LIFE STYLE BENESSEREBELLESSERE AVVOCATOAMICO VIAGGI CUCINA MAMMA+FIGLI SCRITTURA LIBRIITALIAN STYLE

Visualizzazione post con etichetta MONTALE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta MONTALE. Mostra tutti i post

venerdì 27 marzo 2020

AMMAZZARE IL TEMPO

AMMAZZARE IL TEMPO era un vecchio film del 1979 e soprattutto un brano del grande Eugenio Montale, pubblicato sul Corriere della Sera nel 1961. 
Il tempo per il poeta è un grande spazio vuoto da riempire, adesso più che mai. 
Tutto va bene dunque, lavoro e passatempi, riflessione e rapporti umani, i pochi possibili. 
Coi miei ragazzi non mi sento mai sola. Loro s'inventano sempre qualcosa
Riparazioni? Secondo me rompono definitivamente gli aggeggi della Play Station)

anche se adesso cominciano a soffrire.
"Mamma, ci stavamo chiedendo perchè quei due barattoli non li abbiamo mai rotti? Abbiamo rotto di tutto!"
Poi c'è mamma; mentre il resto dei rapporti li curo per telefono. Amo poco chiamare in questo periodo, non ho voglia di parlare, preferisco whatsapp, ma resto in contatto con le mie sorelle, con i nipoti e con le mie migliori amiche, con Paola, Loredana, Amelia, Raffaella e con i colleghi.

A volte arriva anche qualche telefonata assurda e inopportuna ma rimedio subito, in maniera spiccia. 
Le attività più gettonate per ammazzare il tempo sono tutte le attività domestiche, dalla cucina alle pulizie, ascoltare la musica, preferibilmente energetica, vedere la tv, leggere e scrivere. 
Ieri ho fatto una gustosissima quiche, ovvero una torta rustica,
Sembra bruciata ma non lo è. Quelle sono rotelline di salsiccia secca messe su. Come guarnizione metto sempre una "citazione" del ripieno
con pasta brisè e farcia di carne delle salsicce e besciamella rinforzata. La merenda dei miei tesori. Che fame hanno! Per cena invece hanno voluto delle cipolline in agrodolce
per arricchire i panini con gli hamburgers. "Mamma, ma perchè gli hamburgers si chiamano hamburgers? Amburgo c'entra?". "Sì, ragazzi esattamente, sono le cosiddette bistecche d'Amburgo."
Per fare le cipolle per quattro panini, ho preso due belle cipolle bianche, le ho tagliate finemente, le ho messe in padelle antiaderente con un filo d'olio e un po' d'acqua. Ho coperchiato e fatto appassire, poi ho aggiunto sale e un po' zuccherro e aceto bianco che ho fatto sfumare. 
Saporitissime. Per oggi ho in programma un primo che è una delle specialità di mia suocera: ziti spezzati con amatriciana ai funghi porcini. Stasera invece pesce, che i ragazzi non mangiano molto volentieri, ma mi adopererò per renderlo appetitoso. 

Sto scrivendo abbastanza e sto riordinando casa. E ieri sono stata da mamma e ho curiosato tra vecchie foto che hanno riaccesso ricordi, sensazioni e affetti perduti. 

Nonno Camillo (1902-1982) e nonna Giuditta (1897-1988), miei nonni materni, amatissimi, in questa foto fidanzati negli anni "20. Nonna era più grande di nonno, di ben cinque anni; era una donna forte, serena, saggia, lavoratrice. Nonno era un po' bricconcello, credo che nella via si sia concesso delle piccole digressioni, corse di moto, spese, donnine, ... ma era un magnifico padre, un buon marito e un ottimo commerciante e imprenditore che fece fortuna dal nulla nel dopoguerra grazie all'intelligenza e al pallino per gli affari, nonostante scarsi studi, terminati alla classe sesta delle elementari. Si sposarono il 26 ottobre 1925 e riuscitono a festeggiare le nozze d'oro e più. 

