La nuova psicosi è il coronavirus e la psicosi è mondiale.
(I Coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Sono virus RNA a filamento positivo, con aspetto simile a una corona al microscopio elettronico. La sottofamiglia Orthocoronavirinae della famiglia Coronaviridae è classificata in quattro generi di coronavirus (CoV): Alpha-, Beta-, Delta-- e Gammacoronavirus. Il genere del betacoronavirus è ulteriormente separato in cinque sottogeneri (tra i quali il Sarbecovirus). WWW.SALUTE.GOV.IT).
Giustamete i cittadini si chiedono "quanto è pericoloso? quanto è vicino a noi? può attaccare noi e i nostri familiari?"
Le notizie si rincorrono, molti moltissimi casi in Cina nella regione di Hubei(08 FEBBRAIO 2020 01:35 Coronavirus, in Cina 722 morti e oltre 31mila contagiati: 4.800 sono gravi La maggior parte delle persone infettate si trovano nella regione di Hubei. La Cina annuncia una possibile riapertura dei collegamenti aerei da e per lʼItalia, ma la Farnesina smentisce: "Resteranno chiusi". Fonte TGcom 24).
Quanti morti in realtà? Quanti in fin di vita? Il regime di Pechino reprime la libertà di informazione e stampa, è sicuro dunque che faccia trapelare solo le notizie che ritiene opportuno.
Che misure assumere, come singoli e come stato? Indossare le famose mascherine?
Ho chiesto informazioni sulla situazione a Roma a mio figlio Alessandro, che peraltro frequenta solo l'università, e mi ha risposto che la situazione è tranquilla e che la mascherina seve solo agli ammalati e non agli altri.
In questo clima di paura, perplessità, dubbio, mi è piaciuto l'atteggiamento assunto dal Governo. Per una volta l'Italia è stata rigida, rigorosa e prudente. Sentiti gli esperti, ha bloccato tutti i voli da e per la Cina tanto da causare il risentimento del paese del Dragone. Freddi adesso i rapporti i diplomatici. Da oriente arrivano apprezzamenti negativi, secondo i cinesi l'Italia ha esagerato. Io non so se è vero, ma mi sembra bello che il Governo abbia tenuto il punto e non si sia piegato come spesso accade e non solo per condivisibili motivi diplomatici. Ho gradito molto anche l'intervento garbato e pacificatore del Presidente Mattarella, che si trova spessoo a parlare con la prudenza del buon padre di famiglia in una famiglia di scapestrati.
Ma intanto mi chiedo: perchè gli paesi, America ed Europa in testa, non hanno adottato le stesse misure? Per non guastare i rapporti diplomatici, economici e commerciali?
Certo, pecunia non olet, ma forse stavolta può uccidere.
Oggi non ho udienza e ho deciso di trascorrere la mattinata in casa come mi capita davvero di rado. Ho fatto un po' di pulizie e ho potato un tronco della felicità.
Fare giardinaggio mi piace molto ed è un'attività estremamete rilassante, forse perchè si sta all'aria aperta e non si pensa.
Poi ho pensato di gratificare Claudio grande e Claudio piccolo con un buon pranzetto per festeggiare San Valentino.
Claudio sicuramente mi offrirà una cena fuori stasera (non ama fare regali. Pazienza, io li adoro -anche un pensierino- e li aspetto come una bambina!), allora per pranzo ho deciso di proporgli un piatto appena provato durante il nostro week end a Bruxelles, che lui a molto gradito: carbonade à la biére con purea di patate.
Sarà all'altezza di quanto mangiato oltralpe? Chissà, comunque vale la buona intenzione.
Non ho la ricetta originale e non l'ho cercata su internet. Ho fatto a modo mio, rielaborando quello che ho assaggiato secondo il mio intuito e il mio gusto.
Ho tritato cipolla, carota, aglio, tre pomodorini per dare colore e un po' di prezzemolo.
Ho fatto soffriggere in abbondante olio, poi ho aggiunto pezzettoni di carne di vitello infarinati.
La farina conferisce cremosità al piatto in cottura. Ho fatto rosolare e poi ho aggiunto una bottiglietta di birra.
