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domenica 14 giugno 2020

FRITTELLE CON FIORI DI ZUCCA

I sciurigl, sapore e colore dell'estate!

Mamma li raccoglieva nell'orticello che coltivava dietro casa, velocemente faceva una pastella e friggeva nel nostro olio d'oliva, lievitati, fragranti, croccanti e gustosi. 
Al ritorno dal mio viaggio di nozze (luglio "96), ci accolse a casa con una cena (invitò anche mio suocero, mia suocera nel suo buen retiro al mare) in  terrazza. Tra le varie pietanze fresche ed estive, un vassoio di frittelle r sciurigl campeggiava sulla tavola. 

Un altro bel ricordo grato è legato a questo saporito frutto dell'estate. 
1998, ero sulla spiaggia, col pancione, incinta di Pietro. La signora Anna Capobianco, una dama, mia vicina di ombrellone, disse che aveva comprato i fiori e li avrebbe preparati per cena fritti con la pastella. 
Ci salutammo e ognuna tornò a casa. Un paio d'ore dopo, bussò al cancello, in vestaglietta da casa, con un piatto di frittelle. Era rientrata dal mare e aveva riflettuto sul fatto di avermi parlato dei fiori mentre io ero incinta. Pensando che, come suggerisce la tradizione popolare, potesse essermi venuta la "voglia", aveva preparato le frittelle e le prime le aveva portate a me. 
Squisitezze, prelibatezze, finezze umane e culinarie, non comuni. Forse d'altri tempi.

I fiori di zucca: come pulirli e cucinarliEbbene, l'altro giorno, appena ho visto il fiore arancio sul banco del fruttivendolo, forte di tre mesi di master cucina Covid, li ho comprati e ho improvvisato la mia versione di frittelle. 
Li ho puliti per bene come mi ha insegnato mamma, ho preparato un ripieno con ricotta, grana, acciughe e fiordilatte, li ho farciti e messi da parte. 
Nel Bimby, mio alleato quotidiano, ho preparato una pastella con farina lievitante, un uovo e birra fredda. Ho immerso i fiori ripieni rotolandoli nell'impasto, ho versato a cucchiaiate i fiori impastali nell'olio di arachidi bollente e ho fatto cuocere velocemente sopra e sotto. Ho scolato, salato e servito ai miei lupi affamati. 



Ho aggiunto alla tavolata gli avanzi rivisitati del giorno prima: contorni vari e pasta ripassata al forno con mozzarella e formaggi. 

giovedì 11 giugno 2020

ROMA

Ho intitolato questo post Roma,  ma in realtà ho scritto del mio viaggio di oggi a Roma ed oltre. 








Questa mattina sono partita per la capitale in auto per riaccompagnare Alessandro all'università.
Abbiamo chiacchierato tanto; lui mi ha chiesto di quando io frequentavo la facoltà di giurisprudenza, come lui adesso,  ma alla Sapienza. 
Ai miei tempi non si usciva un granché, non si faceva vita mondana, o perlomeno non ne facevo io.
Alessandro si è stupito del fatto che io, benchè conosca Roma, non andassi in giro per la città eterna ai miei tempi, che non andassi a visitare mostre, musei e monumenti -che pure mi piacciono-. 
Però davvero è così; vivevo in casa con Loredana, Rita Alfano, Caterina (che è mancata) e Fabrizia. Passavamo la gran parte della giornata a studiare. Pochi erano i diversivi.
Oggi abbiamo pranzato insieme al Liolà a Pontecorvo,
una sorta di Autogrill, ma fuori dall'autostrada  (è un ristorante-bar-hotel-tavola calda pulito e ben avviato e gestito, in cui si mangia bene) dove  pranzo sempre con i colleghi GGOOTT quando andiamo a Roma in Corte di Appello o in Cassazione per i corsi di aggiornamento per magistrati. Lì ho ricordato il collega Alessandro Di Nardo che purtroppo non c'è più.
Dopo aver accompagnato Alessandro a casa e aver fatto un po' di pulizie (come ogni mamma farebbe), mi sono riavviata verso Venafro.

