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giovedì 27 ottobre 2022

Scrivere questa sera è un'esigenza, un'urgenza, devo farlo per me, per sfuggire alla realtà, una realtà che non mi piace, mi soffoca. 

Ho avuto la consegna del silenzio. Bene, sto zitta, ma scrivo. 

Quante storie ho in mente, quante ne vorrei vergare, non riuscirò, lo so già. 

Presa dagli impegni della vita quotidiana, la spesa, l'udienza, il corso SSM, il corso di scrittura, mamma, i ragazzi, Claudio, le unghie, la fisioterapia, il pranzo e la cena (ora devo scappare), dimentico di me e della cosa essenziale. Voglio star sola e scrivere, nulla di più.

Bologna 3

... Ho cercato via del Castiglione, sono arrivata fino al numero 7 ma anche palazzo Pepoli i era chiuso quindi ho bighellonato per le strade senza meta, piacevolmente, tutte quante punteggiate di locali, di tavolini all'aperto e gente a spasso finché sono arrivata in piazza Maggiore. Ho trovato un trenino turistico, ho fatto il biglietto e mi ci sono fiondata dentro senza sapere la meta. Il treno ha percorso tutta via Saragozza fin al santuario di San Luca appollaiato sui famosi colli bolognesi. Ho goduto della guida via cuffiette e di una veduta meravigliosa; non sono scesa a visitare l'interno del santuario, sono ripartita per ritrovarmi con Claudietto mio che mi aspettava, finite le lezioni. Bellissimo il panorama e il portico di San Luca


che ho costeggiato a lungo per oltre tre chilometri. Pare sia il più lungo del mondo. I portici sono una particolarità di questa Bologna così magica che pur senza essere una città tra quelle che preferisco in assoluto, trovo tra le più belle al mondo (sarà perchè c'è Claudio mio?!). Ogni volta che vengo, di recente spesso, mi cinge con un abbraccio caldo di mattoncini o intonaci vecchi colorati di rosso e ambra, di  pavimentazioni di marmo, di calore umano.

Alla fine della corsa, Claudio era già in piazza Maggiore ad aspettarmi; siamo andati in un negozio per fare un po' di shopping per lui; timidamente ha chiesto qualcosa e ha voluto il minimo. Siamo tornati contenti a casa, in via del Pratello 21 dove c'è una sede della questura, fatto che mi fa stare più tranquilla. Siamo saliti su a piedi fino al terzo piano, io stanca, lui più tonico, ci siamo riposati un attimo; poi ho tentato di sistemare al vetro delle finestra della cameretta delle tende leggere; ho dato una pulita al soggiorno  e ho pensato che avesse trovato una sistemazione davvero modesta ma che lui sta bene, per divenire a se stesso, per diventare grande. Poi  ci siamo preparati per la cena, abbiamo cominciato a fare telefonate, molti ristoranti erano chiusi, molti già al completo (a Bologna non c'è crisi), finché ne abbiamo trovato uno in centro; siamo arrivati fin lì a piedi, di nuovo, ci siamo immersi nel centro della città che pullula in ogni ora di stranieri, di studenti, di  ricchi bolognesi, di uomini d'affari. 

Lui ha preso una lasagne alla mortadella


e al pistacchio, ricchissima, abbondantissima,  degna della città grassa per antonomasia; poi ha voluto un filetto al fondo bruno. Io invece ho preso una cotoletta alla bolognese, mai assaggiata, avevo voglia di provarla, e abbiamo bevuto fino alla fine la bottiglia di Sangiovese. Riconciliati con tutto siamo rientrati a casa, a piedi; ho contato i passi dalla sua vecchia casa a quella nuova, cento, solo cento. 

Durante il tragitto abbiamo incontrato una coppia di buoni conoscenti venafrani, Angelina Boggia, figlioccia di mamma, e il marito, Nicandro Capocci. E' stato bello salutarli, sentirsi parte di un tutto senza confini.

Poi di nuovo a casa, io a letto con le mie preoccupazioni e lui di là con gli amici a vedere una partita. 

