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mercoledì 31 maggio 2023

Mamma

 

Mamma con Pietro 

Oggi volevo trascorrere una serata con i familiari. Avevo prenotato un tavolo da dieci in pizzeria e invitato mio fratello con la famiglia e mia sorella.  Era per stare un pochettino con mamma e gli altri ma purtroppo non è andata come speravo. Mamma è tanto tanto anziana e a giorni compirà, se Dio vuole, 95 anni. Quest'oggi la badante, una sbirra rumena -che sostituisce la badante titolare- era libera; io passato l'intera giornata con lei, ho pulito la casa, le ho preparato da mangiare e l'ho lavata, ma  mi sono resa conto di quanto sia deperita, di quanto stia male. Al momento di andare non siamo riusciti a farle scendere le scale.

 Alla fine la serata, che doveva essere in suo onore, è stata senza di lei;  abbiamo festeggiato mamma in sua  contumacia. Mi sento tanto sola a fronteggiare questa situazione: incomprensione da parte di chi mi sta attorno, indifferenza di  alcuni che anziché dire una buona parola si spazientiscono. 

Ma la vita va avanti: forza e coraggio!

mercoledì 24 maggio 2023

Nihil alienum


Oggi, sfogliando una rivista delle
Ferrovie dello Stato, LA FRECCIA, sottotitolo "per chi ama viaggiare" (alzi la mano chi non ama, facciamo prima il calcolo), mi è capitata sotto gli occhi una frase che non sentivo più, forse, dai tempi del liceo: "
òmo sum umàni nìil a mè ali̯ènum puto", ovvero «sono uomo, niente di ciò ch’è umano ritengo estraneo a me».

Queste parole son fatte pronunciare da Cremete nell’Heautontimorumenos da TERENZIO, commediografo romano, forse di origini berbere, del II secolo avanti Cristo, a giustificazione della sua curiosità, parole divenute proverbiali per alludere alla fondamentale debolezza della natura umana, alla difficoltà di evitare l’errore o la colpa; vengono citate anche per significare di essere aperto a ogni esperienza umana, di non rifuggire da nessuna esperienza (fonte Treccani).

Una frase che mi ha colpito molto e mi ha fatto riflettere sull'idea che nelle persone possono coesistere qualità contrastanti e opposte, come il genio e la sregolatezza, il bene e il male; l'aspetto angelico e quello demoniaco possono risiedere nello stesso individuo.

Questa prospettiva riconosce e accetta la complessità della natura umana e la capacità delle persone di manifestare una vasta gamma di comportamenti, emozioni e caratteristiche.

L'asserzione che proviene dal drammaturgo romano sostiene l'idea che nulla di ciò che è umano dovrebbe essere estraneo agli altri esseri umani. Nessuno stupore, dunque, nessuna meraviglia.

Questa visione indica una connessione universale tra le esperienze, suggerendo che le qualità e naturalmente i difetti che possono essere trovati in un individuo possono essere riconosciuti anche in altri.

In definitiva, sottolinea la dualità umana e l'idea che ognuno di noi possiede una combinazione unica di caratteristiche contrastanti.

Questa visione comprensiva e sfaccettata della natura umana ci ricorda che tutti siamo soggetti a influenze e motivazioni diverse, che possono portare a comportamenti e scelte positive o negative.

Mi rimanda in certo qual modo al pensiero di Jung, al concetto di lato ombra e di integrazione, l'unico modo per vivere serenamente.

