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mercoledì 6 luglio 2022

TRE

Sto leggendo con lena l'ultimo romanzo di Valérie Perrin,


Tre,

acquistato dopo aver letto e apprezzato Cambiare l'acqua ai fiori. 

Mi pare di capire che c'è un fil rouge negli scritti della romanziera francese, compagna del regista Claude Lelouch:


l'aver cura, l'estrema cura che i protagonisti mettono verso cose, fiori, animali, dopo eventi traumatici, scioccanti, come se prendersi cura di qualcosa aiutasse a lenire ferite interiori profonde. 

Devo premettere che mi è piaciuto molto di più il precedente, che narrava le vicende di Violette che dopo aver perso drammaticamente la figlioletta, aveva trovato la sua ragione di vita nel prendersi cura dei fiori e dei dolori altrui come custode del cimitero di provincia in cui era sepolta la sua bambina. 

Non sempre gli scrittori riescono a tener fede alle aspettative dei lettori al secondo o terzo romanzo. A volte si continua sullo stesso tenore, a volte si migliora, molto più spesso la qualità cala, forse perchè si scrive non più solo per dar corso a una sincera ispirazione ma anche per esigenze editoriali. 

Detto ciò, vengo a qualche considerazione su Tre. 

Scritto bene, lungo e lento, narra le vicende di tre ragazzi nati e cresciuti nella provincia francese, a La Comelle,  Etienne, il bello del gruppo, Nina, l'unica donna, e Adrien, chiuso e rachitico. 

Etienne ha una bella famiglia alle spalle ma soffre il poco affetto del padre; Nina è cresciuta col nonno Pierre, postino, figlia di una madre degenere e assente e di padre ignoto; Adrien è figlio illegittimo di un benestante uomo sposato che provvede economicamente a lui e alla mamma ma è fondamentalmente assente. 

I ragazzi sono compagni di scuola e stanno sempre insieme, condividono la passione per la musica e hanno il sogno di trasferirsi a Parigi per completare gli studi. Ma le cose si complicano, ovviamente. 

Nina si innamora e si allontana dal gruppo, Etienne mette incinta la sua ragazza che scompare tragicamente, Adrien scrive segretamente un romanzo, il nonno di Nina viene investito da un camion di proprietà della famiglia ricca del suo fidanzato, la casa del nonno viene svaligiata dalla figlia riemersa dal passato. 

Insomma, gli eventi si inanellano e i tre perdono definitivamente la loro verginità. La vita li aggredisce, li afferra nelle spire di una realtà dura da accettare e gestire. 

La narrazione si sviluppa su due livelli e in ordine cronologico: da una parte gli anni della giovinezza, dall'altra quelli della vita adulta in cui i tre si rincontrano per gestire dolori e misteri irrisolti. 

Sono curiosa di vedere come va a finire perchè gli ami lanciati sono tanti così come i nodi da sciogliere, dal ritrovamento di una macchina in un lago con i resti di una persona, alla malattia di Etienne, all'amore di Adrien tenuto per decenni segreto, al ritrovamento della borsa della posta del vecchio postino Pierre Beau morto oltre venti anni prima. 

Perchè a quanto pare il passato non muore mai!



domenica 2 febbraio 2020

L'AVVOCATO DI PAESE

Si ritiene spesso ed erroneamente che l' avvocato di provincia sia un professionista di minor valore rispetto a quello di città.
E invece no. 
Lasciatemi dire che non siamo gli Azzeccagarbugli di manzionana memoria, come l'oscuro figuro  cui Renzo Tramaglino porta i famosi capponi (anche se pure noi spesso veniamo remunerati con polli e uova, broccoli d'inverno  e zucchine d'estate, in luogo di danaro).
L'avvocato di paese non è quello dei ladri di galline appunto.
È quel professionista laureato, spesso in un ateneo prestigioso, che dopo il periodo prescritto di pratica e il difficile esame di Stato, si immette con umiltà nel mondo del lavoro e che, per forza di cose, si occupa quasi di tutto, di civile e di penale, di lavoro e di amministrativo,  di tributario e di famiglia.
È quel professionista serio che studia anche di più degli altri, per misurarsi con i problemi nei vari settori giuridici, nei più disparati campi della litigiosità umana; è colui che, se necessario, rinvia coscienziosamente ad altro collega; è il legale che accetta le sfide e si misura coi propri limiti.
Il mio esempio è mio marito Claudio, degno figlio  di papà Pierino, penalista e grande oratore.
Claudio ama la sua professione sopra ogni cosa;  a volte dice di preferirla anche a me, perché grazie al lavoro dà serenità alla famiglia. 
Da quando lo conosco non c'è mai stato giorno che non si sia  alzato e  non sia andato con entusiasmo allo studio, a studiare, a scrivere,  a prepararsi per l'udienza.
Dopo una breve pausa per pranzo,  torna alle sue amate e sudate carte, tra i suoi preparati e fedeli collaboratori, e ai suoi affezionati e soddisfatti clienti. Spesso la sera, anziché guardare la tv, mi ripete le arringhe passeggiando a grandi falcate nel soggiorno.
Questo è l'avvocato di provincia: preparazione e umanità, studio e vicinanza, specializzazione e comprensione.

E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...