCKER RESALIO EDITORE 2021 pagg. 235


mercoledì 30 giugno 2021

La Misura del Potere

 Sono stata coinvolta da un'amica nella lettura e nella selezione del Torneo Robinson de La Repubblica. 

I libri che ho dovuto leggere sono stati: 

La misura del potere. Pio XII e i totalitarismi tra il 1932 e il 1948

 David Bidussa

Collana: Saggi
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 21 maggio 2020
Pagine: 272 p., Brossura

    Editore: Marsilio
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
Cloud: Sì Scopri di più
Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 1,05 MB
Pagine della versione a stampa: 240 p.
  • EAN: 9788829707225

La mia scelta è ricaduta sul primo e questa è la mia recensione. 

La Misura del Potere. Pio XII e i totalitarismi tra il 1932 e il 1948 è uno scritto critico poderoso che propone una ricostruzione storica puntuale e circostanziata degli eventi verificatisi a cavallo del secondo conflitto mondiale e della risposta della Chiesa cattolica e del Papa ai totalitarismi.

L'autore, professore David Bidussa, storico sociale delle idee, ricostruisce i fatti in base a fonti note e a fonti sconosciute fino al 2 marzo dello scorso anno, momento in cui è stato aperto l'Archivio Apostolico Vaticano ed è stata concessa all'attenzione dei media e degli studiosi la mole enorme di documenti riguardanti il pontificato di Pio XII negli anni drammatici della guerra e delle discriminazioni razziali.

Il testo si sottrae alla facile e trita polemica e alla faziosità di chi ha descritto di volta in volta Papa Pacelli come l'amico di Hitler o come il soccorritore degli ebrei e indaga con lucidità nelle pieghe della storia destreggiandosi in un mare magnum archivistico per restituire, in prosa impeccabile, uno sguardo d'insieme più ampio, che trascende il rapporto tra il Papa e l'ebraismo e cerca di interpretare l'esigenza della Chiesa di misurarsi dialetticamente con i vari regimi, proiettandosi oltre, per riproporre se stessa in visione identitaria, quale entità totale e formativa delle coscienze.

La Chiesa in quel periodo fu vero attore culturale e politico, nel senso alto del termine; le apparenti incertezze, le asserite ambiguità hanno probabilmente celato il tentativo di temporeggiare e comprendere la sfida di quegli anni in cui si andava delineando un diverso ordine del mondo. Peraltro, in Vaticano, non una sola voce si levò per delineare scelte teologiche e politiche che avrebbero segnato il futuro destino dell'Europa tra tradizione e sinistra.

Il testo è complesso, in quanto si propone il contrasto a una semplice reductio ad unum, peraltro ancora impossibile, ma lascia al lettore tutte le informazioni necessarie per maturare una propria idea sui comportamenti della Chiesa di Roma alla metà del secolo scorso.

                                                                Giuditta Di Cristinzi

 

 


giovedì 18 febbraio 2021

CAMBIARE L'ACQUA AI FIORI


Torno al mio blog dopo un po' per una recensione. 

Non che nei giorni passati non ci siano stati accadimenti e stimoli dei più diversi da annotare  -il mio compleanno,


quello di Claudio,

San Valentino,

le prime uscite a pranzo fuori,

il lavoro, un'intensa attività di scrittura

e di preparazione alla pubblicazione di nuove cose (il mio prossimo libro davvero sarà una sorpresa), gli impegni domestici,

con mamma e con i ragazzi, il carnevale e la voglia di sorridere,

la politica, la triste "bravata" di Renzi, l'incarico a Draghi, il nuovo Governo, ... 

Anzi, forse proprio a causa di tanti impegni non ho scritto qui, ma adesso sento l'esigenza di farlo per l'entusiasmo provato nel leggere CAMBIARE L'ACQUA AI FIORI di Valérie Perrin, edito da edizioni e/o. 



Quest'estate l'ho visto tra le mani della mia amica Valeria, l'ho sfogliato e ho avuto subito voglia di leggerlo. L'ho comprato e l'ho tenuto per qualche mese in attesa, in buona compagnia, insieme ad altri volumi classici e non (Il Capitale di Marx, I tre moschettieri, testi di Oriana Fallaci, De Giovanni, Morante ed altri) sul mio divano di velluto rosso che da qualche tempo è divenuto una seconda piccola biblioteca, quella delle cose "urgenti". 