Dunque, non scandalizziamoci mai, non critichiamo, osserviamo, accettiamo, comprendiamo, innanzitutto noi stessi. Verrà da sè, credo, migliorare i rapporti con gli altri.

giovedì 27 aprile 2023

EVENTI A VENAFRO


VENUS E CULTURA
 

Sabato 29 aprile 2023, alle ore 18,00, nella prestigiosa cornice della Palazzina Liberty, in Largo Giampietri, l'Associazione culturale venafrana Venus Verticordia e la Cooperativa Sociale Il Geco ospiteranno lo scrittore Carlo Antonio Secondino che presenterà al pubblico di Venafro, sempre estremamente sensibile a certi eventi culturali, la sua straordinaria esperienza raccolta nelle pagine del libro PICCOLI SENTIERI D’AFRICA, in cui narra di un suo viaggio nel continente nero ovvero di un viaggio al centro del mondo che diviene la formula per poter comprendere il mondo tutto.

In un momento tanto delicato e ricco di sfaccettature o di maschere dietro le quali si nascondono i volti oscuri di coloro che riprendono a sostenere l'idea della razza o della sostituzione etnica, le parole di Secondino divengono strumento prezioso per sventare attacchi alla libertà e alla ricchezza insita nella diversità. 

Sostiene lo scrittore: "Per avere un quadro un po’ più chiaro delle cause concomitanti che stanno trasformando l’idea del mondo quale ‘villaggio globale’ in un puro mito, vuoto di contenuti, è forse utile considerare, di questo epocale flusso migratorio, un aspetto che molti europei ignorano o, peggio, vogliono ignorare.

La maggior parte dei migranti che tentano di raggiungere le nostre coste sono, rispetto alla condizione culturale media della nazione di provenienza, tra le persone più colte o, quanto meno, le più acculturate. [...] Ma i buoni sentimenti non bastano se non sono sorretti dall’idea della universalità dei diritti umani; dalla convinzione che è universale, vale a dire sacrosanto per ogni abitante della Terra, il diritto di aspirare a una vita più dignitosa; e il diritto, anche, di lottare con tutti i mezzi possibili, purché pacifici, per realizzarla."

Sabato si avrà anche modo di ascoltare anche la testimonianza di un giovane immigrato, Ebrima Jallow che dialogherà con Sara Ferri, operatrice culturale e sociale nonché membro attivo di Venus.

A contempo il pomeriggio offrirà la possibilità di apprezzare la straordinaria voce del cantante Happy Eborka, artista nigeriano, oggi mediatore interculturale in Molise e membro dell’Isernia Gospel Choir.

L'evento sarà condotto dalle amiche di Venus Marilena Ferrante e Paola Caramadre.

Le letture di alcuni brani saranno affidate alla cara Vera Cavallaro, psicologa e attrice, siciliana d’origine e cassinate d’adozione, che condurrà con la sua vibrante e appassionata interpretazione attraverso le magie dell'Africa introducendoci in un viaggio indimenticabile che profuma di integrazione.

Questo evento segna solo l’inizio della stagione estiva e dei molti eventi organizzandi da Venus Verticordia, un’associazione culturale fondata da Francesco Giampietri, che dopo un periodo di pausa dovuta alla prematura perdita del fondatore e alle restrizioni dovute al Covid ha ripreso con grande slancio le attività.

                                                       