Ho fatto cuocere per diverse ore per far seccare tutto il liquido. A parte ho fatto un bel puré di patate che ho arricchito con parmigiano e burro. Poichè non preperarerò il primo piatto, accompagnerò il tutto anche con una baguette del forno Di Mambro scaldata il forno e dei carciofi trifolati in padella con olio aglio e prezzemolo.
Scrivere Gridare io ci sono Consegnare le viscere al mondo
Scrivere Urlo al cielo Bisogno d'aiuto Richiesta d’attenzione
Scrivere Violare il tempo Restare all'infinito
Scrivere Spingere il limite all'eterno
Torgiano,
17 novembre 2018
La poesia è compresa nella mia ultima silloge PETALI e zanzare, sezione ...ALTRI VERSI, ALTRI PENSIERI
che sarà presentata a Venafro il 29 febbraio presso la Palazzina Liberty alle ore 18 circa
(REGOLAMENTO
1) Il concorso è aperto a tutte le donne che desiderano inviare i loro testi purché inediti. 2) Il concorso è diviso in 2 sezioni; – prosa: il racconto presentato non dovrà superare le 8 cartelle dattiloscritte; ogni cartella dovrà essere di circa 30 righe, con 60 battute per riga spazi compresi. – poesia: in numero massimo di 3 per autrice, ogni poesia potrà essere al massimo di 20 versi circa
3) E’ possibile partecipare solo a una sezione del concorso.
4) Il concorso è a tema libero. 5) Gli elaborati con il titolo, in 5 copie dattiloscritte, dovranno essere inviati, in busta chiusa, a:
Centrodonna -13° CONCORSO “LE DONNE PENSANO… LE DONNE SCRIVONO…”
Circoscrizione 6 – via San Benigno 22 – 10154 Torino –
entro e non oltre martedì 23 luglio 2019, (farà fede il timbro postale).
La busta potrà essere consegnata a mano.
I lavori dovranno essere assolutamente anonimi, pena l’esclusione dal concorso. Nella busta grande, dovrà essere inserita un’altra busta chiusa contenente le generalità, il domicilio, il numero di telefono dell’autrice, a quale sezione intende partecipare, l’email, il titolo dell’opera concorrente, qualche cenno biografico, che non deve superare le sei righe, e una dichiarazione che attesti che l’opera è inedita. Alle vincitrici sarà chiesto di inviare una copia del loro testo tramite posta elettronica.
6) Gli elaborati saranno esaminati e valutati da una giuria composta da sei scrittrici e poetesse.
7) Il premio consiste nella pubblicazione delle opere, ritenute idonee dalla Giuria, in un’antologia che uscirà in occasione dell’8 MARZO 2020).
Non so se potrò andare a TORINO l'8 marzo ma sono comunque felicissima del riconoscimento e della pubblicazione.
FEBBRAIO 2019 Lo scorso week end sono stata ad Amsterdam, col mio amore, il mio abituale compagno di viaggi, per festeggiare i nostri compleanni, il 7 io, l'11 lui.
Eravamo già stati nella cosidetta Venezia del Nord (ma trovo ingiusta questa definizione, non si può definire e neanche solo parlare di una città, di una persona, di una cosa, riferendosi ad un'altra senza farle un torto, senza tradire la genuina natura e l'essenza di quello di cui si vorrebbe dire), capitale dell'Olanda, un paese europeo tanto diverso dal nostro, nordico, fresco, ordinato, pulito, con diverse tradizioni culinarie, culturali, politiche e religiose, patria della mia amica Maggie Van der Toorn, scrittrice, animatrice culturale, presidentessa di GEArtis, poliedrica donna di origini olandesi, come suggerisce l'inequivocabile nome, trapiantata felicemente qui da noi in Italia, nel paese del sole, della cultura mediterranea, dell'accoglienza, della buona tavola.
