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mercoledì 21 maggio 2025

Sicilia bedda

Impossibile non approfittare dei ponti di primavera per fare qualche bel viaggio.

Questa volta abbiamo scelto di farlo in moto con un gruppo di attempati (quasi tutti) biker e siamo stati in Sicilia, una delle mie regioni preferite.


Palermo 




Meraviglie e particolari

Nuova installazione in onore di santa Rosalia 

Arancine a Ballarò 




Souvenir 

Ricci, ostriche e gamberi 

Prelibatezze a Ballarò 

Ortaggi siciliani 

Economici ed enormi

Il nostro pranzo di strada: speciale

Per i ragazzi

Campagna rigogliosa e fiorita


San Biagio Platani 




Decori in pasta di sale






Viene usato ogni possibile elemento per i decori 


Deliziosa cena a Licata 


I tappa: Venafro Napoli porto imbarco GNV PALERMO

I maggio: Palermo Corleone San Biagio Platani Scala dei Turchi Licata 

Siamo tornati in Sicilia, una delle regioni che preferisco, dicevo. 
Il 30 aprile pomeriggio siamo partiti da Venafro in dodici,  con sei moto e siamo arrivati al porto di Napoli; ci siamo imbarcati su una nave  GNV-Grandi navi veloci e abbiamo cenato a bordo in una delle sale del ponte 5 con un po' di cose buone portate da casa: canescioni, cioè  calzoni di verdura, pane con provolone e salsiccia, brioche rustica, frittata di Pasqua, vino rosso e colomba artigianale. Abbiamo ammirato il panorama del Maschio Angioino e del fabbricato rosso della Marina, set di Mare Fuori, allontanarsi alla partenza quindi siamo andati a riposare nelle cuccette. 
Al mattino ci siamo risvegliati a Palermo e facilmente abbiamo attraccato; siamo scesi e ci siano diretti verso il centro storico;  tutti eravamo già stati a Palermo e avevamo visto le cose principali, quindi siamo andati in giro per la città in maniera più o meno libera; abbiamo passeggiato per via Masqueda, abbiamo visto quattro Canti e mi dispiace dire che, per quanto siano meravigliosi  i palazzi che si affacciano su questa piazza detta ottagonale, sono  in totale abbandono per il  degrado delle facciate. Un vero peccato. Abbiamo visitato una chiesa, non ricordo il nome, detta  il quinto canto... 
La maggior parte delle costruzioni sono in barocco siciliano e  risentono dell’influsso spagnolo della dominazione nel sedicesimo secolo. 
Siamo giunti alla cattedrale che abbiamo visitato sommariamente; abbiamo visto la recente installazione  di Santa Rosalia e siamo andati al mercato di Ballarò, veramente affascinante, quasi  orientaleggiante. 
Ecco, mi è sembrato quasi di essere un po' in una medina, di vedere i colori che ho visto di recente in India o Marocco, di sentire i profumi che emanavano dalle bancarelle dei prodotti alimentari, di pesce e frutta e spezie. 
I venditori che proponevano i loro prodotti a voce alta, con teatralità. Il mercato era affollato, vario. Ci siamo fermati a mangiare per strada ma seduti a un tavolo. Abbiamo iniziato a pasteggiare con la birra Messina che producono appunto in Sicilia e io e Claudio abbiamo preso ostriche, ricci, gamberi rossi di Mazara, carciofi ed altre cosette sfiziose e saporite. 
Ho comprato dei grembiuli da cucina con l'effige di don Vito Corleone sopra per i ragazzi e le solite calamite. 
Abbiamo lasciato Palermo e ci siamo diretti a Corleone, giusto per fare una foto sotto il famosissimo cartello. Lì abbiamo incontrato un ragazzo polacco di nome Giovanni, che stava facendo il giro dell'Europa sulla bici; era partito dalla Polonia aveva attraversato tutti i paesi del nord Europa, era arrivato in Spagna e Portogallo, aveva fatto il cammino di Santiago, era tornato indietro, s'era fermato in Italia e aveva apprezzato particolarmente la Sicilia. Prossima tappa Lecce, per poi risalire la penisola lungo l'Adriatico.  
 Quando viaggiamo troviamo sempre persone  interessanti. Mi è capitato di conoscere, in altra occasione, in Grecia, ai piedi dell'Acropoli, un ragazzo spagnolo che faceva più o meno la stessa cosa, girava in bici ma con un gatto. Aveva un account Instagram @gattonomada, che per un po' ho seguito. 
Da Caltagirone siamo andati a San Biagio Platani, dicui pubblico molte foto, che meriterebbe una pagina a parte e alla Scala dei Turchi, Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco,  assolutamente meravigliosa. L'avevo già vista otto anni fa al mattino ed è stato suggestivo vederla al tramonto. Poi abbiamo avuto grandi difficoltà per rimetterci su una strada statale per proseguire il viaggio fino a Licata dove abbiamo pernottato. A Licata era festa, si festeggiava Sant'Angelo, quindi c'era la classica sagra di paese per strada. 
Noi abbiamo mangiato in un ristorante carino, UOVODISEPPIA, un roast beef al tonno davvero speciale e dei  tortelli ripieni di carne con fonduta di parmigiano. Piatti ottimi ma certamente non siciliani. 