venerdì 31 marzo 2023

Giocare ancora 

Rincorrersi 

per non morire 

Cercarsi a nascondino 

Fuggire 


Tana me l'hai fatta tu 

Gioco da sola



Fiuggi, 31 3 2023


È vuota 

la mia stanza 

dove aspetto 

un segno 

dalla statua di sale 

È invadente 

il vociare 

dei pensieri 

È solitudine 

la pausa 

in riflessione 

È surreale 

la Spa 

senza 

È inutile 

l'infradito 

rimasto solo 

sul bordo

È stilicidio 

la musica 

di relax 

mero concetto 

Perfino l'acqua 

non è più acqua

non è più niente 


Fiuggi, 31-3-2023

Ti voglio

un bene che fa male

Sei un organo

più mio dei miei,

tenuto dentro 

Il vero cuore conficcato 

nel mio 


La mancanza divampa

e occupa la mia presenza 

che è nulla, nulla 

di fronte a questo altare

dove ho sposato

e indugiato

e pregato 

e acceso ceri

e ringraziato

e gioito 

e fatto funerali


Il volo da tutto

a niente 

è un tonfo

nel vuoto

dinanzi a un simulacro 

di sfinge

La solitudine dell'essere 

pare la negazione 

della stessa vita 

che continua e continua 

e continua, 

purtroppo

senza te


Fiuggi, 30 marzo 2023

 La forza sovversiva

delle parole 

autentiche

sfonda 

le trincee maleodoranti

dell'inconsapevole difesa 


Fonda

nuovi ordini

partecipati

o subiti


Fiuggi, 30 marzo 2023






Ti scolpisco

con le parole

Ti tratteggio

piano, con bulino

invadente

Incido 

la linea

della scorza

modellata 

dall'interno trauma

Scalpello 

quel marmo 

impuro,

inquinato 

da rifiuti

e abbandoni,

consolidato 

in arrocco


Ti dipingerò

con le parole

tutte le sfumature

e i chiaroscuri,

la profondità

della prospettiva, 

l'orecchio sfuggente,

la chiusura 

Fosche tinte 

di negazione

e delusione 

dell'indifeso

Vergherò

reazioni cromatiche 

forti

Guazzabuglio 

di cazzotti viola

e corolle bianche

di luce


Ti colorerò

gambo di spine

e petalo di velluto 

e lascerò 

la rosa

sulla sua pianta

Non colta 


Fiuggi, 31 marzo 2023






martedì 7 marzo 2023

La consegna del silenzio


Capita a volte di avere stretti rapporti con qualcuno che ci impone il silenzio, per vari motivi. Qualcuno che non vuol parlare perché lo ritiene inutile o ripetitivo o per punirci o per isolarci o non ascoltare le nostre ragioni. Ad ogni modo è una violenza, è la gestione non condivisa di un rapporto a due, è un atteggiamento definito in psicologia come passivo aggressivo. Credo sia proprio dei prepotenti, degli aggressivi attivi in remissione, degli insicuri.

Il silenzio imposto è la riprova di quanto sia difficile e complesso comunicare, ovvero rendere comune, il proprio intimo, le proprie esigenze, la propria natura, in ultimo i propri pensieri.

Comunicare non è facile, è un' arte complessa, è alchimia di pause e parole, è privilegio che sicuramente non m'appartiene, perché la mia piuttosto è chiacchiera chioccia. Ma il silenzio è solo chiusura, è una saracinesca abbassata, è serrata di chi non sa, non può accogliere. 

lunedì 6 marzo 2023

Chi ti crea problemi ti aiuta a crescere

 Se non avessi studiato diritto forse avrei studiato psicologia. 

Mi affascinano i meccanismi della mente umana e mi piace leggere di Freud e Jung, ascoltare Morelli e Recalcati, ricercare la ragione di certi comportamenti. 

Nell'ultimo periodo ho riflettuto sugli amori controversi e sofferti, sempre al centro delle conversazioni delle donne. 

Quando sono con le amiche non facciamo che parlare dei comportamenti degli uomini e di come a volte facciano soffrire; diveniamo ripetitive e sterili, sciocche e lagnose. 

Un giorno mi sono imbattuta in una frase bellissima e in un articolato pezzo che propone una spiegazione alle pene d'amore, una spiegazione che mi ha convinta. 2019

