martedì 11 dicembre 2018

FILM

CONTA DI ME

Niente di più piacevole, nei pomeriggi delle domeniche d'inverno, che infilarsi in una sala cinematografica ben riscaldata, al buio, in buona compagnia, coccolati dall'ambiente ovattato creato dall'abbraccio delle poltrone di velluto e dall'acustica perfetta, per godere lo spettacolo di un bel film.
E'  quel che ho fatto ieri, scegliendo di vedere Conta su di me, un film del 2017, di produzione tedesca.
La pellicola narra la storia di un improbabile, singolare amicizia nata tra Lenny, scapestrato figlio trentenne di un cardiochirurgo,  e David, ragazzo di 15 anni, malato dalla nascita e bisognoso di assistenza e compagnia.
E' il papà di Lenny, stufo delle intemperanze del figlio,  ad imporre la frequentazione, l'assistenza e una sorta di volontariato forzato in favore dell'adolescente cardiopatico, suo paziente dalla nascita.
Ma la vita riserva sempre sorprese e così il rapporto che pareva difficile ed eteroindotto, diviene tenero e sentito.
Lenny è toccato dalle difficoltà oggettive di David, dalla malattia grave, dalla concreta possibilità della morte imminente, per cui lascia pian piano le cose effimere, gli amici, la discoteca, lo sballo, l'alcool, le ragazze facili e comincia un  nuovo percorso di vita. Inutile dire che entrambi i protagonisti ne usciranno felicemente arricchiti. Ai due fanno da corona altri personaggi minori: il papà di Lenny, un vedovo solo, medico stacanovista,  la mamma di David, una donna triste, segnata dalla tragedia del figlio ma con ancora tanta voglia di sorridere,  la dottoressa Julia  Mann, dolce ma ferma, il bislacco vicino di casa del ragazzo ed altri ancora.
Il film è scritto come una commedia, ma non mancano i momenti drammatici, specie quelli all'interno dell'hospice per minori, davvero strazianti; tratto da una storia vera,  rifa il verso alla fortunata e più famosa pellicola francese QUASI AMICI.
Carino ma improbabile nel ruolo Leonard "Lenny" Reinhard mi è sembrato l'attore Elias M'Barek, scuro di pelle e capelli, tutto sembra tranne che un oriundo teotonico.
Il film,  pedagogico, toccante, didattico, a volte un po' scontato,  si serve dell'intrattenimento  leggero per lasciare un messaggio forte su quanto sia importante aiutare gli altri in difficoltà, su quanto dare in maniera davvero gratuita arricchisca in primis chi dona.


CONTA SU DI ME  Germania 2017 106 minuti Genere: commedia,  drammatico.

