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domenica 10 settembre 2017
GIUDITTA DI CRISTINZI: Ricetta
GIUDITTA DI CRISTINZI: Ricetta: Scaccia la paura e la paura della paura. Per qualche anno le cose basteranno. Il pane nel cassetto e il vestito nell’armadio. Non dire mio...
Ricetta
Scaccia la paura
e la paura della paura.
Per qualche anno le cose basteranno.
Il pane nel cassetto
e il vestito nell’armadio.
Non dire mio.
Hai preso le cose solo in prestito.
Vivi nel tempo e capisci
che poche cose ti servono.
Accasati.
E tieni pronta la valigia.
È vero quello che dicono:
ciò che deve succedere, succederà.
Non andare incontro alla pena.
E quando arriva,
guardala tranquillamente.
È effimera come la felicità.
Non aspettare nulla.
E abbi cura del tuo segreto.
Anche il fratello tradisce
se si tratta di te o di lui.
Prendi la tua ombra
come compagna.
Scopa bene la tua stanza.
E saluta il tuo vicino.
Aggiusta il recinto
e anche il campanello alla porta.
Tieni aperta la ferita dentro di te
sotto il tetto delle cose che passano.
Strappa i tuoi piani. Sii saggio
e credi nei miracoli.
Sono iscritti da tanto tempo
nel grande piano.
Scaccia la paura
e la paura della paura.
Mascha Kaleko
lunedì 17 luglio 2017
Un'intuizione
Capii che il nostro rapporto era malato di un male inguaribile e che la faccenda sarebbe stata risolta solo con la morte di una di noi due.
Capii che quello era solo un anello di un'ininterrotta perversa catena.
Capii che quello era solo un anello di un'ininterrotta perversa catena.
mercoledì 17 maggio 2017
GUAZZABUGLIO DI GENTE E PENSIERI RECENSIONE DEL PROF. GIUSEPPE NAPOLITANO A "SOLO UNA DONNA"
Guazzabuglio di gente e di pensieri
Curiosa
del mondo e dell’uomo che lo abita, affacciata alla finestra del mondo di tutti
i giorni (peraltro, anche per l’incombente necessità del suo lavoro), non perde
tuttavia il contatto con la vita privata: Giuditta Di Cristinzi sa bene come
esporsi, come mostrarsi, come manifestarsi, conservando comunque la
consapevolezza della sua natura – la propria femminilità vissuta senza
conflitti, anzi nel pieno rispetto delle esigenze che la vita reclama (anima e
corpo, e – si licet – ethos ed eros).
Così scrive per affermare e confermare – ce ne fosse ancora bisogno,
considerando la miopia di certa umanità con la quale si convive e con la quale
ci si confronta e bisogna fare i conti – che, malgrado donna, o per fortuna, ha
voglia di vivere in una sua dimensione, e difenderla, e parteciparla.
La
famiglia ha un posto predominante, nella sua produzione poetica, ma è vissuta
non senza fastidio per i momenti (vivi nella memoria e nel presente) che minano
quella che si vorrebbe una pace protettiva, trasformando invece il familiare cantuccio pascoliano in un “nido dorato di
spine” (o un “carcere dorato”, addirittura). Giuditta non ha paura di
confessare le sue debolezze, ma nemmeno teme (quando lo sente necessario, per
amore di onestà intellettuale) dire le cose come stanno se non stanno bene –
almeno come lei vorrebbe che andassero per andare bene. È capace, se occorre,
“di inventare bugie colorate di fiaba”, come fa con i suoi bambini (quando
hanno paura), ma sente pure la forza di “stracciare le convenzioni”, se la
opprimono troppo (e le fanno paura). Perché ha la forza di una personalità
formata con l’impegno della conquista, ed ora non vuole perdere il suo posto
nel mondo: poeta e donna, professionista rispettata e mamma adorata, ma
comunque se stessa, sempre.
Non
capisce la logica del compromesso, non sa che farsene di vuote formule
d’occasione, tanto meno quando scrive poesie. “Quanto di tempo ho perso / e di
me, per assecondare gli altri?” – non è una domanda retorica e non lo ritiene
giusto, nemmeno con i familiari, con le persone che ama, poiché da tutti si
aspetta la stessa disponibilità che lei stessa offre agli altri. Anche in
poesia, perciò, può affermare di essere libera, di porsi al di là delle mode e
delle convenzioni – “nel cielo eterno” della poesia sente di dover “spiccare il
volo” e proiettarsi oltre il confine dei giorni comuni.