Sono grata...

giovedì 20 ottobre 2022

Bologna 2

...Lui è andato all'università, io invece ho preso un biglietto e sono andata in pinacoteca su via delle Belle Arti,


una pitagorica abbastanza ricca che accoglie un numero considerevole di dipinti del trecento, del quattrocento, del cinquecento e così via, soprattutto di artisti locali, che al momento ospita una mostra con alcune opere di Raffaello. 
Le opere che mi hanno colpito di più però sono state quelle di Guido Reni. 

Al termine della visita ho girovagato un po' per le strade dintorno e ho cercato un ristorantino tipico dove Claudio mi ha raggiunto. Infatti gli ho mandato su WhatsApp la mia posizione in tempo reale, espedienti tecnologici dei giorni nostri, di cui non conoscerei l'esistenza se non fosse per i miei figli. 

Claudio ha preso un piatto di tagliatelle alla bolognese, io dei passatelli in brodo e delle verdure arrostite; quando abbiamo finito, dopo aver sorseggiato un caffè al sole d'autunno, lui è andato di nuovo all'università per ripassare degli appunti e seguire altre lezioni, io ho vagato alla ricerca dei cinesi che mi facessero un bel massaggio. Li ho trovati abbastanza presto e ho approfittato. Stava per venirmi il solito mal di testa perchè non dormo bene, ma dopo 45 minuti sotto le mani esperte di una ragazza garbata e preparata la tensione si è sciolta. 

Sono subito tornata in centro perché avevo tutta l'intenzione di andare a visitare la mostra su Pier Paolo Pasolini,


allestita in occasione del centenario dalla nascita.  In effetti quando sono stata qui a febbraio ho visto che era in programma a partire dal 5 marzo in poi. Resterà fino al 2 novembre, giorno della morte all'idroscalo di Ostia nel 1975. Bene, il martedì era giorno di chiusura. 

Mi sono spostata su via Castiglione per visitare un palazzo storico ma era chiuso anche quello allora ho bighellonato per le strade arrivando fino all'elegantissima Galleria Cavour... 




lunedì 17 ottobre 2022

Bologna

Sono a Bologna.


Sono partita ieri dopo aver fatto udienza col mio tailleur, divisa del tribunale, in treno. Il regionale Cassino - Roma è stato puntuale, la Freccia

invece ha accumulato oltre un'ora e venti di ritardo. Penso che chiederò il rimborso che mi spetta. All'arrivo è venuto Claudio Maria a prendermi. Sono venuta qui a trovare lui. Sono scesa dal treno con un enorme valigia rossa, scomodissima da portare, nella quale avevo stipato tante cose per lui: un piomone sottovuoto, un coprimaterasso, un lenzuolo color rubino, un giubbino per il mezzo tempo, uno più pesante, una busta di taralli venafrani e anche un barattolino di sugo alla bolognese fatto però a Venafro da me. Quando l'ho visto mi sono illuminata ma lui subito si è innervosito perché la valigia era troppo grande e mi ha detto che avrei dovuto spedire tutto con un pacco o comprare su Amazon e in effetti aveva ragione. Il ritardo che avevo accumulato non ha consentito di andare prima a casa e andare poi al ristorante; abbiamo pensato di prendere un taxi e di andare direttamente a mangiare. Le  file per prendere i taxi erano lunghissime e lui si è arrabiato di nuovo ma per fortuna molto scorrevoli quindi siamo arrivati ben presto in via Saragozza 67 dove abbiamo mangiato in un bistrot. Niente di eccezionale. Claudio ha preso dei tortellini

e io, mi sembra, una scamorza nel tegamino con funghi porcini e patate. Quando abbiamo finito  siamo andati a casa sua.
via del Pratello

Sono rimasta sconcertata nel vedere l'appartamento dove abita quest'anno: mi è sembrato peggiore di quello dell'anno scorso. Ad ogni modo contento lui, contenti tutti. Abbiamo dormito stipati nel suo letto ad una piazza e mezzo e quando la mattina mi sono svegliata avrei voluto accoccolarmi vicino a lui e fargli delle moine, ma mi ha detto di lasciar stare. Del resto lui è sempre stato così schivo. Il tempo di prepararci e ho cominciato a fare un po' di pulizie; la casa era davvero sporca. Poi abbiamo lasciato stare e siamo andati a fare colazione in un bel bar in via San Felice; abbiamo preso due cornetti anche per i coinquilini...