Di troppo o troppo poco amore

Seguo la Canovi, ascolto le amiche e annoto le aberrazioni delle storie che si vivono. Uomini e donne insieme per stare meglio che si crocifiggono.  

Parole gravissime, aggressioni, colpi bassi, dipendenze. 

Perché passano i decenni ma non ci si libera di rapporti sbagliati? Cosa si cerca in chi tratta male? 

Il riscatto? Non verrà. 

Il finale diverso? Non verrà. 


E così schiaffoni o strali di parole vengono lanciati. Non sono reato ma uccidono dentro. 


Mamma

  

La mia vita è divisa in due, quasi a metà, con te e senza te, come ha detto Benigni alla sua musa.

Da quando non ci sei, manca l’accettazione, l'amore incondizionato, il perdono e l'indulgenza.

Tento di farti vivere ogni giorno facendo quello che facevi tu.

Vengo a casa, ti chiamo, ti cerco, tocco le tue cose, metto ordine nel disordine delle mie emozioni.

Spazzo il viale, nervosamente, pulisco con furia per annegare il dolore Prendo i vestiti, li guardo.

E poi le scarpe e tutto il resto, lasciato in grande quantità.

Mi sento sola e in verità non c'è nessuno, credo, che abbia minimamente capito cosa mi accade e che abbia davvero cercato di alleviare la pena di averti perduta.

E quando, come oggi, come spesso accade, lui è manchevole, anzi mi aggredisce, non averti più si fa più grave.

                                                                                Venafro, 21 maggio 2025

lunedì 5 maggio 2025

Ci sono donne

 Ci sono donne che a un certo punto non ce la fanno più, donne che si stancano di combattere e soffrire, donne che si ammalano, che gettano la spugna, che hanno perso la speranza e che muoiono.

Dicono basta.

E trovano il coraggio di andarsene piuttosto che imporre la propria volontà, puntare i piedi, separarsi, smembrare una famiglia. 

A Mimma, Lina, Mara e tutte le altre una preghiera ...

sabato 26 aprile 2025

Il fuoriclasse



Lo  chiamavano il fuoriclasse e non era perché sapeva tirare bene in porta per fare gol, no. Piuttosto lui amava i motori e avrebbe voluto fare il pilota o almeno il meccanico.

Forse neanche la mamma gli voleva bene, non era mai riuscita a  volergliene davvero. Lei era troppo giovane e occupata a correre dietro al marito birichino per pensare ai figli, tanto meno al fuoriclasse, un pestifero che nessuno sopportava, un guaio in più in una vita che non le aveva risparmiato nulla, dalla morte del padre in poi. Dunque meno lo vedeva meglio stava. Lo considerava una sorta di punizione divina per chissà quale peccato commesso. 

