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martedì 27 novembre 2018

LE MIE INTERVISTE

L’INTERVISTA
di Giuditta Di Cristinzi

Walter Lazzarin, classe 1982, di Rovigo, è un ragazzo dal multiforme ingegno. Figlio unico, ha frequentato il liceo scientifico della sua città e ha intrapreso in seguito studi diversi e disparati. Prima ha conseguito la laurea in Economia Aziendale presso l'Università di Bologna, poi ha studiato Filosofia a Padova.
Ha da sempre una grande passione per il calcio ed è un mago con le parole: costruisce tautogrammi, ovvero componimenti in cui tutte le parole usate, che siano sostantivi, verbi, aggettivi o altro, hanno la stessa lettera iniziale, segno questo di grande e sveglia intelligenza "letteraria", non disgiunta da interessi variegati e singolare verve.
Ama viaggiare, bere birra e fare nuove esperienze. Qualche tempo fa è partito da casa con uno zaino e una Olivetti Lettera 32 e si è inventato l'iniziativa Scrittore per strada (che qualcuno ha anche cercato di imitare e ripetere) per promuovere il suo romanzo IL DRAGO NON SI DROGA, titolo dal simpatico gioco di parole, storia in cui Walter narra vicende giovanili di grande attualità, in cui l'eroina non è certo un'eroina, ma un drago da combattere e vincere.
Ha un blog, http://scrittoreperstrada.blogspot.it e ha tenuto una rubrica fissa nella trasmissione televisiva DRIBBLING in onda il sabato su RAI 2, ove ha potuto conciliare le sue due principali passioni, il calcio e le parole.
D. Walter, hai davvero tanti interessi. Ma se dovessi dire qual è la tua passione principale?
R. Sviluppare e conoscere me stesso!
D. Interessante, il vecchio gnothi seauton (scritto così è orribile!) di socratiana memoria. Del resto da un filosofo non ci si poteva aspettare niente di meno! Ma con precisione, qual è stata la tua formazione?
R. Ho letto molto Topolino.
D. Divertente. Ed eri bravo a scuola? E all'università?
R. Alle elementari andavo bene, senza sforzo, poi ho continuato a impegnarmi sempre poco, con l’unico obiettivo di non avere mai insufficienze. Non mi interessava prendere voti alti, anzi lo trovavo fatica sprecata. Così è stato fino alla laurea in Economia. Con Filosofia ho deciso di fare sul serio, mi sembrava importante per il mio futuro lavorativo, e sono uscito con 110 e lode.
D. Complimenti! Quanti anni avevi quando hai scritto il tuo primo romanzo e quanto tempo hai impiegato per completarlo?
R. Era il 2005, avevo 22 anni. In teoria l’ho finito in pochi mesi, in pratica per anni mi sono dedicato alla revisione e alla riscrittura. Finché, nel 2011, mi sono deciso a spedirlo e dopo qualche mese un editore si è fatto vivo per pubblicarlo. Così è nato A volte un bacio. Edizioni Il Foglio.
D. Hai portato in giro il tuo Drago in tutta Italia: un'esperienza strepitosa, credo. Cosa ti ha regalato in termini di umanità questa avventura?
R. Sono sempre stato abbastanza misantropo. E tuttora non è che abbia grande considerazione dell’essere umano medio. Ma nel corso del mio progetto ho conosciuto in ogni parte d’Italia un sacco di persone fantastiche, che mi hanno accolto nelle loro case e fatto sentire spesso come uno della famiglia (anche a Venafro mi è successo).
D. Certo, ospite di EtCetera e mio. Come hai vissuto in quel periodo?
R. Il primo anno di Scrittore per strada, quello in cui ogni giorno o quasi ero in viaggio, è stato denso. Densissimo. Decine e decine di città, venti regioni, l’approdo in Tv, articoli su La Repubblica e Il Corriere e La Stampa. Mi sentivo in perenne crescita, e al contempo ogni volta che lasciavo un posto mi sembrava di perdere qualcosa, temevo di non rivedere mai più amici che per un certo periodo per me hanno rappresentato tutto.
D. Dunque si può vivere di letteratura, anzi addirittura di tautogrammi?
R. Si può, si può.
D. Dopo il Drago, cosa hai scritto?
R. Due romanzi, ancora inediti. E una raccolta di tautogrammi, Ventuno vicende vagamente vergognose, pubblicata da CasaSirio.
D. È difficile pubblicare in Italia o, meglio, pubblicare gratuitamente? Si vendono i libri? Dove sta andando il mondo dell'editoria oggi e quello della letteratura in genere?
R. Pubblicare, giustamente, non è facile. Pubblicare a pagamento è facilissimo, però. Ma non credo che riservi soddisfazioni. Ho avuto la fortuna di trovare, già dal 2011, editori disposti a scommettere su di me. In quanto all’editoria in generale: non è un mercato in crescita, questo no, ma per l’editoria di qualità c’è ancora spazio. La letteratura resta una forma d’arte unica, diversa dal cinema e da ogni altra modalità di esperienza estetica.
D. Che senso ha, nell'epoca digitale cui appartieni a pieno titolo per età, andare in giro a scrivere con una vecchia Olivetti?
R . Ho una pessima grafia, altrimenti avrei scritto a mano!
D. Come hai fatto per approdare in TV?
R. Le prime volte in cui sono stato ospite è stato sempre in seguito a qualche articolo uscito su un quotidiano nazionale, come La Repubblica. Quando ho iniziato a lavorare per Rai 2, invece, è stato grazie a un regista di Rai Sport, che mi ha scoperto e mi ha proposto al direttore.
D. A cosa stai lavorando adesso?
R. A un romanzo e a una terza raccolta di tautogrammi (in ambito cinematografico).
D. Dicci, sei fidanzato? Qual è la tua donna ideale o per adesso non hai in mente nulla di serio?
R. Sono single. E non credo di avere una donna ideale: mi piacciono le ragazze che sanno replicare alle mie battute, non mi piacciono le tipe complimentose. Poi, beh, se parliamo di fisico: non vado pazzo per le forme abbondanti. E guai se tifano per una certa squadra di Torino.
Benissimo, Walter, ti sei riconfermato per come ti conoscevo, un ragazzo brillante e simpatico, talentuoso e intraprendente.
Le donne GEArtis ti ringraziano e ti augurano buon lavoro e buona vita.
E naturalmente sperano di leggerti di nuovo molto presto.