segue

Santuario di San Luca

il mio uomo

il mio uomo

ha fiori e aculei

il mio uomo sorride 

e sbraita

il mio uomo 

ama ed esplode

il mio uomo

profuma e punge

gioca e lavora

esce e parla

e riposa

e fa i capricci

e non digerisce

a volte aggredisce

e risolve

è naif

affamato di esistenza 

con me 

vive 



                                                                                    Venafro, 8 marzo 2020


giovedì 15 settembre 2022

Il fascino di Elisabetta


Non so perchè le vicende dei reali mi abbiano sempre tanto affascinato, forse sono per me ormai adulta come le fiabe per una bambina, un volano per sognare, Kate Middleton

una nuova Cenerentola.

I Windsor


come i Grimaldi  Casiraghi,

i miei preferiti, sono le icone forse distorte e patinate della vita che tra gioie e dolori, difficoltà e bellezza, libertà e doveri mette a dura prova tutti, indistintamente.

E così la gioventù scapestrata di Stefania e Carolina di Monaco


è la giustificazione di ogni acerbo sbandamento; la morte disgraziata di una diva come Grace Kelly

è la prova che tutti siamo sottoposti alla tessitura delle Moire; l'incidente di Diana

è strazio che nessuno perdona; la fine di Elisabetta II

è la conferma dell'ineluttabilità della morte. Se è morta lei allora davvero dobbiamo morire tutti, forse in modo meno glorioso e sicuramente senza corona e corteo.  

La morte della regina mi è davvero dispiaciuta; ho seguito molto i servizi in tv e ho sbirciato continuamente su Instagram. Mi ha commosso, nonostante la tarda età e la prevedibilità della fine imminente (mamma è quasi coetanea e...). 

Ho cercato di darmi una spiegazione. Intanto mamma, classe "28, nata monarchica, forse ancora tale, mi ha contagiato questo vivo e affettuoso interesse, poi appunto il sogno, la sublimazione della realtà.

Qualcuno ha detto che il trapasso di Elisabetta in fondo è stato solo la morte di una vecchia signora. E' vero, ma che signora. Per ciascuno di noi è difficile vivere una vita dignitosa e lineare, lavorare per tanti anni, mediare nei rapporti familiari. Figurarsi cosa deve essere stato per lei vivere sovraesposta per settanta lunghi anni, piena di privilegi, ricca senz'altro, ma con tanti doveri. Lavorare ogni giorno, muoversi in una corte piena di persone non sempre fedeli e discrete, calibrare ogni passo, fuori e dentro casa, misurare ogni parola, ogni gesto, ogni espressione del viso, alzarsi, vestirsi, tenersi aggiornata, leggere la posta, rispondere, incontrare persone, da scolaresce a capi di stato, viaggiare, non andare mai al mare, non indossare mai un costume da bagno o un jeans, non poter litigare col marito Filippo


ad alta voce, sopportare le intemperanza di Diana e Carlo,

accettarne la scandalosa separazione, vigilare sui nipoti, leggere pettegolezzi che riguardavano la sua famiglia su tutti i tabloid inglesi e internazionali, uno per tutti, Sarah Ferguson

che si faceva ciucciare l'alluce da un petroliere texano sul bordo di una piscina, accettare l'uscita di scena di Harry

per via di un'attricetta d'oltreoceano, subire il vergognoso scandalo del figlio Andrea,...

E tutto senza apparentemente scomporsi, senza mancare agli impegni, senza pensare di abdicare. 

Ognuno di noi è impegnato sin da piccolo a capire cosa vuole fare da grande e poi a cercare di realizzare le proprie inclinazioni. Lei no. Ha accettato senza muovere ciglio benchè giovanissima il ruolo prestigioso, unico e gravoso che la storia le aveva riservato senza mostrarsene mai seccata.  Ha accettato e ha eseguito, sempre, senza farsi sconti. 