Mi fai tirare la faccia, gli gridava contro quando tornava da scuola, dai colloqui con i professori o quando qualcuno bussava alla porta in cerca di scuse e riparazione per qualche sua malefatta presto smascherata. 

Fu così che, dopo le scuole medie, anzi dopo quelle più semplici dell'avviamento al lavoro, la madre Amalia pensò di richiuderlo per cinque anni nel seminario. Lì sarebbe stato con Nicola Bianchi, Aldo Furlano e Gennarino Russo. Loro volevano studiare, le madri gli avevano inculcato ambizione e desiderio di miglioramento; speravano di prendere la maturità classica e continuare l'università a Napoli, ognuno per la sua strada. Chi si vedeva già avvocato, chi medico, chi ingegnere. 

E allora Amalia aveva pensato, forse con questi e con i preti si raddrizza. Ma la messa in latino e le litanie non facevano per suo figlio, tantomeno le grammatiche di greco e la tavola degli elementi che non erano proprio il forte di Peppino come non lo era tutto il resto, in un liceo ancora di un certo rigore. 

Gli insegnanti, pur di non averlo tra  i piedi e di non far subire continue distrazioni ai compagni, avevano cominciato a cacciarlo fuori dalla classe il più possibile, nemmeno come punizione ma come tacita tregua, come liberazione da un elemento di disturbo. Del resto anche per i compagni non era più solo motivo di gradito divertimento, ma a volte di eccessivo fastidio. 

In effetti Peppino non era cattivo né stupido, ma proprio non ce la faceva a stare fermo e attento. Dopo un po' di tempo nel banco,  cominciava ad agitarsi, a scuotere i piedi e le gambe, a stracciare fogli di carta dal povero quaderno con la copertina nera e i bordi rossi, a fare pallini e a lanciarli appena il professore si voltava verso la lavagna, a fare piccoli aeroplani che faceva volare sulla testa del compagno più concentrato e studioso o verso la finestra aperta a primavera, a chiedere di andare in bagno. Dopo le tante ore a scuola e la messa e il catechismo con don Albino, i liceali seminaristi tornavano a casa, purtroppo per Amalia, la gran parte per fare ancora  compiti, versioni ed equazioni, Peppino per bighellonare nel rione, smontare e rimontare ogni meccanismo in cui si poteva imbattere. 

Il padre era via tutto il giorno, dietro gonne altrui e alla ricerca di un modo per sbarcare il lunario, la vecchia nonna cafona andava in giro a distribuire il latte per il paese con una grande latta di alluminio e un bicchierone per i travasi tra le mani grosse e tagliuzzate di lato, secche e stanche per le quali nessuna fatica era mai troppo. La sorella più grande, Magda, sedeva alla finestra, Berta filava, la sfotteva Peppino, cuciva e ricamava, aspettava e sperava in un corteggiatore prima che tutte le membra cominciassero a volgere in giù ma la dote non c'era e il corteggiatore non arrivava...

Peppino si allontanava un po', anche per non sentire i richiami stizziti della mamma, Peppì vuoi studiare un poco? Ma che ci vai a fare al seminario, mo ti mando a lezione a don Antonio. Ma i soldi non c'erano per le lezioni private e lui da don Antonio non ci andava. Il tempo passava e giugno si avvicinava, l'anno stava finendo e Peppino di latinorum aveva imparato poco o nulla. Capra.  

Quando uscirono gli scrutini, un giorno prima di San Nicandro, la festa del santo patrono,  Amalia non ci volle credere al miracolo, alla santa manna e alle sue stesse preghiere. Così disse al marito Mario, tu fai  quello che vuoi tutti i giorni, dalla mattina alla sera, stai sempre fuori, ma oggi a sct uaglion pensac t. Vai al seminario e vai a vedere i quadri, vedi Peppino che ha fatto quest'anno che io non ce la faccio. N teng curagg. 

