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martedì 19 settembre 2023

RIMUGINIO MENTALE STOP

Sempre alla ricerca del benessere, proiettata sulla via della crescita personale, seguo molto Raffaele Morelli, i suoi video su YouTube e i suoi sapienti scritti raccolti in libri monotematici e nelle riviste Riza psicosomatica e Riza Relax. 

Talvolta appare difficile mettere in pratica i suoi consigli perché comportamenti e atteggiamenti mentali errati sono cronicizzati, tuttavia traggo sempre spunti interessanti, accendo propositi e mi arricchisco. 

Cambio prospettiva

Lasciarsi tutto alle spalle, come una scia inghiottita dall'acqua

Per star bene, Morelli consiglia di limitare le modalità che ci sottraggono energia, che creano conflitti e contraddizioni e perpetuano i disagi facendo solo il necessario, senza complicare troppo le cose.  

Il dolore non dura oltre il necessario se non lo tratteniamo, se non continuiamo a pensare ad oltranza alle cose che ci fanno e ci hanno fatto soffrire. Rimuginando  ci soffermiamo sulle cause che possono aver creato il dolore e così lo tratteniamo a noi a oltranza. Così avremo il cuore pieno di sofferenza. 

Troppo spesso sono rimasta ancorata al passato, ad analizzare, a soppesare, riempiendomi di altra sofferenza. Ho vissuto immersa nel rimuginio mentale, ma poi ho capito che non va, che così mi faccio solo del male. 

Spesso recriminiamo su quello che ci è accaduto. Perché proprio a me?

Perché doveva essere così, perché accade quel che deve accadere, quel che può accadere. 

Bisogna avvicinarsi alle azioni semplici, a quelle necessarie, come accade in natura. 

Gli animali fanno solo ciò che è necessario per sopravvivere e per la sopravvivenza della specie. Le piante fanno lo stesso. Orientano naturalmente le loro foglie e i loro fusti verso la luce (fototropismo, dal greco luce e nutrimento) e verso il sole (eliotropismo, dal greco sole e nutrimento). Non fanno altro. 

Noi ci complichiamo l'esistenza, desideriamo cose non necessarie, sviluppiamo ATTACCAMENTO, alle persone, alle case, alle cose, ai soldi, alle posizioni sociali, allontanandoci dal nucleo, inquinando la serenità nella quale siamo nati con RIMUGINII MENTALI.


Altra regola del benessere secondo i vecchi e i nuovi saggi  è riconoscere che tutto ciò che ci capitaci riguardaA volte ci diciamo "Questo cosa non lo voglio, non lo meritavo, non è giusto". Dovremmo invece dirci, "è così, è andata così, va bene così, così doveva essere, mi è successo, posso farvi fronte".  

Ci preoccupiamo dei nostri asseriti sbagli. 

Non esistono gli sbagli. Esistono le azioni fatte in in certo momento perché solo quelle potevamo o volevamo fare. Stop al processo alle intenzioni, basta soppesare, criticare. Meglio dire "questa cosa sono iomi riguarda, la mia psiche profonda è soddisfatta e si riconosce nelle azioni che le appartengono." Così, troverà le soluzioniInoltre, non dovremmo mai dimenticare che le difficoltà fanno evolvere. 

Una vita senza "sbagli" è una vita inutile, ha scritto qualcuno. 

Quando una difficoltà viene a trovarci è un "buon incontro", un momento evolutivo. Inoltre bisogna accettare che per trovare il vero benessere, dobbiamo prima incontrare i nostri demoni le parti di noi che ci disturbano, i nostri "difetti", i lati bui, quelli di cui ci vergogniamo, quelli che non vogliamo mostrare agli altri, ma che noi dobbiamo conoscere e accettare, accogliere e guardare. 


Siamo  luce e ombra secondo il grande Jung


Altra regola del benessere è uscire dall'idea che qualcun altro possa risolvere i nostri problemi: sono nostri, noi dobbiamo occuparcene, solo noi possiamo aver cura delle nostre ombrePer farlo, dobbiamo immaginarci come un raggio di luce che ha bisogno della sua ombra, secondo R. Morelli e RizaQuando i grandi psicanalisti parlano del  lo immaginano come un punto luminoso circondato dall'ombra

Quando riusciamo a far convivere luci e ombre dentro di noi, spegnendo il criticismo interiore, siamo sulla strada del benessere e riusciamo a combattere il rimuginio della mente. 


Fonti: Riza Psicomatica, Dott. R. Morelli, C. G. Jung

lunedì 4 settembre 2023

Come vivere i disagi interiori

 Adoro approfondire temi di tipo psicologico; seguo molti podcast sull'argomento e video su YouTube;  sono abbonata alle riviste Riza psicosomatica e Riza Relax dirette dal noto psichiatra Raffaele Morelli.