La grandezza di questa donna, l'unicità di Elisabetta II per me risiede nella coerenza al dovere, nella linearità, nell'abnegazione, nell'adempimento della funzione senza tentennamenti per un lungo, lunghissimo arco di tempo, durante il quale le è capitato di tutto: una guerra mondiale, molti viaggi, la Brexit, tanti incontri con primi ministri indigesti,


le gaffes dei suoi, scandali, morti, tradimenti. 

E lei lì, al centro della scena,


con i suoi vestiti colorati impeccabili, i cappelli, la borsetta, le scarpe nere, i capelli acconciati, il rossetto rosa, il sorriso, rassicurante, imperturbabile come l'orlo dei suoi vestiti all'interno del quale venivano cucini pesetti perchè l'abito cadesse a piombo e non svolazzasse con un colpo di vento. Ecco, è come se quei pesetti lei li avesse avuto anche dentro, nei pensieri e nel cuore, per evitare colpi di testa. A renderla ancora più fantastica lo humour, il prestarsi per il bene e la popolarità della monarchia a scene come quella con James Bond e l'orsetto Paddington. Ce lo vedremmo Mattarella a fare una cosa così? Assolutamente no e invece lei si è concessa e scommetto che si è sinceramente divertita per fare da sponsor al suo Paese e alla monarchia, quindi a beneficio dei suoi familiari e dei suoi connazionali tutti. 

Forse avrebbe voluto essere solo una gentildonna di campagna, andare a cavallo, giocare coi cani. Ha fatto altro, egregiamente, è stata la prima della classe, insuperabile, irraggiungibile. 

Se ci fosse ancora Manzoni, sono certa, scriverebbe ancora un'ode come quella al grande Napoleone. Ella fu...

Addio Lillibet, adesso riposa in pace. 

martedì 26 luglio 2022

L'ENIGMA DELLA STANZA 622

Dopo aver letto con piacere La verità sul caso Harry Quebert,


tomo acquistato niente meno che in banca, senza convinzione, ho voluto un altro testo di Joel Dicker per farmi compagnia in questa estate rovente e avvilente sotto vari punti di vista. (Mamma se ne sta andando e nessuno se ne frega tranne me). 

Bene, sono andata su Amazon e ho scelto L'enigma della stanza 622,


un bel volume di oltre 600 pagine. 

Ho iniziato a leggere con lena dalla quarta di copertina ai risvolti i commenti da meraviglie, poi ho cominciato il volume che è scritto in prima persona dall'autore come fosse un racconto autobiografico. In realtà è una fictio, perlomeno al 90 %. 

(Joël Dicker è nato il 16 giugno 1985 a Ginevra, nella zona francofona della Svizzera, figlio di una bibliotecaria e di un insegnante di francese, pronipote dell'avvocato e politico di estrema sinistra Jacques Dicker (1879-1942), ebreo russo emigrato in Svizzera e naturalizzato nel 1915[1]. Dicker è cresciuto a Ginevra, frequentando il Collège Madame de Staël, senza tuttavia essere molto attratto dagli studi. All'età di 19 anni ha preso lezioni di recitazione all'accademia di arte drammatica Cours Florent di Parigi. Un anno dopo è tornato a Ginevra per studiare legge presso l'Università di Ginevra, laureandosi nel 2010.

Il primo romanzo scritto da Dicker è intitolato Gli ultimi giorni dei nostri padri, e racconta la storia del SOE, un ramo segreto del Secret Intelligence Service. Malgrado l'avere terminato la stesura dell'opera nel 2009, inizialmente Dicker non ha trovato alcun editore disposto a pubblicarlo. Nel dicembre 2010, il romanzo ha vinto il concorso del Prix Genevois des Ecrivains, importante premio assegnato ogni quattro anni, riservato unicamente ad opere inedite. Successivamente, il titolare della casa editrice svizzera L'Âge d'HommeVladimir Dimitrijević, lo ha contattato dichiarando il proprio interesse per la pubblicazione del suo romanzo. Dimitrijević era dell'idea di lanciare il libro in Svizzera nell'aprile 2010, ma in seguito ha notato che il tema del libro avrebbe potuto suscitare l'interesse del pubblico francese, proponendo così di posticipare il lancio fino al settembre 2010. Nel mese di giugno però, Dimitrijević è morto in un incidente stradale in viaggio verso Parigi[2].