Mario non rispose, non contestò, annuì, prese il caffè, andò in bagno, si rasò bene il viso malandrino, mise un po' di brillantina nei capelli,  indossò il pantalone buono, liso ma ben stirato da Amalia, la camicia bianca, la cintura di cuoio, le scarpe estive bucherellate sulla tomaia, si accese una sigaretta e scese le scale. Passò davanti al Caffè di Cardone, salutò diversi paesani e poi prese la salita verso il seminario, incrociò altri padri che sicuramente erano andati a svolgere la stessa funzione, andare a vedere i quadri. Le mamme erano a casa a cucinare per la festa. Salutò ancora qualcuno, colse sguardi evasivi, arrivò in cima alla salita di  Corso Garibaldi ed entrò nel seminario passando davanti a Dino, il bidello, che forse già sapeva. 

Si diresse verso il cortile porticato e trovò sulla destra affissi i grandi fogli di carta con i responsi di un anno scolastico che al figlio Peppino doveva essere sembrato una ingiusta e inspiegabile punizione, come e più di quelli precedenti. Cercò la classe, scorse i nomi, quello suo, il suo cognome, preceduto dal nome di Giuseppe e colse subito la scritta in rosso, forte, netta, inequivocabile: RESPINTO. 

Maledizione, si sentì mortificato davanti a tutti gli altri genitori che discutevano o si congratulavano. Maledizione alla quella cazzo della moglie Amalia, un'ambiziosa che chissà che voleva, che riscatto cercava, da quando il padre era morto di spagnola ed era caduta con tutta la famiglia in bassa fortuna. Peppino non era fatto per la scuola ma era n brav uaglion. L'avrebbe preso a lavorare con sé, basta scuola, lo avrebbe portato sul suo furgoncino, ai mercati, nei paesi attorno, si sarebbero pure divertiti, gli avrebbe insegnato tante cose e tutto sarebbe andato meglio. Bisognava solo farlo capire alla moglie. La vera testa di zucca era lei, che voleva  il figlio professionista. Teneva la povera Magduccia sua sacrificata sul balcone a infilare gli aghi e Peppino chiuso nei banchi, un mondo al contrario. Certo la colpa era pure sua, troppe assenze, altri pensieri, buoni e cattivi, ma la famiglia ormai non funzionava più così. Doveva occuparsene anche lui. Sarebbe tornato a casa e avrebbe parlato a tutti, a tavola, a ora di pranzo. Avrebbero fatto così, Peppino a lavorare e Magda a scuola, e basta. Amalia avrebbe borbottato per un po' e poi avrebbe accettato. Doveva stare zitta. 

Mentre ragionava su queste cose, stringendo un'altra sigaretta tra le labbra segnate da una piccola cicatrice, arrivò di nuovo davanti al caffè di Cardone. C'era animazione, tante persone che parlavano ad alta voce e andavano avanti e dietro. Arrivò lì davanti, si avvicino a Carminuccio  Iannarelli e chiese che è successo? Zitto, che è sparita la macchina del sindaco, la macchina nuova, una 1100 bianca fiammante. Stamattina è passato, l'ha sfoggiata davanti a tutti, ha suonato il clacson, ha caricato tre, quattro persone ed è andato a fare un giro verso Ceppagna. Poi è tornato, l'ha parcheggiata davanti alla funtana ed è venuto qui per offrire il caffè a tutti. Poi è andata a riprenderla per tornare a pranzo a casa e la macchina non c'era più. 

Mentre Carmine spiegava, qualcuno notò che si alzava un polverone dalle parti della falca. Pochi attimi dopo si materializzò una macchina bianca da quella parte. Si fermò all'incrociò e si parcheggiò esattamente dove qualche minuto il sindaco aveva parcheggiato la sua 1100 bianca nuova fiammante, ora tutta impolverata. Tutti guardavano, il sindaco e gli amici più stretti andarono in quella direzione e anche Mario, che aveva già capito, si aggregò alla piccola processione. Mentre camminavano, lo sportello di sinistra si aprì e Peppino il fuoriclasse scese dalla vettura soddisfatto. Guardò verso il paese e vide gli uomini che andavano verso di lui. scorse il padre e scappò via.  

mercoledì 26 marzo 2025

Il viaggio

 Una ricerca di evasione, ecco, per me il viaggio è soprattutto questo. 