Questi bellissimi fratellini anni "30 sono mamma (1928) e zio Peppino (1929-1987). Si volevano tanto tanto bene. Nonna diceva loro, nella sua semplicità, "io n v lass niente, solo l'affetto". E loro hanno ubbidito e si sono amati tantissimo fino alla fine (ho cercato di dare la stessa educazione ai miei ragazzi che finora e spero per sempre si adorano). Un affetto, quello della famiglia Greco, quasi esclusivo, in cui più tardi (1964) si inserì timidamente zia Sisina (1928-1982) e poco dopo io, amatissima, a volte quasi in maniera soffocante, unica figlia, unica nipote. (Il proverbio dice un cient gl'alloca e un gl'affoca, ma io ho sofferto, ma mai demorso).
Poi ho trovato la foto delle nozze (30 aprile 1966) di mamma e babbo (1919-1994), anche coi miei fratelli, l'inizio di tutto. 

Che cuccioli, al matrimonio del loro papà, dopo aver perso la mamma in tenera età. La vita sa essere dura. 
Infine questa, credo del 1986, io giovane universitaria in viaggio in Austria (quell'Austria che ieri ci ha detto di no) con mamma e la signora Rosetta Di Noto, che da anni non c'è più.

Che mi viene da pensaredopo questa lunga carrellata? Che forse questo Corona virus, odioso per quanti morti sta seminando e per i problemi economici che ci lascerà, ci sta facendo il dono di fermarci, di bloccare la nostra corsa, di incrinare il nostro senso moderno di onnipotenza, di farci recuperare memorie e contatto con noi stessi. 
Cerchiamo di trarre sempre il meglio da ogni situazione, non possiamo fare diversamente. 
Sì, per tante, tantissime cose noi contiano davvero poco, allora ci resta una sola cosa da fare: accettare, dire con convinzione VA BENE COSI.

mercoledì 5 febbraio 2020

LIMONI, TROMBE D'ORO DELLA SOLARITA'

Stamattina, in piena stagione invernale, mi chiedevo come mai i limoni abbiano ispirato tanto grandi poeti come NERUDA che ha scritto

ODE AL LIMONE 
Da quelle zagare
disfatte
dal lume della luna,
da quell’effluvio di un amore
esasperato,
affondato in fragranza,
uscì
dall’albero
il giallo,
dal loro planetario
scesero a terra i limoni.
Tenera mercanzia!
Si gremirono rive,
mercati,
di luce, d’oro
silvestre,
e aprimmo
le due metà
del miracolo,
acido congelato
che stillava
dagli emisferi
di una stella,
e il liquore più profondo
della natura,
intrasferibile, vivo,
irriducibile,
nacque dalla freschezza
del limone,
dalla sua casa fragrante,
dalla sua agra, segreta simmetria.
Nel limone divisero
i coltelli
una piccola
cattedrale,
l’abside nascosta
aprì alla luce le acide vetrate
e in gocce
scivolarono i topazi,
gli altari,
la fresca architettura.
Così, quando la tua mano
strizza l’emisfero
del tagliato
limone sul tuo piatto,
un universo d’oro
tu spargi,
un
giallo calice
di miracoli,
uno dei capezzoli odorosi
del petto della terra,
raggio di luce convertito in frutto,
il minuscolo fuoco di un pianeta.

e MONTALE che ha dedicato loro I LIMONI 

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rurnorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.


Risultato immagini per fiori e frutto limoneMolti altri noti come Caddeo, Goethe, Gramsci, Heine, Battisti, Corbo, hanno espresso pensieri grati ai limoni.
Anch'io li ammiro nel giardino di mia madre ove in uno spazio angusto è straripato un albero fronzuto e ricco di rami, foglie e frutti che i passanti rubano guardinghi; anch'io li ammiro e voglio dedicare loro un rigo, una riflessione.
Il limone ispira forse perché è un  frutto aspro e un po' contraddittorio, acre e vitaminico, maturo e succoso, fresco e calmante, tonino e ...giallo. Sì, credo che questo sia il motivo principale, il limone ricorda il calore del sole nel cuore dell'inverno allora accende la fantasia grata e sognante di Neruda che ne ha fatto un'ode luminosa, direi quasi colorata, e la malinconia comparativa di Montale.

E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...