Ebbene, nelle visite precedenti avevamo girato in largo e in lungo per la città (con puntatine all'Aia, capitale politica, e a Delft, famosa per produzione delle deliziose porcellane bianche con decori blue China), facendo tutte le cose "prescritte", cercando di vedere i monumenti più importanti e consigliati, e dunque il bellissimo Van Gogh Museum, uno dei musei più belli della città, sito accanto al Museo Stedelijk, dedicato all’arte moderna e contemporanea.
Il Van Gogh possiede la più ampia collezione di dipinti del pittore cui è intitolato e in realtà, è ben più che solo un museo, è un viaggio nella vita del
pittore, attraverso le emozioni e le evoluzioni che lo hanno portato a
modificare nel tempo la visione del mondo e il modo di
ritrarlo e ritrarsi continuamente in sofferti autoritratti nei quali pareva voler gridare al mondo di esistere. (Ho letto che Vincent era stato concepito dai genitori solo perchè questi avevano perso un figlio. Straziati dal dolore per la perdita innaturale, ebbero un altro bambino, cui imposero il nome del figlio premorto, negandogli, pare, forme di sincero e autentico affetto, autonomia, autoaffermazione, identità. Un'ombra dunque, il giovane si trovò ad essere l'ombra del fratello, ne soffrì, come si può capire leggendo la sua biografia).
Avevamo fatto un bel giro per le vie della città su una biciclettanuova di zecca noleggiata in hotel, e l'avevamo ammirata anche dal basso a bordo di uno dei tanti battelli turistici, navigando tra le le sponde e attraversando i ponti, l'uno dietro l'altro.
Avevamo attraversato più volte Piazza Dam, grande, estesa, aperta, percorsa da tram, bus e biciclette.
La bella piazza è il cuore pulsante della città, animato da turisti, pedoni, mercatini e artisti di strada che in ogni periodo dell’anno affollano questa enorme area acciottolata.
Sulla piazza si affacciano il Palazzo Reale (Koninklijk Paleis), la Nieuwe Kerk(letteralmente “Chiesa nuova”, per distinguerla dalla Oude Kerk, la “Chiesa vecchia”), il Nationaal Monument (un obelisco di 22 metri per ricordare i caduti della Seconda Guerra mondiale). (Una curiosità: “dam” in olandese significa diga. Proprio qui era stata eretta una diga per dividere il fiume Amstel dallo Ij. Ecco com’è nato il nome della città.
Avevamo visitato il Rijksmuseum che ospita dagli inizi del 1800 la più grande collezione di arte fiamminga
del mondo ed è uno dei Musei più grandiosi della città, con
un’architettura elegante. Lì, anni fa (ero incinta del mio secondogenito Ale), ci eravamo incantati dinanzi al famosissimo quadro “La ronda di notte di Rembrandt”.
L’edificio del museo si presenta elegante e maestoso da
trascinare il visitatore nell'atmosfera dell’arte fiamminga.
Amsterdam è arte a tutto tondo e accanto all'arte più classica, c'è da vedere anche lo Stedelijk Museum, il museo d’arte moderna e contemporanea di Amsterdam, in cui sono esposte opere di Picasso e Chagall, della Pop art e del Design industriale.
E poi ci eravamo persi nella natura quasi incontaminata del Vondelpark, un polmone verde meraviglioso, curato, suggestivo, pieno di fiori, laghetti, ponticelli, sede di concerti di musica jazz,
performance acrobatiche, spettacoli di danza moderna, tutto
rigorosamente gratuito. Il parco è il punto di ritrovo per gli
abitanti di Amsterdam.
Questa volta invece abbiamo voluto solo perderci nel ritmo della città, dimenticando i nostri tempi, il lavoro, l'orologio, la famiglia e tutto quello che avevamo lasciato a casa.
Il tempo a disposizione era veramente poco per poter programmare grandi cose. Toccata e fuga.
Ci siamo fatti semplicemente trasportare dal caso, abbiamo camminato incessantemente, esclusivamente a piedi, un passo dopo l'altro, forse decine di migliaia di passi, chilometri, senza accusare alcuna stanchezza, facendo pause ove ne avevamo voglia.