Sin da quando ero  ragazza, mi appassionavano i temi e le letture di Freud o di Jung.

Forse fu allora che lessie della  distinzione tra Io, Superio ed Es, faccenda affascinante.

Di recente ho approfondito il tema comprendendo che la cosa più importante della nostra vita è essenzialmente quella di star bene con noi stessi, non tanto con gli altri, non tanto nella società ovvero tutto questo dopo e subordinatamente allo  stare bene con se stessi.

Ma come si fa a star bene con noi, a spegnere il giudice interiore, a non fare confronti? 

Ebbene, bisogna  imparare a non criticarsi, accettare ogni stato d'animo che arriva perché molto spesso disagi quali l'ansia, la paura, il panico non sono altro che manifestazioni dell'anima più profonda, di quella parte sotterranea nascosta; i malesseri  sono come dei messaggeri della nostra anima, messaggeri  che suggeriscono all'Io a volte prepotente che le cose non vanno, che dobbiamo modificare la nostra vita e mutare i nostri obiettivi, la nostra prospettiva.

A volte infatti l'Io ci porta testardamente a essere troppo immersi in una realtà esterna che esige da noi cose contrarie al nostro vero essere. La soluzione è quella di accogliere l'ansia, accettare il panico, guardare il disagio, accettare i messaggi e non soffocarli con i farmaci, non negarli perché verrebbero a galla ancora  più forti.

Per aiutarsi in modo efficace e naturale si può fare ricorso alla respirazione, alla meditazione, allo yoga, al mondo delle immagini.

Ma la cosa più potente di tutte, quella risolutiva e affidarsi alla creatività: fare cose semplici cone mani e scoprire i nostri vero talenti che molto spesso non coincidono col lavoro d'ufficio che crediamo di essere costretti a fare.

mercoledì 24 maggio 2023

Nihil alienum


Oggi, sfogliando una rivista delle
Ferrovie dello Stato, LA FRECCIA, sottotitolo "per chi ama viaggiare" (alzi la mano chi non ama, facciamo prima il calcolo), mi è capitata sotto gli occhi una frase che non sentivo più, forse, dai tempi del liceo: "
òmo sum umàni nìil a mè ali̯ènum puto", ovvero «sono uomo, niente di ciò ch’è umano ritengo estraneo a me».

Queste parole son fatte pronunciare da Cremete nell’Heautontimorumenos da TERENZIO, commediografo romano, forse di origini berbere, del II secolo avanti Cristo, a giustificazione della sua curiosità, parole divenute proverbiali per alludere alla fondamentale debolezza della natura umana, alla difficoltà di evitare l’errore o la colpa; vengono citate anche per significare di essere aperto a ogni esperienza umana, di non rifuggire da nessuna esperienza (fonte Treccani).

Una frase che mi ha colpito molto e mi ha fatto riflettere sull'idea che nelle persone possono coesistere qualità contrastanti e opposte, come il genio e la sregolatezza, il bene e il male; l'aspetto angelico e quello demoniaco possono risiedere nello stesso individuo.

Questa prospettiva riconosce e accetta la complessità della natura umana e la capacità delle persone di manifestare una vasta gamma di comportamenti, emozioni e caratteristiche.

L'asserzione che proviene dal drammaturgo romano sostiene l'idea che nulla di ciò che è umano dovrebbe essere estraneo agli altri esseri umani. Nessuno stupore, dunque, nessuna meraviglia.

Questa visione indica una connessione universale tra le esperienze, suggerendo che le qualità e naturalmente i difetti che possono essere trovati in un individuo possono essere riconosciuti anche in altri.

In definitiva, sottolinea la dualità umana e l'idea che ognuno di noi possiede una combinazione unica di caratteristiche contrastanti.

Questa visione comprensiva e sfaccettata della natura umana ci ricorda che tutti siamo soggetti a influenze e motivazioni diverse, che possono portare a comportamenti e scelte positive o negative.

Mi rimanda in certo qual modo al pensiero di Jung, al concetto di lato ombra e di integrazione, l'unico modo per vivere serenamente.

Dunque, non scandalizziamoci mai, non critichiamo, osserviamo, accettiamo, comprendiamo, innanzitutto noi stessi. Verrà da sè, credo, migliorare i rapporti con gli altri.

venerdì 25 novembre 2022

Yoga ad Ananda

Il desiderio di star bene, di capire, di interiorizzarmi e arrivare all'individuazione mi porta a cercare nuove vie per la crescita interiore. Letture, analisi, aiuti, rilassamento, meditazione, yoga,


scrittura autobiografica sono le mie modalità. Ho voluto arricchire il mio bagaglio in un momento molto difficile di vita personale con un ritiro spirituale yoga. 