venerdì 7 dicembre 2018

LE MIE INTERVISTE

Intervista a ROSA P. STAT, autrice di DUE VOLTE ELLE

Ho raggiunto Rosa  telefonicamente, tramite il contatto fornitomi dalla casa editrice,  perché la nostra ospite di oggi vuole rimanere  rigorosamente anonima. La voce è dolce e molto femminile,  quella di una giovane donna del nostro tempo, che mi fa immaginare una figura  avvenente ma dinamica.
D. Buongiorno Rosa,  come mai la scelta di restare  anonima e di ricorrere ad uno pseudonimo in questo periodo di grande sovrapposizione mediatica? Cosa, anzi chi si nasconde dietro ROSA P. STAT, nomignolo che rimanda alla  locuzione latina rosa stat pristina nomine, nomina nuda tenemus,  se non erro utilizzata anche da Umberto Eco nel famoso romanzo Il nome della rosa?
R: Salve Giuditta, ti ringrazio per il tuo interessamento e ti faccio i complimenti per la tua arguzia perché hai colto nel segno! Ho scelto uno pseudonimo rimanendo affascinata da un romanzo che mi era caro per ambientazioni e tematiche: la caccia alle streghe e il superamento della superstizione, il maestro e il novizio e la ricerca della verità. “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”. Di questo verso sono state date infinite interpretazioni, molte dotte, io mi accontento di quella letterale: "La rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi",  quindi ribadisco, possediamo solo nudi nomi. Questo per me è fondamentale, specialmente in questo momento storico dove la sovraesposizione mediatica è imperante, io mi accontento di portar avanti un nome, seppur bizzarro, e di tralasciare la mia immagine, i selfie, i rumors. Ma non mi nascondo, né mi proteggo, al massimo proteggo i miei scritti presentandoli solo per quello che sono. Semplici storie.
D. Ma tu sei una donna timida, riservata? Ritieni che un giorno rivelerai ai tuoi lettori  la tua vera identità?
Non sono una donna timida, ma sono riservata. Spero di non dover mai rivelare ai lettori la mia identità, vorrei che si accontentassero delle mie storie.
D. Quanti anni hai? Questo almeno puoi dircelo… Che lavoro fai? Scrivi per hobby o per professione? Di cosa ti  occupi quotidianamente? Aiutaci a tracciare il tuo identikit.
R. Da brava scrittrice di gialli Giuditta, so che vuoi smascherarmi e ci riusciresti in tre mosse se rispondessi precisamente! Posso solo dirti che ho un’età fra i 20 e i 40, che lavoro a contatto col pubblico e che scrivo per emozionarmi ed emozionare. Ammetto che scrivere rappresenti anche la mia salvaguardia quotidiana ai neuroni, perché attualmente scrivo solo per passione, vivo d’altro, purtroppo.
D. Rosa, mi incuriosisci ancora di più con le tue risposte. Ma giuro, un giorno ti scoverò! Comunque ritengo sia stata una fortuna per me  leggere DUE VOLTE ELLE e dico fortuna, sinceramente,  perché il libro mi è piaciuto molto,  anche se in genere sono una lettrice difficile e  dal palato fine.  La tua opera prima  è un  testo  nuovissimo, pubblicato a luglio del 2018 dall'Astro Edizioni, nella collana E – Sordisco,  chiaramente dedicata a scrittori esordienti,  presentato alla Fiera del Libro di Firenze a  settembre.  Mi sono avvicinata al libro con qualche perplessità perché non amo molto  il genere rosa o il  romance o il  fantasy che dir si voglia,  invece sono rimasta  piacevolmente sorpresa perché la storia  è molto avvincente e ben scritta. Come mai hai scelto questo genere?
R. Diciamo che è stato il genere a scegliere la storia e la storia a scegliere me come artefice. Avevo voglia di raccontare di queste due ragazze, mi sono accorta del genere solo alla fine.
D. Bene. Cosa leggi tu normalmente, d’abitudine o preferibilmente? Qual è il tuo autore preferito? E il tuo libro preferito?
R. Leggo molti esordienti, mi piacciono le cose nuove. Non sempre mi convincono, altre volte mi sbalordiscono. Li trovo nelle fiere dell’editoria, risultati di investimenti di piccole e coraggiose case editrici. Non mi separo mai dai classici, anzi li rileggo per cogliere il particolare che mi era sfuggito, quando posso li leggo ancora in lingua originale, o compro diverse edizioni dello stesso libro. Un’opera che non smetterà mai di affascinarmi è “Cime tempestose,” lo ribadisco sempre. Dentro c’è tutto: il ritratto di un’epoca, di un territorio, una storia d’amore, una storia di fantasmi, il grottesco, la passione pura, il senso di riappacificazione con la morte. Forse in virtù di tutto ciò posso dire che la mia autrice preferita sia Emily Brontë, anche se ho studiato di più Virginia Woolf.
D. Sì, giusto. Lo avevo letto in quarta di copertina e mi ero fatta un’idea. Ascolta, qual è la tua formazione,  cosa hai studiato?