Ciao Perugia,  tornerò!
Meriti più di una visita fugace,  ma ora mi aspetta la Venafro,  il  piccolo,  modesto, autentico  luogo della mia anima!



lunedì 26 novembre 2018

GITA IN UMBRIA

I luoghi dell'anima
GITA IN UMBRIA
Giuditta Di Cristinzi
Novembre, un mese un po' triste: metà autunno, giornate corte, fresche, ventose,  a volte piovose. Ci prende un po' di malinconia. Cosa c'è di meglio da fare, potendo,  che interrompere la routine quotidiana con una breve gita fuori porta, una fuga romantica, una puntatina in un'antica città d'arte in centro Italia e un breve soggiorno in una Spa?
Quando mio marito me lo ha proposto, ho colto l'occasione al volo, anche se lascio la mia piccola tribù, composta da una mamma anziana, tre figli adolescenti, una vecchia cagnolina e un gatto dispettoso in amore, sempre con un po' di preoccupazione e  rammarico.
Siamo partiti sabato mattina in auto, con comodo,   abbiamo imboccato e seguito l'Autostrada del Sole da San Vittore fino a Orte, dopo una statale, con una piccola sosta in un Autogrill per rifocillarci con semplicità,  un panino e una birretta; poi abbiamo proseguito tra le colline umbre, rapiti dal paesaggio verde, molle, ameno, fatto di coltivazioni ordinate, uliveti, vigneti in filari educati, allineati come soldatini disciplinati, borghi puliti, file di cipressi, vialetti, casali, cortili, facciate di case rivestite di cotto e pietre, sotto un cielo ancora terso e  mite. Intorno alle 14.00 siamo arrivati alla prima metà, Torgiano, indicato come uno dei borghi più belli d’Italia,  per trascorrere una giornata in pieno relax in una spa, acronimo latino che sta per salus per aquam.
La struttura scelta, BORGO BRUFA, è nuova, ampia, accogliente.
Immerso nel verde, composto da diverse costruzioni basse e  rustiche ma moderne e funzionali al tempo stesso, l’elegante resort è l'ideale per una remise en forme psicofisica, per chi vuole prendersi cura di sé in prospettiva olistica. Tante le possibilità e  i servizi:  piscina estiva, piscina interna, piscina esterna, idromassaggi, sauna finlandese, bagno turco, docce emozionali, zona relax, palestra, vasca salina, sala tisane, boxes massaggi, beauty e  air. Ce n'è per tutti i gusti!
Nello stesso blocco, al piano superiore, bar, caminetto, sala lettura, ristorante. I menù, curati dallo chef e dalla sua brigata affiancano piatti raffinati e  delicati a specialità locali.
A fine cena abbiamo trascorso un bel momento attorno a fuoco acceso, in un grande camino a centro stanza, mentre un affiatato duo maschile diffondeva note  di famosi refrain e una garbata  cameriera serviva coppette  di carta ricolme di  caldarroste. Io ho innaffiato  la serata con un buon bicchiere di Barolo chinato,  un vino speciale, ottenuto con l'aggiunta di zucchero e  spezie,  come radice di rabarbaro e genziana a un buon Barolo piemontese.
Ristorati dai trattamenti relax e da un buon sonno, la mattina della domenica abbiamo proseguito il piccolo tour alla volta di Perugia,  splendida città di origine etrusca, capoluogo della regione Umbria, posta nel cuore del Bel Paese, sintesi di bellezze, armonia , arte e  cultura tutte italiane.
Arroccata a circa 500 metri sul livello del mare, cinta da mura  etrusche e medievali, la città -sede dell’Università degli Stranieri e di uno degli atenei più antichi d’Italia (1308), racchiude un borgo ricco di bellezze e non basta certo un  giorno per visitarla. Son troppe le cose da vedere,  ma una passeggiata tra piazzette,  stradine, vicoli e scalette da un'idea dei tesori che custodisce. Un giro veloce è solo la promessa di tornare, magari per Eurochocolate o Umbria Jazz,  manifestazioni che la città ospita ogni anno a ottobre  e dicembre, facendo il pieno di turisti.
Noi abbiamo parcheggiato in basso, nei pressi della stazione e siamo saliti lungo una serie di scale mobili che attraversano la Rocca Papalina, un'opera di ingegneria e architettura che coniuga vecchio e nuovo,  armonia e  funzionalità, ove  tutto è curato,  pulitissimo  e  allietato estemporaneamente dalla musica lieve di un bravo artista di strada.
Saliti in cima, la città,  patria di Perugino e di Pinturicchio, si apre come uno scrigno di cose preziose. L’una dietro l’altra le tante cose da vedere gironzolando rigorosamente a piedi:  la Fontana maggiore, il Palazzo dei Priori, la Cattedrale, il Pozzo etrusco, la Galleria Nazionale; meraviglie che trasportano con la fantasia in un tempo lontano; poco purtroppo il tempo, sempre tiranno.
Arrivata l'ora di pranzo,  abbiamo solo l'imbarazzo della scelta perché sono molti i ristoranti e le trattorie più o meno rinomati che si aprono invitanti sulle vie del centro. I menù esposti in vetrina ammiccano ai passanti:  faraona alla leccarda, parmigiana di Gobbi,  torta al testo,  specialità al tartufo e ai funghi,  strangozzi, patè,  carni e pesce del vicino Lago Trasimeno.
Abbiamo scelto di pranzare all'Osteria 13, un locale carino e curato,  un tagliere di formaggi locali e salumi come  coppa,  prosciutto,  salame e soppressata di testa, un Macco di fave e cicoria con crostino croccante arricchito dall’aroma del pepe macinato fresco, chianina al sangue con sale rosa e olio locale da crudo,  il tutto innaffiato da un gradevole Montepulciano della casa.
Abbiamo lasciato un posticino libero per gustare qualche golosità cioccolatosa locale presso lo store della Perugina, casa leader nella produzione del cioccolato dove abbiamo trovato non solo i famosi Baci e il nero fondente Luisa,  ma anche praline,  cioccolatini alla  banana,  cioccolato al latte, blocchi al fondente extra,  tablò,  tavolette e nocciolati. 
Mancavo da anni da Perugia, ne avevo un ricordo lontano di visite infantili al Parco di Spagnolia o Città della Domenica, ideato dal figlio della nota imprenditrice Luisa Spagnoli, creatrice del Bacio Perugina,  dell'angora Spagnoli e della nota casa di moda omonima.
Ho ritrovato il centro migliore di come lo ricordassi,  una città bella, accogliente, pulita, funzionale, tranquilla, concreta, a  misura d’uomo.
Ciao Perugia,  tornerò!
Meriti più di una visita fugace,  ma ora mi aspetta la Venafro,  il  piccolo,  modesto, autentico  luogo della mia anima!



