Un paese in realtà carino, caratterizzato dalle cascate del fiume Liri, un agglomerato urbano del basso Lazio, in provincia di Frosinone, di oltre 11.000 abitanti, Isola si chiama così perchè il centro storico si sviluppa su un'isola, appunto, formata dal fiume che all'altezza del castello Boncompagni Viscogliosi si divide in due rami che fanno un salto di circa trenta metri, dando vita alla Cascata Grande e alla Cascata del Valcatoio. Dunque un paese italiano "normale", ove vive gente e si sviluppano attività varie, ma che dalle foto che ho scattato evitenzia in tutta la sua gravità e tristezza il grave mutamento sociale ed economico che stiamo vivendo, una crisi cominciata con la faccenda dei mutui sub prime americani del 2008 e continua aggravata adesso dalla pandemia da COVID, che è alla seconda forte preoccupante ondata. LIFE STYLE AVVOCATOAMICO BENESSEREBELLESSERE VIAGGI CUCINA SCRITTURA CREATIVA LIBRI MAMMAeFIGLI
LIFE STYLE BENESSEREBELLESSERE AVVOCATOAMICO VIAGGI CUCINA MAMMA+FIGLI SCRITTURA LIBRIITALIAN STYLE
venerdì 16 ottobre 2020
LA CRISI MORDE
Un paese in realtà carino, caratterizzato dalle cascate del fiume Liri, un agglomerato urbano del basso Lazio, in provincia di Frosinone, di oltre 11.000 abitanti, Isola si chiama così perchè il centro storico si sviluppa su un'isola, appunto, formata dal fiume che all'altezza del castello Boncompagni Viscogliosi si divide in due rami che fanno un salto di circa trenta metri, dando vita alla Cascata Grande e alla Cascata del Valcatoio. Dunque un paese italiano "normale", ove vive gente e si sviluppano attività varie, ma che dalle foto che ho scattato evitenzia in tutta la sua gravità e tristezza il grave mutamento sociale ed economico che stiamo vivendo, una crisi cominciata con la faccenda dei mutui sub prime americani del 2008 e continua aggravata adesso dalla pandemia da COVID, che è alla seconda forte preoccupante ondata. GRANDE GIOIA
Questa mattina Pietro ha fatto l'esame finale, quello che ai miei tempi era la discussione della tesi, perché in effetti gli esami veri e propri, quelli curriculari, li ha finiti da un po'.
La pandemia ha sconvolto tutto, niente seduta di laurea, niente festa, niente viaggio a Napoli presso la gloriosa sede della Facoltà di Ingegneria di Fuorigrotta, dove il 4 novembre del 1981 si laureò mio fratello Umberto (ero piccina), ma ugualmente tanta emozione.
Lui ha studiato tantissimo ed era teso per l'esame. Io mi sono tenuta libera e sono rimasta in casa. Alle 11.30 sono salita su e mi sono messa dietro la porta della sua cameretta, chiusa a chiave, a origliare accarezzando il gatto.
Ho seguito domande e risposte di Meccanica, per me incomprensibili fino a quando il professore ha detto: "Va bene, allora è fatta, lei è praticamente laureato, è andato molto bene e il voto sarà alto, ma non mi chieda quando ci sarà la proclamazione perché io non lo so...".
Il Covid rimescola le carte e detta nuove regole.
Ma non importa. Quello che so è che Pietro, il mio bambino biondo, che ho tanto rimproverato da piccolo, si è laureato (è la triennale) in Ingegneria Gestionale. Ed io ero là, con lui, in lacrime di commozione, dietro la porta, per fargli gli auguri per prima, prima dopo il prof.
Ho pensato a mamma che trovai a passeggiare per strada, tesa, fuori la scuola il giorno dei miei esami di maturità. La storia si ripete, i figli tracciano la loro strada per il fturo, per la vita adulta e i genitori li accompagnano, sempre, ognuno a suo modo, a volte sbagliando, ma sempre con amore, sempre in buona fede.
Come sempre scrivO, scrivo molto e ho ripreso un pochino a scrivere anche sul blog, però non ho più voglia di condividere i post su Facebook soprattutto.
Condivido su Pinterest E su Twitter, ma su Facebook sto evitando.