Sì, perchè io, da quando ero ragazza,  faccio programmi precisi per le mie letture, come preparassi un calendario per studiare un esame all'università. Alcune cose mi piacciono, altre meno, ma mi "obbligo" ugualmente a leggerle, così, per cultura personale, perchè so che sono libri importanti, da conoscere, anche se pesanti. Alcuni sono davvero macigni che mi tengono bloccata per un po', ma non demordo. E intervallo con cose più leggere, romanzi più attuali, gialli, racconti, poesie.

Insomma, tra una cosa e l'altra, tra una lettura e tanta scrittura, è arrivato il turno di questo romanzo bellissimo, intenso, delicato, super premiato. 

Mi ha ricordato un po' L'ELEGANZA DEL RICCIO (L'eleganza del riccio (L'Élégance du hérisson) è un romanzo del 2006 scritto da Muriel Barbery. Il libro è stato una delle sorprese editoriali del 2007 in Francia: ha infatti avuto ben 50 ristampe e ha venduto oltre 2 milioni di copie[1], occupando il primo posto nella classifica delle vendite per 10 mesi [2] e vincendo numerosi premi letterari tra i quali il Premio Georges Brassens 2007, il Premio Rotary International e il Prix des Libraires assegnato dalle librerie francesi. Fonte Wikipedia), parimenti poetico. 

L'autrice di CAMBIARE L'ACQUA AI FIORI è una creatrice, un'artista, fotografa e sceneggiatrice, compagna di Claude Lelouch, di circa 30 anni più vecchio. 

Il libro narra di Violette, una donna quasi cinquantenne, che commuove e conquista per la sua sfortuna e la  delicatezza d'animo. 

Violette non ha conosciuto i genitori, è vissuta in orfanotrofio e in case famiglia, è stata ospite di diverse famiglie ma mai nessuno l'ha chiesta in adozione. Perchè, si chiede, perchè nessuno l'ha mai voluta? Eppure è bella, è buona, è dolce. Ancora minorenne incontra l'amore della sua vita, Philippe Toussaint, bellissimo, viziato, svogliato, egoista. Hanno una bimba; Violette la cresce pressocchè da sola, lavorando per due come guardiana di un passaggio a livello, invisa dai suoceri, che un bel giorno prendono la bimba con sè per farle fare una settimana di vacanza in una colonia, ospite in un vecchio castello. 

Ma la sfortuna perseguita la povera Violette, si accanisce nei confronti di una giovane donna che la vita ha voluto mettere alla prova più e più volte. 

Nel castello divampa un incendio e la bimba, insieme ad altre, muore. 

Per un dolore così si può impazzire, si può morire, ma non è il caso della protagonista che cambia lavoro, cambia città e si ritrova a fare la guardiana in un cimitero. Il marito, che lei continua a chiamare Philippe Toussaint, con nome e cognome per tutto il libro, come a voler suggerire estraneità, va e viene, non lavora, la ignora e un giorno sparisce nel nulla. 

Ma la vita di Violette è ugualmente piena, di persone, di affetti, di amici, di pensieri, di cura, di lavoro come guardiana del camposanto, ove coltiva anche un orto e un giardino. Violette vende fiori ai visitatori,  scrive appunti, annota le orazioni funebri, offre thè ai parenti degli estinti. 

Violette ha amici, non solo nei tre necrofori, nel sacerdote, nei gestori delle pompe funebri; Violette raccoglie confidenze ed è aiutata da Sasha e Célia. Violette ricorda, immagina, ipotizza, comprende. Violette veste di nero o grigio nel cimitero, ma sotto la stoffa triste e scura nasconde sottovesti di seta rosa, abiti di raso rosso, segreti e tenerezze fino a un finale non scontato. 

La narrazione è avvincente; quando si lascia il libro per attendere all'attività quotidiane, si vuol tornare a quelle pagine; quando il libro finisce dispiace. Il racconto è  svolto per lo più in prima persona dalla protagonista come fosse un diario, attraverso frequenti flashback, ma ci sono anche altre voci narranti. 

Il romanzo si tinge di mistero se non di giallo riguardo la tragica morte della bambina; diviene indagini e sorprese, si carica di tensione fino al climax degli ultimi capitoli e finalmente si scioglie in  dolcezza riparatrice. 

Ben tratteggiati tutti i personaggi, alcuni convenzionali, altri strani, stravaganti come talvolta è la vita che toglie e dà, inasprisce e cura. 

Da leggere. 