giovedì 22 novembre 2018

IL CARDELLINO di DONNA TARTT

IL CARDELLINO di DONNA TARTT
RECENSIONE
di
Giuditta Di Cristinzi
IL CARDELLINO (The Goldfinch) è un libro impegnativo come la sua autrice, Donna Tartt, e non solo per le  900 intense e avvincenti pagine che lo compongono.
La Tartt è una scrittrice statunitense a dir poco interessante. Classe 1963, è nata nel Mississippi e si è laureata in letteratura all’università di Bennington, nel Vermont.
C’è una cosa che finora l’ha caratterizzata: la pubblicazione di un libro ogni dieci anni o quasi. E l’attesa ogni volta è valsa tutta il capolavoro che è stato di volta in volta sfornato. Opera prima IL DIO DELLE ILLUSIONI, a seguire IL PICCOLO AMICO, nel 2013 IL CARDELLINO, meritato premio Pulitzer 2014.
Il romanzo narra le vicende tragiche e avventurose di Theo Decker, dai tredici anni all’età adulta. Potrebbe essere un romanzo di formazione, ma sventuratamente non lo è o, meglio, non lo è per me.
I fatti si svolgono per lo più tra New York, Las Vegas e Amsterdam e prendono il via dal momento in cui il protagonista viene coinvolto con la madre in un attentato terrorista in un museo, il MET, ovvero Metropolitan Museum of New York.
Fragore, detriti, morti, feriti, sirene, Theo riesce a salvarsi e a fuggire via, ma per  l’amatissima mamma non c’è scampo. Mentre cerca di allontanarsi, non visto dalla polizia, gli viene consegnato da un vecchio, vittima dell’esplosione, un quadro singolare, un dipinto del ‘600 di Carel Fabritius,   Il cardellino, che ritrae un uccellino legato da una catenella a un trespolo.
L’icona che dà il titolo all’intera narrazione sarà il leitmotiv della vita del giovane protagonista. Theo lo proteggerà, lo nasconderà, lo guarderà segretamente per ispirarsi, per ritrovare negli anni a venire l’innocenza del tredicenne che in uno sventurato pomeriggio di pioggia battente ha perso la madre per ritrovarsi solo in balia di eventi travolgenti  e in apparenza irrazionali e casuali, che lo porteranno, infine, a vivere anche un pericoloso thriller.
Egli dovrà misurarsi coi capricci del destino e con una giostra di personaggi ben delineati, funzionali alla storia, magistralmente sagomati dalla burattinaia Tartt: l’amico altolocato Andy e la  sua famiglia snob, i Barbour, il portiere, Pippa, il padre sbandato e la compagna Xandra, l’alter ego Boris che lo inizierà a ogni tipo di sballo, il vecchio affidabile dickensiano Hobie.
E poi ci sono i luoghi, che non fungono solo da sfondo ma sono essi stessi protagonisti, portatori inanimati di emozioni. Manhattan, l’Upper Side, il quartiere di Greenwich Village, Las Vegas e il deserto assolato e desolato del Nevada  che fa da sfondo alla perdizione di due adolescenti vittime dell’assenza e dell’inadeguatezza degli adulti, i canali di Amsterdam, le dimore occasionali.
In tutto il racconto il dipinto che dà il nome alla narrazione rappresenta il filo conduttore, il pretesto che tiene insieme gli eventi più disparati, il contrappasso, l’amore per l’arte, la bellezza, l’innocenza, il ricordo, la cattività, l’ossessione, la rassicurazione, il compito da eseguire, la via per la salvezza, la redenzione.
La scrittura è moderna, chiara, molto descrittiva, coinvolgente, dilata il tempo, irretisce, accompagna, affascina strega il lettore, che si trova ad amare il giovane Theo e a sperare fino all’ultimo in una soluzione soddisfacente, in un’inversione di rotta del destino che pare far colare tutto a picco.
IL CARDELLINO insomma è un libro da leggere, in atteggiamento di resa, con accettazione e fiducia, perché tanto, una volta iniziato, la fa da padrone, detta i tempi, sospende il fiato, emoziona, inquieta, pone domande, avvince, suscita rabbia e tenerezza, morde e lascia qualcosa nella mente e nell’animo del lettore come un vecchio  classico dell’Ottocento.
IL CARDELLINO di DONNA TARTT - RIZZOLI EDITORE, pag.893, RCS Libri ISBN 978-88-17-08640-0
                                                                                              

mercoledì 21 novembre 2018

IL PERDENTE di ANTONIO DE CRISTOFARO

RECENSIONE
IL PERDENTE di ANTONIO DE CRISTOFARO
Giuditta Di Cristinzi

Il perdente è la terza convincente prova letteraria di Antonio De Cristofaro, professore di lingue e letterature straniere di origini campane, emigrato per lavoro al nord.
Il romanzo, moderno e avvincente, narra le vicende di Ettore Priatore, integerrimo impiegato del Catasto, con la forte passione per la letteratura  (come l’autore) che, proprio a causa del forte desiderio di emergere e affermarsi come scrittore, si trova repentinamente coinvolto in imprevisti inimmaginabili che a metà trama tingono la  storia delle fosche tinte del legal thriller.
Il finale va scoperto e lentamente assaporato con la lettura, che risulterà facile e  piacevole,  coinvolgente e scorrevole, perché la prosa di De Cristofaro è limpida e piana, briosa e aggettivata, decisa e garbata. Puntuale e precisa la costruzione dei personaggi e in special modo del protagonista la cui figura si staglia sull’intero narrato (la sua angoscia diviene l’angoscia del lettore).
L’autore, che in una recente intervista a GEArtis Web Magazine, ha confessato grande interesse per la lettura e la scrittura  proprio come il protagonista del romanzo (Flaubert era solito dire  Madame Bovary c’est moi!) che, alle prime battute potrebbe apparire autobiografico, ha già pubblicato il racconto Vite spezzate, il sogno e la memoria, e i romanzi Giada e L’inganno.

De Cristofaro è stato pluripremiato. Nel suo palmares il  Concorso Letterario Internazionale di Savona, il Pegasus, il  Montefiore, il  World Literary Prize e il Milano International e sta già lavorando al suo quarto romanzo che speriamo di poter leggere e gustare a breve.

martedì 20 novembre 2018

IL PETTINE LUNGO IL FIUME di MICHELE PICCOLINO

IL PETTINE LUNGO IL FIUME

RECENSIONE

di

Giuditta Di Cristinzi

Mi è stato regalato qualche tempo fa dall’autore in persona, l’avvocato Michele Piccolino, una raccolta di otto racconti, intitolata Il pettine lungo il fiume, pubblicata nel mese di marzo 2013 per i tipi di Fabula Fati di Chieti.
Il titolo completo della silloge è Il pettine lungo il fiume e altre storie improbabili e, in effetti, tali sono i racconti in essa contenuti: otto narrazioni surreali e  incredibili, ma intense e pulite.
Le novelle sono scritte con uno stile gradevole e preciso, asciutto ma evocativo.
Sono tutte storie di buoni sentimenti, di speranza, di giustizia, di drammi umani, di acuta riflessione, di lucida interpretazione della fragile condizione umana: un  padre ogni giorno rende omaggio alle vittime della strada; un’anziana madre disereda i figli ingrati con un gesto impensabile; un pescatore per diporto ritrova un ciondolo d’oro smarrito  in un fiume e parte alla ricerca del proprietario; un giovane quotidianamente presenzia a un funerale e fa una breve orazione; qualcuno riga e danneggia  automobili di grossa cilindrata  perché obbedisce a un oscuro e più “alto” disegno di profitto; una nonna toscana, ottima cuoca, insegna alla giovane nipote i segreti della cucina e della carità; una giovane donna dà speranza ogni giorno, col suo solo passaggio e con un fugace saluto, ai carcerari di Marassi; due giovani e appassionati astronomi, inconsapevoli, rappresentano l’unione dell’emisfero australe con quello boreale.
Insomma, varietà di temi e unicità di penna e stile, malcelata e costante aspirazione alla giustizia, a voler rimettere le cose al loro posto per il giovane e talentuoso autore, avvocato di Ausonia, cittadina in provincia di Frosinone, vincitore di premi letterari, di fantascienza e mainstream, nonché ideatore del premio Douglas Adams.
La raccolta è preceduta da una gustosa presentazione a firma di Massimo Mongai, amico e collega dello scrittore, che invita alla lettura della raccolta, piccola gemma della letteratura contemporanea nostrana, che racchiude in sé otto racconti, tutti singolarmente premiati in concorsi letterari a livello nazionale, avvincenti e forse troppo brevi per quanto sono belli.