Sa
purtroppo di essere “solo una donna” (ma “sono solo una donna che scrive
poesie” – può sembrare un alibi: è una bandiera), sa di essere – e spesso di
essere ingiustamente considerata – debole, addirittura inaffidabile, ma
reagisce con fermezza e convinzione. Di fronte, a volte, avverte “un muro di
gomma”, anche dove non lo si crederebbe, anche in presenza di chi si conosce e
si fa sfuggente per un malinteso. Allora bisogna recuperare, ricostruire con
pazienza i fili di un rapporto. Mai cedere, mai cadere. Se pure minaccia di
ritirarsi “in un guscio / e abitare i miei pensieri”, sa che non lo farà,
pronta ancora a sopportare e respingere altri attacchi, a sfidare la vita
proprio quando non le dà quel che si aspetta. D’altronde, gli anni passano
“volando, come un battito di ciglia”, e perdere tempo (a chi più sa, più
spiace) è da sciocchi. Ogni ora va vissuta, e meritata.
Perciò
non si butta niente, anche se la vita è una successione di “parentesi” più o
meno assaporate, qualche volta di fretta, qualche volta sciupate… ma si va
“avanti / seguendo il solco del mio solito cammino” (riconoscendo le proprie
orme, ripercorrendo i propri passi, riacquistando sicurezza dagli errori). La
vita è quella che si vive, infatti, non quella che ci sarebbe piaciuto e non
abbiamo saputo o potuto o voluto… La vita è quello che facciamo. È quello che
siamo (“guazzabuglio di gente e di pensieri”, scrive Giuditta). La poesia di
Giuditta Di Cristinzi è “un parto” lacerante, “ma si impone” – le si presenta
cioè inalienabile, e chiede, impone, di uscire, di essere affidata, parola che
urge, alle onde magnetiche sulle quali scorre il pensiero quando si fa
messaggio, comunicazione, comunione.
Il
poeta sa che non può esimersi dal trasmettere continuamente i segni del codice,
fidando nella sua leggibilità – nelle capacità di decodifica che hanno i suoi
destinatari –, anche a scapito della chiarezza profonda, perché non sempre
colui che si connette ha la chiave per aprire davvero, e si limita a cogliere
appena la superficie delle parole che riceve. Peccato: se la poesia è tale,
parla di uno e parla a tutti; racconta una vita sola che può valere per altre
vite; dice quel che non tutti sanno come dire. Giuditta chiude il suo libro con
una serie di “Epigrammi e motti”, e quasi in chiusura mette un “Aforisma” di
icastica densità espressiva, una dichiarazione di guerra a chi non sa (o non
ricorda più) di essere uomo: “Chi non è sereno, sparge veleno”. Lei,
ovviamente, ben conscia della sua natura umana, con i pregi e i difetti che la
contraddistinguono, e tuttavia disposta (passio et ratio) a misurarsi
a misura d’uomo (col manzoniano juicio!),
custodisce il suo equilibrio, sparge miele d’amore sulle ferite del mondo, e
dona – nel darsi con parole di poesia – tutta se stessa, a chi sappia
accoglierla con fiducia.
Giuseppe Napolitano
venerdì 12 maggio 2017
L'ispettore Costa va a scuola...
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Sabato 13 maggio, infatti, si terrà presso l'Aula Magna dell'ISISS A. GIORDANO una conferenza con i ragazzi frequentanti il VA e il VB del Liceo Scientifico dal titolo "Incontro con l'autore".
Parlerò della genesi del giallo, dell'ambientazione in terra di Molise nel primo dopoguerra, dei segreti della scrittura di genere e risponderò alle curiosità dei ragazzi.
Nelle prossime settimane porterò il giallo nelle scuole di Cassino ove è stato adottato come libro di narrativa.
Su STRAGE D'ANIME
Pubblico di seguito la nota che Amerigo Iannacone, scrittore, poeta e critico letterario, ha voluto scrivere sulla mia ultima raccolta di versi. Recensione pubblicanda sul FOGLIO VOLANTE. Lo ringrazio "pubblicamente".