Nel 2011, viene finalmente pubblicato il romanzo Gli ultimi giorni dei nostri padri per L'Âge d'Homme e curato per la Francia da Éditions de Fallois[3]. In Italia sarà pubblicato nel 2015. Nel 2012 (in Italia nel 2013) viene pubblicato La verità sul caso Harry Quebert, un romanzo che è stato tradotto in 33 lingue[4], premiato con il Grand Prix du roman de l'Académie française nel 2012[5] e da cui è stata tratta una serie tv di 10 puntate. Nel 2015 (in Italia nel settembre 2016) vede la luce il romanzo Il libro dei Baltimorespin-off de La verità sul caso Harry Quebert. Nel 2018 viene pubblicato il romanzo La scomparsa di Stephanie Mailer, mentre nel 2020 viene pubblicato il romanzo L'enigma della camera 622. Fonte Wikipedia)

Non lo è quando parla del suo editore, un certo Bernard de Fallois


che io non conosco. (Bernard de Fallois (1926-2018), professore di lettere classiche, ha scoperto e pubblicato, all’inizio degli anni cinquanta, Jean Santeuil e Contre Sainte-Beuve, due testi inediti ritrovati tra i manoscritti di Marcel Proust. A partire dai primi anni sessanta si dedica all’editoria. Crea i primi libri tascabili in Francia per Livre de Poche, in seguito diventa direttore generale di Hachette (1968-1975), poi amministratore delegato di Presses de la Cité (1975-1987), prima di fondare nel 1987 la casa editrice che porta il suo nome. Amico personale, tra gli altri, di Georges Simenon e Marcel Pagnol, nel 2012 ha scoperto e lanciato lo scrittore svizzero Joël Dicker con il romanzo La verità sul caso Harry Quebert. Fonte La Nave di Teseo.it). 

Prosegue in continuo flashback il racconto di Joel in persona e Scarlett, un fortuito incontro in quel di Verbier, in Svizzera, e i fatti verificatesi anni prima e anni prima ancora nell'hotel ove il protagonista narratore alloggia. 

In sostanza tempo addietro, in un'occasione particolare demoninata Grand Weekend della Banca Elbezer, il presidente della banca stessa, appena nominato, viene ucciso. 

Personaggi, fatti e fatterelli, viaggi, finte spie, amori travolgenti, ricchezze inusitate, espedienti grotteschi contribuiscono a tessere trama e ordito di una storia deludente, farsesca, irreale, che è ben lontana dallo stile e dai contenuti complessi e ben architettati della storia Quebert che non a caso è stata un successo internazionale e fonte per una serie tv. 

Capisco bene che a volte scrivere è difficile, che l'ispirazione fatica a venire, che ci son storie che funzionano più di altre ma questa, caro Joel, proprio non l'ho capita e apprezzata. 

Tra stupidaggini, raggiri, ritrattazioni  e maschere di gomma alla Diabolik ho già scordato chi era l'assassino. Ma forse era tutto un sogno e forse in realtà non c'è stato neanche il delitto!


2020
11 giugno 2020
640 p., Brossura
9788834602249

domenica 24 luglio 2022

Affetti

Sulla linea

Del tempo 

Ridisegno

La geografia 

Dei miei affetti

Continenti

Divengono 

Asterischi








mercoledì 6 luglio 2022

TRE

Sto leggendo con lena l'ultimo romanzo di Valérie Perrin,


Tre,

acquistato dopo aver letto e apprezzato Cambiare l'acqua ai fiori. 

Mi pare di capire che c'è un fil rouge negli scritti della romanziera francese, compagna del regista Claude Lelouch:


l'aver cura, l'estrema cura che i protagonisti mettono verso cose, fiori, animali, dopo eventi traumatici, scioccanti, come se prendersi cura di qualcosa aiutasse a lenire ferite interiori profonde. 