R. Scienze Umanistiche, ma la formazione migliore l’ho ricevuta girovagando su e giù per l’Italia e all’estero. Sono state le persone incontrate di volta in volta a suggerirmi la storia di Elle e Siannon. Sono una buona ascoltatrice e vado pazza per il genere umano. Ho scoperto che dietro un sorriso, anche il più smagliante, c’è sempre un retroscena, ed è quel retroscena ad attirarmi.
D. La trama di DUE VOLTE ELLE è complessa  e molto fantasiosa. Come hai fatto a tracciare e  ideare l'intreccio? Quanto lavoro c'è dietro un'opera del genere?
R. La trama di Due volte Elle a dire il vero non è troppo fantasiosa. Parte da un mio sogno ricorrente e da alcuni studi legati alla metempsicosi, la trasmigrazione delle anime, presente praticamente in qualsiasi cultura. Pare anche quella di stampo cristiano, ma antecedente all’Editto di Costantino del 313 d.C. 
D.  Quanto tempo hai impiegato,  hai dovuto studiare per comporre il tuo romanzo? Ci sono molte citazioni sottotestuali. Ce ne puoi parlare? Cos'è quello che ti affascina?
R. Seppur la storia sia breve, per la stesura ho speso parecchio del mio tempo. Da brava studiosa di scienze esoteriche volevo svelare e non svelare, solleticare l’intelletto del lettore lasciando dei dubbi, che poi avrebbe risolto nella solitudine del suo quotidiano. Quando dico studiosa di scienze esoteriche, non intendo di stupide superstizioni, di giochetti con le carte e di banali oroscopi settimanali. Intendo lo studio dei dotti come Tommaso Campanella, Giordano Bruno, Ermete Trismegisto. Fatalità Due volte Elle saltò fuori nella sua completezza, dopo alcuni seminari sulla Cabala ebraica e la numerologia. Per questo invito sempre a fare attenzione ai nomi, nessun nome nella storia è casuale, nemmeno il numero “due” usato nel titolo.
D. Lo avevo intuito, leggere per credere! Ma qual è il messaggio che hai voluto mandare?
R. Guardare sempre oltre le apparenze. Sollevare il velo di Maya e restare in ascolto. L’Universo ci parla utilizzando una delicata simbologia, sta a noi coglierla per il nostro bene superiore. E, al di là di filosofismi, aggiungo anche che nessuno può fuggire dal proprio passato o dal proprio dolore, l’unica soluzione per superare le prove è passarci attraverso. Talvolta esistono le seconde possibilità per riparare i fatti, sta a noi saperle riconoscere e coglierle.
D. Ti identifichi con Elle o con Siannon, con le due protagoniste del libro?
R. Con entrambe, ma anche con gli altri personaggi del libro, in tutti c’è una parte di me. Il personaggio che ho amato di più però è un uomo, che non è il protagonista. Forse è lui la mia mimesi e la mia sintesi.
D. Sarei curiosa di sapere chi, per comprenderti meglio, ma so che non me lo dirai. In effetti i personaggi maschili sono molti e non tutti ne escono benissimo. Cosa pensi dell'uomo in genere, della figura maschile nella società medioevale e in quella dei  giorni nostri? Come si evoluto il ruolo maschile nel tempo?
R. Ho molta fiducia nel genere maschile! Spero che ad oggi il genere maschiale sappia riporre la stessa fiducia nel nostro. Ovviamente la supremazia maschile nei secoli passati ha portato a lunghi periodi di oscurantismo: il maschio bianco adulto era padrone di tutto ciò che poteva sottomettere con la legge della forza e con leggi create appositamente. Alle donne non restava che essere sante o streghe a seconda di quello che era deciso per loro di volta in volta. Non mancano esempi di leggendaria cavalleria, ma se pensi anche titoli come La Bisbetica domata” ti vengono i brividi!
Oggi vedo uomini alla ricerca di una propria identità, spaventati dall’avanzata femminile, ma liberi  di dimostrarsi sensibili e bisognosi. Direi che siamo a buon punto!
D. E cosa pensi del ruolo femminile nella società attuale,  come si è trasformato nel tempo,  qual è il nostro posto nel mondo adesso? Abbiamo ancora molti limiti da superare? Siamo un po' come Siannon o possiamo dire di avercela fatta?
R. Mi piacerebbe poterlo affermare, ma non è così. Se pensi che il suffragio universale è stato esteso dalla civilissima Svizzera solo nel 1971, capisci che c’è ancora tanta strada da fare. I dati sul femminicidio sono allarmanti, abbiamo bisogno di una giornata contro la violenza sulle donne che cade ogni 25 novembre. I crimini sessuali non sono puniti a dovere, le molestie sul lavoro ancora pesanti e per essere a capo di una struttura una donna non deve solo dimostrare le proprie capacità, ma anche di non essere andata a letto con qualcuno di potente. Quindi no, ancora non ci siamo.