Strage
d’anime
Una
delle piú gravi tragedie di questo scorcio di terzo millennio, forse la piú
grave, è quella dei profughi che fuggono dalle guerre, dalla povertà, dalla
fame, e vengono a morire nel mare Nostrum. Una tragedia di fronte alla quale
nessuno può rimanere indifferente. Tanto meno una persona sensibile come Giuditta
Di Cristinzi. Ed ecco che, appunto, la poetessa venafrana dà alle stampe una nuova raccolta di
poesie, la sesta, dal titolo emblematico Strage d’anime.
Messi ad esergo, questi versi: «La poesia del
viandante è triste / Come è triste il cuore / Di chi / Lascia casa e va / Senza
sapere dove approderà.»
«Il sangue che arrossa ogni giorno le acque del
Mediterraneo – scrive Beppe Costa in postfazione e non si può che condividere –
ha la sua complessa, orribile, disumana ragion d’essere nella enorme ricchezza
economica di pochi. Questa poesia non teme di schierarsi al fianco, vicino al
cuore, degli ultimi, gli umiliati, gli offesi, i rifiutati, le cui vite vengono
spente con una indifferenza che fa rabbrividire. Tuttavia proprio questa poesia
ci fa affermare che fino a quando ci saranno poeti disposti a cantare la
sofferenza, il dolore e la morte, e a riviverli in sé facendoli propri fino in
fondo, in modo tale che la vita e l’umanità possano infine vincere in ciascuno
di noi, non ci vergogneremo di dirci esseri umani.»
Ecco, Giuditta Di Cristinzi si schiera dalla
parte di chi non ha nulla, dalla parte di quei poveri cristi che sperano nella
vita e spesso trovano la morte.
Il linguaggio è semplice, volutamente semplice,
quasi da articolo di cronaca.
Ed ecco, sotto il titolo “Notte”, una poesia che
quasi ci fa vedere un ragazzo durante l’angosciosa traversata: «Sento di avere
la febbre / Dentro questa notte di luna piena / Tremo e ho sete / Disteso,
coperto / Solo da pallide stelle / Le onde paiono cullare / Il mio tormento / Ho
paura / Giungerò / Alla fine di questa notte?»
Giuditta Di Cristinzi, Strage
d’anime, L’Erudita,
Roma 2017, pp. 66, € 12,00. Poesie. ISBN 978-88-6770-209-1.
mercoledì 10 maggio 2017
L'amicizia
"L’uomo d’animo sincero vive soprattutto nella saggezza e nell’amicizia, l’una bene mortale, l’altra bene immortale. L’amicizia è un bene che non ha limiti e si diffonde ovunque, percorre danzando la terra, recando a noi tutti l’appello di aprire gli occhi sulla felicità. Il panorama di un mondo senza frontiere si spalanca di fronte al valore dell’amicizia, un bene che non conosce limiti né distanze.
La necessità della vita o la richiesta di favori possono far nascere un’amicizia, ma ciò che la mantiene salda sono i rapporti coltivati all’interno della comunità.
Un gruppo di persone che si vogliono bene in modo sincero genera fiducia in chi vi partecipa, perché le dimostrazioni reciproche di affetto e la conversazione aperta assicurano pace e serenità mentale.
L’amicizia regala un senso di sicurezza, ma non è tanto dell’aiuto degli amici che noi abbiamo bisogno, quanto della fiducia che essi ci aiuterebbero nel caso ne avessimo bisogno.
L’amicizia coltivata non si riduce a un semplice legame affettivo, ma implica specifiche responsabilità.
Amici e amiche devono esercitare la parrasia, uno stile di vita già noto e praticato dalla filosofia greca classica, che prevede l’obbligo di dire sempre la verità, spiegarsi con chiarezza e parlare liberamente. Questo impegno non riguarda solo la libertà di espressione, ma anche il dovere di mettere sempre al primo posto la verità in nome del bene comune, anche quando la sincerità possa risultare molesta. La parrasia rientra appunto tra i rischi da correre in una buona amicizia.
La pratica della parrasia esige una franchezza assoluta, vieta la falsità e anche l’omissione, preferisce la critica ragionata all’adulazione vanitosa. Ascoltare la verità — e affermarla — è un dovere morale da anteporre a qualunque interesse o ambizione personale.