IL PETTINE LUNGO IL FIUME, MICHELE PICCOLINO, 2013, TABULA FATI EDITORE, pagg. 91   ISBN 978-88-7475-312-3           € 9,00

lunedì 19 novembre 2018

NON LASCIARMI di K.ISHIGURO

NON LASCIARMI

RECENSIONE

di

Giuditta Di Cristinzi

Non lasciarmi, titolo originale Never let me go, è un romanzo struggente del 2005 di Kazuo Ishiguro,  Premio Nobel per la letteratura 2017 con la seguente motivazione «nei suoi romanzi di grande forza emotiva ha scoperto l’abisso sottostante il nostro illusorio senso di connessione con il mondo».  Intervistato al riguardo dalla BBC Ishiguro si è detto incredibilmente lusingato.
L’autore britannico di origini giapponesi è nato nel 1954 a Nagasaki ma ha vissuto in Gran Bretagna dai cinque anni fino all’età adulta.
Il libro nel 2005 ha vinto il Premio Alex ed è stato inserito da Time nella lista dei 100 migliori romanzi in lingua inglese pubblicati dal 1923 al 2005. Dal romanzo inoltre è stato tratto anche un film con Keira Knightley.  
Il romanzo è scritto in prima persona, la voce narrante è quella di Kathy, una giovane donna, “assistente”, che ricorda i tempi dell’infanzia e dell’adolescenza e narra con una vena di rimpianto e di senso della perdita irrisarcibile della sua amicizia con Tommy e Ruth.
I tre ragazzi sono vissuti in un bel collegio immerso nella campagna inglese, Hailsham, senza genitori, accuditi da tutori che non fanno mancare loro nulla di materiale. Però non hanno affetti, non hanno famiglia, non hanno una vita “normale”. Talvolta ricevono doni e strane visite da una certa Madame che ha con loro uno strano atteggiamento, quasi li temesse. Madame raccoglie i loro disegni, le loro poesie più belle e le porta con sé in una misteriosa galleria. Perché? L’inizio della narrazione è segnato dal mistero su tanti punti, sulle stranezze della vita dei giovani che usciti dal college si trasferiranno nei cottages, inizieranno ad avere vite più autonome, si innamoreranno, faranno sesso, andranno al lavoro in attesa di divenire “donatori”. Donatori di cosa, ci si chiede. Agli inizi le parole usate sembrano strane, fuori contesto, invece vogliono significare proprio quello dicono, tristemente, drammaticamente, crudamente.
I ragazzi sono cloni umani venuti al mondo solo per donare i propri organi, ma –come la storia dimostrerà- hanno sentimenti perfettamente umani, si innamorano, soffrono, hanno amici e gusti e vogliono vivere.
Nelle pieghe del racconto piano e scorrevole nello stile, quanto agghiacciante e inquietante nei contenuti, c’è tutta la forza di un autore geniale e visionario che prospetta quello che potrebbe accadere se l’uomo e la scienza si spingessero  oltre i paletti posti dalla morale e dalla natura.
Non lasciarmi è un libro accorato, intenso, lento, sconvolgente, attuale e classico al tempo stesso, che fa piangere e riflettere, da leggere assolutamente come moderno capolavoro, Nobel meritatissimo per una narrazione onirica, puntuale e cruda da non perdere.


NON LASCIARMI KAZUO ISHIGURO  2005, Premio Nobel per la Letteratura 2017, Einaudi SUPER ET, 291 pagg.  ISBN 978-88-06-23177-4 

domenica 18 novembre 2018

ROSSO di BEPPE COSTA

RECENSIONE A ROSSO, POESIE D’AMORE E DI RIVOLTA di    BEPPE COSTA


LA PAROLA POESIA DERIVA DAL GRECO poiein CHE SIGNIFICA SEMPLICEMENTE FARE.

Si dice che l'uomo prima di parlare abbia cantato. Che prima di scrivere prosa abbia fatto poesia.
Fuori di immaginazione, il fare della poesia rappresenta non un complesso e contorto canale artistico proprio delle personalità più enigmatiche e al contempo più fascinose, ma al contrario, la saggezza dell'etimo sedimentatosi attraverso i secoli,  suggerisce un rapporto molto naturale fra l'uomo e la poesia, che per sua struttura non può essere  un’espressione rotta e trasognata, ma deve necessariamente rappresentare una comunicazione efficace.

La poesia vive oggi come un'arte elitaria e fra i nostri contemporanei il titolo di 'poeta', tante volte, pare un orpello da ordine cavalleresco, con il quale  si cerca di darsi un tono.
Dovrebbe essere invece qualcosa di umile ma al contempo è qualcosa di difficile: il crinale fra poesia e niente artistico è misterioso e davvero evanescente.

Ebbene, LA POESIA DI BEPPE COSTA CHE OGGI ABBIAMO LA FORTUNA E IL PRIVILEGIO DI LEGGERE E RECENSIRE E’ COSI: EFFICACE, UMILE, VERITIERA, SUBLIME, come egli stesso la definisce in un componimento dedicato.

Per Beppe la poesia si fa suono, si fa carne, diviene vita e racconto di un percorso, quando si allea, si batte e combatte la realtà quotidiana. Si fa ricerca, tumulto, s’imbizzarrisce e placa. E’ il canto e il controcanto di un’intera lunga esistenza. Per questo la poesia di Costa, artista fecondo e generoso,  è anche copiosa e abbondante.


Numerose le pubblicazioni poetiche –circa 18- a partire dalla prima del 1970,  numerosi e prestigiosi i premi collezionati, oltre dieci,   dal nostro autore di cui oggi presentiamo  soprattutto Rosso, poesie d’amore e di rivolta, pubblicato per la prima volta nel 2012 e ristampato di recente da  Volo Press Edizioni nella serie Poetry by the Planet, titolo che avverte del respiro internazionale della collana e degli autori in essa pubblicati.
Costa infatti gode di ampia stima nel mondo, come uomo e come poeta, in quanto con la sua vita testimonia e diffonde ogni giorno la fondamentale umanità dell’arte poetica, con la quale canta in versi sciolti, in maniera moderna ed efficace che arriva dritta al cuore di chi legge la poesia stessa, la luna, la terra, il mare, il cielo, la passione fisica, ad esempio in ROSSO E NERO, l’amore e il mal d’amore, la tenerezza, la rabbia, lo scorrere inesorabile del tempo.
E ancora, l’alienazione del mondo moderno in cui sembrano sopravvivere lontani cuore e cervello, sebbene ospiti dello stesso corpo,  i temi sociali come quello della migrazione, nel componimento RIFUGIO, del consumismo dell’apparenza in DIFFERENZIATA, il desiderio di potere di alcuni.
Molte le poesie dedicate, testimonianza di legami umani ed artistici, ad esempio  a Dario Bellezza, a Fabio Barcellandi, ad Alda Merini, Ad Andrea e Tonino Guerra, all’associazione  Libera di Don Ciotti.