D.  Visto che hai intenzione di rimanere anonima,  a chi hai  affidato la diffusione e la distribuzione del tuo lavoro?
R. Parlo volentieri del magnifico Team a cui mi sono affidata: l’Associazione GEArtis, di cui anche tu Giuditta fai parte! Siete meravigliose nelle vostre diversità, nella vostra voglia di fare, di portare avanti progetti ed eventi di buon gusto in un momento in cui il dozzinale fa da padrone in salotti e meeting. Vi leggo perché ognuna ha il suo stile, la sua personalità, il suo punto di vista e la sua sensibilità, e mi congratulo anche per il senso pratico che vi contraddistingue. Affidare il proprio lavoro artistico a voi è una garanzia di risultato, laddove molti si perdono in chiacchiere, voi segnate punti. Considerando che siete nate da poco come Associazione, mi domando fin dove riuscirete ad arrivare. La prossima intervista la farò io a voi!
D. Nel romanzo si parla anche di oracoli,  di possibili reincarnazioni, di medium.  Ma tu credi a queste cose o sei una donna diciamo illuminista,  che crede solo nella realtà materiale,  in quello che vede,  sente e  tocca?
R. Ritengo di essere un sano mix delle cose. Sono figlia del mio tempo: adoro i progressi scientifici, sono grata alla tecnologia perché mi sa portare ovunque, anche da voi GEArtis, ho fiducia nella ricerca medica, ma d’altra parte non posso ignorare che abbiamo 85 miliardi di neuroni. Che l’uomo sfrutti solo il 10% delle sue capacità mentali è stato confutato, ma che molta parte dei meccanismi cerebrali rimanga misteriosa è un dato di fatto. Dunque perché non ipotizzare che si possa sviluppare in un futuro doti precognitive? Gli oracoli sono sempre esistiti, da che mondo è mondo, hanno solo cambiato nome a seconda della dislocazione geografica e della religione dominante. Perché ignorare il dato storico? Per me l’anima poi è immortale, ma questo esime da un’analisi scientifica, posso solo parlarne in senso metafisico.
D. Venendo nuovamente a te, dicci, quando scrivi? Hai delle precise abitudini nella composizione dei tuoi testi?
R. Amo scrivere nel silenzio di un tramonto. Non solo perché è il momento della giornata che rimane per me, ma anche per le atmosfere. In estate rimango fuori a contatto con la natura, la vicinanza degli alberi per me è curativa. In inverno mi accontento del silenzio di una stanza, con un calice di vino e quando è possibile un caminetto acceso.
D. Che immagini suggestive evochi! Ma dimmi, in modo più prosaico, quanto è difficile pubblicare oggi,  trovare un editore non a pagamento che creda in te, che sia disposto a investire su di te?
R. Non è solo difficile, è snervante, frustrante, talvolta avvilente. Comprendo tutte le difficoltà del caso: quello italiano è uno strano popolo, scrive ma non legge. In questo caso l’offerta supera la domanda e per un editore non deve essere facile sopravvivere o scovare l’ago nel pagliaio. In sostanza scrivere un libro è solo il primo passo in un lunga strada impervia.
D. Bene. Il tuo romanzo avrà un seguito?
R. Il seguito è già stato pensato, ma dipende tutto dai risultati commerciali del primo e dalla bontà degli editori.
D. Ti piacerebbe vederlo al cinema o in TV?
R. Penso che sia il sogno di ogni autore! Se ci pensi, gli autori traspongono il tema del loro film mentale su carta. Vederlo animarsi sarebbe il massimo.
D. Chi potrebbe interpretare Elle? Chi vedresti nel ruolo di Siannon?
R. Per Elle ho pensato ad un’altra Elle! Chi meglio di Elle Fanning potrebbe interpretarla? Ho sinceramente apprezzato la sua interpretazione di Mary Shelley nel film di Haifaa Al-Mansour. Per Siannon sono indecisa: per carisma Eva Green, per fattezze Jessica Chastian. Ma se posso aggiungere una curiosità, ho scovato una fotografa lituana che ha immortalato una ragazza dai capelli rossi nella foresta, praticamente è Siannon! La fotografa si chiama Svetlana Belyaeva, è di straordinaria bravura, ha una pagina Facebook e una Instagram. Vale la pena dare un’occhiata.
D. Vedrò. Rosa, a cosa stai lavorando adesso? Hai nuovi progetti editoriali in cantiere? Stai già scrivendo qualcosa di nuovo?
R. Sto rimettendo mano a nuovi capitoli di Due volte Elle. Il mio sogno è ricavarne una saga, in cui ogni personaggio menzionato nel primo, e tu sai quanti segreti ognuno nasconda, si guadagna il titolo di protagonista del libro.
Benissimo Rosa, grazie per l’intervista a nome del Team GEArtis!
Ti facciamo i nostri migliori auguri per il successo della tua opera prima, che possa essere l’inizio di una luminosa carriera, sperando di leggerti di nuovo molto presto!