Ho cercato sul web e ho notato che l'offerta è varia e ricca. Ho scelto un soggiorno in un centro Ananda ad Assisi


Ho cercato la compagnia di amiche, invano; infine, sono andata con mio figlio che, gentile, dolce, garbato, disponibile, mi ha accompagnato con partecipazione discreta. 

Il viaggio in auto, il 18 novembre, è stato gradevole e baciato dal sole. Uscita dalla A1 a Orte, mi sono addentratata nel verde dell'Umbria. Arrivata ai piedi di Assisi, molto bella, suggestiva, bianca ed estesa, ho voltato per Gualdo Tadino e seguito le indicazioni per circa 30 chilometri di boschi colorati d'autunno. Ho accarezzato con gli occhi alberi col il fogliame verde, giallo, arancio, rossiccio, violaceo. Molto bello, calmante.

Arrivata al centro, dopo il check in, ho goduto della prima attività di yoga con Cashi. 

Tutti gli istruttori e i residenti di Ananda assumono un nuovo nome, indiano, significativo, simbolico. 

La prima attività, svolta nel tempio, è consistita in spiegazioni, esercizi di energizzazione, rivitalizzazione dei cosidetti 20 punti ed altro. 

Alle 19.30 abbiamo cenato nella sala comune. La filosofia di Ananda è molto protesa verso la natura e il rispetto dell'integrità del nostro universo, la dieta dunque è vegeteraria. Nei due giorni di ritiro ho mangiato riso basmati, cous cous, ceci, lasagne ai funghi, torta al cacao, minestrone, insalata di finocchi e mandarini, focaccia con ricotta, verdure di ogni genere in umido, tofu, frutta, latte, thè, biscotti, yogurt, cereali, semi. 

A tarda ora abbiamo conosciuto la nostra guida, Gitanjali, una dolcissima signora californiana trasferitasi da tempo in Italia, dopo un soggiorno di cinque anni in India. 

Seguace di Swami Kriyananda, fondatore di Ananda ad Assisi nel 1968, dopo essere stato discepolo di

Swami
Yogananada, 

YOGANANDA 


Gitan ci ha introdotto al tema del seminario intitolato alla Libertà Interiore. 

Il mattino dopo ho iniziato le attività di yoga alle sette, nel tempio, poi sono andata a svegliare il mio cucciolo e insieme abbiamo fatto colazione. Alle undici abbiamo avuto la prima "lezione". 
Gitanjali, che Ale chiamava con me simpaticamente la Signorina Genitali, ci ha spiegato che molto spesso agiamo seguendo schemi, ritualità che non sono autentiche ma abitudini assunte nel corso del tempo con uno scopo ben preciso, che finiscono con l'allontanarci dalla nostra vera natura, esaurire la loro funzione positiva ed essere piuttosto di danno. 

Perchè, parliamoci chiaro, che lo dica Jung o gli antichi Greci, gli yoghi o i filosofi, il problema della sofferenza psichica dell'uomo fondamentalmente dipende dal allontanamento dal sè, dalla mancata realizzazione della nostra vera natura. 
Tanti maestri del pensiero hanno compreso qual è la via, difficile onere di ognuno riuscire a percorrerla per conquistare la felicità. 
«Conosci te stesso» (in greco antico γνῶθι σαυτόν, gnōthi sautón, o anche γνῶθι σεαυτόν, gnōthi seautón), massima religiosa greco antica iscritta nel tempio di Apollo a Delfinosce te ipsum in latino (Fonte Wikipedia), Divieni ciò che sei secondo  Friedrich Nietzsche, Diventa chi sei per Pindaro, Individuazione per Jung, Eudaimonia (=buon demone) o felicità per i greci, tanti i nomi, tante le definizioni per un concetto che va attualizzato con impegno e a fatica seguendo la strada dell'analisi, dello yoga, della meditazione, di letture nutrienti, dell'interpretazione dei sogni ed altro ancora.  

Il soggiorno ad Ananda è continuato in assoluta calma e serenità, tra sedute di yoga, momenti di meditazione, lezioni, canti e celebrazione finale del Satsang. 

In ogni ambiente del centro c'erano immagini sacre, tutti erano sorridenti, gioiosi, estatici quasi; penso che credano alla reincarnazione
In molte cose sono distanti da me, che dopo anni di fede, mi ritrovo atea cristiana, ma la ricerca della saggezza, la meditazione, il tentativo di individuare ed eliminare le incrostazioni stratificate su di noi da famiglia e società per la conquista di sè e della libertà interiore sono temi che da sempre mi affascinano. 
In definitiva una bellissima e nutriente esperienza. 







E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...