Per tutte queste ragioni e per altre ancora che scoprirete nella lettura  suggerisco di acquistare e leggere il libro di Costa. La poesia oggigiorno vive  di questo.
Faccio mie le parole di Caponnetto che firma la prefazione del volume: ROSSO, POESIE D’AMORE E DI RIVOLTA potrà diventare il vostro prossimo livre de chevet, da tenere accanto sul comodino, da leggere per trovare il conforto della condivisione di pensieri, ansie, sentimenti, smarrimenti  che tutti gli uomini provano ma che solo i grandi poeti sanno esprimere a parole.


                                                                                     

sabato 17 novembre 2018

Non lasciarmi

Cosa potrebbe accadere se la scienza superasse i limiti dell'etica? ntenso è lento, sconvolgente rassicurante attuale e classico. Non lasciarmi è un libro che fa riflettere e che consiglio a tutti, giovani e adulti una Mirabile visione del Nobel ishiguro che dovrebbe fungere da monito Al desiderio di onnipotenza dell'uomo e da invito ad accettare all'accettazione dei nostri limiti .

venerdì 16 novembre 2018

LETTERE E DISARMONIA di FRANCESCO GIAMPIETRI


Il valore dell’opera e  lo spessore culturale di Francesco erompono e si colgono sin dalle prime pagine, direi dalle prime righe.
Nelle parole di questa sorta di diario interiore, emozionale oltre che cognitivo, scopriamo le tante idee dell’autore, il richiamo ai legami familiari, le sensazioni e le personali impressioni non solo sulla società attuale -in senso lato-, ma anche su questo spicchio di realtà, Venafro, la nostra piccola città, come a lui piace sempre chiamarla, amata e spesso evocata quale paradigma della vita di provincia.
In Lettere e disarmonia Francesco ha diluito saperi  filosofici ed evocazioni liriche in episodi di vita vissuta e talvolta sofferta, come lui stesso ha confidato.
Credo sia stato  un esperimento ben riuscito.
L’opera -per la prima volta- non è un testo filosofico, ma un libro per tutti, di agevole anzi piacevole lettura,  tuttavia è pur sempre un testo dotto, fitto di citazioni e di rimandi,  a grandi pensatori come Paul Ricoeur,  Spinoza,  Levi Strauss,  Kierkegaard, Aristotele,  Barthes, S. Tommaso,  ma anche a cantautori come Guccini, Leonard Cohen, Claudio Lolli.
L’intento che si propone l’autore credo sia quello enunciato nel titolo, Lettere e disarmonia dunque.
Su un’intelaiatura di filosofia, letteratura e  studi classici che sottendono l’intera stesura,  Francesco fa una disamina delle discordanze, delle  dissonanze, delle  stonature del nostro tempo, della nostra società liquida, postmoderna e multimediale, priva dei solidi riferimenti del passato.
Ma il titolo Lettere e disarmonia per assonanza rimanda anche al binomio Lettere e Filosofia, quindi alla facoltà degli studi di Francesco, inoltre ogni frammento può essere visto come una lettera in un mosaico tutto da comporre.
Sostanzialmente il testo è una mistura, uno zibaldone dei pensieri raccolti nel corso degli ultimi 5-6 anni, a far tempo dal berlusconismo declinante sino ad oggi, durante i quali ogni incontro, ancorché casuale, ogni contatto amicale o familiare, ogni viaggio in Italia o all’estero, in Egitto come in Germania,  ogni spostamento, spesso per motivi di studio, in metro o  in pullman, in treno -da e per Roma- è spunto  per riflessioni profonde sui rapporti umani, sulla religione, sulla politica, sulle forme della moderna alienazione.
Così Francesco trova agevolmente e in maniera sempre acuta, lucida, originale, lo spunto per dire la sua sul cristianesimo, visto come la più nobile  filosofia della consolazione, sull’amore, su Renzi e sul suo pragmatismo spavaldo, su Berlusconi e il  suo ventennio, sulla TV di oggi, spesso trash, sui casi di Stefano Cucchi e Federico Aldovrandi, sull’Auschwitz di 70 anni fa e sull’A.  che si ripete ogni volta che l’uomo vede l’altro uomo solo come una cosa,  sui movimenti populisti che di recente prendono sempre più piede in ogni angolo del globo, sulla filosofia,  sull’Europa,  vista purtroppo solo come utopia di unione,  sull’omosessualità, sulla droga, su Internet e sui social.
I numerosi pensieri espressi, in maniera piana e diretta, sono raccolti senza un apparente ordine sincronico e tematico, perché in Lettere e disarmonia  è condensato tutto il nostro tempo nel suo fluire magmatico, tuttavia accordi e fughe di senso sono presenti sottotraccia  e vanno ricercate dal lettore e da ciascuno  con la propria sensibilità.
Ma nell’opera, che è un amalgama di ingredienti vari, è possibile cogliere anche dell’altro.
Tra le righe fitte di citazioni e pensieri che appaiono prima facie sovrastanti, forse perché il pensiero è pur sempre il lavoro di Francesco, in realtà ogni incontro, ogni episodio di vita on the road suscita emozioni e dà origine a creazioni liriche che colpiscono e commuovono, nel senso etimologico del termine,  il lettore.
Così la prosa spesso si fa poesia, attraverso la sublimazione del reale.  
Ascoltiamo ad esempio un brano tratto da pagina 71 dalla voce espressiva della nostra amica Vera Cavallaro:
Certe notti sono confuse nella loro dolcezza suadente.
Girare a vuoto in macchina per trovare una chiave di volta,
(…) .
Talvolta può bastare una vecchia canzone riscoperta alla radio.
Certe notti le stelle, fioche ma inesauste, intrecciano
trame generose.
 E così il cuore, prima calato come le serrande dal silenzio domenicale, può battere festosamente.
Certe notti cadono le maschere, e musica e parole si elevano dal fondo brumoso del vociare quotidiano.
Di notte ci si riconosce. Forse si può amare, nel modo più autentico, soltanto mentre il mondo dorme.
Certe notti il mondo stesso è lieve.
Quel che si ruba al riposo è un investimento per la vita”.