                                                                                              Giuditta Di Cristinzi 

giovedì 6 dicembre 2018

LE MIE RECENSIONI

RECENSIONE
DUE VOLTE ELLE
di ROSA P.STAT
Giuditta Di Cristinzi

Mi sono fatto un dono. Ho appena finito di leggere, rapita, DUE VOLTE ELLE, di Rosa P. Stat, romanzo edito a luglio di quest'anno da Astro edizioni nella collana E-sordisco. Si tratta di un'opera prima, ma spero davvero non sia l'ultima per Rosa P. Stat,  pseudonimo colto che rimanda alla locuzione latina stat rosa pristina nomine, nuda tenemus… richiamata da Umberto Eco ne Il nome della rosa,  che cela la vera identità dell'autrice.
Di Rosa dunque non sappiamo nulla se non quello che puoi vincersi dalla lettura ovvero che si tratta di una donna colta,  sensibile e fantasiosa e quello che leggiamo in quarta di copertina: Rosa, dopo studi umanistici, che evidentemente l’hanno appassionata e formata, trascorre un periodo girovagando in Italia e all'estero. Lettrice per passione,  da sempre scrive perché non può fare altrimenti.
Venendo al testo, posso dire che sin  dalle prime pagine, si viene catturati dalla narrazione fantasiosa  e dalla storia, anzi dalle storie. Sì, dalle storie,  perché DUE VOLTE ELLE  racchiude in sé due racconti paralleli:  la storia di Elle, ovvero di Luce, come si scoprirà chiamarsi la protagonista alla fine del racconto, ragazza del nostro tempo alle prese con i problemi dell'adolescenza, quindi con i difficili rapporti con l'altro sesso, con gli amici e con i familiari fino a divenire una giovane donna realizzata nel lavoro ma sola e la storia affascinante e misteriosa di Siannon, una donna adulta e tormentata, bellissima quanto anacronistica, vissuta secoli prima in Inghilterra. Elle sente Siannon.
Ma che legame c'è tra le due donne, tra le due protagoniste vissute a distanza di tempo e spazio?
Siannon è una donna bella e curiosa, intelligente ed esuberante,  che non si rassegna a vivere i limiti della vita che le è stata imposta perché di basso lignaggio.
Concessa in sposa a un uomo deforme e rozzo, si innamora perdutamente di Milton, il signore delle terre in cui vive, ma l'amore clandestino, per quanto ricambiato, si rivela presto impossibile, così l’eroina dalla splendida fiammeggiante chioma viene allontanata sia da Milton che dal marito tradito e  dai poveri figli piccoli e ignari.
Siannon troverà rifugio nel bosco, in una comunità che celebra antichi riti pagani e,  sfidando le convenzioni del tempo,  imparerà a scrivere ma pagherà care le sue intemperanze rispetto all'epoca che l'ha vista nascere.
Se solo fosse avesse visto la luce più tardi...
Anche la storia con Milton lascerà strascichi infiniti e nodi da sciogliere.
Intanto Elle vive il suo tempo, un po' fuori dal tempo, mi si passi il gioco e il bisticcio di parole, ma in fondo nel libro accade proprio così, scontrandosi spesso  con persone e situazioni che non fanno per lei, fino a quando, per caso incontra il suo destino,  sul treno che porta a casa, un destino che aveva già sfiorato da ragazza, a Firenze, su Ponte Vecchio, in un’atmosfera misteriosa e incantata,  tra oracoli e premonizioni.
Questa a grandi linee la trama (vietato dire di più),  trama che va gustata, dipanata e scoperta in  solitaria, personale,  piacevolissima e avvincente lettura.
Notevole il sottotesto, ricco di citazioni colte che aiutano a delineare il profilo misterioso dell'autrice.
Il libro è  commovente, fantasioso e  fantastico,  induce a sognare, a sperare nell'amore perfetto, nel riscatto assoluto,  nei puzzle che si ricompongono per volere del destino e di un ordine superiore.
E’ scritto in una prosa perfetta,  corretta, ma  lieve,  leggera e facile come facili e piane sono le cose buone.
Ottime anche le recensioni in rete: “Una storia d’amore che travalica lo spazio e il tempo.  Avvincente. Un viaggio tra passato e presente. Una narrazione incantata. Incantevole, 5 stelle. Magnetico, …”
Da leggere assolutamente dunque al più presto, magari durante le vacanze di Natale, sperando di poter trovare di nuovo ROSA P. STAT sui banchi di una libreria con un’altra fantastica avventura.