"CHI CI CREA PROBLEMI E’ IL NOSTRO PIU’ GRANDE ALLEATO

La fonte della nostra infelicità è spesso da cercare dentro di noi e più precisamente nelle nostre resistenze interiori. Più necessitiamo di portare un cambiamento nella nostra vita perché la realtà che ci siamo costruito intorno ci sta stretta, e più un perverso meccanismo ci impedisce di muoverci e portare a termine quell’azione necessaria a portarci fuori dalla nostra prigione dorata fatta di routine, noia, insoddisfazione e frustrazione. Per fortuna, una parte di noi si attiva con intelligenza per fare appello a un aiuto esterno, aiuto che spesso non riconosciamo come tale se cerchiamo di identificarlo in una persona precisa invece che come un processo, un “qualcosa” che succede mentre interagiamo con l’altro. Inserendo nella nostra realtà questo “altro” scelto con “incosciente consapevolezza”, ci diamo una possibilità di rompere gli argini e attuare quel cambiamento di cui abbiamo così tanto bisogno, andando finalmente oltre quelle resistenze disfunzionali. Sarà indolore? Dipenderà da noi e dalle nostre scelte: resisteremo con forza, ancora e ancora, oppure apriremo gli occhi e accoglieremo il cambiamento? Quando i problemi ci aiutano a rimetterci in movimento

Il rischio che corriamo quando una parte di noi teme il cambiamento, è quello di congelarci sulle nostre posizioni, di cristallizzarci a tal punto da impedirci di cambiare, di seguire il flusso della nostra vita, se non con l’intervento di qualcosa (o qualcuno) che ci scuota come un terremoto, con l’effetto di rimescolare tutte le carte in tavola.

È la crisi benefica, quella che ci permette di uscire da uno stato in cui tutto sommato non ci possiamo lamentare ma che non ci rende felici perché quella realtà che abbiamo costruito non ci corrisponde nemmeno un po’, e viviamo da comparsa in quella messa in scena che finirà soltanto alla nostra morte.

L’agente della nostra crisi, facendoci crollare tutto addosso, ci obbliga a muoverci, o almeno così richiederebbe il nostro istinto di sopravvivenza, ma spesso facciamo resistenza credendo in bugie che ci raccontiamo per evitare di cambiare, perché questo significherebbe accettare di aver fatto in passato quella serie di scelte che ci avevano allontanato da noi stessi.

“Siamo irresistibilmente attratti da chi ci creerà i problemi che ci servono per la nostra evoluzione personale.”
Alejandro Jodorowsky

Facciamo resistenza perché ci siamo affezionati all’immagine della realtà, perdendo di vista la vita vera. Ecco perché occorre rompere l’immagine, riuscire a mandarla in frantumi e accettare di guardare al di là dello specchio. Ovviamente, se già facciamo resistenza all’aprire gli occhi sulla realtà virtuale nella quale ci siamo invischiati, figuriamoci riuscire a rompere lo specchio; che fare allora? Andare in cerca di un aiuto, una persona che riuscirà a bypassare i sistemi d’allarme delle nostre resistenze e che ci darà quello scrollone di cui abbiamo bisogno per tornare in movimento. Siamo noi a scegliere gli agenti della crisi nella nostra vita. Per evitare di raggiungere il punto di cristallizzazione perenne che ci impedirebbe di effettuare qualsiasi cambiamento utile alla nostra evoluzione (e fioritura personale), la nostra intelligenza ci spinge all’ incontro con gli agenti della crisi, gli attori del periodo della nostra vita che vivremo come una sfida; vestendo i panni degli antagonisti, essi creano gli ostacoli necessari per aiutarci a uscire da quella pericolosa routine che finirebbe per fagocitare ogni desiderio di rinnovamento utile alla vita stessa, ogni tentativo di esplorazione di nuovi orizzonti, ogni impulso creativo.

Questi agenti della crisi ci aiutano in una maniera semplice ed efficace, rispondendo all’assurda, ma fin troppo umana, inclinazione a dare valore a ciò che si perde: usando il principio di scarsità per fare leva sui nostri reali desideri, i nostri antagonisti ci spingono a capire cosa conta davvero per noi e a uscire dalla nostra bolla di vetro per difendere ciò che ci è caro.

È spingendoci fuori dalla nostra zona grigia, fatta di abitudini e sentimenti vissuti a metà, che ci aiutano a capire cosa conta davvero per noi, a cosa non siamo disposti a rinunciare perché è troppo importante per noi e cosa dobbiamo lasciarci alle spalle. Scegliendo i nostri agenti della crisi, ci obblighiamo senza rendercene conto a prendere posizione, ad agire nella nostra vita invece che subirla.