(Epicuro – Il fine ultimo della filosofia è raggiungere la felicità)"
Maurizio de Tilla, napoletano, presidente dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura
Presidente A.N.A.I.
GIUDITTA DI CRISTINZI: Aforisma
GIUDITTA DI CRISTINZI: Aforisma: Il grano e la zizzania Le parzialità dei genitori sono la zizzania tra i figli.
martedì 9 maggio 2017
GIUDITTA DI CRISTINZI: Strage d'anime Breve storia delle migrazioni II
GIUDITTA DI CRISTINZI: Strage d'anime Breve storia delle migrazioni II: Copertina ...segue Negli anni "70 vi è stata un'inversione di tendenza. Il nostro Paese, storicamente luogo di partenza di m...
Strage d'anime Breve storia delle migrazioni II
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| Copertina |
Negli anni "70 vi è stata un'inversione di tendenza. Il nostro Paese, storicamente luogo di partenza di migranti, ha cominciato ad attirare, grazie al boom economico, donne dell'est europeo, filippine, tunisini, marocchini, slavi. Molti si sono impiegati come collaboratori domestici, o in edilizia, o come venditori ambulanti.
La caduta del muro di Berlino nel 1989 e la frantumazione dell'URSS hanno favorito ulteriori spostamenti verso il nostro paese e poco dopo sono iniziati gli sbarchi dal sud del Mediterraneo.
Rileggere la storia delle migrazioni dunque dimostra che i flussi si sono avvicendati e invertiti negli anni; che si sono creati rapporti di potere a livello mondiale e che tutt'ora c'è un continuo travaso di forza lavoro.
Attualmente, in Italia si grida all'invasione, ma i dati dicono altro. La presenza -registrata- di cittadini non comunitari in Italia nel 2016 è di circa € 4.000,00 di unità.
Quanto agli sbarchi, secondo i dati dell'Alto Commissariato ONU per i Rifugiati, sarebbero stati circa 60.000 nel 2013, 124.000 nel 2014, 153.000 nel 2015, 180.000 nel 2016.
Non sono cifre apocalittiche che un paese industrializzato qual è il nostro non possa sostenere con l'aiuto dell'Europa.
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| Presentazione a Campobasso |
I migranti provengono essenzialmente dalla Nigeria, dal Gambia, dalla Somalia, dall'Eritrea, dalla Guinea e dalla Costa d'avorio. Si tratta di paese tempestati da anni da guerre civili e dittature sanguinarie, da instabilità politica e sociale. La maggior parte di chi si mette in cammino nel deserto e supera a piedi confini e agguati, di chi si affida all'incerta navigazione di un barcone o di un gommone, spesso bambini soli, lo fa per sfuggire alla guerra e alla morte certa.
Questi fatti e le emozioni violente e commosse che ho provato ascoltando quasi quotidianamente notizie di naufragi e di morti in mare aperto, hanno ispirato Strage d'anime, una raccolta di poesie semplici, povere più che mai, prive di retorica e di sovrastrutture dedicate a tutti i migranti del mondo e ai caduti del canale di Sicilia.
mercoledì 3 maggio 2017
STRAGE D'ANIME e LE MIGRAZIONI
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| La copertina |
La questione dell'immigrazione è di grande attualità ed è un tema che appassiona e divide l'opinione pubblica, i media e la politica. Molti i luoghi comuni da sfatare.
In realtà, il fenomeno delle migrazioni è antico quanto l'uomo e va ricostruito e storicizzato per essere ben interpretato.
Gli uomini si muovono da sempre e meno male che sia così, altrimenti la vita del genere umano sarebbe rimasta confinata in Africa. I motivi degli spostamenti vanno rinvenuti essenzialmente in esigenze economiche.
Nelle epoche più antiche l'economia era essenzialmente legata alla pastorizia, al commercio, alla navigazione. Pertanto, molte popolazioni erano nomadi e si spostavano alla ricerca di sostentamento e risorse.
Nel Medioevo il concetto di viaggio mutò e l'economia, legata maggiormente alla proprietà terriera e all'agricoltura, non favorì grandi migrazioni, ma in questo periodo si sviluppò la sete di scoperta e il desiderio di grandi viaggi. Basta pensare ai lunghi itinerari di Marco Polo nel lontano Oriente e alla scoperta epocale di Cristoforo Colombo. Proprio la scoperta dell'America (12 ottobre 1492) segna la fine del Medioevo e l'inizio dell'epoca moderna.