E' tanto frequentato e le cose vengono letteda molti, gente che mi conosce appena, spesso travisate, come mi è capitato quest'estate da parte di alcune vicino di ombrellone, quindi adesso ci vado un po' con i piedi di piombo. Non ho più tanta voglia di espormi mediaticamente.
CHI VINCERA'?
Ogni giorno una novità, ogni giorno se ne inventano una i miei simpatici bricconi conviventi.
Ieri sera, dopo cena, hanno cominciato a fare esercizi ginnici con una sedia, sfidandosi. Ha cominciato il piccolo e gli altri hanno raccolto senza farsi pregare.
Hanno iniziato a sollevare una sedia della cucina con un braccio teso e poi a tenerla, così in sospensione per quando più tempo possibile.
Per la cronaca devo dire che ha vinto Pietro, Claudio senior ha dato forfait dicendo che si era stancato (e non che non ce la faceva più); Claudietto ha mollato per secondo.
Alla fine dei loro esperimenti, ho provato anch'io e sono riuscita a tenere la sedia quasi per un minuto ricevendo complimenti (?) per i miei bicipiti, in realtà abbastanza fiacchi, i muscoli più deboli che ho.
La vita familiare, anche se spesso faticosa e a volte conflittuale, è divertente e dà sempre grandi spunti, ma soprattutto è protettiva, un rifugio, una copertina calda per proteggersi da tutto quello che c'è fuori.
martedì 13 ottobre 2020
IVA
Domenica abbiamo festeggiato con un pranzo in casa mia sorella IVA che dopo oltre quarantanni di onorata professione di medico, dal primo settembre è andata in pensione.
Iva è una persona meravigliosa, buona come il pane, mia madrina di cresima e madrina di battesimo del mio dolce Ale.
Non si è mai sposata e non ha avuto figli, ha vissuto in casa con mamma per quasi cinquant'anni, prima di trasferirsi a Roccaravindola nell'amata dimora avita.
Si è laureata nel 1978 e dopo il tirocinio in ospedale, le guardie mediche, le specializzazioni e un decennio alla Sanatrix, dove faceva turni lunghi e massacranti, è stata il medico di base, di famiglia, per migliaia di pazienti grati.
Gli anni passano, la tecnologia avanza, la pandemia stressa, e allora Iva ha deciso di andare in pensione. Ha festeggiato con noi, con un ricco pranzo a casa sua. E io le auguro di godere adesso del meritato e tranquillo riposo, magari interrotto spesso e volentieri da viaggi e vacanze.
Oltre un piccolo dono prezioso, le ho fatto fare da Gaetano Visone delle Terrazze una torta al caffè e agli amaretti, decorata con una vecchia foto: Iva, giovane quarantenne, in rosso Valentino, nei corridoi della mia Università, nel giorno della mia laurea, 28 anni fa. Ancora AUGURI IVA!
LA MATTINA HA L'ORO IN BOCCA
Ho speso la mia mattina libera per restare in casa a scrivere completando quasi tutto il mio ultimo racconto.
Poi sono andata con amici a fare una commissione a Ponte Reale. Mi sono fatta riaccompagnare in centro, a Porta Nuova, per andare a fare una messa in piega riccia, veloce e naturale da IVA. (L'adoro, buona, semplice disponibile, non solo perchè si chiama come la mia sorellona). Da un po', a causa del lockdown prima e delle vacanze al mare poi, ho cambiato look. Non stiro più i miei capelli e amo portarli nature, mi sono riconciliata con il mio riccio voluminoso e naturale.
Lì ho incontrato una signora che conosco, con la quale mi sono intrattenuta a chiacchierare del più e del meno e di questa nuova ondata della pandemia.
Ho approfittato di varie commissioni da fare per andare un giro a piedi, in sostituzione della mia camminata campestre mattutina. Il pranzo era già programmato, bello e pronto: pasta all'amatriciana per i ragazzi e contorno di asparagi, per me una ricca insalatona. Ma prima di rientrare sono passata da Zia Lisa per comprare qualcosa di pronto da aggiungere al primo piatto, per gratificare Pietro e Claudio Maria. Ho preso focaccine, peperoni ripieni, zucchine alla scapece e melanzane a funghetti.