Se prima vivevamo da semplice comparsa quasi sempre dietro le quinte, in un ultimo tentativo di riprendere le redini in mano ci cerchiamo un antagonista per aiutarci a diventare protagonista della nostra realtà. Cerchiamo l’azione esterna che causerà la nostra re-azione. È questo movimento da attore passivo ad attivo che forse cerchiamo quando attiriamo nella nostra vita quelle determinate persone che ci causano problemi su problemi.

Una parte di noi sa che non faranno parte del nostro cammino per sempre e che la loro presenza riveste un significato particolare per noi; il guaio è quando tentiamo di includere questi agenti della crisi dentro la nostra zona grigia, provando a farli entrare nella nostra routine e rifiutando di vedere che loro sono qui, a tempo determinato, per aiutarci ad uscire dal circolo perverso che “ci fa male ma non troppo”. E no, non sono loro a dover entrare in maniera permanente nella nostra piccola bolla evitandoci così di uscire allo scoperto!

Loro sono la goccia che serve a far traboccare il vaso, sono il colpo di vento che fa crollare il castello di carte, sono l’antagonista che distrugge l’immagine della realtà alla quale ci eravamo affezionati e che rifiutavamo di lasciar andare.

 

Riducono in piccoli frammenti lo specchio per spingerci a guardare il mondo e non più il suo riflesso. È vero, a volta fa molto male, ma quel dolore è causato dalle nostre resistenze perché trattenere ciò che deve sparire e non fa parte di noi fa male, fa molto più male che accettare di lasciar andare; e la crisi serve a questo: è un ponte tra uno stato e l’altro, è il momento intermedio tra uno stato giunto alla sua completezza e un nuovo inizio.

Agli agenti della crisi spetta il compito di tracciare una linea netta tra passato e presente; a noi spetta quello di andare avanti e di non di rimanere incastrati nel nostro limbo interiore."

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali

 


SEPARAZIONE E DIVORZIO

Sono sicuramente una persona "all'antica" ma interpreto in maniera molto critica i risvolti sociali di alcuni punti della cosiddetta riforma Cartabia della Giustizia, introdotta con Decreto Legislativo n. 149 del 10 ottobre 2022. 

Un tempo il divorzio non era conteplato nel nostro ordinamento, quello di cui al codice civile del 1942, codice antiquato e di morale fascista per alcuni, considerato il momento di compilazione e pubblicazione (16 marzo 1942). 

Successivamente, è noto, dopo molte battaglie, venne introdotto anche in Italia, cattolica e apostolica, distante anni luce da quanto accadeva già da tempo in altri Paesi d'Europa, il divorzio con la legge n. 898 del 1 dicembre 1970. 

Le polemiche e i mal di pancia non terminarono e nel 1974 venno indetto il referendum abrogativo che ebbe l'esito che conosciamo. 

Con buona pace di tutti, le separazioni e i divorzi sono aumentati nel tempo in maniera quasi esponenziale e la normativa è stata rivista per adeguare l'ordinamento al costume. 
Prima il tempo della separazione prescritto per poter ottenere il divorzio era di 5 anni, in seguito di tre; di poi la riforma del 2015 ha ridotto il termine a un anno nel caso di separazione giudiziale e sei mesi nel caso di separazione consensuale.

Con la nuova riforma si è andati ancora più avanti. 