DUE VOLTE ELLE, di  Rosa P Stat,  Astro edizioni, Collana E-sordisco, Edito nel mese di luglio 2018, pagine 127, genere  fantasy romance, Codice ISBN 8833170217, 9788833170213


mercoledì 5 dicembre 2018

A MAMMA

A MAMMA


Hai chiuso pensieri ed esigenze
in un muro di ostinato, 
mortificato silenzio finale 
Come se io non comprendessi tutto!
Pensieri dei miei pensieri 
Sangue del mio sangue 
Anima della mia anima 
Come farò quando non ci sarai più 
Ti cercherò invano in carne ed ossa 
e ti dovrò rinvenire 
in una foto di carta piatta 
Sublimerò il dolore 
guardando una lastra 
di marmo fredda 
E troverò tracce,  
solo tracce di te, 
di quel che è stato, 
di quello che ha permeato 
tutta la nostra esistenza,  
la mia  e  la tua, 
nelle tende candide intagliate 
della mia stanza, 
nelle lenzuola di lino 
ricamate per me,
nella tovaglia orlata finemente, 
nei mobili comprati 
per la giovane sposa, 
speranzosa e ignara, 
nei mille doni quotidiani, 
nelle ricette segrete 
annotate per me,  
nei gioielli regalati, 
nelle pellicce,  nelle borse, 
dei miei stupidi desideri.   
O mamma, 
tutto hai assecondato!
Ti scorgerò ancora, 
solo in parvenza,
nelle case erette 
e in quelle conservate, 
nei soldi risparmiati,  
nelle mille cose stipate 
nella tua casa. 
Cercherò il calore del tuo abbraccio 
in un golfino di lana 
lavorato ai ferri 
con maestria,  
O  mamma che strazio 
pensare ora al distacco, 
quando dovrò rivestire il dolore 
di un dignitoso abito nero, 
quando dovrò ringraziare 
e nascondere la voragine 
che si aprirà cupa 
nel mio cuore 
finché non ci ricongiungeremo 
dietro una compostezza 
che non mi appartiene, 
solo per non travasare 
la mia sofferenza 
e l'angoscia della fine 
nei figli 
O mamma dove ti troverò, 
quando avrò bisogno di parole, 
di consiglio, di aiuto,  
dove sarai? 
Nelle povere cose 
con terrena dimensione,  
nei ricordi,  
nel mio specchio,  
ove cercherò di rinvenire,  
nell'immagine riflessa,  
distorta dalle mode,  
le stesse imperfezioni,  
una linea comune,  una piega, 
 un’espressione del viso,  
una ruga sulla fronte.  
Quante più cose 
avremmo potuto fare insieme, 
quanti rimpianti! 
Lo penso adesso 
che sei divenuta una statua 
di sale e silenzio.
O mamma mia, 
sempre severa, 
sempre asciutta, 
mai troppi vizi,  
“solo una cosa”, mi dicevi, 
apri le braccia consunte,
fammi un sorriso,  
accoglimi nella diversità 
del mio tempo e perdonami, 
ma amami, amami ancora.

 
 
 

                                                                                     Venafro, 1 dicembre 2018

lunedì 3 dicembre 2018

VIAGGI

Gita ad Ischia, isola verde.