In questo e numerosi altri passi possiamo abbandonare l’uso della ragione e la ricerca della comprensione e perderci nelle sfumature dell’ispirazione e nelle suggestioni della contemplazione lirica.
Qui  certe notti è l’evocativa anafora della dimensione più amata da Francesco.
Ho scorto una vocazione maggiormente poetica ed emozionale del testo soprattutto nell’ultimo capitolo, il quinto,  intitolato Diario minimale, in cui l’autore indugia nel ricamo di immagini molto suggestive e scrive di sfumature livide e purgatoriali che sembrano sospese fra un inferno consumato e un paradiso perduto, di voluptas e di baci che assecondano la tensione a sconfinare nel cuore dell’amato, di fuga come correlato di vuoto.
Nell’intero testo il linguaggio è elaborato, la narrazione é agile e fluida, la prosa aulica e ricercata, lo stile colto, anche quando l’episodio di  vita quotidiana narrato induce all’autoironia (pag.12).
….
Indugi poetici o passi gustosi come questo abbondano nel testo, se ne potrebbero citare molti, che vanno invece lasciati assaporare al lettore in solitudine, ma il vero manifesto o testamento spirituale dell’intera opera mi sembra contenuto in un biglietto augurale che l’autore  scrive –in occasione della venuta al mondo- ad una bimba, figlia di una cugina amata come una sorella (pagina 27):
Il nostro non è il migliore dei mondi possibili. Imparerai a resistere alle seduzioni degli entusiasti. L’ottimismo è sempre il rovescio della disperazione. Tutto sommato, questo mondo non è un granché. Imparerai a scovare e schivare le insidie oltre il velo delle cose. Sai, se un senso c’è – e non ho motivi per dubitarne – è stato capovolto. Le parvenze pagano più della sostanza. La logica del profitto ha scacciato la solidarietà. La diffidenza ha bandito la curiosità che è condizione di amicizia e conoscenza. Le sere si consumano nel riflesso del televisore. Gli sciocchi sono al potere. Non vorrei spaventarti, ma è giusto che tu sappia come stanno le cose. Non si crede più in qualcuno né in qualcosa, tantomeno in Dio. Io, ad esempio, non credo a nulla ma mi interesso a tutto. Sarò al tuo fianco.”
I
Ebbene, da queste righe appare in piena evidenza la lucidità di giudizio, la concretezza dell’analisi e il disincanto sulla realtà, nonostante i quali  l’atteggiamento di Francesco –mi pare evidente, forse grazie anche alla giovane età- resta di grande apertura, volto proprio a quei valori che lui ritiene spesso negati, alla curiosità, alla solidarietà, all’amicizia, alla conoscenza, al desiderio di andare incontro alla vita con coraggio, senza risparmiarsi esperienze ed emozioni.

Bravo Francesco. Auguri!


Lettere e disarmonia,  Francesco Giampietri, L’Erudita di Giulio Perrone Editore, Roma 2017

giovedì 15 novembre 2018

GITA AL FARO di VIRGINIA WOOLF

GITA AL FARO di VIRGINIA WOOLF
Recensione di Giuditta Di Cristinzi

Gita al faro di Virginia Woolf è uno di quei capolavori da leggere almeno una volta nella vita. Confesso di aver impiegato molto tempo per ultimarlo, in realtà non mi ha preso sin dall'inizio.  Si  tratta di un libro complesso, difficile, non sempre scorrevole ma in realtà è un libro poesia, un libro elegia, molto autobiografico,  in cui Virginia Woolf parla dei coniugi Ramsay che  rappresentano i suoi genitori. La signora Ramsay rappresenta la leggiadrìa,  la bellezza disinvolta, la dolcezza e l’indulgenza della madre,  di tutte delle madri. Mentre il signor Ramsay rappresenta l'egoismo maschile,  l’egocentrismo dell'intellettuale o dell'uomo in genere,  la severità dell'autorità, talvolta immotivata.  Fanno da corona ai protagonisti tante altre figure: la numerosa prole della coppia e un folto gruppo di amici e di  artisti come  il vecchio poeta Augustus Carmichael, la pittrice   Lily BriscoeCharles Tansey, Paul Rayley e Minta Doyle.
Il libro è diviso in tre sezioni, La finestra, Il tempo che passa e Il faro.
Nella parte iniziale il figlio più piccolo, James, chiede di fare una gita al faro mentre la famiglia è in vacanza nelle isole Ebridi. La mamma vuole assolutamente accontentarlo invece  il padre dice che non sarà possibile perché l'indomani sarà cattivo tempo. Quindi tutta la prima parte si svolge attorno a quest'unico fatto, mentre i personaggi sono riuniti a cena in casa degli ospiti.
La narrazione va avanti densa e lenta   con i flussi di coscienza dei vari personaggi pennellati  dall’autrice narrati con vera maestrìa.  La seconda parte   è una riflessione sul tempo che passa,  che anzi pare passato repentinamente. La signora Ramsay e due degli otto figli della coppia sono morti prematuramente,   il marito è invecchiato, gli altri figli sono cresciuti ma vivono ancora in famiglia.  Si ha una visione della casa  rovinata dal tempo, come tutto il resto, il giardino curato è divenuto un bosco, la  vecchia abitazione  è praticamente in rovina. Faticosamente  le donne di servizio di dieci anni prima,  ormai vecchie e stanche,  cercano di rimetterla in ordine perché la famiglia vi trascorrerà ancora una volta qualche giorno di vacanza con gli amici di un tempo.
La terza e ultima parte  vede realizzare finalmente il desiderio di James, la volontà di tanti anni prima, di quanto era solo un bambino che voleva solcare il mare per giungere al faro e andare in visita alla famiglia del custode.
La gita finalmente si compie su una barca a vela di pescatori. Il signor Ramsay con la figlia Cam, ovvero Camilla, e il figlio James riescono a giungere  al faro. Egli ha perso la sua asperità, è vecchio, dimesso, divora un libro e alla fine dice “bravo” a James.  Finalmente, la  parola che il  figlio avrebbe sempre voluto sentire.
Intanto dalla riva Lily Briscoe, la  pittrice che non riusciva a compiere la sua opera ovvero il ritratto della signora Ramsay con il piccolo James ai suoi piedi, riesce a tracciare l'ultima linea sulla tela. Si risolve. Questo gesto finale  forse rappresenta la difficoltà di ogni artista,  di Virginia Woolf stessa,  che riesce a compiere l'opera solo dopo aver percorso un lungo cammino, dopo aver maturato, vissuto e sofferto.
Con quest’opera Virginia elabora il lutto della madre patito tanti anni prima. É la prova che  il tempo distrugge, modifica, altera ma nel contempo compie tutto. 
Ho impiegato del tempo a leggere il libro.  GITA AL FARO o semplicemente AL FARO è un testo difficile,  il capolavoro di una donna infelice che chiuderà com’è noto, la sua vita col suicidio.  L’ho letto in un periodo complesso e delicato della mia esistenza, nel momento in cui assisto all’inesorabile  declino di mia madre, la persona che più mi ha amato al mondo e che più amo insieme ai  figli. E mentre penso che quando lei se ne andrà mi sentirò sola al modo come deve essersi sentita l’autrice quando ha perso la sua di mamma,  comprendo appieno che Virginia Woolf è una grande scrittrice  e un esempio da avere sempre a mente se si vogliono  scrivere testi che lascino il segno.
Il libro fu pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna nel 1927 e in italiano nel 1934.