Siamo arrivati venerdì sera con un volo economico di Easy Jet da Napoli Capodichino, molto comodo per noi che viviamo a Venafro, all'aeroporto di Schipol. Da lì è stato semplice arrivare in centro, alla Centraal Station precisamente, anche per noi vegliardi che non parliamo troppo bene l'inglese: due biglietti del treno (sola andata) per € 11.00 complessivi e abbiamo preso il vagone che dopo tre fermate ci ha portati dritto nel cuore della città.
A piedi, sotto una pioggerellina insistente e un freddo vento sostenuto, siamo arrivati in hotel, il Double Tree Hilton, bello e comodo, ove ci hanno accolti con il dono dolce di due cookies al cioccolato.
Il tempo di posare i bagagli e ci siamo mossi subito, indossati sciarpe e cappelli, verso il vicinissimo centro storico: un canale dopo l'altro, una strada dopo l'altra, concentrici, come ad avvolgere un nucleo prezioso, come le volute di una chiocciola -arrotolata su se stessa a proteggere il centro, che si apre e si dipana verso il mondo esterno.
Centinaia di giovani, turisti e locali, personaggi alternativi, decine di localini, ciclisti assatanati e veloci, nel centro si può trovare di tutto: birrerie, caffè, pubs irlandesi, ristoranti italiani per pasta e pizza, grill argentini, cucina etnica, indiana, asiatica, in particolare cinese, giapponese, indocinese (vecchia colonia), pasticcerie, cucina tipica olandese ovvero duch (zuppe di piselli, carne, formaggio, aringhe affumicate).
Noi abbiamo scelto THE CRAMP, per un menu esclusivo a base di pesce caldo e freddo.
Dopo la cena nel ristorante rifinito con piastrelle come fosse stato una semplice pescheria aperta sul porto (dove la mia curiosa attenzione è stata calamitata da una improbabile coppia di mezza età, nordica e alta due metri lei, bionda, ricciola, leziosa nonostante i più "anta", con occhiali in punta di naso, tacchi altissimi argento open toe, abito rosso fiammante con olbò sul retro e cardigan lungo ai piedi adagiato sulle spalle e mo' di soprabito; di colore lui, basso, brizzolato, stazzonato, panciuto, anomimo. Erano seduti l'uno di fronte all'altra, attirando non solo i miei sguardi, si toccavano le dita, si guardavavano, hanno ordinato e mangiato aragosta, poi si sono immersi ciascuno nel proprio telefonino. Alla fine si sono alzati (lui con la camicia tutta impataccata di olio) e sono scivolati nella notte, in chissà quale alcova, in un abbraccio (forse prezzolato) che ho immaginato occasionale, nella città alternativa della trasgressione, ove tutto è permesso e nulla stupisce o dovrebbe.
Intanto noi, invece, rassicurati dal nostro vecchio e convenzionale amore coniugale, lungo ormai un quarto di secolo, siamo entrati nel pieno del quartiere a luci rosse, dove decine di donnine in vetrina ammiccavano ai possibili clienti, spesso aprendo le porte dei bordelli, per invitare i più timidi avventori a entrare. Belle, brutte, giovani, magre, alte, basse, nordiche, mulatte, abbondandi, con occhiali, in due pezzi, in calze a rete, in negligè, tutte truccate più o meno pesantemente, la varia umanità del mondo della notte si offriva variegata ai turisti stupiti o in cerca di evasione, di gioco, di trasgressione e di iavventura.
Ma io non posso non riflettere. Non ci riesco mai, nemmeno quando sono in vacanza, neanche di fronte a una dimensione ludica. Per questo, mentre passeggiavo sotto braccio a Claudio, le guardavo e mi chiedevo come delle figlie di famiglia avessero potuto finire lì. Drogate?, costrette?, studentesse?, in cerca di un altro lavoro? o semplicemente spregiudicate, spensierate al contrario di me?
Chi, pensavo, da bambina vorrebbe fare la prostituta? Chi si vorrebbe mettere a viso aperto, nudo, senza filtri, in una vetrina a dire "per vivere vendo addirittura me stessa"?
Mistero, per me è un mistero, ma si sa l'umanità è troppo varia per etichettare e per stupirsi.