Questo evento segnò l'inizio di una grande emigrazione, forse la più grande di tutti i tempi. Nel '500, nel '600 e nel '700 circa 55.000.000 di persone di spostarono dal Vecchio Continente verso le Americhe, l'Africa e l'Oriente in cerca di fortuna. Colonizzarono questi territori, imposero il loro governo, combatterono le popolazioni indigene e diedero il via alla tratta di circa 11.000.000 di schiavi. Tanti furono infatti i neri forzatamente spostati in America e avviati all'agricoltura nelle piantagioni di cotone.
Tra l'Ottocento e il Novecento molti italiani dovettero espatriare per mancanza di lavoro e risorse; circa 16.000.000 raggiunsero gli USA, il Canada, il Brasile, l'Argentina, l'Australia e in seguito anche i paesi del nord Europa.
Solo negli anni "70, con il boom economico, vi è stata un'inversione di tendenza.... segue.![]() |
| Una foto della presentazione di STRAGE D'ANIME a Campobasso presso la sala consiliare del Comune del capoluogo molisano |
venerdì 14 aprile 2017
GIUDITTA DI CRISTINZI: STRAGE D'ANIME
GIUDITTA DI CRISTINZI: STRAGE D'ANIME: Da pochissimi giorni è nata la mia settima creatura letteraria, il mio settimo libro intitolato STRAGE D'ANIME, una silloge poetica scr...
STRAGE D'ANIME
Da pochissimi giorni è nata la mia settima creatura letteraria, il mio settimo libro intitolato STRAGE D'ANIME, una silloge poetica scritta tra agosto e settembre del 2015, sul tema dell'immigrazione.
Durante l'estate di due anni fa tanti sbarchi di migranti ebbero tragico esito. Quasi quotidianamente i media diffondevano notizie e immagini strazianti e io, emotivamente coinvolta, volli scriverne con annotazioni fattuali. E la creazione fu veloce, istintiva, spontanea.
Ma, tutto considerato, i testi hanno una lunga gestazione: alla composizione seguono revisione, ricerca di un editore, tempi tecnici di pubblicazione, ...
Pertanto sono passati mesi, ma il tema è rimasto tristemente attuale.
Gli sbarchi sono continuati, l'argomento accalora, appassiona, preoccupa, divide. Le soluzioni o perlomeno la ricerca di queste spetta alla politica.
Al poeta ovvero alla donna semplice che sono resta solo la possibilità di parlare, di dire, di scrivere, di esprimere le emozioni provate nel profondo, forse da tutti o almeno da molti, rendere quello che è sentimento comune. E questo ho fatto in assoluta naturalezza componendo STRAGE.
Spero possa piacere.
E' un genere completamente diverso da quello delle ultime pubblicazioni, il giallo IL CASO DI ROCCAVENTOSA e i racconti di SOLO UNA DONNA.
E' poesia, è una raccolta di liriche, questa volte civili e non intimistiche, personali, familiari o amorose.
Ma è comunque il ritorno al mio primo amore, al mezzo più spontaneo e schietto che ho di esprimermi.
La raccolta è preceduta da una prefazione dell'amico filosofo Francesco Giampietri, giovane e talentuoso concittadino, e seguita dalla gentile nota di Beppe Costa, poeta di fama nazionale, che a voluto farmi dono della sua attenzione.
I libro è edito da L'ERUDITA di Roma, Gruppo Giulio Perrone Editore, è stato curato dai redattori Antonio Sunseri e Tommaso Castellana e si avvale della pregevole copertina di Simona Sanzi.
La cortesia
La cortesia non è altro che il sorriso espresso con le parole.
Chi è gentile e cortese sa mettere da parte i propri desideri e la propria posizione sociale a favore del benessere reciproco.
Senza dubbio la cortesia fa piacere e genera socialità.
Alla cortesia si è educati, ma occorre anche un’inclinazione d’animo.
Non è facile mettersi nella testa degli altri, capire cosa pensano, desiderano o vogliono.
La cortesia è opposta al desiderio.