Dalla relazione illustrativa del Ministero della Giustizia pagg. 75 e ss. si legge: "...A seguito dell'entrata in vigore della l. 6 maggio 2015, n. 55, che ha previsto la riduzione dei termini per proporre domanda di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio dalla data della comparizione dei coniugi nell'udienza presidenziale del procedimento di separazione, è emersa con sempre maggiore urgenza la necessità di dettare disposizioni che possano prevedere un coordinamento tra i due procedimenti, nonché ove opportuna la loro contemporanea trattazione..." e ancora  "...La possibilità, sia per il ricorrente sia per il convenuto, di proporre contemporaneamente domanda di separazione e di divorzio nel medesimo giudizio, garantirà economie processuali, considerata la perfetta sovrapponibilità di molte delle domande consequenziali che vengono proposte nei due giudizi...". "... Negli atti introduttivi del procedimento di separazione personale le parti possono proporre anche domanda di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio e le domande a questa connesse. Le domande così proposte sono procedibili decorso il termine a tal fine previsto dalla legge, e previo passaggio in giudicato della sentenza che pronuncia la separazione personale").

La ragione di tale accelerazione verso lo scioglimento del vincolo matrimoniale dunque sarebbe l'economia processuale, il dover far presto, il non occupare i tribunali con cose che appaiono quasi futili e pretestuose. 
Ebbene, questa società e questo nostro ordinamento cambiano molto, troppo velocemente per me. Io non riesco a stare dietro a questa evoluzione che fa anche del matrimonio e della famiglia un bene di facile ed effimero consumo. 
Non sono un'illusa sull'amore eterno e sono convinta che il matrimonio abbia funzioni più sociali, economiche ed egoistiche che amorose e sentimentali. 
Proprio per questo l'istituto si è giustamente evoluto. 
Prima occorreva soprattutto per procreare con certezza di patermità e per dare sostentamento alla donna e accudimento all'uomo; poi si è modificato verso la parità dei ruoli, invero mai raggiunta, almeno dalle mie parti. Ma adesso mi sembra che davvero si esageri. Tutto free, tutto smart, tutto troppo veloce. 
Ci si piace, si sta insieme, si fanno magari dei figli, non si va d'accordo, si decide di lasciarsi. Neanche un po' di tempo per riflettere, per cambiare idea, per far passare la luna storta. Macchè, in uno separazione e divorzio e via verso nuove avventure. 

Mi spiace perchè la famiglia è un grande valore umano e sociale che andrebbe meglio tutelato assieme ai figli. 
 


martedì 21 febbraio 2023

Carnevale








Cosa sia il Carnevale per i cristiani è cosa nota. Carnem levare, fare l'ultimo ricco banchetto prima delle Ceneri, della Quaresima eccetera eccetera. 

Per me è il giorno della nascita insieme al 7 febbraio di qualche anno fa. Mamma me lo ha sempre ricordato: quando sei nata era l'ultimo di Carnevale...

E questa cosa un po' mi ha ispirato. Perchè io sono così: a metà tra Carnevale e Quaresima, in mezzo al banchetto e al digiuno, all'allegria e alla riflessione malinconica, festosa e seria. 

E amo mascherarmi, sin da bambina, dismettere i panni di giuditta di cristinzi, abbandonare i ruoli talvolta rigidi ed esigenti e rivestire le apparenze di un'altra realtà, di un'altra esistenza. 

Da bimba mi sono mascherata, per volere dei miei, da olandesina, da fata turchina, poi da nera cubana, da donna spaziale, da damina, da Cappuccetto rosso, da greca antica, da diavolessa, da strega, da orientale, da dama del '700 a Venezia. 

Tante le maschere quante le sfaccettature dell'essere. 

Cambiare volto aiuta a trovare il proprio, quello vero. 


lunedì 20 febbraio 2023

Musicanti





Questo weekend ho assistito allo spettacolo Musicanti, a Napoli, presso il teatro Cilea. 

Si tratta di un musical molto coinvolgente, emozionante, studiato e costruito sulle canzoni di Pino Daniele.

È messo in scena già da qualche anno da una nutrita compagnia di ballerini, cantanti, attori e musicisti. 

La storia lascia spazio un po' alla retorica: Napoli, le difficoltà di sopravvivenza di qualcuno, il figlio illegittimo, la malavita, il lieto fine, ma per il resto lo spettacolo è emozionante. 