L'uno dietro l'altro anche i coffee shop, affollatissimi da giovani, e i negozi che vivono attorno al fenomeno della liberalizzazione delle droghe "leggere" propinando cookies alla marjuana, cioccolata, calamite, succhi, lecca lecca, souvenirs, ogni cosa che rimandi alle "sostanze" e al gusto di....
Il mattino dopo abbiamo ripreso la nostra passeggiata senza meta per le vie del centro, abbiamo fatto colazione in un negozietto, una sorta di panificio olandese, dove io ho preso un cornetto ricoperto di cioccolato, abbiamo vagato tra i banchi di un mercato alimentare e in molte botteghe che vendevano formaggi. Li adoro. Ne ho assaggiato tanti tipi, stagionati, freschi, alle erbe, fermentati, affumicati, e ne ho comprato un po', sebbene dubbiosa sulla libertà di trasporto in aereo. A pranzo abbiamo mangiato in un ristorante olandese la classicazuppa verde ai piselli, con crostini di pane e pezzetti di wurstel. Buona, e tutto sempre annaffiato da una bella birra fredda locale.
Nel pomeriggio, instancabili e anestetizzati dalla bellezza e dal senso di fuga ed evasione, abbiamo continuato a camminare, attraversato uno dei tanti mercati dei fiori (bulbi di tulipani a iosa), e abbiamo raggiunto la casa di Anna Frank, ove siamo entrati per una pausa caffè e una rispettosa, emozionante, toccante, pietosa visita.
Come hanno fatto otto persone a vivere durante il regime rinchiuse in pochi metri per due anni? Come sono stati scoperti? Chi li ha denunciati? Anne voleva diventare una famosa scrittrice, bene ci è riuscita!
(Aliunde: "La storia di Amsterdam si intreccia con la storia d’Europa e con i tragici eventi della Seconda Guerra Mondiale. Alcuni edifici e luoghi della città, sono testimonianza di quel periodo di orrore e guerra. La Casa di Anna Frank (riconoscibile dalla fila che ogni giorno si forma all’entrata e che
si snoda lungo il canale su cui si affaccia. E' un
luogo carico di storia e di emozione. Oltrepassando la libreria girevole
che porta al nascondiglio della famiglia Frank si fa un salto temporale
e si vive per un secondo dentro il suo diario. Se si vuole evitare la folla dei turisti, si può prenotare la visita on line)
La passeggiata è ripresa verso l'hotel per una pausa prima della cena. Ma lungo il percorso, mentre Claudio gustava una birra in un Guinness pub, io ho fatto un massaggio cinese, bello energico, in uno dei tanti negozi ad hoc aperti sulle strade centrali della città. (Non sono riuscita a farlo al Marin, sala massaggi più famosa e troppo affollata e ho scelto un posticino anonimo che comunque mi ha lasciata rilassata, unta e soddisfatta.)
Dopo la pausa, ci siamo tuffati ancora nelle vie del centro e abbiamo scelto per la cena un ristorante argentino in cui abbiamo mangiato una carne succulenta, io un filetto al sangue, Claudio una entrecote, con baked potato alla salsa all'aglio, pane al burro, vino rosso Mendoza argentino e musica di sottofondo. il locale non era elegante e le recensioni che ho trovato poi su TripAdvisor non erano lusinghiere, ma io sono stata di diverso avviso: mai mangiato carne così tenera, squisita, ben cucinata in vita mia. Merito delle pampas sudamericane o della buona compagnia di mio marito, della voglia di evasione e del buon vino?
Non lo so. Importante è stato il risultato: dieci e lode!
Dopo la cena e un drink in un bar in cui abbiamo assistito ad una agguerrita partita a biliardo tra due ragazze, siamo andati a nanna, per risvegliarci domenica rilassati ristorati ricaricati. Giusto il tempo di una colazione ricca (yogurt olandese, crema alla fragole, frutta secca e cereali, cappuccino e cheesecake) che era già tempo di ripartire per casa, verso i doveri familiari e lavorativi che oggi però sembrano più leggeri.