Poi sono passata a L'Altro Mondo per fare una ricarica telefonica al mio Claudietto, che ha sempre bisogno di qualcosa, e dagli egizi a comprare un po' di frutta.
Carica di buste sono rientrata a casa di fretta, dove i miei maschi mi aspettavano affamati.
domenica 11 ottobre 2020
PER ALE

e un buon pranzetto tipicamente romano dal Tonnarello,
dove abbiamo mangiato fritti misti, carciofi alla romana, tonnarelli cacio e pepe appunto e tagliata di carne. Con piacere ho notato che nonostante tutto, c'erano turisti, molti stranieri, vestiti leggeri, al solito. Abbiamo attraversato in largo e in lungo il quartiere popolare, passando davanti alla Chiesa principale,

nella Piazza di Santa Maria in Trastevere, e al Monumento a Trilussa.
Mi sono immersa con piacere per più di un'ora nel mondo dei gialli Rai, di tutti gli sceneggiati, oggi fiction, serie, telefilm che ci hanno fatto compagnia per anni e anni di tv.

le indagini del commissario Maigret-Gino Cervi, L'amaro caso della Contessa di Carini, con Paolo Stoppa e Carla Gravina, passando per Il Tenente Sheridan, La Piovra, la prima serie che nel 1984 che è stato la prima forse e la più famosa che ha parlato dei mali d'Italia e della mafia, Linda e il brigadiere, Attenti a quei due con Tony Curtis e Roger Moore, Il tenente Colombo con Peter Falk,

L'ispettore Derrick, Sulle strade di San Francisco, Il commissario Rex, Kojak con il caratteristico pelato Telly Savalas,

Ellery Queen, fino a Imma Tataranni, I Bastardi di Pizzofalcone, Rocco Schiavone e Montalbano. Ma c'erano proprio tutti tutti e io mi ci sono tuffata e persa, ricordando i pomeriggi e le serate trascorse soprattutto in giovinezza dinanzi alla tv.
Eccomi qua!
- Ma non scrivi più?
- Sei sparita dai social!
- Che fine hai fatto?
Le amiche mi chiedono che faccio.
Non scrivo più? Impossibile, scrivere è come respirare. Scrivo sempre, magari altro, oppure sul blog, senza condividere su Faceboook o altrove, ma scrivo, scrivo sempre.
Ho finito il racconto TRAGEDIA GRECA, che adesso deve viaggiare, prendere il suo volo. (E' un'altra avventura "gialla" dell'ispettore Costa (che ha le sembianze di babbo da giovane e si chiama Sandro come lui), finalmente trasferito a Venafro, nel 1949. Quindi la storia si svolge per le vecchie strade del nostro paese e al liceo, il nostro glorioso liceo classico, dove il professore di lettere è morto avvelenato dalla cicuta mentre recitava il ruolo di Socrate nel Fedone di Platone, durante le prove generali, addì 31 maggio 1949 (e qui ci scappa la citazione e l'omaggio a mia sorella Adriana, cui ho dedicato il racconto), mente sostituiva nella parte del famoso pensatore greco il bel professore di filosofia...).
Ora sto scrivendo CORANOVIRUS, una spy story, semiseria sulla sciagura che c'è capitata. (Un goffo presidente degli Stati Uniti, la quinta moglie, un virus che deriva dai pangolini, o forse no, creato in laboratorio, da chi? Perchè? I rapporti commerciali con la Cina, i servizi segreti, il figlio contagiato, insomma una realtà romanzata, ma come si sa la realtà supera sempre la fantasia).Vi renderò conto a suo tempo, perchè purtroppo queste elaborazioni non sono poi così veloci.
E poi c'è stata tutta la vita quotidiana da riorganizzare dopo la lunga estate, l'inizio della scuola, le esigenze dei ragazzi, mamma, la casa, il lavoro. I lavoro più complicato al tempo del COVID, le udienze in presenza e per iscritto e da remoto, i rinvii, i provvedimenti, la nuova organizzazione, ...
Insomma mille cose, a volte meno piacevoli della scrittura spontanea e disincantata, ma necessarie.
