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giovedì 28 settembre 2023

ESPRIMERSI

Ma quanto è importante per me esprimermi, dire quello che sento, quello che penso, comunicare per iscritto o a voce con le parole!? Tanto, tantissimo.

Non lo so se lo faccio per scaricarmi,  se per mettermi al centro dell'attenzione degli altri, se per stemperare la forza delle passioni che mi animano, ...



Non lo so, però non posso farne a meno e tutto sommato credo che me riesca anche bene...

Sono fatta così.

martedì 7 marzo 2023

La consegna del silenzio


Capita a volte di avere stretti rapporti con qualcuno che ci impone il silenzio, per vari motivi. Qualcuno che non vuol parlare perché lo ritiene inutile o ripetitivo o per punirci o per isolarci o non ascoltare le nostre ragioni. Ad ogni modo è una violenza, è la gestione non condivisa di un rapporto a due, è un atteggiamento definito in psicologia come passivo aggressivo. Credo sia proprio dei prepotenti, degli aggressivi attivi in remissione, degli insicuri.

Il silenzio imposto è la riprova di quanto sia difficile e complesso comunicare, ovvero rendere comune, il proprio intimo, le proprie esigenze, la propria natura, in ultimo i propri pensieri.

Comunicare non è facile, è un' arte complessa, è alchimia di pause e parole, è privilegio che sicuramente non m'appartiene, perché la mia piuttosto è chiacchiera chioccia. Ma il silenzio è solo chiusura, è una saracinesca abbassata, è serrata di chi non sa, non può accogliere. 

giovedì 6 febbraio 2020

PARLARE O TACERE?

Mamma e Iva, le persone più buone che conosca
Mia mamma mi ha insegnato (e tutti gli insegnamenti che mi ha dato mamma mi sono stati inculcati praticamente col trapano, a vivo nel cervello, con ripetizioni frequenti!) che LA PAROLA E' D'ORO, IL SILENZIO E' D'ARGENTO, che LA LINGUA NON HA OSSO E OSSO ROMPE, eccetera eccetera. 
Questa pratica, molto silenziosa, ben pensante e diplomatica è stata sempre applicata anche dalle mie sorelle Adriana e Iva, educate, garbate, silenti. 
Insomma a casa mia, la mia vecchia casa, si crepava piuttosto che far storie, storie con chiunque, per cose veniali o per cose importanti che fossero. 
Anche nonna Giuditta la pensava così. Esprimeva un pensiero simile (anche se afferente altro) col dire, in dialetto, che LA PACE S'ACCATTA, la pace si compra, ovvero per aver pace ci si deve rifondere in termini materiali, ma anche col silenzio, rinunciando un po' a far valere le proprie ragioni. 
Insomma una famiglia all'antica la mia, morigerata, di sani principi e piena di saper vivere. 
Ma io spesso mi domando, va bene questo modo di fare? Va bene per me? Devo sempre tacere di fronte a comportamenti altrui che non mi piacciono, mi nuocciono o mi fanno soffrire? Meglio chiarire e rischiare di rompere i rapporti o meglio sopportare in silenzio e tacere?
L'insegnamento ricevuto confligge col mio istinto, con l'esigenza di chiarezza del momento, spesso sono combattuta e comunque -se devo dire una cosa sgradevole- faccio fatica a trovare modo, tempo e parole. Non ho una comunicazione assertiva, mi faccio infinocchiare dall'interlocutore (strano, eh?) e poi, lo so, sono terribilmente prolissa, perché spiego, discetto, coloro, motivo, ... invece con certa gente ci vogliono le stilettate, due parole, ben assestate e stop. 

Ma imparerò, ci sto lavorando e riguardo al dubbio in generale, silenzio o parola, alla fine, ho deciso: in medio stat virtus come sempre, bisogna esprimersi ma con garbo. 
Il silenzio assoluto garantisce la continuazione dei rapporti senz'altro, ma un po' finti, e intossica chi ritiene di aver subito un torto ingiusto. 

E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...