Bravi tutti, una nota di merito va alle musiche del rimpianto Pino, al sax e alla batteria. 

La serata finisce con tutti insieme in piedi a ballare, cantare e battere le mani.

Liberatorio!


domenica 19 febbraio 2023

Ancora Grecia

La nostra breve vacanza in Grecia è continuata con la cena del sabato sera nel ristorante  Kotili dove avevo riservati un tavolo sin da casa dove aver controllato le recensioni. Le aspettative non sono state deluse. Il locale è molto frequentato ed è centralissimo, serve pietanze tipiche greche e allieta la serata con musica dal vivo e balli.














Adoro ballare e ho preso parte alle danze con i ballerini professionisti e con altri avventori. 

A cena abbiamo festeggiato il compleanno di Claudio con un piatto di antipasti assortiti e altre pietanze tipiche come moussaka, polpettine di zucchine con salsa tzatziki, 🐟🎏 pesce fresco arrosto, 🥗 insalata  greca con olive kalamata e feta. Abbiamo bevuto vino greco e terminato con dolci locali. Lungo la strada fatta rigorosamente a piedi per rientrare nell'hotel Lekka ci siamo fermati in un bar all'aperto a bere un ouzo, liquore locale all'anice, e a fumare un narghilè fruttato. 

Il mattino successivo abbiamo completato il giro turistico con la visita al museo archeologico dove abbiamo ammirato i reperti antichi dell'arte micenea e poi quelli più recenti come la maschera aurea di Agamennone, la Venere pudica,  la statua di Efesto e numerosissime altre opere. Avevo abbastanza fresco nella mente il ricordo della visita di quaranta anni fa con mamma e babbo quando rimasi affascinata nel vedere  le opere d'arte da poco  studiate, in primo liceo. Emozionante.

Dopo la visita al museo, ci siamo diretti attraverso un meraviglioso parco, notevole per le presenze botaniche e zoologiche, verso le vie degli uffici presidenziali e lo stadio Panaiticos, interamente in marmo. 

Dopo aver mangiato qualcosa abbiamo salutato la città e ci siamo diretti all'aeroporto felici della bella vacanza trascorsa con i nostri amici. 

Buona domenica


È bello soffermarsi a letto la domenica mattina, fare una pausa dagli impegni settimanali, dalle corse, dai pensieri, dalla routine. 

In realtà i pensieri si affacciano sempre ma cerco di ricacciarli via e riempio il vuoto lasciato dalle solite cose con il relax, con l'indugiare avvolta da un paio di lenzuola che mille anni fa feci io per la giovane sposa, con la colazione che la domenica mattina e nei giorni di festa mi prepara Claudio, con i miei libri, le riviste, la voglia di scrivere, di annotare, di fare ancora progetti.


Claudio Maria in questi giorni è qui, in pausa accademica, dopo le ultime fatiche bolognesi e io sono lieta di saperlo a due passi da me, nel suo lettino. Festeggeremo insieme a giorni il suo ventesimo compleanno. 

Il cielo è azzurro e terso sul mio panorama venafrano e sembra già primavera. 


Rileggere queste righe mi suggerisce un'idea di banalità e di retorica, ma il pensiero che prevale è quello che va al valore del relax, all'importanza della calma, al tentativo semplice che pone in essere la mente di autoricaricarsi, di non prendersela, di non essere attaccati troppo a persone e cose,  di lasciar andare...