Ma comunque, eccomi qui, sempre con la penna in mano o, forse, ormai, con le dita sui tasti di un pc.
venerdì 25 settembre 2020
SETTEMBRE
I ricordi dell'estate
sempre più sfumati, immersi di nuovo negli impegni quotidiani di scuola, lavoro, famiglia, settembre ci rapisce con forza e spingendoci in un'altra dimensione, quella del cominciamento del nuovo anno, forse più sentito adesso che a gennaio.
Un po' traumatico per qualcuno, settembre porta pioggia e abbassamento delle temperature, nuovi progetti e buoni propositi.
Io sono riluttante a tutto ciò ma ho dovuto piegarmi. Ho ripreso da tempo a pieno regime il lavoro, la routine domestica, la spesa, i ragazzi,
le visite a mamma e ancora commissioni, adempimenti, appuntamenti, yoga, spostamenti in auto (vorrei tanto una bicicletta, ma la userei?).
Ho deciso di iscrivermi in palestra ad ottobre e da giorni vado a camminare in campagna tutte le mattine per mezz'ora circa, mezz'ora durante la quale ascolto musica o video YouTube. (I figli mi insegnano tutto questo. Loro ascoltano lezioni di ogni genere sui canali YouTube, appunto, usano le sinfonie di Beethoven come sveglia e i Notturni di Chopin come sottofondo per studiare. E io sono orgogliosa di loro. Quando i genitori smettono di insegnare ai figli, devono cominciare a imparare da loro, tracce concrete di futuro).
Insomma, settembre, un po' di stress e tanti buoni propositi. Buon anno a tutti!
venerdì 4 settembre 2020
TRAGEDIA GRECA
Ieri sera, invitata dalla assessora alla Cultura del comune di Minturno Scauri, professoressa Mimma Nuzzo,
che lavora alacremente alla diffusione del sapere in città, organizzando numerosi eventi letterari, teatrali, artistici in genere, ho assistito con piacere e viva partecipazione alla rappresentazione teatrale della tragedia di Euripide LE TROIANE, rivisitata da una compagnia tutta al femminile, LA GABBIANELLA club,
(
Trasposizione in lingua napoletana da Troiane di Euripide. Regia di Iole Schioppi, con Iole Schioppi, Agnese Laurenza, Caterina Giugno, Roberta Capuano, Josepha Pangia. La guerra
di Troia raccontata dalle vittime finali ed incolpevoli della tragedia. Tutte incolpevoli ad eccezione di una: Elena, la spartana, verso la quale le troiane, ora vedove e bottino di guerra degli achei, puntano l’indice accusatore. Ma è davvero lei la colpevole di tanta sciagura? O piuttosto è anch’ella vittima tra le vittime, condotta al suo destino dalla propria bellezza e dai contorti disegni degli dèi?
Lo spazio scenico è una piazza ed il pubblico è invitato ad assistere ad un processo, quello di Elena.
La voce narrante è fil rouge della storia di quattro nobili donne, uniche sopravvissute alla guerra di Troia, connesse da un comune destino: la schiavitù. Fonte Piazzettadurante.it).
rinominata LE TROIANE, FIGLIE DI UN DIO MINORE? e trasposta in dialetto, rectius, lingua napoletana, una lingua sapientemente recitata e declinata con le sue note grammaticali e sintattiche, affascinante, coinvolgente, espressiva, talvolta intraducibile.
Il lavoro è stato introdotto dalla professoressa Scognamiglio dell'Università degli Studi FEDERICO II di Napoli, ove si è formata JOLANDA SCHIOPPI, autrice, regista e attrice dell'opera.
La rappresentazione è stata relativamente breve, in unico atto, con musiche di sottofondo dal vivo.