Io ho scelto come sottofondo musicale via Bluetooth le note di Burt Bacharach. E qui entra in gioco la seconda parte del post, quella della nostalgia, anzi della suadade, come mi piace chiamarla in questo periodo, con un vocabolo portoghese che rende molto l'idea.
Ho revocato momenti lontanissimi nel tempo, quasi 40 anni, precisamente una vacanza del 1981, in cui Iva ed io eravamo andate al mare in Puglia, a Vieste
Gianna e Umberto vennero a trovarci e andammo a fare una gita alla Foresta Umbra
Gianna aveva preparato una cassetta registrata con tutte canzoni di Burt Bacharach, che io senti in quell'occasione, per la prima volta;  bellissimo suadente ricordo. Il sottofondo musicale del viaggio fu RAINDROPS KEEP FALLIN' ON MY HEAD. 
Gianna, mia cognata, moglie di Umberto, è stata come una sorella maggiore per me; ha solo qualche anno in più, ma è stata la mia confidente, la mia guida, la mia consigliera in periodi difficili.
Lei ha sempre avuto la passione della pittura. Ricordo che quando andavo a casa sua, mi faceva accedere a un pianerottolo in cima alle scale dove aveva una sorta di piccolo laboratorio con le sue tele, con i suoi cartoncini fissati su un cavalletto, la tavolozza dei colori, le sue tempere, i suoi pennelli. 
Gianna amava dipingere figure nere su sfondi colorati. Rammento  un poster che campeggiava in camera di Umberto: tutte nuvole colorate in tinte tenui, rosa, albicocca, giallo, arancio, su cui si stagliavano stilizzate in nero spighe di grano, oppure ancora un profilo di donna nuda, accoccolata, sempre dipinta in nero sullo sfondo di un cielo blu scuro. Usava anche colorare con vernici speciali, ad hoc, delle bottiglie di vetro nelle quali metteva bigliettini per Umberto; oppure dipingeva abiti con apposito colore per stoffe. 
Gianna ha sempre avuto un gusto eccellente, nell'abbigliamento, nella pittura, nell'arredamento (che è il suo mestiere), nell'apparecchiare tavole importanti, nella scelta dei fiori. Era maestra nel sistemare il desco secondo il galateo e, appunto, nel creare composizioni di fiori variopinti per rallegrare la mensa. 
Ricordo la prima volta in cui l'ho incontrata come fidanzata di Umberto, lei forse aveva 16-17  anni e aveva un abito celeste, di seta, scivolato, con una cintura dorata metallica, a forma di serpente (la testa del serpente stringeva un lembo della catena; chissà se la custodisce ancora!?), ai piedi aveva uno stupendo paio di sandali molto alti, col cinturino alla caviglia,  di vernice celeste, di Gucci.
Cose, particolari che colpiscono una ragazzina, cose che non si dimenticano.

Nel frattempo, avvicinandomi a  casa, in autostrada, ho cominciato a pensare alla cena per gli altri tesori che sono rimasti a Venafro. Non ho molto tempo, ho pensato, "credo che mi fermerò in uno dei caseifici che si trovano lungo la strada per comprare prosciutto e mozzarella e un po' di pane; il contorno è già pronto. Ma vorrei comunque gratificare i ragazzi e Pietro che oggi ha fatto e superato un esame difficile, delle frittelle".
Ieri ho comprato i primi fiori di zucca, vorrei farcirli con ripieno di ricotta e acciughe, due sapori che stanno bene insieme, neutro e avvolgente l'uno, salato e pungente l'altro, avvolgerli nella pastella  fatta con birra fredda e friggerli nell'olio bollente. Già immagino il profumo e la fragranza. E a qualsiasi ora correrò a casa da mamma a portargliene un paio perché li assaggi.
Lei le ha sempre preparate per tutti noi.
Ma penso anche che vorrei avere modo di andare allo studio e scrivere un po', cosa che se non faccio, mi manca terribilmente. Poi vorrei finire di lavorare alla consolle sulla quale mi sono applicata stamattina prima di partire con un'udienza "a distanza" scritta. 
Insomma il tempo non mi basta mai!

E CONTINUANO I VIAGGI

      Altro filo conduttore della mia vita sono divenuti i viaggi.  Adoro viaggiare e cerco di farlo come posso, con Claudio, con tutta la f...