Poi è altrove, conoscenza, immagini, sospensione, cibo, colori, attese, stanchezza, cammino, nuove conoscenze, ...

Una fuga dalla realtà prosaica della vita, dalle responsabilità, dai rapporti stretti, dalle abitudini che io detesto sebbene siano rassicuranti. È nascondersi, diventare altro, uscire dallo schema comportamentale convenzionale, fare, interpretare un altro ruolo. 

Io viaggio con mio marito, "cose romantiche", soprattutto anni fa, andiamo alle terme o facciamo giri in moto; viaggio con la famiglia, ormai solo per  la settimana bianca e poco altro; con un gruppo di amici, specie per classici weekend in Europa; con un altro gruppo, in coppie, in moto,  e con la mia amica Raffaella. 

L'ultimo viaggio è stato in Marocco proprio con Raffa e  con Boscolo, un tour operator che al momento va per  la maggiore che tuttavia ha presentato qualche criticità.


Piatti marocchini

I colori vivaci del Marocco


Spezie e frutta 

Caratteristiche Medine

Marocchini 


In sostanza ho preferito Il cenacolo dei viaggiatori con cui siamo state in India l'anno scorso: un viaggione. 

Quest'anno siamo partiti da diversi aeroporti di Italia per ritrovarci a Casablanca. 

Noi da Ciampino, sul presto, orario scomodo. 

Abbiamo raggiunto Rabat e da lì, con un pulmino, Casablanca dove abbiamo trovato la nostra guida presso l'hotel IDOU ANFA, un buon albergo, con palestra e piscina. C'era anche  la SPA ma non era funzionante per via del Ramadan

Questa è stata una grossa penalità che ha causato diversi disagi durante tutto il viaggio. 

La nostra  guida era un furbone marocchino, di nome  ZAKI, assai sornione, di Agadir, sposato con un'italiana e con due  figli...

segue


 

domenica 2 marzo 2025


Prima che finisca 

L'inverno

Voglio riposare ancora

Prima che finisca

Voglio restare attaccata 

A questa insostenibile 

Voglia di nulla

E di riposo

Mollezza nel letto

Vedo le case

Emergere dal monte

Di fronte a me

Le campane insolenti 

Che annunciano primavera

Il riverbero fioco del sole

E il rumore stonato 

Della tagliaerba che 

Stranamente ha imbracciato 

Oggi mio marito

Forse nostalgico di qualche 

Rombo di motore

Mi turba il nastro

Orribile della ferrovia

Cemento prosaico 

Che conduce prima 

A Roma 

Nella capitale altera

Che nonostante tutto 

Mi ha laureato 

E che ora ha rapito 

Ale

Sequestro senza 

Possibilità di riscatto

Malato di Stoccolma 

Abbandonato il talamo

Tutti disertano il mio letto

Bene

Vorrei disertarlo 

Anch'io 




Rame antico

 


Mamma e nonna e forse anche le loro mamme e nonne avevano le pentole di rame. Sono riuscite a conservarlo, attraverso gli anni e la guerra, per lo più, tramandandoselo, spostandolo da una casa all'altra. Da quella di Porta Nuova, la prima, a quella "nuova" di Corso Campano. 
Adesso loro non ci sono più, la casa di mamma ora è mia ed è tristemente vuota, eppure piena di cose. 
Stamattina sono andata a rassettare un po'; ho deciso che devo darmi una mossa, devo chiudere. 
Allora ho portato qui da me tanto pentolame di rame antico, vecchio, sporco. E ho cercato di lucidarlo come facevano loro, con sale e aceto. C'è voluto olio di gomito, spugnetta e detersivi. Ora dovrò trovargli una collocazione, qui da me, in via Strabone.