La tragedia, nella sua versione originale del V secolo a. C. (longeva la ragazza!), è una delle opere minori del grandissimo tragediografo greco EURIPIDE, famoso per Medea, Ifigenia, Oreste, Le Baccanti,
(Le troiane, o Le troadi (in greco antico: Τρώαδες), è una tragedia di Euripide, rappresentata per la prima volta nel 415 a.C., durante la guerra del Peloponneso. Tra le tragedie greche è considerata la meno "teatrale", la più statica.L'opera ebbe il secondo premio alle Grandi Dionisie ateniesi del 415 a.C., vinte dal quasi sconosciuto Senocle. La città di Troia, dopo una lunga guerra, è infine caduta. Gli uomini troiani sono stati uccisi, mentre le donne devono essere assegnate come schiave ai vincitori. Cassandra viene data ad Agamennone, Andromaca a Neottolemo ed Ecuba ad Odisseo. Cassandra predice le disgrazie che attenderanno lei stessa e il suo nuovo padrone una volta tornati in Grecia, ed il lungo viaggio che Odisseo dovrà subire prima di rivedere Itaca. Andromaca subisce una sorte terribile, poiché i Greci decidono di far precipitare dalle mura di Troia Astianatte, il figlio che la donna aveva avuto da Ettore, per evitare che un giorno il bambino possa vendicare il padre e porre fine alla stirpe achea. Successivamente Ecuba ed Elena si sfidano in una sorta di agone giudiziario, per stabilire le responsabilità dello scoppio della guerra. Elena si difende ricordando il giudizio di Paride e l'intervento di Afrodite, ma Ecuba svela infine la colpevole responsabilità della donna, fuggita con Paride perché attratta dal lusso e dall'adulterio. Infine, il cadavere di Astianatte viene riconsegnato ad Ecuba per il rito funebre, Troia viene data alle fiamme, e le prigioniere vengono portate via mentre salutano per l'ultima volta la loro città. Fonte WIKIPEDIA) ed è stata presa come spunto e calco per una serie di riflessioni, sulla guerra, sulla dignità umana, sulla condizione delle donne e di chi, in genere, è costretto a subire azioni e torti dai potenti della terra, quasi come se alcuni fossero figli di un Dio minore (e questa lettura mi riporta al mio recente post SONO FEMMINISTA? Per inciso, no, non lo sono ma detesto le discriminazioni, condanno quell'ottuso pensiero maschilista che postula una "inferiorità" della donna, convinta come sono della parità ontologica di tutti i rappresentanti del genere umano).
Ebbene, la rappresentazione, molto suggestiva, nella corte del castello baronale di Minturno,
nel cuore del centro storico, è iniziato con un monologo della bella Elena di Troia, in sfolgorante abito rosso, a simboleggiare la sua abbagliante bellezza, causa di tutto, presto ridotta in nero luttuoso. E' seguito il coro, costituito da tre donne (nell'antica Grecia era di 12 elementi), che camminavano, si muovevano e recitavano all'unisono. Poi è stata la volta dell'invettiva della regina Ecuba contro gli dei, una Ecuba non solo detronizzata, vedova e "orfana" (non esiste termine a indicare il dolore massimo) dei figli, ma ridotta in schiavitù al servizio niente meno che di Odisseo, quell'Ulisse artefice dell'inganno che ha vinto Troia dopo 10 anni di guerra; grande e poderosa la recitazione, vibrante, passionale, fisica, con espressioni del viso delle attrici che traducevano prima delle parole, lo sprezzo, il dolore, la disperazione; dopo la mamma, è stata la volta di Cassandra, la figlia veggente, mai ascoltata, presa da un raptus che sapeva di esaltazione e quasi di follia; infine la mite ANDROMACA, cui hanno ucciso non solo il valoroso marito, ma anche l'innocente figlioletto, scaraventato dalla rupe, per timore che, una volta cresciuto potesse vendicare la patria e il padre. Insieme, le tre troiane sconfitte, vestite a lutto, si scagliano contro la bella Elena in veste scarlatta gridandole più e più volte "spartana, spartana, sei solo una puttana", con espressioni truci, torve di rabbia e livore, con volti prostrati e capigliature disfatte (essendo una riccia indisciplinata anch'io, vorrei chiedere ad ECUBA, ma come fai a pettinarti?). Elena cerca invano di difendersi: non è stata colpa sua, ma della bellezza, dell'amore, degli dei, di Afrodite, della scommessa, ...
Alla fine una corale riflessione sulla negatività della guerra e su ogni genere di sopraffazione che leda la dignità dell'essere umano.
Recitazione magistrale, in napoletano stretto, ottimi i testi, per contenuti e forma, musicali, ritmici, spesso inframmezzati di rime, come è muort chi nun ten sciort, muort senza avè tuort.
Insomma pregevole lavoro e bella serata che ho terminato in dolce compagnia di Ale Dal Console per un drink.
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