Devo premettere che mi è piaciuto molto di più il precedente, che narrava le vicende di Violette che dopo aver perso drammaticamente la figlioletta, aveva trovato la sua ragione di vita nel prendersi cura dei fiori e dei dolori altrui come custode del cimitero di provincia in cui era sepolta la sua bambina. 

Non sempre gli scrittori riescono a tener fede alle aspettative dei lettori al secondo o terzo romanzo. A volte si continua sullo stesso tenore, a volte si migliora, molto più spesso la qualità cala, forse perchè si scrive non più solo per dar corso a una sincera ispirazione ma anche per esigenze editoriali. 

Detto ciò, vengo a qualche considerazione su Tre. 

Scritto bene, lungo e lento, narra le vicende di tre ragazzi nati e cresciuti nella provincia francese, a La Comelle,  Etienne, il bello del gruppo, Nina, l'unica donna, e Adrien, chiuso e rachitico. 

Etienne ha una bella famiglia alle spalle ma soffre il poco affetto del padre; Nina è cresciuta col nonno Pierre, postino, figlia di una madre degenere e assente e di padre ignoto; Adrien è figlio illegittimo di un benestante uomo sposato che provvede economicamente a lui e alla mamma ma è fondamentalmente assente. 

I ragazzi sono compagni di scuola e stanno sempre insieme, condividono la passione per la musica e hanno il sogno di trasferirsi a Parigi per completare gli studi. Ma le cose si complicano, ovviamente. 

Nina si innamora e si allontana dal gruppo, Etienne mette incinta la sua ragazza che scompare tragicamente, Adrien scrive segretamente un romanzo, il nonno di Nina viene investito da un camion di proprietà della famiglia ricca del suo fidanzato, la casa del nonno viene svaligiata dalla figlia riemersa dal passato. 

Insomma, gli eventi si inanellano e i tre perdono definitivamente la loro verginità. La vita li aggredisce, li afferra nelle spire di una realtà dura da accettare e gestire. 

La narrazione si sviluppa su due livelli e in ordine cronologico: da una parte gli anni della giovinezza, dall'altra quelli della vita adulta in cui i tre si rincontrano per gestire dolori e misteri irrisolti. 

Sono curiosa di vedere come va a finire perchè gli ami lanciati sono tanti così come i nodi da sciogliere, dal ritrovamento di una macchina in un lago con i resti di una persona, alla malattia di Etienne, all'amore di Adrien tenuto per decenni segreto, al ritrovamento della borsa della posta del vecchio postino Pierre Beau morto oltre venti anni prima. 

Perchè a quanto pare il passato non muore mai!



Anche la pietas fugge i sepolcri

 Accade quando chi deve andare è troppo vecchio, quando chi resta è troppo distante o ha dimenticato, quando si ha molto da fare. 

Tutti sono il contrario del pio Enea, questo riscontro in questi giorni. 

Finanche il medico e la sua segretaria non ottemperano allegramente ai doveri di cura. 

E per stasera è tutto. Sono stufa. 

martedì 5 luglio 2022

Mia sorella è figlia unica

Sì, i miei fratelli potrebbero dire questo di me. Lo pensano, è vero, sono diversa, sono altro da loro. 

E' una storia senza fine che mi ha fatto tanto soffrire, che è iniziata prima di me. Un destino segnato. 

Sono sola, lo sono sempre stata. Mamma sta andando e io in effetti non ho nessuno accanto a me, nessuno su cui contare, nessuno da cui avere senza chiedere. 

Dovrei telefonare, chiamare a raccolta, chiedere di stare con me, con mamma, a farci compagnia, a vegliare, ad andare in farmacia, a tenere la mano, a fare quelle cose che non sono capace di fare. 

Non lo farò. Preferisco stare sola. Sono tristemente abituata, non ho un marito, non ho figli, non ho fratelli. Ognuno è per i fatti suoi. E' giusto così, chi ha gli esami, chi è in vacanza, chi aspetta una chiamata, chi ha udienza, chi non si può muovere, chi lavora strenuamente, chi deve addirittura andare a Pamplona. 