Il rame di famiglia ha cambiato di nuovo casa. 

sabato 1 marzo 2025

Da mamma

 Stamattina sono andata ancora una volta a casa di mamma, a sistemare un po', a svuotare gli armadi, a fare scatoloni, a catalogare. C'è ancora, dopo due anni, di tutto: scarpe, borse,  biancheria , filati, stoffe, materiale vario da cucito come cotoni, aghi in quantità, spille, trine, applicazioni. E poi ancora chiavi e serrature, chiavi antiche, posate e piatti. Ogni ben di Dio. Squadre, righe, penne, matite, portachiavi. È difficile mettere in ordine, capirci qualcosa. Mi sono portata a casa molte pentole di rame, ho raccolto dei limoni. Ho riempito un sacco, l'ennesimo, per la Caritas e sono andata a portarlo al punto di raccolta. Ho confezionato 




Lenzuola di nonna, con ricamo ad ago e iniziali GR ricamate da lei a macchina

Lenzuola con applicazioni di tombolo molisano



Botti di rovere di babbo odi nonno P.



















vari scatoli e ci ho scritto su il contenuto. 

Ho ritrovato il ferro col quale nonna si faceva le onde nei capelli. Anni "20, credo. Toccare le loro cose mi fa specie, mettere le mani nei ricordi,  negli scritti, in appunti riservati e borsette è quasi sacrilego. E io sono l'unica depositaria di tutto. Lo dico e lo ripeto. Non mi faccio capace. E quando do via delle cose, tante, spesso, mi pare di buttare un pezzo di loro. 

E non c'è terapia o chiacchiera amicale che tenga per fugare questa sensazione. 


E che ne sarà dopo di me? E che ne sarà delle mie povere o ricche cose? 

venerdì 28 febbraio 2025


 Domani mi sarà affidato un meraviglioso gatto 🐱🐈 rosso. In realtà è una bella gattina di nome India alla quale darò la pappa per sette giorni, durante le vacanze bianche dei padroni. Mi trasformerò con piacere in una cat sitter! 

domenica 23 febbraio 2025

 Formalmente corretta, ma molto risentita, per un pugno di dollari o poco più.

Aspettava lasciti, assegnazioni, rimborsi.



Per intervalla insaniae poco o nulla

 Scampanellano le campane in questa sottile aria della domenica mattina. 


Mi ricordano che c'è una vita frizzante, lì fuori, oltre il vetro che mi cinge al letto come camicia di forza, mentre il cane abbaia e il paese è distesa luminosa. 

Ecco, le campane sfumano nel silenzio e sono il segno dell'alternarsi veloce e incostante delle cose e degli umori che non permette di fare nulla, di portare a compimento quel ha bisogno di più tempo rispetto a quello concesso dagli intervalli insaniae.


 Va bene. 

Mi alzo e vado e prendere un caffè...

Sono solo canzonette

 Ho trovato molto interessante il documentario dedicato a Bennato, andato in onda su RaiUno mercoledì sera. 


Edoardo Bennato era  il cantante preferito da mio fratello Umberto; in particolare lui amava Il burattino senza fili, un LP che gli regalò la allora fidanzata Gianna. Negli ultimi tempi forse Bennato è caduto un po' nel dimenticatoio, ma attraverso il documentario l'ho riscoperto e  molto rivalutato. È stato un importante cantante rock, definito anche punk, ed è stato il primo ad incidere due LP alla distanza di soli 15 giorni l'uno dall'altro nel 1970, Uffa uffa e Sono solo canzonette.

È nato quasi 80 anni fa a Bagnoli. Il padre era un impiegato dell'Italsider e la mamma casalinga.


Ha avuto due  fratelli più piccoli, tutti musicisti;  ha avuto una carriera importantissima. Ha collaborato ad esempio con Gianna Nannini alla composizione del motivo celebrativo dei mondiali di calcio "90, Notti magiche. 