Maurizio de Tilla
(Presidente A.N.A.I.)
martedì 4 aprile 2017
martedì 31 gennaio 2017
Pensieri
L’ossessione della felicità diventa spesso un ostacolo endogeno alla felicità. Anzitutto perché la società consumistica fa brillare davanti ai nostri occhi molte false promesse di felicità legate al consumo di oggetti, all’aspetto fisico, alla riuscita sociale. Coloro che soccombono a queste offerte passano molto spesso da desideri saziati a nuovi desideri insoddisfatti, dunque da una frustrazione all’altra. In secondo luogo, poi, l’edonismo contemporaneo si realizza spesso al prezzo di una costosa ascesa.
Alcuni studi hanno messo in evidenza il fatto che l’infelicità risulta spesso dal fatto che ci si è fissati su degli obiettivi troppo elevati che non si riesce a raggiungere (Frederic Lenoir – La felicità).
martedì 24 gennaio 2017
PREMI
Aprendo la posta, DELITTO PERFETTO AL FARO "Gentile Concorrente,
il suo COMPONIMENTO è risultato finalista del Concorso "Delitto Perfetto al
Faro" ed è stato PUBBLICATO nella Raccolta Troskij Noir IX, che sarà
presentata SABATO 25 febbraio a Monterotondo (Rm) dalle ore 15.30 durante
una manifestazione "W I ROSSI" presso la Sala Conferenze della Biblioteca
Comunale "P.Angelani" al Centro Storico di Monterotondo
il suo COMPONIMENTO è risultato finalista del Concorso "Delitto Perfetto al
Faro" ed è stato PUBBLICATO nella Raccolta Troskij Noir IX, che sarà
presentata SABATO 25 febbraio a Monterotondo (Rm) dalle ore 15.30 durante
una manifestazione "W I ROSSI" presso la Sala Conferenze della Biblioteca
Comunale "P.Angelani" al Centro Storico di Monterotondo
Durante l'evento verranno premiati i migliori RACCONTI degli autori presenti
a Monterotondo.
Il premio è rappresentato da VOLUMI pubblicati dalla nostra Casa Editrice.
Tutti I FINALISTI sono invitati a partecipare."
a Monterotondo.
Il premio è rappresentato da VOLUMI pubblicati dalla nostra Casa Editrice.
Tutti I FINALISTI sono invitati a partecipare."
mercoledì 18 gennaio 2017
IL CASO DI ROCCAVENTOSA
"Dopo
le presentazioni in terra di Molise, a Venafro, Isernia e Monteroduni, è stato
presentato con successo anche a Cassino, il 22 dicembre scorso, l’ultimo libro
di Giuditta Di Cristinzi, IL CASO DI ROCCAVENTOSA, pubblicato nel mese di
luglio 2016 dalla ROBIN EDIZIONI di Roma.
Si
tratta di un giallo di impianto classico, ambientato nel nostro territorio nel
prima dopoguerra, precisamente nel “48, che vede protagonista l’ispettore
Sandro Costa, di origini napoletane. Il giovane e acuto poliziotto si trova ad
indagare sulla misteriosa morte della principessa Donna Clelia Francesca
Papaleo di Roccaventosa. Coadiuvato dagli agenti scelti Parisi e Ferrara,
incontra una molteplicità di personaggi, variegati e ben tratteggiati
psicologicamente. Tra questi, dopo una complessa indagine a tempo, riuscirà a
scoprire l’insospettabile colpevole che resterà celato fino all’ultimo colpo di
scena.
L’autrice,
avvocato e giudice onorario presso il
Tribunale di Cassino, scrive da sempre
per hobby. Ha pubblicato POESIE nel 2003 e FIORI DI MAGGIO nel 2007, con
LIBROITALIANO Editore, GENTE DEL SUD e FILASTROCCHE PER UN ANNO, nel 2012 con
EDIZIONI EVA, SOLO UNA DONNA nel 2015, con ALETTI Editore.
Hanno
contribuito a presentare l’opera al folto pubblico intervenuto la giornalista
Angela Nicoletti, la psicologa Vera Cavallaro e il professore e filosofo
Francesco Giampietri. L’evento, che si è tenuto presso la sala SAN BENEDETTO
della Banca Popolare del Cassinate, è
stato allietato dalle note e dalla voce del noto cantautore Donato Rivieccio.
Copie
del libro sono disponibili on line, su Amazon o IBS libri o presso il MONDADORI
store di Cassino in Corso della Repubblica."
Notizia riportata su COLPO D'OCCHIO
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