Io sono sola. Ne prendo atto e va bene così. Sì, sono figlia unica. 

In fondo lo siamo tutti. Tutti soli al mondo. Ci vuole forza. 

giovedì 30 giugno 2022

A volte scrivo tanto, a volte scrivo poco. Sono discontinua, lo so. A volte scrivo poesie, a volte tento con la prosa, a volte inondo il blog, come durante il periodo del lockdown, quando avevo preso l'abitudine di condividere tutto su Facebook

Mi prendo delle pause, rifletto, cambio orizzonte, cambio meta. L'importante è essere naturali, crederci, fare quello che viene spontraneo. Magari così non otterrò ma nessun risultato, ma non mi importa. E poi, che risultato devo raggiungere? Scrivere? Pubblicare? Vincere  premi? Vivere di scruttura forse? 

Non mi importa. Scrivo solo perchè mi va, perchè mi piace, solo se ne ho voglia, se sono ispirata. Senza pensare alle conseguenze. E' la mia modalità. 

Certo ora non ho troppa voglia di condividere, mi fa sentire troppo esposta. Ai giudizi degli altri, talvolta malevoli.


CESARE CREMONINI

Cremonini sa cantare, sa ballare, sa incantare e commuovere, sa intenerire toccando corde indurite, sa scatenare. 


Sold out all'Olimpico in una bella e torrida notte d'estate in cui tutti vogliono dimenticare il covid, la guerra, i rincari, i problemi. 
Io, il mio più grande, ora lo tengo chiuso nel petto e mi dà pena. 

Mi sento una sconsiderata, qui, nell'afa di Roma, una Roma che ai tempi dell'università sembrava rigettarmi, vomitarmi fuori, verso casa, a sciogliere nodi irrisolti e causava il vomito anche a me, sul quel fetido treno.

Invece ora sono qui, tra le vibrazioni dei bassi, le luci colorate a tratti feroci, le note sparate in aria, un'aria statica eppure sempre in movimento.



Claudio accanto, in blu, centauro perplesso e stupito, a tratti coinvolto, osserva, nota tutto. Il drone, le casse sospese, il prato coperto. 

                                          

                                     




Lui intanto canta e canta e cambia d'abito. Giacca oro, vestito rosso fuoco, pantalone argento e giacca di paillettes blu. Ora ancora una mise, blazer argentato per un uomo tutto lunare al chiaro di luna. 

Migliaia di ragazzine festanti che agitano gli iPhone e smanettano sapientemente sullo schermo tra video e foto. 
Battono le mani a Cesare, sexy, asciutto e muscoloso in canotta nera.    
Suona il piano, suona la chitarra, omaggia Dalla, romantico, sonoro, dinanzi a fiamme vere che si accendono in gruppi di tre sul palco, enorme, sulle note di Ciao. Battiti.

Dum dum dum. 
Claudio vuole sentire 50 Special che potrebbe essere anche l'inno mio, io, una donna di 55 anni che insegue all'incontrario la ragazza di 14 cui bucarono le gomme della gioventù. 
Mi chiedo cosa si prova davanti a una marea di persone che sono lì solo per te; come si sente un uomo col quale almeno la metà delle donne andate ad ascoltarlo e vederlo farebbero l'amore a un solo schioccar di dita? 
Come si fa a non montarsi la testa, a non avere una vertigine, a restare coi piedi a terra? 
Poi mi rispondo. Perché Cesare è quello di PadreMadre. 

Sciamano persone dabbasso.
In quanti ci lavorano a questa giostra, quanta gente vive coi sogni di chi vuole distrarsi per un attimo dalla vita? 