La sua è stata una musica impegnata e innovativa dal punto di vista musicale e dei contenuti, spesso graffianti e di satira politica. Non solo musicista, ma personalità ed artista eclettico, si è laureato in architettura al Politecnico di Milano e, oltre ad essere architetto regolarmente iscritto all'ordine, è un grande disegnatore tant'è che ha  disegnato da solo, con precisione quasi maniacale,  la copertina dell' album La torre di Babele,  mettendo insieme in una sorta di piramide le immagini di numerosi guerrieri di tutte le epoche e  di ogni parte del mondo nella divisa da combattimento. 





giovedì 20 febbraio 2025

 La differenza tra chi ti vuole davvero bene e chi no sta nella accettazione, completa, incondizionata. Chi ti vuole bene prende di te il buono e il cattivo, il bello e il cattivo tempo, i pregi e i difetti. 

Chi non ti vuole bene così prende solo le cose belle, i pregi, la giostra, le idee, le energie e ti abbandona nei problemi, nella noia, nel lamento, nella logorrea.

Incontri

Mentre ero in stazione a Roma,  sono entrata in un bar per fare colazione; ho preso un bel cornetto alla Nutella perché mio marito mi raccomanda di mangiare un po' di più (dimagrisco a vista d'occhio in questi giorni di stress). 
Mentre ero al banco mi sono girata e ho notato una bella signora bionda,  con i capelli lunghi e un cappotto nero. Subito ho notato qualcosa di familiare. "Ma sei Gemma?”

"Sì", timidamente mi ha risposto con la voce e il tono di una persona che non voleva essere importunata. 
Era Gemma Galgani di Uomini e donne. 



Avrei voluto chiederle tante cose ma mi sono limitata a dirle che la seguo e ad augurarle buon viaggio.
Certo, è una figura controversa e non comprendo cosa sia vero e cosa finto nel programma, nei suoi atteggiamenti talvolta eccessivi e nelle reazioni di Tina. 
Ad ogni modo mi è sembrata una donna gentile, che mostra meno anni della sua età, con un viso fresco e tonico, i capelli biondi lunghi e curati, meno alta di quanto appare in TV.

In viaggio

 Sono in transito a Roma Termini. 


Sto andando da Pietro che sta poco bene. Le stazioni sono sempre un ottimo punto di osservazione: incrociare tante persone diverse eccita la mia fantasia, la mia immaginazione. Nemmeno io sto troppo bene in questo periodo. Ho letto l'ultimo post, di metà novembre;  sono passati solo tre mesi; ero felice perché Ale si era laureato e tante cose tornavano al loro posto. Poi  sono passati giorni dopo giorni, ho subito tante sollecitazioni, tanto tanto stress, ho resistito, gestito e poi ho ceduto.  

Ho notato che lo sguardo degli uomini che mi incrociano è mutato: non sono più una bella donna appetibile. Sono una signora attempata senza civetteria, senza nessuna voglia di piacere, di conquistare. 

Sono un po' rammaricata per la mancanza di attenzioni da parte della mia amica. 

Anche lei è in difficoltà ma preserva la sua tranquillità, il suo equilibrio evitando ascolto e lamenti. Io mi sono prodigata in altri momenti.

Va bene, va bene così. Debbo adeguarmi, convogliare questa esigenza di parlare altrove, su altre persone e nella scrittura. 

Tornando al momento, è bello viaggiare.

sabato 16 novembre 2024

Quiete serena

Mentre i giorni d'autunno si inseguono, io sto.





















Sto bene, ferma nel mio sole di novembre, a godermi l'amore sempiterno di mio marito Claudio e la laurea di mio figlio Ale.

Bisogna saper aspettare perché le gioie tornano sempre a casa, prima o poi, mentre consapevolezze crescono. 

Pietro ora è a casa, pacificato e dolce; Claudio Maria è a Bologna, solo,  a tessere la sua tela; Iva c'è, è una certezza; la foto di mamma mi guarda dal comodino. 

Babbo lo penso e comprendo, lo accolgo. Gli amici, una corolla, i viaggi, i libri, le terapie, la Canovi, la Grossi, Roberta, tutti mi fanno buona compagnia. 