Ischia è un vero paradiso terrestre, la più grande delle Isole_Flegree e, la terza più popolosa in Italiadopo Sicilia e Sardegna. Offre talmente tante possibilità e varietà di svaghi da meritare  più di una breve gita. È un’isola di origine vulcanica con sorgenti di acque calde termali in zona Maronti che hanno dato la possibilità di creazione di diversi parchi:  il Castiglione, il Negombo, il Poseidon Aphrodite, il Tropicaleccetera.
Ogni parco termale ha la sua caratteristica: uno è più selvaggio, l’altro più esteso,  uno più adatto alle  famiglie, l’altro preferito dagli stranieri , uno è a terrazzamenti degradanti verso il mare,  l’altro più pianeggiante. In tutti ci sono varie piscine di acque termali alcaline a 32°, 34°,  36° e 38°, saune e bagni turchi, cubicoli, piscine coperte, centri massaggi e benessere, percorsi Kneipp, piscine 40-15° per lo shock termico, insomma varietà per tutti i gusti e le esigenze degli amanti delle cosiddette SPA, acronimo latino che significaSalus per Aquam.
Ischia comprende sei comuni: non solo quello omonimo più famoso ma anche quelli di Barano, Casamicciola, Forio, Serrara Fontana e Lacco Ameno. È detta isola verde, non solo per la lussureggiante vegetazione ma anche per il colore della roccia del Monte_Epomeo che svetta  quasi al centro del territorio ischitano con i suoi 788 metri.  È una bella escursione en plein air per gli amanti del trekking scalare la vetta a piedi o in groppa a un asinello a noleggio fin su in cima, da dove è possibile ammirare in tutta la sua bellezza l’intero Golfo di Napoli.
Ischia è facilmente raggiungibile dal porto di Napoli o da Pozzuoli in aliscafo o in traghetto. Nell’isola ci si può spostare facilmente  con i caratteristici microtaxi, Api Piaggio riconvertiti ad hoc, da una parte all’altra, da Ischia Ponte, che ospita il bel Castello_Aragonese, fino al porto, dalla zona a sud ovest di Panza e Sorgeto, dove le sorgenti calde fluiscono al mare,  alla parte centrale o alla spiaggia dei Maronti.
Molto suggestivo ed elegante è il borghetto di Sant’Angelo, pieno di boutique e locali chic in riva al mare. Una visita merita senz’altro la pasticceria gelateria Calise, un bar con ampio giardino interno, dove si possono gustare le specialità della pasticceria napoletana, comodamente seduti su sdraio anni “60  con sottofondo di musica dal vivo.
La cucina isolana è ricca e gustosa e stranamente il piatto tipico non viene dal mare ma dalla terra ed è rappresentato dal coniglio all’ischitana,  cucinato coi pomodori maturati nei  fecondi orti locali.
Insomma Ischia vale più di una fugace visita perché offre possibilità di vacanza per tutti i gusti, per il relax e il divertimento, dalla primavera all’autunno inoltrato,  e a giusta ragione come Capri è stata nell’antichità la meta preferita di Tiberio, Ischia lo è stata per Angelo Rizzoli che ha contribuito a svilupparne la vocazione turistica e adesso è la meta vacanziera prediletta dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, imperatrice dei giorni nostri.
L’autrice Giuditta Di Cristinzi

                                             Giuditta Di Cristinzi



domenica 2 dicembre 2018

LUOGHI

In viaggio da Mantova a Chianciano, alla scoperta dei luoghi dell’anima. 19 luglio 2018   /   di  Giuditta Di Cristinzi  / Categorie:  I Luoghi Dell'anima

In viaggio da Mantova a Chianciano, benvenuti al Nord!


Occasione una festa di famiglia, qualche giorno fa ho fatto un piacevole viaggio al nord. Sono partita dalla mia terra di Molise e ho attraversato in auto il Lazio, l’Umbria, la Toscana e l’Emilia per giungere fino a Mantova, splendida cittadina Lombarda a misura d’uomo.
Mantova conta circa 50.000 abitanti ed è nota per le architetture rinascimentali che ospita, per il palazzo Ducale o meglio per la città palazzo, il Palazzo Te, le opere del Mantegna, la ricca eredità dei Gonzaga.
Mantova è Patrimonio dell’Umanità per l’Unesco e   di fatto è un’isola sul Mincio, in quanto sin dal XII secolo le fu dato un assetto urbanistico tale da far circondare il centro urbano dai laghi Superiore, di Mezzo, Inferiore e Paiolo.
Mantova – Palazzo Ducale (foto di Giuditta Di Cristinzi)

Le vedute sui laghi sono alquanto suggestive. Al centro della città, poco lontano dall’elegante corso, dal Duomo e dalla Chiesa di Sant’Andrea, c’è parco Virgilio, il polmone verde intitolato al grande poeta che le deve i natali  (Virgilio 70-17 a. C.). “Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope“, il famoso epitaffio che lo ricorda.
Dopo una visita sommaria (la città avrebbe meritato un soggiorno molto più lungo), ho fatto una capatina aLazise, una ridente cittadina in provincia di Verona, affacciata sul  Lago di Garda.
Lazise (foto di Giuditta di Cristinzi)