Viva l'Olanda, paese dei mulini e dei fiori! Viva Amsterdam! Viva i viaggi e l'altrove!
In anteprima l'incipit del mio ultimo libro, l'ottavo, che sarà presentato a Venafro, presso la Palazzina Liberty, durante l'evento culturale organizzato da VENUS VERTICORDIA, Pomeriggio in poesia
PETALI
e zanzare
giuditta di cristinzi
A Claudio, che divide con me la sua vita,
raddoppiando la mia gioia
Prefazione
di Francesco Giampietri
Dopo aver indossato vesti civiche per un’originale incursione nel campo della poesia impegnata attraverso il dispiegamento dell’arte antica della compassione nei versi che compongono Strage d’anime (2017) – versi che danno voce a chi, pur avendo mille cose da dire, è senza voce – con PETALI e zanzare Giuditta Di Cristinzi fa ritorno al cuore della sua poetica, nel dominio della cittadella interiore, sviluppando un moto di riconversione dal mondo, sfondo in chiaroscuro, al registro dell’io.
Non si può non parlare d’amore. L’unica possibilità di beffare la morte, il luogo naturale dei pensieri e dei desideri. Che si stringono intorno al profilo dell’amato che ispira pagine di intenso trasporto emozionale. L’amore che dispone a soffocare le infinite occasioni della vita in un legame esclusivo, lasciando nelle retrovie tutto il resto. L’accordo platonico nel segno della completezza che è sinonimo di totalità che comporta di per sé il sacrificio del mondo. Ma al di là della complicità amorosa, impressa dai baci che assecondano la tensione a sconfinare nel cuore dell’amato, l’amore si dilata investendo la sfera degli affetti più cari. Da Eros ad Agape, si potrebbe dire. Un passaggio incarnato dal volto venerabile della Madre, tempio di virtù inflazionate ornato da liriche di struggente bellezza.
Non si può non parlare del tempo che, nel superamento del crinale della maturità, si insinua nella ripetizione dei giorni appesantendoli. Compromissione della spensieratezza e vago presentimento della fragilità dell’esistente. Il tempo che incide rughe e righe, lasciando la scena all’abbandono. Qualsiasi separazione – persino un distacco marcato dalla costruzione di un muro di giudizi sul fondamento dell’incomprensione – è un’esperienza di morte. Non muore solo l’altro che si allontana o che finisce, ma si assiste alla propria morte nel cuore delle persone amate. Un sentimento cupo che richiede distrazioni, ovvero la necessità di volgere lo sguardo altrove. Per vivere, con animo più lieve, altri giri di giostra.
PETALI e zanzare si presenta, dunque, come un canzoniere privato nel quale qualsiasi lettore può riflettersi rinvenendo frammenti di sé. Perché la materia che gli dà sostanza è il cuore con le sue ragioni nella sospensione, alla quale nessuno può sottrarsi, fra la tristezza e la gioia.
La mia mamma è tanto invecchiata, deve compiere 92 anni, che Dio la benedica.
E' stata attivissima fino a poco tempo fa. Ogni giorno veniva a casa mia, sempre e solo per darmi una mano, e raccoglieva il bucato, piegava i panni, li stirava, rammendava i calzini, preparava un contorno per cena, cuciva,...
Faceva tutto quello che poteva fare nelle sue condizioni, anni prima molto di più.
Mi ha aiutato in tutte le cose di casa e a crescere tre figli.
Sfortunatamente il 6 settembre dello scorso anno è caduta e si è rotto il femore, è stata operata e ha fatto un mese di riabilitazione in una buona clinica di Cassino, la SAN RAFFAELE.
Ha fatto ritorno a casa e da allora vive con una badante, prima rumena, adesso ucraina. Brave donne, per carità, oneste, servizievoli, costrette a stare qui per lavorare e mandare soldi a casa. Io ho considerazione per loro. Ma mamma non le sopporta e non sopporta questa situazione, la dipendenza, il vivere con un'estranea, con una straniera.