L'altra sera, alla festa, ho parlato con Gianna, ho guardato Umberto. Non vado oltre perché non voglio soffrire. Non si può prosciugare un mare. 

L'altra è lontana, distante, fredda e risentita. Aspettava lasciti, poverina, rinchiusa nelle sue assurde aspettative, nelle mancate risposte, in rapporti a senso unico che confermano forte dipendenza affettiva. Mi spiace. Sono piccola,  non tocca a me aiutare, anche perché quando è stato il mio turno non è toccato a loro aiutarmi.

Ale mi ha reso felice. La laurea di un figlio è una grande gioia.

Allora non sono stata così male, o no? 

E oggi ho fatto pure le tagliatelle in casa con la bolognese! 


Per i miei figli

mercoledì 28 agosto 2024

Ultimi giorni al mare

 




Questa mattina mi sono svegliata alle 7:20 e non ho indugiato a letto un minuto di più; ho preso l'Eutirox e fatto colazione, mi sono vestita sommariamente e sono andata al mercato; ho fatto un giro breve e salutato Giovanni;  ho preso un vestitino da dieci euro  da Pasquale. Poi ho comprato cozze e vongole e sono rientrata a casa, ho preparato la borsa del mare e sono scesa in spiaggia, presto, prestissimo, come non capita quasi mai; ho tentato di fare un po' di meditazione, distratta da me stessa e dalle poche persone che passeggiavano sulla spiaggia;  quindi ho deciso di fare un bagno. Mi sono tuffata e ho provato a nuotare come mi ha insegnato Pietro, ho sciolto i capelli nell'acqua fresca, mi sono ritemprata, ho osservato il bagnino in piedi, quasi curvo, sul pattino che remava dalla boa verso riva, ho visto Valeria in pantaloncini che camminava a passi lunghi nell'acqua e altre persone piuttosto anziane. Ora mi asciugo e crogiolo al sole finché posso e poi volo a Venafro da mio figlio Claudio Maria. Vado a salutarlo e cucinerò per lui che domani riparte per Bologna. 

giovedì 15 agosto 2024

Ferragosto al mare




 Se è vero che il blog è un diario allora posso confidarmi.

Sto a Scauri da parecchio tempo. Sono stata da sola, poi è venuto Ale con la fidanzata, poi è arrivato Claudio e anche Claudietto. Abbiamo fatto una puntata a Santorini e poi siamo tornati. Stanchezza, caldo, disordine in casa. Mi ha morso un cane: pronto soccorso,  iniezioni, antibiotico, medicazione,  gonfiore e quant'altro. Un paio di viaggi a Roma per affari.  E adesso ci ritroviamo qui, al lido, alla festa di ferragosto, White party, la festa più scomposta dell'anno.

 C'è una massa di gente che si diverte o fa finta o cerca di divertirsi sotto un tendone sulla spiaggia, a 40 gradi,  bevendo l'inverosimile. Gli ebrei, le dame, i seni rifatti, parecchi, scoppiati, annoiati, amici, beghe.  C'è una ragazza in abito a rete  bianco che vuole essere chic e ha messo un foulard sulla testa alla Valentina Cortese. Non molla un borsello mentre balla, come ci tenesse tutti  i gioielli di famiglia,  un vecchio che si agita e saltella ma è completamente scordinato e fuori tempo, gambe a cerchietto, la "dirigenza", uno spilungone di paese che anima e tiene banco, ventagli che sventolano, la parrucchiera, la mastra,  l'arrapata, la manierata, gli ospiti improvvisi, insomma il solito carrozzone umano.

E poi il sax e Claudio che ci prova ma non ho voglia.

Andate tutti a ...

Tutto questo non mi piace anzi mi annoia un po'.

Umanità migrante

Moltissimi anni fa, forse non ero ancora sposata, prima che gli sbarchi divenissero un'emergenza, mi trovai a parlare con mio fratello c...