Cesare, che bel nome, scivola tra le labbra in un sussurro.
Cesare, che bella persona, sembra davvero si emozioni a emozionare. 




domenica 24 aprile 2022

 rasa al suolo

la quota del respiro

piccolo uomo buono

avevi sempre 

per noi 

una telefonata

via per sempre 

cornetta e saluti

addio zio nino

dai natali di gaeta 

a venafro 

al cuore dell'umbria

hai volato basso 

ma cortese


giorni faticosi

lenti

carcasse malandate

digrignar di denti

fili burattini scene

teatri e maschere 

(e mascherine)

aiuti sperati

mancati

assenze

fughe

indifferenze

contorni sfumati

tutto da 

ridisegnare 

                                            Venafro, 24 aprile 2022

domenica 10 aprile 2022

dopo l'abbandono rivendico solitudine silenzia parole chiocce e giudizi che come gutta scavano non roccia divengo acqua che scivola verso altri declivi Venafro, 9 aprile 2022

venerdì 8 aprile 2022

Scrivere poesie Fuggire emozioni Cercare parole Nascondere paure Parlare parlare Stemperare tensioni Fare ordinare controllare Sedare il mare in tempesta Incapacità di navigare 8 aprile 2022

venerdì 1 aprile 2022

ALLE TERME 4

 TERME E GITE 


Durante i nostri soggiorni a Chianciano

Chianciano Relax alle Terme

non mancava mai una capatina a Montepulciano e a Pienza

Sono località che adoro e che ho rivisitato più e più volte. 

Ci sono tornata, dopo l'intervento alla tiroide a Pisa, con mamma, Iva e Teresa De Simone, una persona stupenda, dottoressa di Castellammare di Stabia che Iva conobbe in ospedale a Venafro, durante il suo tirocinio, appena laureata. Viveva in albergo, all'Hotel Vittoria, e spesso mamma la invitava a casa da noi a cena la sera. Era un'anestesista, nubile e senza figli, adorava i nipoti e un brutto male, anni e anni dopo l'ha portata via prematuramente. 






Montepulciano dicevo. Salite e discese, ristorantini, cantine, beni artistici. Mi pare sia la città natale del Poliziano e custodisca opere di Andrea della Robbia. Ci sono tornata nel "98, incinta di Pietro, con un camicione a fantasia marrone, forse orribile già allora, e degli zatteroni tozzi che calzavo sempre con grande piacere. Ba!

Quella volta fu con Claudio, Rosy e Giovanni, di ritorno da Forte dei Marmi e (solo loro) dal Palio di Siena dell'Assunta. 

Siena Il duomo

E più di recente ci sono tornata di nuovo con Claudio, Claudio e Maristella. C'era un bel mercatino nella piazza centrale dove ho comprato del formaggio, il buon pecorino di Pienza, altra località che amo. 



Anche a Pienza sono stata più volte. E' il classico borgo toscano, pieno di turisti, che deve il nome al Papa Pio II, Enea Silvio Piccolomini. Nel centro storico, oltre la piazzetta principale con il pozzo antico, ci sono viuzze che guardano sulla valle, che hanno nomi suggestivi, dove tutti amano fare una foto ricordo: via dell'amore, via del bacio, via della fortuna, ...

Lungo il corso principale osterie, enoteche, erboristerie, negozi di ceramiche. (Pienza è un comune italiano di 2 013 abitanti della provincia di Siena in ToscanaSituato in Val d'Orcia, non è molto distante dalla strada statale Cassia e dagli altri due importanti centri della valle, San Quirico d'Orcia e Castiglione d'Orcia. Il centro storico è stato dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità nel 1996. Fonte Wikipedia). 


A Pienza quest'anno ho festeggiato in parte il mio 25° anniversario di nozze. 

E' sempre un gran piacere tornare. 








Per andare da Chianciano a Pienza si passa davanti alla Chiesa di San Biagio detta per la sua monumentalità anche tempio di San Biagio. La chiesa, opera di Antonio da Sangallo il Vecchio ed esempio dell'architettura rinascimentale toscana del XVI secolo, sorge poco fuori dal centro storico della città, in una posizione isolata.E'  una chiesa a croce greca con imponente cupola. Mi pare che san Biagio si ricordi il 3 febbraio e che sia il protettore

 della gola. 


Umanità migrante

Moltissimi anni fa, forse non ero ancora sposata, prima che gli sbarchi divenissero un'emergenza, mi trovai a parlare con mio fratello c...