GITA AL FARO, genere MODERNISMO, pagg. 226, EAN 9788811360889, Garzanti libri editore, trad. G. Celenza, tascabile. 

mercoledì 14 novembre 2018

GIUDITTA DI CRISTINZI: CONCORSO LETTERARIO

GIUDITTA DI CRISTINZI: CONCORSO LETTERARIO:                                                             L’Associazione Culturale GEArtis bandisce il Premio  letterario di poesia e n...

CONCORSO LETTERARIO

                                       
                    L’Associazione Culturale GEArtis bandisce il Premio  letterario di poesia e narrativa
                                                   “Dal passato per il futuro”
                                    Memorial Prof. Alessandro Di Cristinzi
L’Associazione Culturale GEArtis, in collaborazione con l’Associazione Culturale Etcetera,  con il patrocinio gratuito del Comune di Venafro (IS), della Provincia di Isernia e dell’Associazione Il GECO, presenta il Concorso Letterario “Dal passato per il futuro” in memoria del Prof. Alessandro Di Cristinzi, stimato professore molisano, uomo d'altri tempi nel miglior senso dell'espressione, ispirato all'educazione, al rispetto e al grande senso del dovere. Era un uomo antico da ricordare e celebrare, vertice di condotta esemplare che - come tanti suoi coetanei- partì per combattere con onore per l’Italia durante il secondo conflitto mondiale.
Di origine semplice e contadina, con sacrifico e determinazione,  costruì per se stesso e per la  famiglia a venire un futuro migliore, non trascurando mai affetti e tradizione, in un  percorso più che quarantennale di  crescita professionale. Grande esempio per il passato e per il  presente, per la società attuale così mutata, per i giovani e i meno giovani.
Questo concorso è l’occasione per riflettere sulle proprie aspettative personali con un flashback sul passato, anche familiare,  per rendere migliore il proprio futuro.

REGOLAMENTO:
Il concorso si articola in sette sezioni:
SEZIONE A – Racconto singolo in lingua italiana a tema libero;
SEZIONE B – Racconto singolo a tema “Dal passato per il futuro”;
SEZIONE C -  Poesia singola in lingua italiana a tema “Dal passato per il futuro”;
SEZIONE D – Poesia singola in lingua francese a tema libero;
SEZIONE E – Racconto singolo in lingua inglese a tema libero;
SEZIONE F – Poesia singola in lingua inglese a tema libero;
SEZIONE G –Testo singolo a tema “Dal passato per il futuro” (per giovani under 18 e classi di istituti di scuola media superiore).
La partecipazione al Premio è aperta a tutti gli scrittori e i poeti italiani e stranieri che abbiano superato il 18° anno di età, residenti in Italia, esclusa la sezione G.
Si può partecipare con opere sia edite che inedite, purché non vincitrici di primi premi in altri concorsi e privi dei vincoli di copyright.
Per partecipare è prevista la compilazione del modulo di partecipazione e l’iscrizione al sito www.geartis.info
LUNGHEZZA DELLE OPERE:
Le poesie dovranno essere contenute in una facciata A4; i racconti dovranno essere contenuti in mimino di 1 (una) fino a massimo 5 (cinque) facciate di fogli formato A4.
Il carattere da usare è il Times New Roman 12 oppure il Calibri 12, per un massimo di 1800 caratteri a foglio.
VALUTAZIONE:
Tutti i lavori saranno sottoposti al giudizio della seguente giuria:
Maggie Van Der Toorn (Presidente di giuria) – Autrice, Presidente Associazione GEArtis
Vincenzina Scarabeo di Lullo – Autrice, Dirigente scolastico, Professoressa di lettere
Maria Cristina Adriana Di Cristinzi – Professoressa di lettere
Guido Parisi – Autore, Professore di lingue e letterature straniere, Lettore di Lingua e Cultura italiana
Francesco Giampietri – Autore, Docente di Filosofia moderna e Cultura letteraria presso Uni.Cas
Giuditta Di Cristinzi – Autrice, Avvocato, GOP, Socia fondatrice Associazione GEArtis
La giuria determinerà una classifica basandosi sulla propria sensibilità artistica e umana, in considerazione della qualità dello scritto, del valore dei contenuti, della forma espositiva e delle emozioni suscitate. Il giudizio della giuria sarà inappellabile ed insindacabile.
Ci sarà inoltre uno  speciale Premio GEArtis selezionato dal team dell’associazione.
PREMI
Primo classificato  assoluto Euro 150,00 (Premio unico)
Secondo classificato assoluto Euro 100,00 (Premio unico)
Terzo classificato assoluto Euro 50,00 (Premio unico)
Inoltre saranno premiati i primi tre classificati per ogni sezione con una targa.  
Ai classificati dal 4° al  6° posto sarà rilasciato un attestato di apprezzamento.
La giuria si riserva di assegnare menzioni speciali ad opere particolarmente distintesi.
A tutti i premiati è fatto obbligo di ritirare personalmente il premio assegnato salvo delega specifica in caso di impossibilità. Le spese di viaggio per raggiungere il luogo della premiazione e di eventuale alloggio sono a carico dei partecipanti. I concorrenti finalisti saranno avvertiti telefonicamente e/o tramite e-mail e gli elenchi verranno inseriti sul sito dell’associazione GEArtis.
La premiazione si terrà a Venafro (Isernia), presso la Sala della Palazzina Liberty il giorno di sabato 18 maggio 2019 alle ore 17.30. Alla cerimonia di premiazione sono, sin d’ora, invitati tutti i partecipanti.
I testi vincitori verranno pubblicati sul sito geartis.info
QUOTA DI PARTECIPAZIONE:
Per  ogni sezione è prevista una quota di partecipazione di  Euro 10,00.
Per la partecipazione a due o più sezioni la quota di partecipazione è stabilita in Euro 15,00.
La partecipazione dei rappresentanti (classi/singoli alunni) delle scuole di ogni ordine e grado è totalmente  gratuita.
Ogni  concorrente può partecipare a più sezioni inviando l’importo di cui sopra (Euro 10,00 oppure 15,00).
La quota potrà essere versata:
- mediante bonifico al seguente IBAN  IT13C0538724101000002964408 intestato a: GEArtis,  precisando nella causale  “Quota  di partecipazione  Premio Letterario Memorial Prof. Alessandro Di Cristinzi”;
- accredito PostaPay Evolution 5333171003964562 intestato a Margaretha Van Der Toorn, codice fiscale VNDMGR61P44Z126S precisando nella causale nome e cognome e la dicitura “Quota  di partecipazione Premio Letterario Memorial Prof. Alessandro Di Cristinzi”.
La mail a cui inviare il materiale è: dalpassatoalfuturo.geartis@gmail.com
Nell’oggetto della mail va scritto il proprio nome e cognome e la sezione a cui si vuole partecipare; in allegato vanno inviati il modulo d’iscrizione, il testo, la ricevuta del bonifico e o dell’accredito.
Le mail e gli elaborati che non rispettano il regolamento non potranno essere ammessi al concorso.
I testi non saranno in alcun modo restituiti, neppure a spese degli autori.
TERMINI DI CONSEGNA:
Per motivi organizzativi scheda di partecipazione, testo/i in concorso e copia del versamento dovranno giungere insieme e contemporaneamente. Non possono essere spediti o inviati separatamente. Verrà inviata  conferma di ricevimento.
Le opere dovranno essere spedite all’indirizzo e-mail sopraindicato entro e non oltre la mezzanotte del 28 febbraio 2019.
Si raccomanda di non attendere l’approssimarsi della scadenza per l’invio delle opere.
PUBBLICITA'
Il concorso e il suo esito saranno opportunamente pubblicizzati attraverso la stampa ed altri media.
TRATTAMENTO DATI PERSONALI
La partecipazione al concorso implica l’accettazione del presente regolamento. Ai sensi del D.LGS. 196/2003 e della precedente Legge 675/1996, i partecipanti acconsentono al trattamento, alla diffusione e all’utilizzazione dei dati personali da parte dell’organizzazione o di terzi per lo svolgimento degli adempimenti inerenti al concorso. La partecipazione al concorso comporta automaticamente da parte dell’Autore la concessione all’Ente Promotore il diritto di riprodurre le opere presentate al concorso su cataloghi ed altre pubblicazioni che abbiano finalità di propagandare la manifestazione, senza fini di lucro.
ALTRE NORME
La partecipazione al concorso implica l’accettazione integrale del presente regolamento, senza alcuna condizione o riserva. La mancanza di una sola delle condizioni che regolano la validità dell’iscrizione determina l’automatica esclusione dal concorso letterario.