Certo, avrei potuto portarla a casa mia (piuttosto scomoda, su tre livelli), ma avrei dovuto comunque affidarla ad una badante perché io non sono quasi mai a casa. E poi mamma, come tutti gli anziani, vuole stare a casa sua.
Io vado a trovarla 2, 3, 4 volte al giorno, mi occupo di ogni adempimento, faccio la spesa, la penso sempre. Mia sorella Adriana vive fuori, ma la chiama ogni pomeriggio alle 17. Iva ci va molto spesso, è affettuosissima, le fa regali, la invita a pranzo a Roccaravindola, si occupa di tutte le sue esigenze mediche e sanitarie. Umberto, quando il lavoro glielo permette, va a prenderla la domenica mattina e la porta a fare una bella passeggiata. Inoltre io prego i miei ragazzi di andarla a trovare spesso o di chiamarla (due vivono fuori), ma capisco che per loro non è piacevole, è un dovere, è pesante, la vedono diversa, trasformata.
Per il resto è il vuoto quasi assoluto. Rarissime le visite, poche le eccezioni e molto diluite nel tempo. Non ci sono amiche cugini colleghe parenti comari vicine di casa che passando da casa sua salgano un attimo a salutare, a vedere come sta, a portarle un dolcetto o una rivista, a dirle una parola buona.
Come è strano tutto ciò! Mamma è stata così buona con tutti, ha rispettato tutti i doveri sociali eppure questo è il risultato. Forse non sono obbiettiva perché è mia madre. Capisco poi che lei è sempre stata riservata, che ha fatto poche chiacchiere con tutti, che la maggior parte delle sue amiche non c'è più, ma la solitudine in cui vive fa male.
Quando ero ragazza andavamo a trovare Emma e Margherita Ciabotti "sotto alla Villa", o Rosa e Franca Di Noto, o qualche parente di Roccaravindola. Adesso è il vuoto.
Ma perché? La vecchiaia fa schifo? Lascia indifferenti? Non dobbiamo diventare vecchi tutti? Secondo me la gente pensa "è campat pur tropp" e tira avanti.
E' vero ma la cosa mi lascia l'amaro in bocca.
Ma il maritino mio bello oggi non lo festeggio? Certo che sì, tanti lustri non possono passare inosservati, anche perché ha avuto una giornata pesante.
Allora piccolo rinfresco allo studio con prosecco e torta rustica, o quiche che dir si voglia. Ho comprato la sfoglia già fatta e, sotto lo sguardo vigile di mamma, l'ho farcita con uova ricotta parmigiano grattugiato mescolati con formaggio a pezzetti fiordilatte prosciutto cotto sale pepe prezzemolo e noce moscata. 40 minuti in forno a 190° ed è fatta.
Per il dolce ho fatto una base morbida (proporzioni: un uovo, 70 gr. di farina, 50 gr. di zucchero, lievito, un pizzico di sale, due cucchiai di liquido -acqua, succo, latte, ...- e due cucchiai di olio di semi). Ho usato 4 uova, ho aggiunto aromi e un po' di Strega e ho cotto a 180° per 45 minuti. Ho decorato con una colata golosa di mele, albicocche sciroppate, granella di pistacchi, noci sbriciolate, zucchero di canna, cannella in polvere e bacche, tutto caramellato sul fornello.
Ho sistemato nelle scatole dei dolci delle pasticcerie (perché io non butto nulla) e ho portato allo studio.
Adesso la macchina profuma in maniera inebriante. Spero che il gusto sia dello stesso livello!
Oggi ritorno alla normalità: studio, Cassino, tribunale, udienza, pausa caffè con le amiche Raffa e Rosanna, briefing in cancelleria, rientro a Venafro, colloqui a scuola con i professori di Claudio Maria, ultimo cucciolo della mia nidiata, rientro a casa, pranzo super veloce, visita a mamma, commissioni a Ponte Reale, compiti con Claudio, un po' di relax col mio blog, spesa, seconda visita a mamma, studio, saluto en passant a mamma, cena e tv.
Salto il Pilatissimo da Nerea. Mi sento un po' in colpa ma proprio non mi va. Sono stanca ma soddisfatta.