VALERIE PERRIN CAMBIARE L'ACQUA AI FIORI EDIZIONI E/O TRAD. A.B. TESTASECCA 2018 PAGG. 473



lunedì 17 agosto 2020

MOBY DICK

Ne ho letti  di libri complicati e/o lunghi, come ad esempio La Bibbia, Il nome della rosa, Jane Eyre, Orgoglio e pregiudizio, I fratelli Karamazov, tomo di circa mille pagine inframmezzato di nomi russi quasi impossibili da ricordare,  ma nessuno mi è sembrato tanto ostico quanto MOBY DICK, il capolavoro di H. Melville scritto a metà dell'Ottocento, in cui l'autore, con esperienza personale di caccia alle balene, narra la storia della disperata caccia del comandante mutilato Achab al grande e aggressivo cetaceo bianco, quale gesto riparatore  e di vendetta, per esserne stato mutilato di una gamba anni prima. 

La narrazione è lunga (pag. 641 in un'edizione CLASSICI di Feltrinelli a cura di Alessandro Ceni) e ostica, ma a tratti anche  passionale e appasionante.  

Moby Dick Le radici bibliche del «Moby Dick» di Melvilleè un capolavoro americano, espressione della American Renaissance (Wikipedia), un dramatic romance, una romantic novel (A. Ceni), un romanzo che pare un trattato sulle balene e sulla caccia oceanica Moby Dick": per i tiranni la libertà individuale altrui è il ...ai grandi cetatei. E' un poema moderno che narra il conflitto tra l'uomo e la natura, un conflitto cui assistiamo anche noi, ogni giorno in altre forme, una guerra che ha sempre lo stesso canovaccio e lo stesso epilogo: l'uomo che aggredisce la natura per sfruttarla, per servirsene, la natura che si offre prodiga e che, superato un certo limite, si ribella, azzanna e vince, facendo vittime, seminando dolore, ristabilendo l'equilibrio originario. Herman Melville: Moby Dick - Rai Scuola

Il libro Audiolibri | il Narratore Audiobook- Download MP3 - EPUB3 - Herman ...consta di premessa ed epilogo, di etimologia e di circa 50 pagine di note in quanto è pieno di termini tecnici ignoti ai più.  Nei 130 e oltre capitoli che lo compongono, Melville Herman Melville - Books, Quotes & Moby Dick - Biographyenumera le fonti, introduce, presenta il narratore ISMAELE,Fine Stagione: « Chiamatemi Ismaele. » (« Appelez-moi Ismaël. ») descrive il pittoresco ramponiere Queequeg,Queequeg of the South Seas | Ishmael´s lover comrade in The … | Flickr la baleniera Pequod, Il Pequod - Home | Facebooktutto il colorito equipaggio Thursday Stubbs » MobyLivese il terribile capitanoA ciascuno la sua balena. Achab e il Dottor House | Asterismi ... che definisce più volte folle e monomaniaco. Ma allunga anche terribilmente il brodo dedicando interi brani al Ramadan, alla rotta, alla cetologia, alla mensa, al colombiere, al cassero, alla bianchezza della balena, al pagliaro, allo scalcamento e così via. 

In tutto questo lungo e aspro narrare ci sono pagine mirabili e il protagonista e sempre l'uomo e i suoi conflitti, tensioni così forti da consumare una vita intera in un soffio.


Di recente sull'argomento balene, ho letto un bell'articolo di Marco Belpoliti, su RepubblicaMarco Belpoliti: «L'intellettuale? Un mediatore culturale»che teorizza che anche il mostro ha bisogno di carezze. Riporto quasi pedissequamente.

"Le balene sono animali ancestrali, risalgono a  35 milioni di anni fa e conservano nei loro aspetto qualcosa dei loro antenati che navigavano nell'antico oceano di Tetide. 15 milioni di anni prima le balene sono tra i cetacei più diffusi negli oceani, noti per le loro migrazioni. E per vivere in acque calde e poco profonde adesso sembra si facciano toccare dagli umani. Un vero miracolo se si considera che dal '700 in poi, per circa due secoli, sono stati oggetto di una caccia spietata. Ucciderlo è stato un delitto dal momento che questi mammiferi marini possiedono una rara intelligenza, una memoria, molto sviluppata e probabilmente un linguaggio con dialetti e sotto lingue. Ma furono uccise a migliaia, forse un milione squartato dalle navi di tutto il mondo per ritrovare il prezioso olio con cui si alimentavano le lampade per l'illuminazione pubblica e privata dei secoli trascorsi". 

Tra quelle navi c'era anche il Pequod capitanato dal terribile ACHAB!

(Moby Dick o La balena (Moby-Dick; or, The Whale) è un romanzo del 1851 scritto da Herman Melville. È considerato un capolavoro della letteratura americana della cosiddetta American Renaissance.Fonte Wikipedia).

Insomma, lo consiglio, ma solo a lettori coraggiosi, perchè la caccia alla balena e molto rischiosa!


E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...