MODULO ISCRIZIONE CONCORSO

                            Dal Passato per il Futuro – Memorial Prof. Alessandro Di Cristinzi                                                             
                                                                   MODULO DI ISCRIZIONE
                                   (da inviare in allegato all’invio dell’Opera in concorso)

Titolo del testo _________________________________________________________________
Nome e cognome _______________________________________________________________
Indirizzo (Via e numero civico) ______________________________________________________
CAP, Città e Provincia _____________________________________________________________
Data di nascita ______________________________
Telefono ___________________________________
E – mail ____________________________________
                                                                        DICHIARAZIONE
Il sottoscritto ______________________________________
                                                                             DICHIARA
di conoscere il bando-regolamento del Concorso letterario nazionale "Dal passato al futuro - Memorial Prof. Alessandro Di Cristinzi" e di accettarlo in tutte le sue parti;
                                                                       DICHIARA ALTRESÌ
di essere unico autore/autrice della composizione presentata al concorso e di essere responsabile diretto di tutto ciò che vi è scritto;
dichiara inoltre che la composizione inviata non è stata premiata o segnalata in altri concorsi, prima dell’iscrizione a codesto concorso .
Dichiara infine di accettare il giudizio insindacabile della giuria.
In fede
(data) ______________________________

(firma) _____________________________

ICANTI DELLA RISAIA di SANDRO BARILE

Sabato 10 novembre a Venafro, nella suggestiva cornice della Palazzina Liberty, di recente restaurata e aperta al pubblico,  è stato presentato l'ultimo lavoro letterario di Sandro Barile,  I CANTI DELLA RISAIA. Ha presentato l'evento la preside Vincenzina Scarabeo Di Lullo, vivacissima ed eccletica animatrice culturale della città.   Ha partecipato  Monica di Filippo,  presidentessa dell'Associazione genitori Arcobaleno Onlus cui sono stati devoluti i proventi della vendita del libro per gentile e prodiga concessione dell'autore.  Sandro Barile,  nato nel 1937 a Venafro,  ha lasciato la città a soli  18 anni per arruolarsi nell'Aeronautica.  Successivamente,  giunto a Novara ha sposato una  novarese, ha avuto tee figli, è emigrato per lavoro anche all'estero ma infine si è dedinitivamente  stabilito poi definitivamente stabilito  nella ridente città del nord. Da sempre coltiva l'hobby della scrittura, che esercita con successo in vari generi. Ha pubblicato I pianti di Sarajevo , Sul filo dei ricordi, Visti così,  Figli esulin Terra e cielo. Ha dato alle stampe anche  numerosi testi in dialetto molisano come La Frascktela, I fucular,  Canti alle Sorgenti, Santa Croce, Stille  di luce  e vari opuscoli. È stato negli anni premiato è attenzionato da numerose recensioni positive. Il testo Canti della risaia vuole essere un omaggio variegato alle terre del Nord che hanno ospitato il nostro,  in particolare al Novarese e al Vercellese, terre fertili dedite alla fiorente coltura e cultura del riso. Il testo contiene numerose immagini d'epoca, notizie sull'origine della coltivazione, canti, descrizioni, poesie,  storielle,  leggende, consigli e finanche ricette. Tutta la raccolta gira intorno a questo cereale nobile,  alla coltivazione,  alla produzione,  alle mondine già cantate anche dal grande cinema italiano con RISO AMARO, alle risaie,  alle operazioni del trapianto, della monda, del taglio, della  separazione dalla pura.  Viene descritta in tutte le sue fasi la coltivazione del riso,  cereale ricco di proprietà nutritive e dietetiche dai natali molto antichi, coltivazione iniziata in Asia e  ormai diffusa in tutto il mondo. 
Quando non vi era il sussidio delle macchine agricole,  giungevano nei luoghi di coltivazione, da tutta Italia, specie dal nord circostante, piccoli eserciti di mondine donne alla ricerca di lavoro che si dedicavano alle difficili e faticose operazioni di trapianto e  monda nel periodo primaverile e di taglio e raccolta nel periodo autunnale in condizioni spesso malsane a causa della forte umidità.  Erano donne modeste, giovani, spesso madri,   bisognose di lavorare,  che si recavano nelle pianure novaresi,  vercellesi, pavesi ed emiliane per svolgere  un lavoro pesante e con poche tutele. Spesso venivano colpite dalla malaria, trascorrevano ore e ore con i piedi e le mani immerse nell'acqua fredda,  costrette a lavorare chine sulla risaia per molte  ore al giorno. Quello che colpisce di questa realtà e che canta lo scrittore  molisano è che le mondine  non perdevano  la loro allegria; erano giovani donne che alla fine della giornata di lavoro si lavavano,  si rinfrescavano,  si cambiavano d'abito, si facevano belle con semplicità, consumavano  una parca cena e si ritrovavano sull'aia del cascinale ove alloggiavano a ballare e  cantare,  spesso corteggiate dei giovanotti del paese. 
Quello che ho apprezzato maggiormente nell'opera di Sandro Barile è  la dedizione, l'amore e la riconoscenza alla ricca,  la gratitudine e l'ammirazione nei confronti di queste donne semplici che lavoravano per guadagnarsi un sacchetto di riso senza perdere la loro allegria, la loro gioia di vivere. I passi  che ho preferito nel libro sono sicuramente quelli poetici, lirici, sinceri e ispirati. 
Dunque bravo Sandro Barile che con vigore,  cuore e semplicità arricchisce il quadro della letteratura italiana pennellandola di colore.


Umanità migrante

Moltissimi anni fa, forse non ero ancora sposata, prima che gli sbarchi divenissero un'emergenza, mi trovai a parlare con mio fratello c...