Lazise è una meraviglia, un posto incantevole a vocazione turistica, una perla all’interno del grande anfiteatro morenico del Garda, caratterizzata dal porticciolo, dalle pregevoli architetture religiose, dalle mura di cinta, dall’ampia Piazza Vittorio Emanuele lastricata a scacchiera e dalla cura con cui sono tenute aiuole e giardini fioritissimi. Tra l’altro è vicina al parco giochi di Gardaland e alla fonte termale di Colà. Merita senz’altro una visita e una sosta nella piazzetta per un aperitivo in un’atmosfera davvero rilassante è sospesa.
Ho proseguito il mio viaggio verso Monzambano dove ho gustato le specialità locali presso Il grande olmo, un ristorante alla carta sito all’interno della Villa dei conti Cipolla, circondata da un grande e curato parco. Squisita l’ospitalità e la cucina, il pranzo è terminato con un delizioso liquorino alla liquirizia offerto dalla casa.  Nel pomeriggio ho fatto una passeggiata a Valeggio sul Mincio o meglio a Borghetto, incluso nella lista dei Borghi più belli d’Italia, paese incantato e antico, caratterizzato dal ponte Visconteo e dalla pista ciclabile, animato dal corso del fiume, da quel che resta dei vecchi mulini ad acqua e da locali che offrono musica dal vivo a tutte le ore.
Terminato il mio giretto, al ritorno ho fatto una sosta tra Modena e Carpi, zona di industrie manifatturiere e outlets, dove mi sono fatta tentare da qualche buona occasione made in Italy.
A metà viaggio, un’ultima piacevole sosta a Chianciano_Terme, centro termale della Val di Chiana. Un gelatino in piazza Italia, arricchita di recente da un gioco di aiuole e fontane, è stato il pretesto per ricordare i bei tempi andati e le tante vacanze fatti a Chianciano con i miei quando ero ragazza.
Ma questa è un’altra storia, il prossimo appuntamento de I luoghi del cuore.

                                                 Giuditta Di Cristinzi

Foto copertina: Chianciano – Piazza Italia (Giuditta Di Cristinzi).


sabato 1 dicembre 2018

LUOGHI: CASTEL DEL MONTE TRANI MATERA

A spasso con Giuditta, da Castel del Monte e Trani a Matera.



Con un nutrito gruppo di vecchi amici e con tutta la mia numerosa famiglia, accomodati in due capienti van, venerdì scorso siamo partiti finalmente alla volta del Sud ad esplorare bellezze mai viste prima. Prima tappa Castel_del_Monte , miracolo di simmetria e simbolismi, ottagonale castello svevo voluto da Federico II, stupor mundi.
Castel del Monte


Seconda tappa, il mare e Trani, gioiello pugliese di pietra chiara, famosa per la processione del venerdì santo: niente da invidiare alla famosa processione dei pasos di Siviglia. La cattedrale, il castello, il palazzo di giustizia, le piazze, i palazzi gentilizi, tutto lastricato con la stessa materia,  ricchezza e simbolo del luogo. Lì abbiamo mangiato pesce cotto e crudo.
Terza tappa Matera.
Da anni desideravo visitare questo gioiello a lungo misconosciuto, osannato da Carlo Levi, scelto daPasolini per giravi il Vangelo secondo Matteo e in seguito ancora set cinematografico di altre fortunate pellicole.
Matera, capitale della cultura 2019, è una città situata su un affioramento roccioso, per lo più un insieme di case scavate nella roccia calcarea con il sistema del “vuoto nel pieno”, nel  Sasso Caveoso e nel Sasso Barisano, separati dal burrone Gravina, scavato dall’omonimo fiume.
La città vecchia è punteggiata di case, grotte e chiese rupestri ricche di affreschi. Appare come un presepe, affascinante di giorno, suggestivo al tramonto, magico la sera con le luci rosa e arancio che lo colorano di bagliori poetici.
Matera
Matera è stata dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità tutelato dall’UNESCO.
Lì abbiamo visitato anche il Museo Nazionale di Palazzo Lanfranchi e quello di Palazzo Midolo (la prima domenica di ogni mese l’entrata ai musei è gratuita), la Cattedrale, San Pietro e San Francesco. Animato di turisti il corso, affollati i ristoranti, noi abbiamo scelto le prelibatezze locali proposte da  Le Baccanti, un locale molto caratteristico dove ci hanno servito tra l’altro crema di fave e cicoria, piatto tipico del posto,  in uno spazio ricavato nella roccia viva.

     Giuditta Di Cristinzi

Copertina: La Cattedrale di Trani (fonte Wikipedia autore Berthold Werner)

Giuditta Di Cristinzi   /   GIUDITTA-DI-CRISTINZI   /   13 JUL