venerdì 17 febbraio 2023

L'orto


Questa è una bieta appena raccolta da mia sorella, medico in pensione, nel suo orticello. Intende fare una "pizza" di bieta,  preparazione tipica del periodo pasquale. Mi ha fatto ricordare dell'orto di mia madre. Dietro casa mamma coltivava a tempo perso un orticello, con annessa stalletta per le galline, ove coltivava un po' di tutto, secondo la stagione. A volte decideva di fare il minestrone;  scendeva nell'orto e prendeva una foglia di bieta, una di spinaci, una di lattuga,  aggiungeva un 🍅, due piselli,  due fagioli,  una carota, tutto quello che c'era, e preparava un minestrone favoloso insaporito da una crosta di formaggio vecchia di frigo. Spesso faccio il minestrone a casa, quello congelato, con tutte le verdure  uguali, tagliate a cubetti delle stesse dimensioni, sembra che abbiano anche lo stesso sapore. Lo preparo, lo impiatto, lo mangio e penso al minestrone dell'orto di mamma e a tutto quel che rappresentava: la semplicità, il risparmio, la genuinità, l'operosità di mamma, insegnante ma anche governante, ortolana, lavandaia, guardarobiera, ricamatrice e molto più...


Gatti

@gato_nomada e Marcelo

Sghere a letto 

sghere e alfonsino

Eskere e papà 


Sghere e consorte 



Ho sempre amato fortemente i gatti e ne ho sempre avuto uno

(nel corso degli anni Nerino, Michel Platini, Silvestro, Guendalina, Liz Taylor, Daisy-Desiderio-Eskere,...), 

non so perché, se per il loro incedere elegante, per la loro ostentata indifferenza mista a dolcezza, se per quelle fusa accattivanti o per quella indipendenza mista a sicurezza che io non ho e cui anelo, non so. 

Sta di fatto che li amo e l'amore non si spiega ma spesso suggerisce cosa ci manca.

Sono una gattara dunque e i gatti lo sanno. Ricambiano affetto e stima.

Il 17 febbraio è la loro giornata mondiale e io li festeggio tutti con un tenero pensiero. 


Non so se avrò il piacere di avere il mio Skere oggi a pranzo perché lui è un ribelle libertino e forse vorrà festeggiare con gli amici e le pupe, ad ogni modo mi troverà ad aspettarlo quando avrà voglia di casa e riposo

domenica 12 febbraio 2023

Grandi e lunghi passi

 Quando si va in giro si cammina sempre tanto e in questo weekend non abbiamo fatto eccezione.

Migliaia e migliaia di passi e decine di chilometri su suolo greco mentre cercavo di leggere ogni scritta, ogni insegna composta da quelle antiche amate letterine.


Dopo aver visitato l'Acropoli e aver scattato foto, siamo scesi giù dove abbiamo fatto un felice incontro, Marcelo e il suo 🐱, @gato_nomada, due simpatici spagnoli che girano l'Europa in bicicletta. 


Dopo aver acquistato dai viaggiatori un braccialetto, siamo scesi verso l'Agorà, l'antico Foro, e la Plaka.


Vecchi innamorati al museo




Passeggiando, dal sacro al profano...



al mercato

poveri agnellini, il piatto forte



prezzi molto convenienti 



 





dolci golosissimi









Abbiamo visitato qualche bella e suggestiva chiesa ortodossa, acceso candele secondo segrete intenzioni, visto negozi pieni di merce a buon mercato, ammirato generi alimentari tipici, attraversato il mercato comunale al coperto.
La visita è stata affascinante: colori e suoni, banchi ricchi di pesce 🐟🎏 fresco, carni di ogni genere, verdure fresche, grida dei venditori, acquirenti accorti, ristorantini e bar resi ancor più caratteristici da musicanti locali. 

Dopo aver pranzato e attraversato ancora la città, ci siamo diretti al porto, il famoso Pireo, dove abbiamo passeggiato ancora, lungomare, e fatto merenda con frittura di 🎏 pesce fresco in un localino niente male, trovato per caso, con musica dal vivo.




                               
soddisfatta a fine passeggiata sul terrazzo panoramico del mio hotel 





 

appetitosi salumi

Umanità migrante

Moltissimi anni fa, forse non ero ancora sposata, prima che gli sbarchi divenissero un'emergenza, mi trovai a parlare con mio fratello c...